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LʼOcse: lo scorso anno migranti in calo per la prima volta dal 2011

Lʼorganismo spiega anche che gli sbarchi non hanno un impatto negativo sul lavoro. Il problema dello sfruttamento non dipende dai rifugiati ma da chi consente condizioni lavorative del genere

L'Ocse: lo scorso anno migranti in calo per la prima volta dal 2011

I flussi migratori verso i Paesi Ocse sono, per la prima volta dal 2011, "in leggera diminuzione". A sostenerlo è l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nel suo rapporto sulle migrazioni, pubblicato in occasione della Giornata mondiale dei rifugiati. Secondo il documento, nel 2017 sono entrati nei Paesi Ocse circa 5 milioni di migranti permanenti, contro i 5,6 milioni del 2016.

Migranti, il rapporto Ocse

Nel 2017, precisa l'Ocse, sono sbarcati sulle coste italiane circa 16mila minori non accompagnati, principalmente africani, nonostante una riduzione del 39% rispetto al 2016. L'organizzazione rivela inoltre che nel 2017 l'Italia "ha accolto oltre 130.000 richiedenti asilo (10mila in più rispetto al 2016): principalmente di nazionalità nigeriana (18%), cingalese (10%) e pakistana (7.5%). Il numero di minori non accompagnati raggiungeva praticamente i 18.300 alla fine dell'anno".

Nessun impatto negativo sul lavoro - Per l'insieme dei Paesi europei, l'impatto dovuto al recente arrivo dei rifugiati avrà "conseguenze limitate" sulla popolazione attiva, con un "aumento che non superera' lo 0,4% da oggi al dicembre 2020". Per la prima volta, l'Ocse tenta di valutare le conseguenze sull'occupazione di questi arrivi di rifugiati, ricordando che studi precedenti hanno riscontrato un "modesto" effetto a lungo termine sul mercato del lavoro, che "esclude probabilmente qualsiasi rischio di impatto negativo". I flussi migratori, ricorda nel rapporto, sono aumentati quando "numerosi paesi europei si stavano riprendendo dalla crisi finanziaria" con tassi elevati di disoccupazione.

Ocse cita il caso della Lombardia - Nel suo rapporto annuale sulle migrazioni l'Ocse cita ad esempio il caso della Lombardia, dove - scrive l'organismo - "nel 2016, l'82% della popolazione immigrata" era "in "situazione regolare e lavorava nel settore formale". "La Lombardia - prosegue - è la prima regione d'Italia in termini di reddito (rappresenta un quinto del Pil nazionale), è la più popolata (un sesto della popolazione). E' anche la regione che conta la più forte popolazione di immigrati, quasi un quarto degli immigrati in situazione irregolare viveva qui nel 2005". "Al livello locale c'è un'enorme quuantità di buone esperienze su come si possono integrare i rifugiati", commenta il direttore della Direzione Ocse per Occupazione, Lavoro e Affari Sociali, Stefano Scarpetta, aggiungendo che la Lombardia è una regione economicamente avanzata, con tassi di disoccupazione bassi domanda di manodopera, "quindi è probabilmente più facile che farlo in Sicilia...non c'è dubbio", anche se "molti degli immigrati illegali che arrivano in Sicilia poi lavorano in Sicilia, in condizioni certe volte terribili. Il fatto è che c'è una domanda, sui campi di raccolta di frutta e verdura e in altre attività. Allora il problema, più che i flussi, è come consentire a queste persone di avere condizioni lavoro decenti", ha concluso.

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