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In attesa che con l'intesa tra Iran e Oman sullo Stretto di Hormuz ci sia anche la riapertura del passaggio, una petroliera segnala esplosioni in quel tratto di mare. Dagli Usa, intanto, il presidente Donald Trump ha smentito le notizie sulla carenza di munizioni e ha scritto sulla sua piattaforma Truth Social che chi ha diffuso queste voci "sarà punito". Il vicepresidente James David Vance ha difeso la gestione dei negoziati con l'Iran da parte dell'amministrazione Trump, definendo il processo irregolare e complesso. In un'intervista all'emittente televisiva Fox News, il vicepresidente ha affermato che i colloqui procedono con "un passo avanti e due indietro". Nelle ultime ore sarebbe sotto esame una bozza di accordo che regola lo Stretto di Hormuz e che vieta il transito di navi provenienti da paesi ostili. Secondo i media di Teheran sono state avvertite esplosioni sull'isola di Qeshm: riguarderebbero operazioni contro "obiettivi nemici ostili".
L'Arabia Saudita si aspetta imminenti attacchi coordinati da nord e da sud da parte di milizie irachene e Houthi yemeniti sotto la supervisione del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane. Lo ha dichiarato oggi un alto funzionario saudita. Lo riporta la Reuters sul suo sito. Il funzionario, che ha parlato in condizione di anonimato, ha affermato che i rapporti dell'intelligence provenienti dall'Arabia Saudita, dagli Stati Uniti e da altri Paesi della regione indicano che siti civili ed economici potrebbero essere presi di mira, comprese infrastrutture energetiche, porti e aeroporti.
L'esercito israeliano ha sparato colpi di artiglieria contro la città di Hadatha, nel distretto di Bint Jbeil, nel sud del Libano. Lo ha riferito l'agenzia di stampa nazionale libanese Nna.
Donald Trump ritiene che la guerra con l'Iran finirà "piuttosto presto". Nello Studio Ovale, rispondendo alle domande dei giornalisti sui prezzi dell'energia a livello globale e negli Stati Uniti, il presidente americano ha affermato di ritenere che la guerra con l'Iran finirà "piuttosto presto. Non credo che possano resistere ancora a lungo". Attualmente, l'Iran è in trattative con l'Oman su un accordo per formalizzare una rotta attraverso lo Stretto di Hormuz accettabile per entrambe le parti, incrementando così il transito di navi commerciali. Teheran ha chiarito più volte di non essere attualmente impegnato in colloqui diretti con gli Stati Uniti per un accordo volto a porre fine definitivamente alla guerra.
Donald Trump assicura che gli Stati Uniti non hanno alcun problema riguardo alla disponibilità di missili e munizioni, come invece riferito da diversi media Usa. Il presidente ha lamentato che gli YUsa, in questi anni, hanno fornito "una quantità enorme di materiale all'Ucraina". E tuttavia, ha detto parlando con i giornalisti nello Studio Ovale, "abbiamo certi tipi di munizioni molto potenti di cui disponiamo in quantità illimitate, o quasi. Per altre tipologie la disponibilità è un po' più limitata, ma ne stiamo ricevendo nuove forniture quotidianamente". "Siamo in ottima forma. Abbiamo letteralmente quantità enormi di munizioni", ha aggiunto.
Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif terranno un vertice a Gedda, in Arabia Saudita, domani, secondo quanto riferito da una fonte vicina al governo saudita. L'agenda non è stata resa nota, ma il vertice si terrà mentre l'Iran ha annunciato di aver raggiunto un accordo con il Sultanato dell'Oman su una nuova rotta marittima attraverso lo strategico Stretto di Hormuz, al centro delle tensioni con gli Stati Uniti. La presidenza turca aveva precedentemente annunciato la visita di Erdogan in Arabia Saudita per domani, e il ministero degli Esteri pachistano aveva annunciato la visita di Sharif.
