Accusato di "collusione con potenze straniere"

Hong Kong, nuova condanna per l'attivista Joshua Wong: sarebbe dovuto uscire dal carcere tra tre mesi

In cella dal 2020, l'attivista pro-democrazia 30enne è stato condannato a 10 anni ai sensi della stessa norma per cui era detenuto

05 Nov 2026 - 06:23
 © Ansa

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È stato ancora condannato da un tribunale di Hong Kong il celebre attivista pro-democrazia Joshua Wong. Questa volta l'accusa è una delle più dure: "collusione con Paesi stranieri". Detenuto continuativamente dal 2020, il 30enne ex leader studentesco delle proteste anti-estradizione dovrà scontare una pena di ulteriori 10 anni in carcere. 

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L'attivismo in tenera età e le proteste tra 2014 e 2019

 Era il 2014 quando, appena 17enne, Joshua Wong fu tra i protagonisti assoluti delle storiche proteste pacifiche per chiedere il suffragio universale che per 79 giorni paralizzarono i quartieri centrali di Hong Kong. Un movimento spontaneo noto come "Rivoluzione degli ombrelli", dato che i manifestanti usavano appunto ombrelli per proteggersi dai gas lacrimogeni della polizia. Da anni, però, Wong era diventato un attivista politico di rilievo. In particolare dopo aver fondato a soli 15 anni il movimento studentesco Scholarism, per protestare contro l'introduzione nelle scuole di un programma scolastico di "educazione nazionale" voluto da Pechino. 

© Afp

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Un manifestante durante gli scontri per le strade di Hong Kong nel 2019

Fu inserito dal Time tra gli adolescenti più influenti del pianeta. Fortune lo definì uno dei più grandi leader mondial. Nel 2017 addirittura fu formalmente candidato al Premio Nobel per la Pace. Infine il 2019, l'anno delle oceaniche manifestazioni contro la nuova legge sull'estradizione verso la Cina. Fino a due milioni di persone, sulle sette complessive di Hong Kong, scesero in piazza per chiedere un passo indietro al governo. Fu la famosa protesta "delle 5 dita", dal gesto della mano aperta brandito dai manifestanti in segno delle cinque richieste fondamentali poste al governo: il ritiro della legge sull'estradizione, un'indagine indipendente sulla polizia, la revoca della definizione di "rivoltosi", l'amnistia per i manifestanti arrestati e il suffragio universale. Proteste, anche queste come quelle del 2014, accolte prima col silenzio e poi con la violenza delle forze dell'ordine, schierate e scatenate per le strade della città asiatica dal governo filo-Pechino. 

La legge imposta da Pechino

 Detenuto dal 2020 e sul baratro di una condanna all'ergastolo, Joshua Wong si è dichiarato a settembre colpevole dell'accusa di "colluzione con Paesi stranieri". Si tratta di uno dei quattro nuovi reati introdotti dalla Legge sulla sicurezza nazionale approvata dal Parlamento cinese sei anni fa e imposta al Consiglio legislativo di Hong Kong in reazione al caos del 2019. Tra le novità - oltre a durissime pene per i reati di secessione, sovversione e terrorismo politico - anche la possibilità di una giurisdizione extraterritoriale. Cioè valida ovunque, a prescindere da dove i reati siano commessi: ad esempio, dove si trovi il cittadino che critica il governo cinese.

Una prima condanna, poi una seconda

 Ritenuto una "mano nera" alla mercé di potenze straniere, o forse una spina di dissenso nel fianco del governo di Pechino, Wong avrebbe dovuto essere scarcerato a gennaio, dopo aver scontato quattro anni e otto mesi di detenzione per sovversione ai sensi della Legge sulla sicurezza nazionale. Nel giugno 2025 le autorità di Hong Kong hanno però fatto ricorso alla medesima normativa per accusarlo di aver sollecitato paesi ed entità straniere a favorire l'imposizione di sanzioni contro Hong Kong e contro la Cina. 

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