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Ultimo aggiornamento: 9 giorni fa
Speciale Guerra in Iran

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Meloni: "Intervenire ad Hormuz sarebbe un passo verso il coinvolgimento nel conflitto" | In Libano detriti di razzi colpiscono la base italiana Unifil: nessun ferito

La premier: "I militari nel Golfo la mia prima preoccupazione, lavoriamo per la de-escalation". Navi a Hormuz: no di Berlino, Londra e Ue

16 Mar 2026 - 21:42
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Il conflitto in Medio Oriente entra nella terza settimana. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni ha parlato dello Stretto di Hormuz nel corso di un'intervista a "Quarta Repubblica": "Intervenire ad Hormuz - ha detto la Meloni - vorrebbe dire fare un passo avanti verso il coinvolgimento". Nelle ultime ore, nella base Unifil di Shama in Libano, sede del Comando del Settore Ovest a guida italiana, sono caduti alcuni detriti con tutta probabilità provocati da razzi intercettati in aria dai sistemi antimissile israeliani. Non ci sono feriti. Intanto secondo il media kuwaitiano Al-Jarida Mojtaba Khamenei, la nuova Guida suprema dell'Iran, sarebbe stata segretamente trasportata a Mosca per essere sottoposta a cure mediche dopo essere rimasta ferita nell'attacco del 28 febbraio in cui perse la vita il padre, l'ayatollah Ali Khamenei. Negli Stati Uniti ha parlato Donald Trump che intervistato alla Casa Bianca ha detto che in Iran "vogliono fare un accordo". In Israele impressionanti le immagini di un frammento di missile caduto su una abitazione. I soccorritori locali parlano di diversi frammenti caduti sulla città di Gerusalemme. Una grossa scheggia sarebbe caduta anche vicino all'ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu. Ha parlato anche Tim Hawkins, portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti: "Circa duecento i soldati Usa rimasti feriti dall'inizio della guerra, dieci sono gravi". 


Non sembra ci sia un cessate il fuoco all'orizzonte in Iran. Lo ha confermato il ministro degli Esteri di Teheran, Araghchi, rispondendo a una domanda di un giornalista che gli chiedeva perché la Repubbica islamica non chiedesse una tregua agli Usa: "Perché vogliamo dare loro una lezione così dura che i nemici non osino mai più pensare di attaccare l'Iran".


"Il mio ultimo contatto con il signor Witkoff risale a prima della decisione del suo datore di lavoro di stroncare la diplomazia con un altro attacco militare illegale contro l'Iran. Qualsiasi affermazione contraria sembra mirata unicamente a ingannare i commercianti di petrolio e l'opinione pubblica". Lo ha scritto su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in risposta all'indiscrezione lanciata da Axios secondo cui tra Witkoff, inviato speciale degli Stati Uniti e Araghchi negli ultimi giorni si era riattivato un canale di comunicazione diretto.


Un drone ha colpito un hotel a Baghdad, in Iraq. All'internod ella struttura, secondo quanto comunicato in una nota del ministero della Difesa, alloggia anche personale italiano, che è attualmente in sicurezza e non è stato coinvolto nell'esplosione. Il ministero fa sapere che il ministro Guido Crosetto si è immediatamente messo in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa ed il Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze, per avere aggiornamenti sulle condizioni del personale, che è attualmente al riparo nei bunker.


"Ho fiducia nel presidente Trump, porterà a termine il lavoro". Queste le parole con cui JD Vance ha risposto a chi gli chiedeva se fosse d'accordo in pieno con la guerra in Iran. Secondo indiscrezioni, il vicepresidente è nella cerchia dei consiglieri che aveva suggerito al presidente di non attaccare. Vance ha quindi accusato il giornalista che gli ha posto la domanda di cercare di creare una spaccatura fra lui e Trump.


"Lo ripeto da molto tempo. Questa guerra è la cosa migliore che potesse accadere! Spendiamo trilioni e trilioni di dollari per la Nato, per difendere altri Paesi. E l’ho sempre detto: "Se mai dovesse arrivare il momento di difendere noi, loro non ci saranno". E in questo Paese dovremo iniziare a ragionare con più buon senso", ha detto Donald Trump commentando l'assenza di supporto da parte degli alleati riguardo al la richiesta di rinforzi sullo Stretto di Hormuz. "Alcuni sono stati molto bravi. Uno o due (Paesi, ndr) sono stati fantastici. Vi dirò chi sono quelli fantastici al momento giusto".


"La guerra con l'Iran non finirà questa settimana. Ma finirà molto presto". Lo ha detto Donald Trump parlando dallo Studio Ovale. E ha poi aggiunto, parlando dei presunti dialoghi in avviamento con Teheran: "Non so a chi rivolgermi in Iran, lì sono tutti morti".


Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha ribadito di essere rimasto deluso dal premier britannico Keir Starmer rispetto al supporto militare del Regno Unito in Iran. "Pensavamo fossero la Rolls Royce degli alleati", ha detto Trump parlando con i giornalisti nello Studio Ovale, "ma quando gli ho detto che sarebbero state utili due navi mi ha risposto che si doveva consultare con il suo team, è stato deludente", ha spiegato il presidente, secondo cui Starmer si sarebbe offerto di inviare due portaerei solo dopo che gli Usa hanno "distrutto le capacità militari di Teheran e la zona è diventata molto più sicura".


"Quello che noi possiamo fare adesso è rafforzare la missione Aspides, quindi parliamo del Mar Rosso. Sullo Stretto di Hormuz, chiaramente è più impegnativo, perché vorrebbe dire fare un passo avanti verso il coinvolgimento. Da una parte per noi è fondamentale la libertà di navigazione, che è oggetto anche oggi di uno statement che è stato fatto con i nostri partner. Intervenire significa oggettivamente fare un passo in avanti nel coinvolgimento". Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ospite della trasmissione Quarta Repubblica in onda su Rete4.


Un canale di comunicazione diretto fra Steve Witkoff e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è stato riattivato negli ultimi giorni. Lo riporta l'agenzia di stampa Usa Axios citando alcune fonti americane. Araghchi avrebbe inviato messaggi a Witkoff incentrati sulla fine della guerra.


L'esercito israeliano ha annunciato intorno alle 20 (ora italiana) di lunedì 16 marzo di aver rilevato nuovi lanci di missili provenienti dall'Iran. Le sirene antiaeree hanno risuonato nel centro di Israele e in Cisgiordania.


Un attacco di droni ha provocato un incendio in un importante campo petrolifero negli Emirati Arabi Uniti. Le autorità dell'emirato di Abu Dhabi hanno dichiarato di essere ancora impegnate nelle operazioni di spegnimento delle fiamme nel giacimento petrolifero di Shah, senza segnalare feriti. Il campo petrolifero è situato a 230 chilometri a sud della città di Abu Dhabi e ha una capacità produttiva di circa 70.000 barili di petrolio greggio al giorno, secondo la compagnia statale emiratina Adnoc. Si tratta del secondo attacco a un impianto petrolifero negli Emirati Arabi nelle ultime ore 


Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha annunciato sui social di avere avuto una telefonata con Emmanuel Macron, al quale ha "sottolineato che l'Iran non ha dato inizio a questa brutale guerra. La difesa contro l'aggressione è un diritto naturale che conosciamo bene. L'utilizzo delle basi statunitensi nella regione contro l'Iran, con l'obiettivo di compromettere le nostre relazioni con i Paesi vicini, deve cessare". L'Iran, ha aggiunto, "non si arrenderà ai prepotenti. Ci aspettiamo che la comunità internazionale condanni questa aggressione e convinca gli aggressori a rispettare il diritto internazionale".