Il presidente del Parlamento iraniano ha ironizzato sul presidente americano Donald Trump che prima annuncia attacchi imponenti, salvo poi annullarli a favore di negoziati. "Attacco massiccio in arrivo… aspetta, lascia perdere, vogliono negoziare.” Questa è la diplomazia teatrale in continua evoluzione. Usare prepotenze, promesse non mantenute e fake news come leva è una strategia fallimentare. Riconosci i fatti e mantieni gli impegni. Non abbiamo bisogno di altro teatro", ha scritto Mohammad Bagher Ghalibaf su X. Ghalibaf è stato una figura chiave nei negoziati tra Stati Uniti e Iran volti a raggiungere una pace duratura e non si è mai tirato indietro nel provocare gli Usa e Trump sui social media.
L'agenzia di stampa Tasnim ha riferito di due esplosioni udite questa sera nei pressi dell'isola di Qeshm, nel sud dell'Iran, aggiungendo di aver appreso da fonti informate che sono state causate da "attività delle forze armate contro obiettivi nemici ostili all'ingresso dello Stretto di Hormuz". I dettagli dell'operazione saranno resi noti nelle prossime ore.
Il parlamento iraniano sta attualmente esaminando una bozza di accordo che regola lo Stretto di Hormuz e che vieta il transito di navi provenienti da paesi ostili. Lo riporta l'emittente statale Irib, rilanciata da Al Jazeera, sull'accordo tra Teheran e Oman che sarebbe in fase di finalizzazione. Secondo la bozza, i paesi e gli individui che "hanno causato danni all'Iran" non riceveranno il permesso di transito finché non avranno pagato un risarcimento.
Diverse persone sono morte in un'esplosione a bordo di un autobus di linea a Jaramana, vicino alla capitale siriana Damasco. Lo riporta la televisione di stato siriana citata da Al Arabiya.
"Le Fake News, come al solito, stanno diffondendo voci false e del tutto infondate. Sono estremamente soddisfatto del lavoro che sta svolgendo Pete Hegseth. Tutto è stato straordinario, compreso il nostro attacco al Venezuela. Allo stesso modo, la situazione con l'Iran sta procedendo molto bene!". Lo scrive Donald Trump attaccando l'articolo del Washington Post in cui si parlava di uno scontro tra lui e il segretario della Difesa sulle scorte di armi americane in grave carenza a causa della guerra contro l'Iran.
Oltre 30 militari delle forze governative yemenite sono rimasti uccisi in una serie di attacchi condotti dagli Houthi contro basi militari nelle province di Marib e Hadramout. Secondo Al Jazeera e fonti locali, il bilancio potrebbe aggravarsi ulteriormente. Gli attacchi hanno colpito campi delle forze governative sostenute dall'Arabia Saudita, in particolare unità della formazione paramilitare filogovernativa Emergency Forces. Stando alle prime ricostruzioni, gli Houthi avrebbero lanciato almeno otto missili balistici oltre a droni con carica esplosiva.
Almeno 300 bambini sarebbero stati uccisi a Gaza nei 300 giorni trascorsi dall'annuncio del cessate il fuoco nell'ottobre 2025. Ciò equivale a una media di un bambino al giorno, nonostante l'accordo per la sospensione delle operazioni militari e il pieno accesso degli aiuti umanitari e dei soccorsi risalga a quasi dieci mesi fa. "Un cessate il fuoco che comporta la morte di un bambino in media ogni singolo giorno sta deludendo i bambini", ha dichiarato Edouard Beigbeder, direttore regionale dell'Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa. "Con altre centinaia di bambini feriti, molti dei quali gravemente, i bambini di Gaza stanno ancora aspettando la fine della violenza che era stata loro promessa". Le famiglie sono ora ammassate in circa un terzo della Striscia di Gaza, rifugiandosi in condizioni insicure tra edifici distrutti, macerie e rifiuti solidi accumulati. In tutta la Striscia, i bambini continuano a subire malnutrizione acuta, malattie, acqua non potabile e sistemi igienico-sanitari danneggiati. "Gli annunci fatti negli ultimi giorni hanno delineato una tabella di marcia per la prossima fase del cessate il fuoco, comprese le misure volte a porre fine alle ostilità e a potenziare gli aiuti umanitari. Cio' offre una nuova speranza e l'opportunità di porre finalmente fine all'uccisione dei bambini", ha affermato Beigbeder. "Per i bambini di Gaza, la prova è semplice. Le uccisioni cesseranno? Gli aiuti li raggiungeranno in misura adeguata? Gli ospedali riapriranno e l'acqua tornerà a scorrere? I bambini torneranno a scuola in sicurezza a settembre? I bambini hanno già sentito promesse in passato. Questa volta, gli accordi devono tradursi in azioni concrete". L'Unicef esorta tutte le parti a rispettare gli obblighi previsti dal diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario e quello relativo ai diritti umani. E' necessario proteggere i bambini, garantire loro l'accesso a beni e servizi essenziali, tra cui assistenza sanitaria, istruzione, acqua potabile e cibo, nonché consentire e agevolare un accesso umanitario sicuro, rapido e senza ostacoli ai bambini bisognosi.
