LIVE
Ultimo aggiornamento: 2 mesi fa
Speciale Guerra in Iran

GLI AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE

Iran, incontro Araghchi-Putin: "Ottime basi per cooperazione tra Teheran e Mosca" | Hormuz, Bbc: "Bloccati 2.400 marittimi"

Il ministro degli Esteri iraniano a San Pietroburgo per colloqui con Putin. Continua il blocco navale imposto dei porti iraniani. Pizzaballa: "Dolore è di tutti ma c'è chi occupa e chi è occupato"

27 Apr 2026 - 23:58
SeguiLogo Tgcom24suSeguici su
 © Afp

© Afp

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha incontrato a San Pietroburgo il presidente russo Vladimir Putin. Un incontro definito positivo e nel quale sono stati discussi in dettaglio tutti gli argomenti, dalle relazioni bilaterali alla guerra. Inoltre Araghchi ha sottolineato come "ci sono ottime basi per la cooperazione tra Teheran e Mosca". Nel frattempo, le forze armate statunitensi stanno continuando a far rispettare il blocco navale imposto dei porti iraniani, impedendo alle imbarcazioni di entrare o uscire dalle acque territoriali dell'Iran, lo ha reso noto il Centcom. Il Comando centrale degli Stati Uniti ha precisato che, finora, 38 navi sono state costrette a invertire la rotta o a rientrare nei porti di partenza. L'operazione si inserisce nel contesto della crescente pressione esercitata da Washington su Teheran, mentre resta elevata la tensione nell'area del Golfo e lungo le principali rotte energetiche mondiali. Intanto, in una lettera pastorale ai fedeli della sua diocesi, il cardinale di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, ha scritto che il dolore attraversa tutta la Terra Santa ma le situazioni "non sono tutte identiche". Non si può "stilare una graduatoria della sofferenza" ma "esiste una differenza tra chi esercita il potere e chi lo subisce, tra chi governa e chi è governato, tra chi possiede le armi e chi ne è minacciato, tra chi occupa e chi è occupato".


Quattro persone, tra cui una donna, sono morte e altre 51, compresi tre bambini, sono rimaste ferite nei raid israeliani di oggi nel sud del Libano. Lo riferisce il ministro della Sanità libanese. Secondo un conteggio dell'Afp, basato sui dati forniti dal ministero, i raid di Israele hanno ucciso almeno 40 persone in Libano dall'inizio della fragile tregua il 17 aprile.


Il vicepresidente degli Stati Uniti James David Vance ha espresso privatamente dubbi sulla rappresentazione del Pentagono della guerra in Iran, in particolare sulle affermazioni che le scorte di armi statunitensi rimangano solide. Lo riferiscono varie fonti informate al The Atlantic, secondo cui Vance sarebbe preoccupato che le munizioni chiave possano essere in via di esaurimento, il che potrebbe indebolire la prontezza degli Stati Uniti per altri conflitti. Pete Hegseth e i leader militari insistono che le forniture sono "robuste" e che la campagna è stata altamente di successo. Ma le valutazioni interne suggeriscono che l'Iran conserva ancora gran parte della sua capacità militare, e le forze statunitensi hanno utilizzato una porzione significativa di armi critiche. Vance ha evitato di accusare direttamente i leader del Pentagono di aver fuorviato il presidente, ma continua a premere per valutazioni più accurate, aggiungono le fonti, concludendo che Vance ha anche espresso le sue preoccupazioni circa la disponibilità di alcuni sistemi missilistici durante colloqui con il presidente Trump.


Il segretario di Stato Marco Rubio ha affermato a Fox che la posizione dell'Iran sullo Stretto di Hormuz non soddisfa le richieste degli Stati Uniti. "Se ciò che intendono per aprire gli stretti è 'sì, gli stretti sono aperti a condizione che vi coordiniate con l'Iran, otteniate il nostro permesso o vi faremo saltare in aria e ci pagherete', questo non significa aprire gli stretti", ha detto Rubio in un'intervista. "Non possono normalizzare - né possiamo tollerare che cerchino di normalizzare - un sistema in cui gli iraniani decidono chi può usare una via navigabile internazionale e quanto bisogna pagare per usarla", ha affermato.