Mojtaba Khamenei, nuovo leader supremo dell'Iran, è sopravvissuto agli attacchi aerei statunitensi e israeliani perché è uscito a fare una passeggiata in giardino pochi minuti prima che la sua casa venisse colpita dai missili. Lo scrive il Telegraph. Una registrazione audio trapelata e ottenuta dal quotidiano britannico rivela che Khamenei junior è stato preso di mira nello stesso attacco che ha ucciso suo padre e altri membri della leadership della Repubblica Islamica. Tuttavia, era uscito "per fare qualcosa" pochi istanti prima che i missili balistici israeliani Blue Sparrow colpissero la sua residenza alle 9:32 ora locale del 28 febbraio. Un discorso pronunciato da Mazaher Hosseini, capo del protocollo dell'ufficio di Ali Khamenei, davanti ad alti prelati e comandanti del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc), fornisce il primo resoconto dettagliato di quanto accaduto all'interno del complesso della Guida Suprema quando è stato colpito. Una registrazione delle sue dichiarazioni è stata fatta trapelare al Telegraph ed è stata verificata in modo indipendente, scrive il media britannico. Hosseini ha rivelato che Mojtaba Khamenei ha riportato una ferita alla gamba negli attacchi, mentre sua moglie e suo figlio sono morti sul colpo e suo cognato è stato decapitato. Nella registrazione, Hosseini afferma: "La volontà di Dio era che Mojtaba uscisse in cortile per fare qualcosa e poi tornasse. Si trovava fuori e stava salendo le scale quando l'edificio è stato colpito da un missile. Sua moglie, la signora Haddad, è morta sul colpo".


I ministri degli Esteri dell'Unione europea non hanno mostrato "alcun interesse" a estendere, almeno per il momento, la missione navale in Medio Oriente allo Stretto di Hormuz, ha dichiarato Kaja Kallas, Alto rappresentante dell'Ue per la Politica estera e di sicurezza."Durante le nostre discussioni è emersa una chiara volontà di rafforzare questa operazione, ma per il momento non c'è interesse a modificarne il mandato", ha dichiarato Kallas ai giornalisti dopo una riunione dei ministri degli Esteri dell'Ue a Bruxelles.


Nella base Unifil di Shama nel sud del Libano, sede del Comando del Settore Ovest a guida italiana, sono caduti alcuni detriti con tutta probabilità provocati da razzi intercettati in aria dai sistemi antimissile israeliani. Secondo le prime informazioni, nessuno ha riportato ferite. Soltanto un militare italiano, immediatamente soccorso e assistito dal personale sanitario della base, ha lamentato dolore a un occhio ma non ha riportato ferite. Le sue condizioni non destano preoccupazione. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, è in contatto con il Capo di Stato maggiore della Difesa, con il Comando operativo di vertice interforze e con il comandante del contingente italiano di Unifil per ricevere continui aggiornamenti sulle condizioni del personale militare e sulla situazione in corso.


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Sono circa duecento i soldati americani rimasti feriti dall'inizio della guerra con l'Iran e, di questi più di 180 sono tornati in servizio, mentre dieci militari sono considerati gravemente feriti. Lo ha dichiarato ad Associated Press il capitano Tim Hawkins, portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti. L'aggiornamento precedente, diffuso la scorsa settimana dal Pentagono, stimava il numero dei feriti in circa 140, di cui otto "gravemente feriti". Il Centcom non ha specificato quando o dove questi soldati siano stati feriti, né ha fornito dettagli sul tipo di ferite. Dall'inizio della guerra in Iran, sono tredici i militari Usa che hanno perso la vita.


Donald Trump si è detto convinto che la Francia aiuterà gli Stati Uniti nella riapertura dello Stretto di Hormuz. "Ho parlato ieri con Macron. Su una scala da zero a dieci? Direi che è stato un otto. Non perfetto. Ma è la Francia" ha detto il presidente americano alla Casa Bianca.


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In Iran "vogliono fare un accordo. Stanno parlando con la nostra gente" ha detto il presidente degli Stati Uniti Trump parlando con i giornalisti alla Casa Bianca che ha invitato i giornalisti a non "dimenticare che sono un Paese basato sulla disinformazione. E ora stanno usando disinformazione e intelligenza artificiale, mostrando ogni sorta di cose che sarebbero accadute nelle ultime due settimane ma che non sono mai successe".

E rispondendo ad una domanda secondo cui il consigliere di Trump David Sacks avrebbe avvertito che, in caso di escalation del conflitto, Israele potrebbe essere pronto all'uso della nucleare Israele, il presidente americano ha risposto: "Non userebbe mai" armi nucleari contro l'Iran, "non farebbero mai una cosa del genere".


"Non abbiamo bisogno di nessuno. Siamo la nazione più forte del mondo". Lo ha detto Donald Trump definendo la questione della sicurezza dello stretto di Hormuz un "test" per gli alleati. "È da anni che dico che se mai dovessimo aver bisogno di loro, non ci saranno", ha aggiunto il presidente alla Casa Bianca.


Undici droni sono stati intercettati nelle ultime ore nella provincia di al Khardj, nell'Arabia Saudita centrale. L'annuncio da parte del ministero della Difesa saudita su X.


Gli Stati Uniti hanno colpito "più di settemila obiettivi in Iran, con l'aiuto di Israele stiamo facendo ciò che sarebbe dovuto accadere molti anni fa". Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump parlando a un evento alla Casa Bianca. L'Iran, ha ribadito Trump, "è stato letteralmente annientato, il loro esercito è sparito, il radar è stato distrutto e la leadership è distrutta".

"Abbiamo colpito, per quanto ne sappiamo, tutte le loro navi posa-mine", ha dichiarato ancora Trump, riferendosi alla capacità dell'Iran di bloccare lo Stretto di Hormuz. "Ora, immagino, potrebbero mettere le mine su altri tipi di navi e lasciarle cadere. Ma non sappiamo che ne sia stata lanciata alcuna. Non siamo sicuri che ne sia stata lanciata alcuna. Questo sarebbe un grosso problema per loro se lo facessero. È una forma di suicidio", ha osservato il presidente Trump. "Noi abbiamo colpito tutte e trenta le loro navi e le abbiamo distrutte. Sono tutte sul fondo del mare", ha specificato il presidente americano.

Trump ha poi affermato che "l'Iran usa lo stretto di Hormuz come un'arma" e ha invitato chi dipende da Hormuz ad aiutare. "Incoraggiamo i Paesi le cui economie dipendono dallo Stretto di Hormuz ad aiutarci. Alcuni Paesi non sono entusiasti di aiutarci. E il livello di entusiasmo per me è importante" ha osservato Trump che ha poi proseguito: "Noi otteniamo meno dell'1% del nostro petrolio dallo Stretto, mentre alcuni Paesi ottengono molto di più: il Giappone il 95%, la Cina il 90%. Molti europei ne ottengono una quota considerevole, la Corea del Sud il 35%", ha osservato Trump.

