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Iran-Arabia Saudita, dietro la guerra di religione gli interessi petroliferi

La fine dellʼembargo iraniano è destinato a sconvolgere i delicati equilibri politici del Medio Oriente

Cortei contro esecuzione Nimr al-Nimr Iran sciita Arabia Saudita
ansa

La tensione tra Iran e Arabia Saudita è alle stelle dopo l'esecuzione da parte di Riad di 47 persone, tra cui l'imam sciita Nimr al-Nimr. Ma Il vero oggetto della contesa è il petrolio. Come ha sottolineato alla Cnn Jason Bordoff, ex consulente per la sicurezza internazionale di Obama, "il petrolio è l'elemento dominante e la guida dell'intera politica saudita al momento". Lo scontro religioso, dunque, sarebbe più un paravento.

La fine dell'embargo iraniano - L'Arabia Saudita, come riporta Il Messaggero, domina da trentacinque anni la scena internazionale del mercato petrolifero, in buona parte grazie alla posizione di dominio che gli è stata assegnata in seguito all'embargo sul petrolio iraniano, deciso dagli americani dopo la rivoluzione del 1979. Ma ora che l'embargo sta per concludersi, l'Iran riaprirà i suoi impianti di estrazione e il dominio dell'Arabia può essere minacciato.

Ostacolata l'intesa commerciale tra l'Iran e la Cina - Che Riad non voglia alcun cambiamento degli attuali equilibri politici è evidente anche dal fatto che un mese fa emissari del governo si sono recati a Pechino per boicottare l'intesa commerciale tra l'Iran e la Cina. E la trattativa ha avuto successo. La fornitura giornaliera di 500mila barili di petrolio iraniano a Pechino è stata così dimezzata.