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Iran, Netanyahu: "La caduta del regime di Teheran è alla nostra portata, non sfidateci"
Secondo vari media "Hegseth estende le missioni in Medio Oriente fino al 2027" e intanto Trump sottolinea: "Stiamo vincendo, controlliamo Hormuz"
© Afp
"La caduta dell'Iran è alla nostra portata. Non sfidateci" è il monito lanciato da Benjamin Netanyahu durante il brindisi per il Capodanno ebraico. Un conflitto che però potrebbe durare ancora a lungo, secondo quanto reso noto dal Wall Street Journal il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, starebbe estendendo il programma riguardante le missioni in Medio Oriente fino al 2027. Si tratterebbe di un cambio di passo non indifferente in quanto quando gli Usa hanno lanciato la loro offensiva contro l'Iran sei mesi fa, proprio Hegseth aveva promesso un colpo rapido e decisivo che avrebbe evitato un lungo e protratto conflitto. Nel frattempo il presidente a stelle e strisce, Donald Trump, ha affermato: "Stiamo vincendo in Iran, controlliamo lo Stretto di Hormuz". Pronta la replica dall'Iran, tramite Ebrahim Azizi: "Abbiamo sottolineato che Hormuz non sarà aperto senza la volontà della Repubblica islamica dell'Iran, e questo è abbastanza evidente. L'esercito iraniano invece ha affermato di aver colpito varie strutture statunitensi in Kuwait e negli Emirati Arabi.
Il Perù ha deciso di rompere le relazioni diplomatiche con l'Iran, accusando Teheran di incitare "alla violenza e all'escalation dei conflitti" in Medio Oriente e di ostacolare il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. La decisione è stata annunciata sulle sue reti sociali dal ministro degli Esteri, Carlos Espa, che ha richiamato la "vocazione pacifista" del Paese. Il governo della presidente Keiko Fujimori ha inoltre espresso "profonda preoccupazione" per le restrizioni imposte dall'Iran alla navigazione e per le ripercussioni sul commercio internazionale. Lima ha criticato Teheran anche per l'ostruzione alle verifiche necessarie a prevenire la produzione di armi nucleari e per il "deterioramento della democrazia", citando la repressione delle proteste e le limitazioni delle libertà. Nei giorni scorsi il Cile aveva annunciato la chiusura della propria ambasciata a Teheran per ragioni economiche e di sicurezza, senza tuttavia interrompere i rapporti diplomatici.
Il vicepresidente JD Vance ha dichiarato giovedì che non definirebbe l'attuale situazione in Iran una "guerra", ma che l'amministrazione risponderebbe a qualsiasi azione ostile da parte dell'Iran. "Al momento non sono in corso operazioni di combattimento su larga scala, e non lo sono da molto tempo", ha dichiarato Vance ai giornalisti durante una conferenza stampa alla Casa Bianca. "In realtà, ciò che abbiamo fatto solo un paio di giorni fa è stato rendere più difficile per gli iraniani colpire nuovamente le navi mercantili, al fine di garantire il flusso di petrolio e gas verso i mercati energetici mondiali", ha aggiunto.
Il vice presidente degli Stati Uniti JD Vance, ha dichiarato che Washington tornerà a negoziare con l'Iran soltanto se Teheran smetterà di prendere di mira le navi commerciali nello Stretto di Hormuz. "Non stiamo parlando con gli iraniani e non parleremo con loro finché non smetteranno di sparare contro le navi commerciali", ha dichiarato Vance durante un briefing con la stampa, "Il mio consiglio agli iraniani è di smetterla di comportarsi da pazzi". Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva di recente lasciato intendere di non essere interessato a negoziare con la repubblica islamica in nessuna circostanza. Le dichiarazioni di Vance sembrano quindi indicare una maggiore apertura da parte dell'amministrazione. Alla domanda se la guerra con l'Iran terminerà entro le elezioni di metà mandato del 3 novembre, Vance ha risposto: "Non la definirei una guerra". Per poi spiegare che la durata del conflitto dipenderà dalla disponibilità dell'Iran a consentire il libero transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz.