Il presidente Usa ha poi precisato che la richiesta aiuto nello Stretto di Hormuz è un test. Dopo aver detto che l'aiuto degli alleati Nato nello Stretto è "una necessità", il presidente americano ha detto di aver chiesto quell'aiuto "non perché ne abbiamo bisogno ma per vedere come si comportano". In riferimento agli alleati stessi, Trump ha aggiunto: "Lavoriamo con loro sull'Ucraina ma non abbiamo bisogno di farlo". Secondo lui "alcune nazioni ci deluderanno. Vi farò sapere quali sono". Infine Trump ha detto che il segretario di Stato Usa Marco Rubio annuncerà a breve i Paesi che faranno parte della coalizione a guida americana per garantire la sicurezza dello Stretto.


Le Guardie Rivoluzionarie iraniane minacciano di colpire le aziende statunitensi in tutta la regione, invitando i dipendenti ad evacuare le sedi. "Ai dipendenti delle aziende americane... viene richiesto di lasciare immediatamente queste aree. Queste aree saranno presto prese di mira dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche", hanno dichiarato le Guardie sul loro sito web ufficiale Sepah News. Non è stato immediatamente chiaro quali aziende sarebbero state prese di mira, ma la scorsa settimana l'agenzia di stampa Tasnim ha pubblicato su Telegram un elenco di potenziali obiettivi che includeva gli uffici di giganti della tecnologia come Amazon, Google, Microsoft e Nvidia nei paesi del Golfo.


Donald Trump minaccia di colpire nuovamente l'isola di Kharg, nel Golfo Persico, oggetto nei giorni scorsi di un attacco di precisione su larga scala che ha distrutto depositi di mine navali, bunker per missili e numerosi altri siti militari. In un'intervista di tre minuti a Pbs, il presidente degli Stati Uniti ha riferito di "averglielo detto apertamente: la distruggerò completamente". Trump ha quindi spiegato che il precedente attacco all'isola ha distrutto tutti gli obiettivi militari. "È morta dal punto di vista militare", ha riferito, mettendo in evidenza che gli Stati Uniti non si sono nemmeno avvicinati alle infrastrutture militari. 


L'immagine di un enorme frammento di missile lanciato dall'Iran e caduto su un'abitazione a Gerusalemme

Grande frammento di missile cade su una abitazione a Gerusalemme 


Il governo israeliano non ha escluso l'ipotesi di inviare delle proprie unità navali in appoggio alla Marina statunitense per la riapertura dello Stretto di Hormuz, e si aspetta che altri Paesi facciano altrettanto: lo ha dichiarato l'Ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, Danny Danon.

 "Non lo escludo. Comprendiamo la necessità di sostenere gli sforzi degli Stati Uniti, che dovrebbe essere uno sforzo globale", ha proseguito Danon rispondendo a una domanda sulla possibilità di un invio di navi israeliane. Danon ha infine sottolineato che il blocco della navigazione nello Stretto di Hormuz è un problema che riguarda non solo Israele e gli Stati Uniti: "Mi aspetto che gli altri Paesi si rendano conto di non potersi nascondere".


La Danimarca non ha ricevuto alcuna richiesta dagli Stati Uniti per un contributo al mantenimento della libera navigazione nello Stretto di Hormuz, ma Copenaghen "deve restare aperta" per una soluzione del genere. Così il ministro degli Esteri danese, Lars Lokke Rasmussen, ripreso dai media locali. "Non volevamo questa guerra. Abbiamo chiesto una de-escalation fin dal primo giorno. Detto questo, credo che dobbiamo valutare con mente aperta come possiamo contribuire", ha detto Lokke.


La Turchia condanna l'operazione di terra avviata dalle forze di Israele in Libano. Lo rende noto in un comunicato il ministero degli Esteri turco, sottolineando che l'operazione "aggrava ulteriormente l'instabilità nella regione". Secondo il dicastero, "l'attuazione da parte del governo Netanyahu di politiche genocidarie e di punizione collettiva, questa volta in Libano, porterà a una nuova catastrofe umanitaria nella regione. Ribadiamo la nostra solidarietà al Libano di fronte a questi attacchi, che violano la sovranità e l'integrità territoriale del Libano", conclude il comunicato. Le forze israeliane hanno annunciato oggi l'avvio di operazioni terrestri nel sud del Libano da parte della 91esima brigata dell'esercito, con l'obiettivo di ampliare la "zona di difesa avanzata" lungo il confine. Secondo le forze armate israeliane l'operazione mira a "distruggere infrastrutture del movimento sciita filo-iraniano Hezbollah, eliminare le minacce e rafforzare la sicurezza delle comunità israeliane nell'area di frontiera".


Una scheggia proveniente da una raffica di missili intercettata è caduta vicino alla Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Il Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme riferisce che la scheggia è caduta sul tetto del Patriarcato stesso. Il luogo si trova a pochi metri dalla Basilica del Santo Sepolcro. Non sono stati segnalati feriti a seguito dell'impatto. La Città Vecchia di Gerusalemme, dove si trovano luoghi sacri per musulmani, cristiani ed ebrei, è stata oggetto di un fuoco di artiglieria insolito in questa guerra. Nei precedenti scambi di missili con l'Iran, compresa la Guerra dei 12 giorni di giugno scorso, la città era stata risparmiata dai danni subiti da città vicine come Tel Aviv o Beersheba. Ma dall'inizio dell'ultima guerra schegge hanno colpito diversi siti vicini alla Città Vecchia, fra cui abitazioni a Gerusalemme Est, un'autostrada principale che porta a Gerusalemme e una sala concerti a Gerusalemme Ovest.


Nell'ultimo attacco lanciato dall'Iran, una grossa scheggia di missile è caduta vicino all'ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu a Gerusalemme. Colpita anche la sede di una grande scuola ebraica. I soccorritori riferiscono che nell'area della Città Santa un uomo di 42 anni è stato ferito da schegge incandescenti e ha riportato ustioni.


"Lo sconvolgimento del mercato cui stiamo assistendo ha conseguenze sulla sicurezza energetica, sulla disponibilità energetica, e sull'economia globale. L'Aie ha reagito in maniera forte e rapida a questo. I paesi dall'Aie hanno deciso di lanciare il più grande rilascio di riserve strategiche mai lanciato nella storia per tamponare la perdita di produzione dovuta alla chiusura dello Stretto di Hormuz". Lo ha sottolineato il numero uno dell'Agenzia Internazionale per l’Energia (Aie), Fatih Birol, in una dichiarazione live per fare il punto a pochi giorni dalla decisione del rilascio record di 400milioni di riserve strategiche. "Questa azione rapida dell'Aie ha avuto affetto sul mercato: oggi i prezzi sono significativamente più bassi di una settimana fa. Tuttavia il nostro rilascio può offrire un cuscinetto per ora, e non è una soluzione di lunga durata. Come ho detto la settimana scorsa la cosa più importante per un ritorno ad uno stabile flusso di petrolio è la ripresa del transito attraverso lo stretto di Hormuz", ha aggiunto Birol.