Iran e Oman "stanno compiendo buoni progressi e sono sul punto di annunciare un accordo" relativo al transito marittimo nello Stretto di Hormuz. Lo riferisce l'emittente qatariota panaraba Al Jazeera, che cita fonti diplomatiche del ministero degli Esteri di Teheran. Secondo un funzionario di alto livello sentito da Al Jazeera, ci sarebbero ancora alcune questioni da risolvere, "ma non così complicate".
Una fonte qualificata ha detto ai media Al Arabiya e Al Hadath che è stato raggiunto un accordo tra Oman e Iran sulle linee generali dell'intesa per la riapertura dello Stretto di Hormuz. La fonte ha aggiunto che l'accordo potrebbe essere annunciato entro pochi giorni, precisando che necessita ancora dell'approvazione del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale dell'Iran. L'accordo proposto per lo Stretto di Hormuz avrebbe una durata di 60 giorni e mira a ripristinare la navigazione nell'area. Secondo la fonte, le navi in entrata nello Stretto di Hormuz utilizzerebbero la rotta di navigazione più vicina all'Iran, mentre quelle in uscita utilizzerebbero la rotta più vicina all'Oman. La stessa fonte ha sostenuto che l'accordo proposto per lo Stretto di Hormuz non prevede l'imposizione di pedaggi o oneri di servizio per le navi che lo attraversano.
"Accogliamo con favore le dichiarazioni che indicano una possibile ripresa dei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Auspichiamo una rapida ripresa del cessate il fuoco e la riapertura dello Stretto di Hormuz". Lo ha affermato il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, durante una conferenza stampa congiunta con l'omologo siriano, Asaad al-Shaibani, ad Ankara, trasmessa dalla tv di Stato turca Trt.
Una fonte qualificata ha confermato ai media Al Arabiya e Al Hadath l'esistenza di contatti indiretti tra gli Stati Uniti e Teheran tramite intermediari, aggiungendo che tali contatti sono entrati nella fase finale. Ha inoltre rivelato che il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha recentemente avuto due colloqui telefonici con il capo dell'esercito pakistano Asim Munir, prevedendo una visita del funzionario iraniano a Islamabad alla fine di questa settimana o all'inizio della prossima. Fonti di alto livello hanno confermato ad Al-Arabiya e Al-Hadath che i funzionari pakistani informeranno il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman sugli sviluppi dei negoziati tra Teheran e Washington.
Il portavoce del ministero degli Esteri pachistano, Tahir Andrabi, ha detto che il governo di Islamabad auspica che un accordo sullo Stretto di Hormuz "apra la strada alla prosecuzione del dialogo, in particolare alla ripresa dei colloqui a livello tecnico tra Iran e Stati Uniti". Lo riporta l'agenzia di stampa Afp.