I volumi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz sono tornati ai livelli precedenti. E' la scritta che accompagna un'immagine pubblicata da Donald Trump sul suo social Truth. La foto mostra lo Stretto di Hormuz e un barile di petrolio, con altri due barili accanto. Uno con la scritta 20 milioni di barili al giorno relativa a "prima" della guerra, uno con 18 milioni di barili riferito a "ora".
''Sono convinto che siamo in grado di eliminare la minaccia una volta per tutte e di rovesciare il regime iraniano che sta lottando per la propria sopravvivenza. Dico ai nostri nemici: non sfidateci. Abbiamo la forza, la determinazione e l'unità interna per sconfiggervi. Questo è il compito principale che ci attende ancora, ma è vicino. Non è impossibile. È alla nostra portata ed è ciò che auguro al popolo di Israele per l'anno a venire, nel prossimo futuro''. Lo ha affermato il primo ministro Benjamin Netanyahu durante il brindisi per il Capodanno ebraico presso il forum dello Stato Maggiore dell'Idf a Tel Aviv. ''In questi tre anni di guerra abbiamo affrontato il pericolo di annientamento da parte di un regime che cerca di armarsi con le bombe nucleari per distruggerci. Abbiamo eliminato questa e altre minaccia minacce'', ha detto Netanyahu. ''Ora il regime attacca tutti, tranne noi perché conosce la nostra forza e determinazione''.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha affermato che ridurre la ragion d'essere delle Nazioni Unite a "prevenire la guerra tra superpotenze" è un'interpretazione fuorviante e pericolosa dello spirito della Carta e del principio fondamentale che vieta l'uso della forza nelle relazioni tra tutti gli Stati. Lo riporta l'agenzia Irna. In un post sul suo account X, Baghaei ha scritto che Dag Hammarskjöld, economista e ex segretario generale delle Nazioni Unite, una volta mise in guardia dal ridurre le Nazioni Unite a un meccanismo statico di conferenze al servizio della diplomazia delle grandi potenze, piuttosto che a uno strumento dinamico per proteggere la sicurezza dei piccoli. Baghaei ha affermato di aver basato l'intero suo mandato su quella convinzione e ha fatto notare che oggi il segretario generale sembra ridurre lo scopo dell'Organizzazione a poco più che "evitare una guerra tra superpotenze". "Questa lettura minimalista è al contempo fuorviante e pericolosa - ha aggiunto -, trasformandolo in una dottrina che rende irrilevante la stragrande maggioranza dei membri dell'Onu, giustifica quasi ogni guerra, svuota i principi e gli scopi fondanti della Carta e, peggio ancora, insabbia le atrocità commesse dalle cosiddette superpotenze contro tutti gli altri".
Il presidente americano Donald Trump ha definito "traditori" quanti affermano che gli Stati Uniti sono a corto di munizioni nel conflitto contro l'Iran, riferendo su Truth di "quantità praticamente illimitate di munizioni di media e alta qualità" e di iniziative per "produrne a livelli mai visti" e per "accumulare scorte". "Le persone e i media che continuano a insistere sul fatto che non abbiamo munizioni (e si sbagliano al 100%!), sono in realtà dei traditori. Lo fanno perché preferiscono vedere gli Stati Uniti PERDERE una guerra che stiamo facilmente VINCENDO, piuttosto che vedermi VINCERE", ha scritto in un primo post. Quindi in un secondo post ha affermato che gli Stati Uniti hanno "quantità praticamente illimitate di munizioni di media e alta qualità, molte più di quelle che potremmo mai usare" nella guerra contro l'Iran "o per qualsiasi altra guerra (che è altamente improbabile!)". "Inoltre - ha aggiunto - stiamo producendo munizioni a livelli mai visti prima. Stiamo accumulando scorte e ci stiamo preparando per qualsiasi evenienza. Le stiamo prendendo per noi, per gli Stati Uniti, invece di venderle ad altri, ma le vendite agli Alleati riprenderanno presto".