Più di 290 mila bambini sono stati sfollati forzatamente in Libano in sole due settimane, secondo gli ultimi dati del ministero degli Affari sociali. 850 persone sarebbero state uccise nel Paese, tra cui 103 bambini, secondo il ministero della Salute. I bambini si aggrappano ai loro amati animali domestici e ai giocattoli mentre fuggono dalle loro case a causa dell'escalation del conflitto, che sta anche interrompendo l'accesso a cure mediche vitali, comprese quelle per i più piccoli e le donne incinte. Lo afferma Save the Children, l'organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro. Gli operatori hanno riferito che le famiglie sono fuggite portando con se' solo lo stretto necessario, spesso senza il tempo di preparare documenti importanti, vestiti o medicinali. Ma alcuni bambini si rifiutano di lasciare indietro i loro oggetti più preziosi, tra cui i loro animali domestici e i giocattoli preferiti.


L'organizzazione umanitaria Amnesty International ha condotto un'indagine sull'attacco statunitense del 28 febbraio 2026 contro la scuola elementare Shajarah Tayyebeh, nella città iraniana di Minab, che ha ucciso 168 persone, tra le quali oltre 100 bambine e bambini che stavano frequentando lezioni su piani separati. Lo riferisce un comunicato dell'organizzazione, chiedendo che chi ha pianificato ed eseguito l'attacco sia chiamato a risponderne in giudizio. La scuola è stata colpita insieme a 12 strutture di un'adiacente base dei Corpi dei guardiani della rivoluzione islamica con missili dotati di sistemi di guida. "Le autorità statunitensi non hanno preso le precauzioni possibili per evitare vittime civili, cosa che costituisce una grave violazione del diritto internazionale umanitario", si legge nella nota di Amnesty. Il fatto che l'edificio scolastico, che fino a dieci anni prima faceva parte della base dei Guardiani della rivoluzione, "sia stato colpito direttamente fa ritenere che le forze Usa abbiano fatto riferimento a vecchi dati forniti dall'intelligence e non abbiano rispettato l'obbligo di fare tutto il possibile per verificare che l'obiettivo che intendevano colpire fosse davvero di natura militare", prosegue il comunicato.


Gli attacchi degli Stati Uniti contro le installazioni militari iraniane sull'isola di Kharg, principale hub di esportazione petrolifera dell'Iran, hanno distrutto oltre 90 obiettivi, tra cui bunker per mine navali e missili. Lo ha dichiarato oggi, 16 marzo, l'ammiraglio Brad Cooper, alla guida del Comando centrale delle forze armate Usa (Centcom), precisando che in 16 giorni di combattimenti i velivoli da attacco Usa hanno condotto oltre 6 mila missioni di combattimento, distruggendo più di 100 unità navali iraniane. Cooper ha inoltre reso noto che l'Iran ha condotto oltre 300 attacchi con missili o droni contro più di una dozzina di Paesi dall'inizio del conflitto. Il comandante del Centcom ha mostrato nel corso di un incontro con la stampa alcune fotografie che documentano gli effetti degli attacchi Usa sul complesso industriale militare iraniano, incluse fabbriche di missili, sottolineando che l'obiettivo è distruggere la capacità dell'Iran di contrattaccare e minacciare la regione. Cooper non ha tuttavia fornito spiegazioni dettagliate su come gli Stati Uniti intendano riaprire lo Stretto di Hormuz, che l'Iran ha di fatto chiuso, ne' ha indicato per quanto tempo ancora durerà il conflitto, limitandosi a ribadire una valutazione già espressa in precedenza: "Le capacita' dell'Iran sono in declino, mentre le nostre capacita' e i nostri vantaggi continuano a crescere".


''L'aviazione israeliana ha distrutto nel cuore di Teheran un impianto per lo sviluppo di programmi spaziali militari utilizzato dal regime per lo sviluppo di capacità di attacco contro i satelliti''. Lo comunica il portavoce dell'Idf in una nota, aggiungendo che ''il centro colpito aveva sviluppato il satellite Chamran 1 lanciato nello spazio nel settembre 2024 dai Guardiani della Rivoluzione. La distruzione del centro si aggiunge all'attacco effettuato la scorsa settimana contro un altro centro di ricerca dell'Agenzia Spaziale Iraniana a Teheran''.


Anche la Spagna non parteciperà a nessuna missione militare nello Stretto di Hormuz in quanto considera "illegale" la guerra di Usa e Israele all'Iran. Lo ha detto la ministra della Difesa di Madrid, Margarira Robles, che ha così  respinto la richiesta del presidente Usa, Donald Trump, di sostegno militare per mettere in sicurezza lo Stretto.


"Siamo sempre pronti a discutere con gli Stati uniti sulla situazione nello stretto di Hormuz. La cosa necessaria per farlo è tuttavia comprendere gli obiettivi e i piani che gli Stati uniti hanno in serbo per il conflitto in corso". Lo ha affermato oggi il ministro degli Esteri estone, Margus Tsahkna, al vertice Esteri dell'Ue.Tsahkna ha aggiunto che l'Europa deve comprendere chiaramente i legami esistenti tra la guerra in Ucraina e nel Medioriente. "Il conflitto in Iran ha dimostrato che la sicurezza dell'Europa e del Medioriente è strettamente legata. Mentre la Russia sostiene l'Iran, l'Ucraina ha dimostrato la sua prontezza ad aiutare gli Stati del Golfo e a cooperare con gli Stati uniti nella regione - ha ricordato il politico estone -. È pertanto chiaro che il sostegno all'Ucraina e la pressione sulla Russia devono continuare. L'aumento dei prezzi dei carburanti non può in nessun modo essere una scusa per togliere o alleggerire le sanzioni alla Russia".


Stando a quanto riportato dalla Afp nel sud di Israele, in particolare ad Ashdod, a Gerusalemme e in Cisgiordania a causa del lancio di vari missili balistici dall'Iran sono risuonate le sirene. Un boato è stato udito nei cieli sopra Gerusalemme dopo che missili sono stati intercettati, hanno riferito giornalisti dell'Afp. A Beit Shemesh, nel centro di Israele vicino Gerusalemme, sono stati registrati diversi siti di impatto. I soccorritori hanno segnalato che non ci sono stati feriti nell'ultimo lancio di missili dalla Repubblica islamica contro lo Stato ebraico, il quinto da mezzanotte.


La riapertura dello Stretto di Hormuz, strategico per i commerci globali degli idrocarburi e non solo, non può essere affidata a "una missione della Nato". Lo ha detto stamane il premier britannico Keir Starmer rispondendo ai giornalisti. "Lasciatemi essere chiaro, questo non sarà e non è mai stata immaginata come una missione della Nato", ha tagliato corto Starmer, interpellato sulle parole del presidente Donald Trump, il quale nelle scorse ore ha definito "molto negativo per la Nato" l'eventuale rifiuto degli alleati di farsi coinvolgere con l'invio di navi militari verso Hormuz.


