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Italiana uccisa a Nottingham, condanne a 8 e 12 mesi: "Questa sentenza è una vergogna"

Mariam Moustafa, originaria di Ostia, fu pestata da sei bulle che poi confessarono tutto. La rabbia del padre: "Non cʼè giustizia"

"Questa sentenza è una vergogna, non c'è giustizia per mia figlia". E' questo lo sfogo del padre di Mariam Moustafa, 18enne italiana, originaria di Ostia, uccisa a Nottingham nel febbraio 2018 da sei ragazzine che l'avevano massacrata di botte. Per due di loro sono arrivate le prime condanne: una di 8 mesi e l'altra di 12 mentre le altre sono ancora in attesa di un verdetto. "Se fosse stata inglese, le cose non sarebbero andate così", dice la famiglia.

Le condanne - Mariam, di origine egiziana, era andata in Inghilterra con la famiglia per studiare Ingegneria. Il 20 marzo fu aggredita alla fermata di un autobus e picchiata da sei bulle: in poche ore finì in coma irreversibile. Morì il 14 marzo, dopo 22 giorni di agonia. Le ragazze avevano fin da subito confessato ma la prime sentenze, ora, suonano come un ulteriore dolore per la famiglia di Mariam. La Corte di Nottingham, infatti, ha ritenuto la 20enne Mariah Fraser colpevole infliggendole, però, solamente otto mesi di carcere. Sono 12, invece, quelli inflitti a Britania Hunter, che li sconterà in una comunità. Per le altre quattro il verdetto arriverà a giorni. 

Le motivazioni - Per i medici legali è stato impossibile, come spiegato dal procuratore Luke Blackburn, collegare la morte di Mariam alle botte ricevute quel giorno a Parliament Street. Per questo le pene sono irrisorie nonostante il procuratore stesso abbia ammesso "un comportamento disgustoso, in virtù del fatto che il pestaggio fu ripreso per essere condiviso sui social". 

La rabbia della famiglia - Al Corriere della Sera, Athem Moustafa, papà di Mariam, ha espresso tutta la sua rabbia: "Se quelle ragazze non l'avessero picchiata, mia figlia sarebbe ancora viva", ha detto. "Come è possibile non collegare l'assalto che ha subito con la sua morte?", si è chiesto. 

L'ospedale dimise Mariam - "Questa sentenza è una vergogna, in questa storia ci sono troppi errori", ha spiegato il padre di Mariam spiegando che quella sera nessuno difese la figlia, nessuno chiamò la polizia e, soprattutto, l'ospedale "non diagnosticò l'emorragia celebrale che aveva in atto". I medici del Queen's medical center, infatti, avevano dimesso la 18enne poche ore dopo nonostante avessero notato delle macchie nel cervello, come risulta anche dai referti. 

"Se fosse stata inglese..." - "Non possiamo accettare questa sentenza, sono disposto ad andare anche alla Corte europea per far rivedere il processo", ha aggiunto Athem. "Se Mariam fosse stata inglese la sentenza non sarebbe stata la stessa. Mariam era italiana, anche se il nostro governo sembra non tenerne conto", ha concluso.

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