L'Iran "ringrazia gli amici russi per il sostegno durante questa guerra" e ha intenzione di continuare le relazioni strategiche con la Russia. Lo ha detto il ministro degli Esteri russo, Abbas Araghchi, alla fine del colloquio "molto positivo" con il presidente russo Vladimir Putin. "Sono stati discussi in dettaglio tutti gli argomenti, sia nelle relazioni bilaterali che nelle questioni regionali, nonché riguardo alla guerra e all'aggressione del regime americano (Stati Uniti) e del regime sionista (Israele). Sono state inoltre prese in considerazione le collaborazioni tra i due Paesi e sono state proposte idee molto buone", ha detto Araghchi. Ora - ha proseguito - "ci sono ottime basi per la cooperazione". Secondo quanto riferito da Araghchi, "Putin ha riferito che non solo la Russia, ma tutto il mondo sta ammirando il popolo iraniano per la loro resistenza contro l'America e per la vittoria in questa guerra ineguale e ingiusta".


La Banca centrale dell'Iran ha aperto quattro conti correnti speciali per raccogliere i pedaggi dallo Stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato uno dei membri della commissione parlamentare di sicurezza nazionale e politica estera, Alaeddin Borojuerdi, citato dai media iraniani. Secondo quanto riferito, i quattro conti sono in rial iraniano, yuan, dollaro ed euro. "La Banca Centrale ha aperto 4 conti speciali in rial iraniani, yuan, dollari ed euro. Secondo le disposizioni pubblicate, le tariffe riscosse dalle forze navali del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (Irgc, pasdaran) saranno accreditate su questi conti", ha dichiarato Boroujerdi, riferendosi ai pedaggi richiesti dai pasdaran per il passaggio nello Stretto.


Il 19 maggio verrà presentato un piano d'azione sui fertilizzanti, "basato sui preziosi contributi emersi dal recente dialogo". Lo ha dichiarato Christophe Hansen, commissario europeo per l'Agricoltura e l'alimentazione, parlando con la stampa a Lussemburgo a seguito della riunione del Consiglio agricoltura e pesca dell'Unione europea. Il piano, che risponderà alla crisi in Medio Oriente e "definirà una chiara direzione per le misure strutturali a lungo termine", mira a "ridurre la dipendenza dalle importazioni, aumentare la produzione interna, migliorare l'efficienza e promuovere l'adozione di fertilizzanti a base biologica e a basse emissioni di carbonio". Il commissario ha aggiunto che è inoltre necessario "sviluppare alternative ai fertilizzanti derivati da combustibili fossili e passare ai fertilizzanti a base biologica e a basse emissioni di carbonio". Hansen ha osservato che "nel nostro continente diamo per scontato il cibo perché abbiamo il privilegio di averne a sufficienza, ma non abbiamo abbastanza di tutto". In questo contesto, "ciò che non dovremmo mai dare per scontato è il lavoro svolto dai nostri agricoltori, che meritano una giusta retribuzione per il loro lavoro". Hansen ha osservato che gli agricoltori al momento non ricevono un giusto compenso "a causa degli alti costi dell'energia e dei fertilizzanti" e sono "particolarmente in difficoltà". Il commissario ha affermato di esserne "pienamente consapevole e molto preoccupato", perché quello che vuole "evitare a tutti i costi è che gli agricoltori smettano di produrre nel prossimo ciclo di raccolta e che perdiamo terreni produttivi". Per questo, oltre al piano d'azione che garantirà "una base europea di fertilizzanti più solida", nell'immediato la Commissione sta "valutando misure di sostegno per gli agricoltori sia dal punto di vista finanziario che normativo".


Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha dichiarato a Fox News che una "normalizzazione" non è possibile alla luce del modo in cui l'Iran gestisce il passaggio nello Stretto di Hormuz, sottolineando che Washington "non può tollerarlo". Rubio ha criticato in particolare le condizioni poste da Teheran per una riapertura della rotta marittima tra cui il coordinamento con l'Iran, il pagamento di diritti di transito e le minacce di colpire le navi in transito affermando che tali richieste "non rappresentano una vera apertura". Il capo della diplomazia americana ritiene tuttavia che "gli iraniani siano seri nei loro tentativi di uscire dalla loro situazione difficile, dato che il loro paese ha sofferto molti problemi".