"Stamani, il Santo Padre Leone XIV ha ricevuto una telefonata da Mahmoud Abbas, Presidente dello Stato di Palestina, sui preoccupanti sviluppi del conflitto in Medio Oriente e delle condizioni di vita del popolo palestinese. Nel corso della conversazione, il Santo Padre ha rinnovato l'impegno della Santa Sede a favore della pace, da raggiungersi attraverso il dialogo politico e diplomatico, e il pieno rispetto del Diritto Internazionale". Lo rende noto un comunicato della sala stampa vaticana.


L'Iran reagirà se la Romania permetterà agli Stati Uniti di utilizzare le basi militari sul suo territorio per operazioni contro Teheran. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ripreso dalla stampa romena. "Se la Romania metterà le proprie basi a disposizione degli Stati Uniti, ciò equivarrà a partecipare a un'aggressione militare contro l'Iran", ha affermato il portavoce. "Gli Stati Uniti esercitano una forte pressione sui Paesi europei, ma resta da vedere se l'Europa è disposta a svolgere un ruolo costruttivo negli sviluppi internazionali. Permettere l'uso del territorio romeno significherebbe partecipare a un'aggressione militare contro l'Iran. Questo sarebbe inaccettabile dal punto di vista del diritto internazionale, comporterebbe una responsabilità della Romania e diventerebbe una macchia nera nella storia delle relazioni tra Iran e Romania. L'Iran risponderà di conseguenza, sia sul piano giuridico sia su quello politico", ha aggiunto Baghaei.


Gli Stati Uniti stanno consentendo alle petroliere iraniane di attraversare lo Stretto di Hormuz. Lo ha detto il segretario al Tesoro americano Scott Bessent in un'intervista a Cnbc. "Abbiamo consentito che ciò accadesse per rifornire il resto del mondo", ha spiegato Bessent. 


Almeno dieci persone sono morte e diverse altre sono rimaste ferite in un attacco di artiglieria nel villaggio yemenita di Hiran, nel governatorato di Hajjah, nell'area nord-occidentale del Paese. Lo riporta la piattaforma di notizie yemenita indipendente Barran Press, attribuendo la responsabilità al gruppo sciita Ansar Allah, meglio noto come Houthi. L'attacco ha colpito un gruppo di persone riunite per l'iftar, il pasto serale che interrompe il digiuno quotidiano durante il mese sacro islamico del Ramadan. Il governatorato è in gran parte controllato dagli Houthi, sebbene alcune aree siano sotto il controllo del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, che ha sede ad Aden. 


Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz, il canale da cui passa circa un quinto delle esportazioni di petrolio a livello mondiale, è chiuso solo per i "nemici" della Repubblica islamica, mentre dopo l'inizio del conflitto tra Iran, Usa e Israele, Teheran ha quasi completamente bloccato lo stretto, il traffico marittimo nell'area si è sostanzialmente ridotto e sono stati riportati attacchi a imbarcazioni. Lo Stretto di Hormuz "è aperto, ma chiuso ai nostri nemici, a coloro che hanno perpetrato questa vile aggressione contro di noi e ai loro alleati", ha detto il capo della diplomazia di Teheran, come riferisce Al Jazeera.


L'operazione di terra mirata nel sud del Libano, annunciata oggi dalle Forze di difesa d'Israele (Idf), continuerà fino a quando il movimento sciita libanese filo-iraniano Hezbollah non rappresenterà più una minaccia per i residenti del nord dello Stato ebraico. Lo ha detto il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, dopo aver tenuto una valutazione con i vertici militari. Le dichiarazioni arrivano poche ore dopo che le Idf hanno annunciato l'inizio di una "operazione di terra mirata contro obiettivi chiave" nel sud del Libano, spingendo ulteriori forze più in profondità nell'area come parte di una zona cuscinetto ampliata per contrastare gli attacchi di Hezbollah. Secondo quanto spiegato da Katz, l'operazione nel sud del Libano dovrebbe essere simile a quelle condotte dal 7 ottobre 2023 nella Striscia di Gaza contro il movimento islamista palestinese Hamas. "Le Idf hanno iniziato una manovra terrestre in Libano per rimuovere le minacce e proteggere i residenti" del nord di Israele, ha detto il ministro della Difesa.


Gli Stati Uniti "non hanno bisogno" dell'aiuto dell'Ucraina "per la difesa dai droni" iraniani. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un'intervista telefonica con Fox News. "Non abbiamo bisogno del loro aiuto per la difesa dai droni. Sui droni ne sappiamo più di chiunque altro. In realtà, abbiamo i migliori droni al mondo", ha ribadito Trump.


Il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica (Irgc, pasdaran) ha rivendicato di aver abbattuto un drone Hermes 900 nei cieli sopra la città di Bushehr, nel sud dell'Iran. Lo rendono noto i media statali, citando una dichiarazione dei pasdaran. Secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa "Fars", inoltre, "l'esercito iraniano ha attaccato con droni le industrie di produzione di armi e di aviazione appartenenti all'entità israeliana". In precedenza, nella mattina di oggi, i pasdaran hanno annunciato l'avvio della 55ma ondata di attacchi verso Israele, diretta "contro obiettivi nel cuore di Tel Aviv e Ben Gurion". Tra questi obiettivi, si legge in una nota dei pasdaran, ci sono "centri di produzione di armi aerospaziali militari e centri di supporto per il rifornimento aereo". L'attacco è stato condotto con missili a guida di precisione e ipersonici super pesanti Fattah, Emad e Qadr, e droni distruttivi. Secondo quanto riportato dall'Irgc sono stati anche colpiti centri dell'esercito statunitense situati nella base aerea Al Dhafra, nella base navale Juffair e nella base aerea Sheikh Isa, tramite l'utilizzo di droni e di missili a medio raggio a combustibile solido e a guida di precisione di tipo Fateh, Zalfaqar e Dezful.


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Il portavoce presidenziale russo, Dmitry Peskov, ha rifiutato di commentare le indiscrezioni del quotidiano kuwaitiano Al-Jarida secondo cui la nuova Guida suprema dell'Iran, Mojtaba Khamenei, sarebbe stato portato a Mosca per cure mediche. "Non commentiamo tali notizie", ha dichiarato il portavoce del Cremlino, citato dall'agenzia russa Tass. Il quotidiano aveva sostenuto che Mojtaba Khamenei fosse già stato sottoposto a un intervento chirurgico in una clinica privata. Le autorità iraniane in precedenza avevano confermato che la nuova Guida suprema era rimasta ferita, ma avevano assicurato che le sue condizioni erano buone e che era al sicuro.


La Commissione europea conferma uno stanziamento di 450 milioni di euro in aiuti umanitari per Palestina, Libano, Siria e Giordania nel 2026. In Siria, riferisce una nota dell'Esecutivo Ue, 210 milioni di euro di finanziamenti umanitari dell'Ue sosterranno gli interventi di emergenza e di protezione in tutto il Paese. In Palestina, 124 milioni di euro saranno destinati all'assistenza alimentare, alla salute, alla protezione, all'alloggio e all'istruzione, forniti da partner che operano in condizioni estremamente difficili. In Libano, 100 milioni di euro garantiranno assistenza sanitaria di emergenza, aiuti di base alle famiglie indigenti, servizi di protezione, alloggio e istruzione per i bambini che non frequentano la scuola, con voli del ponte aereo umanitario dell'Ue che hanno già consegnato materiale medico e di soccorso sul territorio. In Giordania, un totale di 15,5 milioni di euro sosterrà i servizi essenziali come la salute e la protezione e soddisferà i bisogni dei rifugiati, sia all'interno che all'esterno dei campi. Infine, in Egitto, 8 milioni di euro sosterranno l'assistenza multisettoriale ai più vulnerabili.


