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Morte Attanasio, "quella strada non era sicura": la conferma in un'immagine

Dieci giorni prima dell'agguato una foto mostra il passaggio di una missione diplomatica con scorta e blindati: questo dimostrerebbe che l'Onu fosse a conoscenza della pericolosità della zona  

Il percorso è lo stesso fatto il 22 febbraio da Luca Attanasio, partenza da Goma e direzione Rutshuru. Solo che in questo scatto fatto dieci giorni prima dell'agguato che è costato la vita all'ambasciatore italiano e al carabiniere Vittorio Iacovacci, si vede una folta delegazione Onu in transito, con tanto di blindati,  mitragliere sulle torrette, e scorta alle jeep. Altri diplomatici in missione ma medesimo tragitto sulla Rn2: a conferma che forse, tanto sicura quella strada non era.     

Nelle delegazione c’era un diplomatico belga, Axel Kenes, assieme a suoi colleghi estoni, irlandesi e norvegesi di stanza a Kinshasa. La missione nel Nord Kivu per conto del Consiglio di sicurezza era durata tre giorni, dall’11 al 13 febbraio, facendo sosta anche alla base Monusco, la missione internazionale per la stabilizzazione del Congo.

 

Al centro della colonna di mezzi ci sono le auto dei delegati, e  in testa e in coda si vedono blindati con i caschi blu armati che presidiano la carreggiata. La prova che il dipartimento delle Nazioni Unite ha ritenuto necessaria una scorta di rango militare per inoltrarsi nella cosiddetta "polveriera" del Congo, funestata da centinaia di bande armate.Questa immagine, dunque, sembra sconfessare la versione sin qui fornita dal Pam, il Programma Alimentare Onu, che con il suo dipartimento sicurezza avrebbe dovuto proteggere il diplomatico italiano e invece ha mandato nella foresta due singoli mezzi non blindati.

 

 

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