"Ci auguriamo che possano accelerare i tempi dell'accordo sullo stretto di Hormuz. Ho parlato tra l'altro sia con il segretario di Stato americano Rubio e sia con il ministro degli esteri iraniano per cercare di assecondare un risultato positivo nei negoziati. Ora pare che sia difficile. Ci auguriamo che si trovi un punto di incontro che permetta poi di riattivare lo stretto di Hormuz. Noi siamo pronti a fare la nostra parte una volta che ci sarà il cessate il fuoco per sminare uno stretto che è fondamentale per il trasporto del gas, dell'olio, del petrolio e dei fertilizzanti. Quindi sono molti settori economici che dipendono dallo stretto di Hormuz, e per questo bisogna fare in fretta sperando che si trovi un accordo. Noi facciamo il tutto per assecondare questo". Lo ha detto il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, oggi pomeriggio a Prato, a margine del forum economico "Italia, Europa e America Latina".


Gli Stati Uniti hanno proposto all'Iran colloqui e Teheran ora sta valutando questa opzione. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi in un commento all'emittente russa Vesti, commentando le dichiarazioni del presidente Usa, Donald Trump, il quale si definisce "vincitore". "Non ha raggiunto un singolo obiettivo. Ecco perché chiede i colloqui e ora stiamo valutando questa opzione", ha detto Araghchi.


Secondo la proposta di legge in discussione nel Parlamento iraniano per la gestione della via navigabile, "le forze armate iraniane sarebbero l'autorità responsabile dello Stretto di Hormuz": lo ha dichiarato Ebrahim Azizi, capo della commissione per la sicurezza nazionale del parlamento iraniano, aggiungendo che le forze armate hanno già il controllo dello stretto e stanno cercando di vietare il passaggio di "navi ostili". Azizi ha anche affermato che la proposta di legge prevede che i proventi finanziari derivanti dallo stretto debbano essere pagati nella valuta locale, il rial.


Il presidente libanese Joseph Aoun afferma che respingerà qualsiasi accordo "umiliante" con Israele al termine dei negoziati. Il presidente libanese ha anche risposto a Hezbollah: portare il Paese in guerra è "tradimento". Il presidente libanese Joseph Aoun ha dichiarato che i negoziati diretti con Israele mirano a porre fine al conflitto con Hezbollah, accusando al contempo di "tradimento" coloro che hanno trascinato il Libano in guerra, in un implicito rimprovero al gruppo armato sostenuto dall'Iran. "Il mio obiettivo è raggiungere la fine dello stato di guerra con Israele, in modo simile all'armistizio del 1949", ha affermato Aoun in una dichiarazione, aggiungendo: "Vi assicuro che non accetterò di raggiungere un accordo umiliante". "Coloro che ci hanno trascinato in guerra in Libano ora ci ritengono responsabili perché abbiamo preso la decisione di avviare i negoziati... Quello che stiamo facendo non è tradimento. Piuttosto, il tradimento è commesso da coloro che portano il proprio paese in guerra per perseguire interessi stranieri", ha concluso.


videovideo

Il presidente Usa, Donald Trump, dovrebbe tenere una riunione nella Situation Room sull'Iran con il suo team di punta per la sicurezza nazionale e la politica estera. Lo riporta Axios citando tre funzionari statunitensi. Il team di Trump dovrebbe discutere dello stallo nei negoziati e dei possibili passi successivi. 


Il dolore attraversa tutta la Terra Santa ma le situazioni "non sono tutte identiche". Non si può "stilare una graduatoria della sofferenza" ma "esiste una differenza tra chi esercita il potere e chi lo subisce, tra chi governa e chi è governato, tra chi possiede le armi e chi ne è minacciato, tra chi occupa e chi è occupato". Lo scrive il cardinale di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, in una lettera pastorale ai fedeli della sua diocesi sottolineando che "le responsabilità sono diverse. Riconoscere questa differenza è un atto di rispetto verso la giustizia e la verità". Serve "guarigione dall'odio e dalla memoria tossica".


Circa 2.400 lavoratori marittimi sono bloccati su oltre 105 petroliere nello Stretto di Hormuz, chiuso dall'Iran al transito delle navi. Lo ha detto in un'intervista al programma Today della Bbc Tim Wilkins, l'amministratore delegato dell'associazione di categoria di petroliere Intertanko. Wilkins ha spiegato che a bordo c'è "un'enorme quantità di ansia, stress e stanchezza", in quanto gli equipaggi devono gestire le forniture di base, tra cui cibo e acqua, e svolgere compiti pratici come la rimozione dei rifiuti. "Molti sono bloccati a bordo senza alcuna certezza su quando potranno tornare a casa", ha aggiunto.