"È fondamentale continuare a concentrarci sul sostegno all'Ucraina". Lo ha detto il primo ministro del Regno Unito Keir Starmer in un punto stampa, aggiungendo che non si può permettere che la guerra in Medio Oriente diventi "un'occasione d'oro per Putin". Lo riporta la Bbc. Starmer ha aggiunto che la ministra degli Esteri Yvette Cooper si è recata nella regione nei giorni scorsi e ha reso noto di aver incontrato il premier canadese Mark Carney questa mattina e che incontrerà presto il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky.


Il Regno Unito sta collaborando con "tutti i nostri alleati" per elaborare un "piano realizzabile" che ripristini la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Lo ha detto il primo ministro britannico Keir Starmer in un punto stampa, come riporta la Bbc. Lo Stretto di Hormuz deve essere riaperto per "garantire la stabilità dei mercati", ha aggiunto, ma "non è un compito semplice". Starmer ha poi sottolineato che sarà necessario raggiungere una sorta di "accordo negoziato" che limiti la capacità dell'Iran di ricostruire il proprio programma nucleare e di garantire la sicurezza del trasporto marittimo internazionale.


"Vogliamo vedere questa guerra finire al più presto possibile". Lo ha detto il premier britannico Keir Starmer aggiornando il Paese sulla situazione in Medio Oriente innescata dall'attacco di Usa e Israele all'Iran. Starmer ha insistito che il Regno intende muoversi "difendendo gli interessi nazionali" e "proteggendo gli alleati", ma "non entrerà in una guerra a vasto raggio". Ha poi riconosciuto agli Usa di aver fortemente indebolito l'apparato militare "dello spaventoso regime" iraniano, sottolineando la necessità ora di garantire per il futuro che Teheran non porti avanti progetti militari e non "continui a minacciare" i vicini.


"Credo che questa guerra non abbia nulla a che fare con la Nato. Non è una guerra della Nato. La Nato è un'alleanza per la difesa del territorio dell'Alleanza, e il governo federale ha già chiarito la propria posizione riguardo a un coinvolgimento in questo conflitto". Lo ha detto il portavoce del governo tedesco, Stefan Kornelius, in conferenza stampa, rispondendo alle domande sulle richieste del presidente Usa, Donald Trump, per il sostegno alla sicurezza delle navi nello Stretto di Hormuz. Sulle possibili conseguenze paventate da Trump per un mancato sostegno, il portavoce ha sottolineato che "abbiamo preso atto di queste dichiarazioni. Manca però un mandato per impiegare la Nato. Manca anche un mandato in generale per un eventuale intervento che riguardi il governo federale. Per questo motivo non vediamo un collegamento con la Nato".


Il ministero della Salute libanese afferma che un raid aereo israeliano sul villaggio di Qantara, nel sud del Libano, ha ucciso quattro persone, tra cui due bambini.


"Esiste una procedura per discutere tali questioni. Per quanto ne so, questa procedura non è ancora stata attivata" ma "se la Nato ci chiedesse di discutere la questione, ovviamente, per rispetto e simpatia nei confronti del nostro alleato americano, la valuteremmo con molta attenzione". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski in merito alla richiesta di Washington agli alleati di inviare navi per lo Stretto di Hormuz. Sikorski però ha sottolineato che è un po' preoccupante che il Presidente Trump si riferisca alla Nato come "loro" o "l'Europa" piuttosto che come "noi".


Si infittisce il mistero sulla figura di Mojtaba Khamenei. La nuova Guida suprema dell'Iran, sarebbe stata segretamente trasportata a Mosca su un aereo militare russo dopo essere rimasta ferita nell'attacco del 28 febbraio in cui perse la vita il padre, l'ayatollah Ali Khamenei. Nella capitale russa sarebbe stata quindi sottoposta con successo a un intervento chirurgico. A riportare la notizia è stato il media kuwaitiano Al-Jarida, lo stesso che aveva diffuso quella del suo ferimento. Ma il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, non ha commentato la versione. Il portavoce presidenziale russo ha rifiutato di commentare le indiscrezioni: "Non commentiamo tali notizie", ha dichiarato il portavoce del Cremlino, citato dall'agenzia russa Tass.


Sono circa 900mila gli sfollati in Libano e molti di loro sono ancora nelle strade a due settimane dallo scoppio delle nuove tensioni con Israele. Lo riferisce la Croce rossa libanese in un comunicato citato dai media di Beirut.


"Quanto sta accadendo in Libano è una vergogna. Abbiamo centinaia di migliaia di sfollati, una violazione sistematica della sovranità e del diritto umanitario, il rischio di un'invasione di terra, attacchi a una forza di pace dell'Onu". Lo ha detto il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares a margine del Consiglio Affari Esteri. "L'Europa deve dare un segnale", ha sottolineato Albares, spiegando al tempo stesso che "serve coerenza. In Ucraina e Medio Oriente dobbiamo difendere gli stessi valori, quando si tratta dei civili ucraini o dei civili libanesi. L'Europa deve essere un baluardo" del diritto.


L'aumento dei prezzi del petrolio e l'allentamento temporaneo delle sanzioni statunitensi stanno consentendo alle compagnie energetiche russe di generare entrate aggiuntive, il che a sua volta si traduce in maggiori entrate per il bilancio, ha affermato il portavoce presidenziale russo Dmitri Peskov. "Sapete che abbiamo determinate regole e soglie in vigore per quanto riguarda le entrate petrolifere. Naturalmente, stiamo parlando di entrate aggiuntive per le nostre compagnie petrolifere, che vendono petrolio e prodotti petroliferi e che, ovviamente, sono influenzate dall'attuale andamento dei prezzi", ha affermato Peskov, aggiungendo che "le entrate delle aziende si traducono in maggiori entrate per il bilancio".


Gli Stati uniti e Israele hanno avviato la guerra chiedendo una "resa incondizionata" a Teheran, ma si trovano ora costretti a chiedere aiuto ad altri Paesi per mantenere aperto lo stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi intervenendo davanti ai giornalisti in conferenza stampa, commentando la richiesta del presidente Usa Donald Trump a diversi paesi affinché contribuiscano con assetti militare a consentire il passaggio nello stretto delle petroliere. Araghchi ha fatto riferimento alla guerra dei 12 giorni dello scorso anno. "All'inizio della guerra hanno iniziato con la richiesta di resa incondizionata e alla fine, dopo 12 giorni, hanno chiesto per favore un cessate il fuoco senza condizioni", ha sostenuto il capo della diplomazia iraniana. Lo stesso schema si starebbe ripetendo nel conflitto in corso, ha continuato. "Questa volta hanno messo in campo tutte le loro forze perché quella resa incondizionata si realizzasse", ha dichiarato. E "oggi, dopo quasi 15 giorni di guerra, ricorrono - ha detto il ministro - a paesi che fino a ieri consideravano nemici e chiedono ad altri di aiutarli affinché lo Stretto di Hormuz rimanga aperto".