L'esercito iraniano afferma di essere "pienamente preparato" ad affrontare qualsiasi minaccia. Il portavoce dell'esercito, il generale di brigata Amir Akraminia, ha dichiarato che le forze armate stanno rafforzando costantemente la propria prontezza operativa attraverso l'ammodernamento dei sistemi danneggiati, l'introduzione di nuovi equipaggiamenti e il ricorso alle capacità dell'industria nazionale, riferiscono l'agenzia iraniana Tasnim e l'emittente qatariota Al Jazeera. Il portavoce ha aggiunto che, con l'arrivo di nuove dotazioni alle unità, l'equipaggiamento e i mezzi da combattimento vengono riorganizzati e redistribuiti in base alle esigenze operative quotidiane.
Il canale saudita Al-Hadath ha riferito, citando una "fonte di alto livello", che l'Iran e l'Oman "hanno raggiunto un'intesa sui principi generali per la riapertura dello Stretto di Hormuz". L'accordo deve ancora ricevere l'approvazione del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano. Avrà una durata di 60 giorni e mira a ripristinare la navigazione. Secondo la fonte, "l'accordo previsto non prevede l'imposizione di tasse di transito o costi di servizio alle navi che attraversano lo stretto. Le parti regionali potranno partecipare alle operazioni di rimozione delle mine e alle procedure tecniche necessarie per ripristinare la navigazione nello stretto. Dopo l'approvazione dell'accordo, le parti torneranno all'intesa di Islamabad e attiveranno l'articolo 5".
Il Pakistan spera che un accordo sullo Stretto di Hormuz porti alla ripresa dei colloqui tra Stati Uniti e Iran, in base a un memorandum d'intesa mediato da Islamabad. Lo ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri pachistano, Tahir Andrabi. "Ci auguriamo che l'accordo sullo Stretto apra la strada alla prosecuzione del dialogo, in particolare alla ripresa dei colloqui a livello tecnico tra Iran e Stati Uniti", ha dichiarato ai giornalisti.
Greenpeace e l'Ong olandese Pax hanno lanciato l'allarme per un'imminente catastrofe ambientale dopo una fuoriuscita di petrolio al largo della costa di una riserva naturale in Oman. Il petrolio era trasportato da una nave sospettata di far parte della "flotta fantasma" russa. La petroliera è stata danneggiata da tre esplosioni di origine incerta il 6 giugno, ha riferito la società di sicurezza marittima Vanguard, e l'acqua ha allagato la plancia di comando e la sala pompe, mettendo fuori uso il motore e il timone. Immagini satellitari verificate dall'agenzia di stampa Afp mostrano una grande chiazza che sembra corrispondere a una perdita di petrolio da una nave che è rimasta incagliata per oltre un mese vicino all'isola di al-Qibliyah, al largo della costa meridionale dell'Oman. Quest'area è lontana dallo strategico Stretto di Hormuz, dove le petroliere sono state attaccate negli ultimi mesi nel contesto della guerra in Medio Oriente. La nave responsabile della perdita potrebbe essere la Caroline Bezengi, soggetta a sanzioni britanniche da febbraio, che l'11 maggio ha caricato un milione di barili di petrolio greggio presso il terminal russo di Sheskharis, sul Mar Nero. Era ancora in fase di carico quando è stato registrato l'ultimo segnale un mese dopo. Diversi esperti mettono regolarmente in guardia dal rischio di sversamenti di petrolio rappresentato dalla "flotta fantasma" russa, composta da petroliere spesso obsolete, che il Paese utilizza per eludere le sanzioni occidentali imposte dalla guerra in Ucraina e per esportare petrolio greggio essenziale per l'economia nazionale.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha smentito le notizie emerse nelle scorse ore sulla carenza di munizioni di Washington e minacciato di perseguire penalmente chi diffonde queste voci. "Gli Stati Uniti dispongono di enormi quantità di munizioni, soprattutto di determinati tipi", ha scritto sulla sua piattaforma Truth Social. Secondo Trump, "vengono prodotte grandi quantità e fornite agli Stati Uniti a secondo delle necessità. Le aziende del settore della difesa stanno costruendo il maggior numero di fabbriche nella storia del nostro Paese". Ha aggiunto: "Chi ha fatto trapelare queste dichiarazioni traditrici sarà rintracciato. Saranno necessarie lunghe pene detentive!".