L'incontro con Putin "sarà una buona opportunità per discutere gli sviluppi della guerra". Lo ha detto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi al suo arrivo a San Pietroburgo, secondo quanto riportato da Al-Jazeera. Obiettivo della visita, ha detto ancora, "proseguire le strette consultazioni tra Teheran e Mosca su questioni regionali e internazionali". Ha affermato che l'incontro con il presidente russo previsto per oggi "sarà una buona opportunità per fare il punto sulla situazione attuale. Sono fiducioso che queste consultazioni e il coordinamento tra i due Paesi in questo ambito saranno di particolare importanza", ha aggiunto. Araghchi ha affermato inoltre che il suo viaggio a Islamabad è stato "molto produttivo" e ha comportato "buone consultazioni", durante le quali i funzionari "hanno esaminato gli eventi passati e le condizioni specifiche in base alle quali i negoziati tra Iran e Stati Uniti potrebbero proseguire". Durante la sua visita in Oman, Araghchi ha affermato che le due parti hanno avuto colloqui sullo Stretto di Hormuz: "L'Iran e l'Oman sono i due Stati costieri dello Stretto di Hormuz, il che rende necessarie consultazioni reciproche, soprattutto perché la sicurezza del passaggio attraverso lo Stretto è diventata una questione globale di grande rilevanza", ha dichiarato. "È naturale che, in quanto due nazioni costiere di questo Stretto, dobbiamo dialogare per garantire che i nostri interessi comuni siano tutelati e per rimanere coordinati in qualsiasi azione intrapresa, poiché gli interessi sia dell'Iran che dell'Oman sono direttamente coinvolti". Araghchi ha aggiunto che vi è stato un "alto grado di consenso" tra Iran e Oman e che le due parti hanno concordato "che le consultazioni debbano proseguire a livello di esperti". Per quanto riguarda il Pakistan, questo Paese "ha svolto un ruolo importante nella mediazione dei negoziati tra Iran e Stati Uniti di recente, ed era necessario discutere degli ultimi sviluppi", ha affermato. In ogni caso, ci sono stati degli sviluppi nel processo negoziale e gli approcci scorretti e le richieste eccessive degli Stati Uniti hanno impedito al precedente ciclo di negoziati di raggiungere i suoi obiettivi, nonostante alcuni progressi. Abbiamo esaminato quanto accaduto in passato e discusso come, e a quali condizioni, i negoziati potrebbero proseguire". 


videovideo

L'Iran ha presentato agli Stati Uniti, attraverso la mediazione del Pakistan, una nuova proposta per riaprire lo Stretto di Hormuz e giungere a una fine duratura del conflitto, rinviando però a una fase successiva i negoziati sul programma nucleare. Lo riferisce il sito d'informazione Axios che cita un funzionario statunitense anonimo e altre fonti a conoscenza della questione. L'iniziativa mira a superare l'attuale stallo diplomatico e le divisioni interne alla leadership iraniana sulle concessioni da offrire a Washington in materia nucleare. Stando alle fonti, la proposta iraniana prevede di affrontare immediatamente la questione della riapertura dello Stretto di Hormuz e la revoca del blocco navale statunitense, mentre le trattative sull'arricchimento dell'uranio e le scorte di materiale fissile iraniane verrebbero rinviate a un secondo momento. Secondo Axios però, un accordo limitato a Hormuz rischierebbe di privare il presidente Donald Trump di una leva negoziale cruciale per ottenere da Teheran una sospensione di lungo periodo dell'arricchimento dell'uranio e la riduzione delle sue riserve di materiale nucleare. La Casa Bianca non ha ancora chiarito se intenda prendere in considerazione la proposta.


Le forze armate statunitensi stanno continuando a far rispettare il blocco navale imposto dei porti iraniani, impedendo alle imbarcazioni di entrare o uscire dalle acque territoriali dell'Iran, lo ha reso noto il Centcom. Il Comando centrale degli Stati Uniti ha precisato che, finora, 38 navi sono state costrette a invertire la rotta o a rientrare nei porti di partenza. L'operazione si inserisce nel contesto della crescente pressione esercitata da Washington su Teheran, mentre resta elevata la tensione nell'area del Golfo e lungo le principali rotte energetiche mondiali. 


Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, è arrivato a San Pietroburgo per incontrare e discutere con il presidente russo Vladimir Putin. La notizia è stata resa nota dall'agenzia di stampa statale iraniana Irna su Telegram. L'agenzia di stampa moscovita Tass aveva, precedentemente, confermato che il capo del Cremlino aveva in programma di incontrare Araghchi.