L'aeronautica israeliana ha lanciato una nuova ondata di attacchi aerei "estesi" sulle città iraniane di Teheran, Shiraz e Tabriz, secondo quanto annunciato dalle Forze di Difesa Israeliane (Idf). L'esercito aggiunge che gli attacchi sono diretti contro siti infrastrutturali del regime iraniano. Lo riporta il Times of Israel.


"Non mi sembra che la Nato abbia preso una decisione né che possa assumersi la responsabilità per lo Stretto di Hormuz. Se così fosse, gli organi della Nato se ne occuperebbero". Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, all'arrivo al Consiglio Ue Esteri, rispondendo a una domanda sulla possibilità di un ruolo dell'Alleanza dopo le dichiarazioni di Donald Trump, che ha avvertito di un "futuro molto negativo" per la Nato se non contribuirà alle operazioni legate alla guerra con l'Iran.


"Vediamo le ripercussioni e gli effetti, e li vediamo non solo sui mercati tedeschi o europei. Stiamo lavorando a una soluzione che possa portare a una situazione sostenibile nella regione, e questo può avvenire solo attraverso negoziati che coinvolgano i Paesi vicini e, alla fine, naturalmente anche l'Iran. Arriveremo a questa fase quando gli Stati Uniti e Israele avranno definito di aver raggiunto i loro obiettivi militari. Ma non siamo ancora a quel punto". Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, al suo arrivo al Consiglio Affari Esteri Ue. "Quello che ci aspettiamo dagli Stati Uniti e da Israele è che ci informino, che ci coinvolgano in ciò che stanno facendo e che ci dicano se questi obiettivi sono stati raggiunti", ha detto ancora Wadephul.


L'Iran continuerà a resistere agli attacchi delle forze armate statunitensi finché il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non riconoscerà che il conflitto avviato da Washington è stato un errore. Lo ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. "L'Iran non ha cercato né una tregua né negoziati. Tali affermazioni sono deliranti", ha scritto Araghchi sulla piattaforma X. "Le nostre potenti forze armate continueranno a colpire finché il presidente degli Stati Uniti non capirà che la guerra illegale che sta imponendo sia agli americani sia agli iraniani è sbagliata e non deve mai essere ripetuta. Anche le vittime devono essere risarcite", ha aggiunto.


L'Iran ha raggiunto il 17mo giorno senza internet. Lo scrive Netblocks - gruppo attivo nel monitoraggio della connettività Internet globale - nel suo ultimo aggiornamento. "Nell'ultimo giorno è stato rilevato un declino nel funzionamento della rete di infrastrutture di telecomunicazioni, e un'ulteriore riduzione della disponibilità di Vpn", ha scritto Netblocks, aggiungendo che alcuni utenti in precedenza autorizzati sono stati "mandati offline".


L'agenzia di stampa statale libanese National News Agency ha riferito che una persona è rimasta uccisa in un raid aereo israeliano avvenuto questa mattina presto contro un'abitazione nel villaggio di Kfar Sir, nel sud del Libano. L'agenzia afferma che un altro attacco si è verificato dopo l'arrivo sul posto dei paramedici della Società Islamica per la Salute, il braccio sanitario di Hezbollah. Il secondo attacco ha ucciso due paramedici e ferito un'altra persona.


La compagnia aerea Emirates prevede di operare con un programma di voli limitato dopo le 10:00 ora locale di Dubai di oggi. Lo rende noto la compagnia stessa, in un comunicato, riferendo che l'aeroporto ha parzialmente ripreso a operare. "Purtroppo, alcuni voli previsti per oggi sono stati cancellati. I passeggeri interessati riceveranno una notifica di cancellazione e saranno informati sulle opzioni di riprotezione", si legge nella nota. Prima di recarsi in aeroporto, riferisce la nota, "si prega di verificare lo stato del volo sul sito emirates.com per accertarsi che sia operativo". La compagnia ricorda che è possibile modificare le prenotazioni e riprenotare i voli online entro 72 ore dalla data di partenza originale visitando la sezione "Gestisci prenotazione " o "Gestisci la tua prenotazione" sull'applicazione Emirates. In caso di problemi con la prenotazione, i clienti sono invitati a contattare l'azienda o l'agenzia di viaggi che ha prenotato il volo. Emirates si scusa per il disagio arrecato ai passeggeri e assicura che continuerà a pubblicare aggiornamenti sulla situazione.


"Siamo consapevoli che non dobbiamo solo monitorare la situazione ma anche prepararci perché la situazione può aggravarsi ulteriormente. Dobbiamo essere pronti ad attuare misure a breve termine per cercare di aiutare gli Stati membri". Lo ha detto il commissario Ue all'energia, Dan Jorgensen, all'arrivo al Consiglio Ue Energia, interpellato sull'impatto energetico della guerra in Medio Oriente. L'Ue non dipende "così tanto dall'approvvigionamento di combustibile, sia gas che petrolio, proveniente dall'area quindi non abbiamo un problema di sicurezza, ma abbiamo un problema di prezzi", ha sottolineato.


La presenza della portaerei statunitense USS Gerald Ford nel Mar Rosso è considerata una minaccia per l'Iran e quindi tutti i centri logistici di supporto per la nave sono considerati "obiettivi" dalle forze armate della Repubblica islamica. Lo ha detto il portavoce del comando Khatam al Anbiya, il quartier generale responsabile del coordinamento delle operazioni militari iraniane, Ebrahim Zolfaghari, citato dall'agenzia di stampa Fars. "Pertanto i centri logistici e di assistenza per la suddetta flotta nel Mar Rosso sono considerati obiettivi delle forze armate iraniane", ha proseguito Zolfanghari.


"Permettetemi innanzitutto di dire che a Cipro la situazione è tornata alla normalità: tutte le attività, comprese quelle con l'Ue, sono riprese e tutti i Consigli informali che si sarebbero dovuti tenere a Cipro tra aprile e giugno si svolgeranno regolarmente. Cipro è e rimane un luogo sicuro e protetto e sarà sempre parte della soluzione in qualsiasi crisi che coinvolga l'area o l'Ue". Lo afferma il ministro dell'Energia, Commercio e Industria di Cipro, Michael Damianos, della presidenza di turno Ue, al suo arrivo al Consiglio Ue Energia a Bruxelles.


Come riportato dal Times of Israel, durante la notte l'aeronautica israeliana ha colpito e distrutto l'aereo dell'ex Guida suprema iraniana Ali Khamenei all'aeroporto di Mehrabad a Teheran. Le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno affermato che l'aereo era stato utilizzato da Khamenei e da altri alti funzionari iraniani "per promuovere gli appalti militari e gestire le relazioni con i paesi dell'Asse attraverso voli nazionali e internazionali". L'esercito ha aggiunto che la distruzione di questa "risorsa strategica" rappresenta un duro colpo per le "capacità di coordinamento" dell'Iran con i gruppi per procura, per il suo "rafforzamento della potenza militare e per le capacità di riabilitazione del regime".