La scorsa settimana, a Camp David, nel corso di una riunione di gabinetto, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avuto un diverbio con il suo segretario alla Difesa, Pete Hegseth, affermando di essere stato indotto in errore riguardo allo stato delle scorte di munizioni americane in vista di una possibile ripresa delle operazioni militari su larga scala in Iran. Lo scrive il Washington Post citando due fonti informate. Secondo il quotidiano, Trump avrebbe detto a Hegseth di ritenere che il problema della carenza di missili a lungo raggio e intercettori "fosse stato risolto" e il segretario alla Difesa avrebbe scaricato la colpa sul suo vice, Stephen Feinberg. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha smentito categoricamente la ricostruzione, dichiarando al Washington Post che si tratta di una notizia "completamente falsa. Non è mai successa. E il presidente Trump ha la massima fiducia nel segretario Hegseth".
L'Iran nega di stare negoziando al momento con gli Stati Uniti sullo Stretto di Hormuz, ma solo con l'Oman in forma strettamente bilaterale. Lo ha dichiarato ai media iraniani, citato da Cnn, il viceministro degli Esteri, Kazem Gharibabadi. "L'affermazione degli Stati Uniti secondo cui sono in corso negoziati con l'Iran è falsa", ha dichiarato in un'intervista televisiva. "Non ci sono stati negoziati", ha aggiunto Gharibabadi, riconoscendo però che Teheran ha ricevuto messaggi dagli Usa sulla disponibilità a tornare agli impegni precedenti. Donald Trump ha parlato più volte nelle ultime ore di "ottimi colloqui" in corso con Teheran.
Due soldati riservisti israeliani sono stati uccisi e quattro sono rimasti gravemente feriti dopo essere stati colpiti ieri da un ordigno esplosivo nella città di Majdal Zoun, nel Libano meridionale, secondo quanto annunciato dall'Idf. Lo riporta il Times of Israel. I militari deceduti sono il maggiore Harel Birenstock, 34 anni, comandante di compagnia di Nokdim; e il sergente maggiore (di riserva) Tamir Vaknin, 33 anni, di Eilat. Entrambi prestavano servizio nel 2855° Battaglione della 55ª Brigata paracadutisti. Secondo una prima indagine dell'Idf, intorno a mezzogiorno di mercoledì 5 agosto, i soldati della brigata di riserva sono entrati in un edificio a Majdal Zoun, nel corso di operazioni volte a distruggere le infrastrutture di Hezbollah. Nel momento in cui sono entrati nell'edificio, si è verificata un'esplosione che ha causato la morte e il ferimento dei militari. I soldati feriti sono stati trasportati in ospedale e le loro famiglie sono state informate, aggiunge l'esercito.
Una petroliera ha segnalato di aver udito delle esplosioni mentre transitava nello Stretto di Hormuz, vicino all'Oman. Lo ha dichiarato oggi l'agenzia per le operazioni di commercio marittimo britannica Ukmto, specificando che "l'equipaggio e la nave sono al sicuro; non sono stati segnalati danni ambientali".
Il vicepresidente degli Stati Uniti, James David Vance, ha difeso la gestione dei negoziati con l'Iran da parte dell'amministrazione del presidente Usa Donald Trump, definendo il processo irregolare e complesso. In un'intervista all'emittente televisiva Fox News, il vicepresidente ha affermato che i colloqui procedono con "un passo avanti e due indietro", ma ha ribadito l'obiettivo di arrivare a una conclusione positiva della crisi. Secondo Vance, Teheran è un interlocutore difficile anche perché il sistema politico iraniano è "frammentato": da un lato vi sarebbero esponenti favorevoli alla fine del conflitto, dall'altro "radicali" intenzionati a proseguirlo. Vance ha quindi sottolineato che il compito degli Stati Uniti è orientare i negoziati verso il miglior risultato possibile per gli interessi Usa.