Un incendio è scoppiato in seguito all'attacco di un drone a un impianto petrolifero industriale a Fujairah, uno dei sette emirati degli Emirati Arabi Uniti. L'ufficio stampa di Fujairah ha affermato che un drone ha preso di mira la zona industriale petrolifera, provocando un incendio di vaste proporzioni. Non si sono registrate vittime.


"Nel fine settimana ho parlato con il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres per capire se è possibile avere un'iniziativa a Hormuz come quella sul Mar Nero per il grano dell'Ucraina". Lo ha detto l'alto rappresentante Ue Kaja Kallas arrivando al consiglio affari esteri. La chiusura dello stretto rappresenta un grave pericolo per le forniture di petrolio, specie per l'Asia, ma a la situazione è problematica "anche per quanto riguarda i fertilizzanti", ha detto Kallas. "E se quest'anno ci sarà carenza di fertilizzanti, l'anno prossimo si verificherà anche una carenza di cibo".


La Cina ha invitato tutte le parti a fermare immediatamente le operazioni militari nell'area dello stretto di Hormuz, dopo le dichiarazioni del presidente degli Stati uniti Donald Trump sulla possibile creazione di una coalizione internazionale incaricata di scortare le navi attraverso il passaggio strategico del Golfo Persico. Durante la conferenza stampa quotidiana di oggi del ministero degli Esteri cinese, il portavoce Lin Jian ha commentato le notizie secondo cui Washington starebbe negoziando con diversi paesi per formare un'alleanza navale con l'obiettivo di garantire la sicurezza del traffico marittimo nello stretto.


Secondo quanto riferito dall'ufficio stampa della città, le autorità di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, stanno intervenendo in seguito a "un incidente che ha visto un missile cadere su un veicolo civile nella zona di Al Bahyan". L'incidente ha provocato "una vittima di nazionalità palestinese", si legge in un post su X.


Le forze armate israeliane (Idf) hanno annunciato di aver iniziato "operazioni terrestri limitate e mirate" contro Hezbollah nel sud del Libano. Queste "operazioni terrestri limitate e mirate" hanno come obiettivi "importanti roccaforti di Hezbollah" e puntano a "rafforzare gli avamposti difensivi" nel Libano meridionale, ha affermato l'Idf in un comunicato. "Questa attività fa parte di più ampi sforzi difensivi per stabilire e rafforzare una posizione difensiva avanzata, che comprende lo smantellamento delle infrastrutture terroristiche e l'eliminazione dei terroristi che operano nell'area", aggiungono le forze armate israeliane, spiegando che il piano è di "creare un ulteriore livello di sicurezza per i residenti nel nord di Israele".


L'attacco di un drone ha colpito un serbatoio di carburante e ha provocato un incendio all'aeroporto internazionale di Dubai. La compagnia aerea Emirates ha comunicato nel suo ultimo aggiornamento che tutti i suoi voli "rimangono sospesi fino a nuovo avviso". Emirates ha aggiunto di star collaborando con le autorità per riprendere le operazioni non appena possibile e ha esortato i passeggeri a non recarsi in aeroporto. Le autorità hanno chiuso la strada principale e il tunnel che conducono allo scalo.

La polizia di Dubai ha invitato gli automobilisti a utilizzare strade alternative. Nell'attacco non sono state registrate vittime. Il ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti ha dichiarato che questa mattina le forze armate hanno abbattuto circa 60 droni nelle ultime ore e la difesa aerea è ancora al lavoro per intercettare missili e droni iraniani.


L'industria petrolifera ha avvertito l'amministrazione Trump che la crisi energetica causata dal conflitto con l'Iran probabilmente peggiorerà. Lo riferisce il Wall Street Journal. In una serie di incontri avvenuti alla Casa Bianca e in recenti conversazioni con il Segretario all'Energia Chris Wright e il Segretario degli Interni Doug Burgum, gli amministratori delegati di Exxon Mobil XOM, Chevron CVX e ConocoPhillips COP hanno avvertito che l'interruzione dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz continueranno a creare volatilità nei mercati energetici globali.


Donald Trump si aspetta un aiuto dalla Cina per sbloccare lo Stretto di Hormuz, prima di recarsi a Pechino a fine mese per un vertice con l'omologo Xi Jinping. "Credo che anche la Cina dovrebbe dare una mano, dato che riceve il 90% del suo petrolio proprio attraverso lo Stretto", ha detto il tycoon, secondo cui aspettare fino al vertice "sarebbe troppo tardi". "Vorremmo una risposta prima di allora. È un periodo di tempo piuttosto lungo", ha osservato Trump in un'intervista al Financial Times, aggiungendo che il suo viaggio in Cina potrebbe essere posticipato. "Potremmo rimandare", ha precisato, senza specificare per quanto tempo.


Gli Usa sono in trattative con l'Iran, mentre la guerra entra nella sua terza settimana, ma Teheran non è ancora pronta per un accordo di chiusura delle ostilità. "Sì, stiamo parlando con loro", ha replicato il presidente Donald Trump ai giornalisti sull'Air Force One, senza tuttavia specificare la natura dei colloqui, a una domanda sull'esistenza di iniziative diplomatiche in corso per porre fine al conflitto estesosi in tutto il Medio Oriente. "Ma non credo che siano pronti. Ci stanno però arrivando piuttosto vicino", ha aggiunto Trump. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha negato colloqui in corso con gli Usa.


Il ministro degli Esteri iraniano ha dichiarato che gli attacchi israeliani contro i depositi di carburante di Teheran costituiscono un "ecocidio" a causa dei rischi a lungo termine per la salute dei residenti. "I bombardamenti israeliani contro i depositi di carburante a Teheran violano il diritto internazionale e costituiscono un ecocidio", ha scritto il ministro Abbas Araghchi su X. "I residenti rischiano danni a lungo termine alla loro salute e al loro benessere. La contaminazione del suolo e delle falde acquifere potrebbe avere ripercussioni generazionali", aggiunge il post.


Donald Trump accusa l'Iran di disinformazione basata sull'IA e sui media compiacenti, smentendo le notizie su danni subiti da velivoli e mezzi navali Usa. In un lungo post su Truth, 'il tycoon ha scritto che "l'Iran è noto da tempo come un maestro di manipolazione mediatica e pubbliche relazioni. Militarmente è debole e inefficace, ma è davvero abile nel 'nutrire' i media delle 'Fake News' - sempre molto ricettivi - con informazioni false. Ora, l'IA è diventata un'altra arma di disinformazione". Teheran, è l'accusa, ha fatto circolare immagini e video artefatti, con presunti attacchi a navi e aerei per amplificare le sue capacità.


Donald Trump avverte la Nato, minacciando un futuro "molto negativo" se gli alleati degli Stati Uniti non contribuiranno a garantire l'apertura dello Stretto di Hormuz. E' il messaggio schietto e diretto del tycoon alle nazioni europee perché si uniscano al suo sforzo bellico in Iran, contenuto in un'intervista rilasciata domenica al Financial Times.

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