La presidenza sudcoreana ha smentito un'indiscrezione secondo cui il governo starebbe valutando l'invio di truppe nello Stretto di Hormuz, teatro del conflitto in corso tra Stati Uniti e Iran. "(La notizia) non corrisponde ai fatti. I dettagli relativi alla questione non sono ancora stati decisi", ha dichiarato l'ufficio presidenziale in una nota ai giornalisti. La presidenza ha ribadito la propria posizione, secondo cui la Corea del Sud è impegnata in colloqui con altri Paesi su come contribuire al ripristino della pace e della stabilità in Medio Oriente e nello stretto. In precedenza, l'emittente locale Jtbc aveva riferito che il governo sarebbe "orientato" a inviare truppe nello Stretto di Hormuz e starebbe valutando i dettagli per presentare una richiesta di approvazione parlamentare all'Assemblea nazionale. Il presidente statunitense Donald Trump ha ripetutamente criticato la Corea del Sud per aver respinto le richieste di inviare assetti navali e contribuire alla sicurezza dello stretto, sostenendo che il presidente Lee Jae Myung avesse rifiutato la sua richiesta di aderire agli sforzi statunitensi contro l'Iran.
Il presidente americano Donald Trump ha espresso sostegno a una rotta attraverso la Siria come alternativa allo Stretto di Hormuz. "Questo è grandioso", ha scritto su Truth, commentando un articolo del Washington Post intitolato "La Siria, puntando a diventare un hub in Medio Oriente, offre soluzioni alternative per aggirare lo Stretto di Hormuz". Secondo il Wp, circa 5mila camion carichi di petrolio provenienti dal Golfo Persico attraversano giorno e notte il deserto siriano in direzione del Mediterraneo.
Tredici soldati delle forze governative sono stati uccisi negli scontri con gli Houthi. Lo riferisce una fonte militare. Stamattina l'agenzia di stampa yemenita Saba riferiva di violenti scontri sul fronte di al-Barah, a ovest della città di Taiz.
L'esercito iraniano afferma di aver colpito sistemi di comunicazione satellitare, depositi di equipaggiamenti e hangar per aerei da combattimento nella base di Ahmad Al-Jaber, in Kuwait, e postazioni di truppe e sistemi radar nella base aerea di Al Minhad, negli Emirati Arabi Uniti. Secondo una dichiarazione dell'ufficio per le relazioni pubbliche dell'esercito, rilanciata dall'agenzia semiufficiale Tasnim riportata da Al Jazeera, gli attacchi sono stati condotti con missili e droni e avrebbero danneggiato i sistemi di comunicazione e gli hangar degli aerei. Teheran ha descritto l'operazione come la 31esima fase di una campagna denominata 'Saiqa', ovvero 'Fulmine'.
Lo Stretto di Hormuz non sarà aperto senza il consenso dell'Iran. Lo ha dichiarato il capo della commissione parlamentare per la Sicurezza nazionale e la politica estera, Ebrahim Azizi, in un discorso sulla situazione attuale e gli sforzi statunitensi per riaprire lo Stretto. "Abbiamo ripetutamente sottolineato che lo Stretto di Hormuz non sarà aperto senza la volontà della Repubblica islamica dell'Iran, e questo è abbastanza evidente", ha detto Azizi. "I nemici una volta vagavano nella regione, ma ora sono fuggiti a 500 miglia e si pentono di quei giorni, e stanno compiendo azioni malvagie perché non riescono a sbloccare lo Stretto di Hormuz", ha aggiunto, sottolineando che l'Iran ha dimostrato la propria capacità di attuare le proprie minacce agli Usa.
Martedì scorso, le forze armate statunitensi hanno scortato 40 navi mercantili che trasportavano 18 milioni di barili di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, segnando il record in tempo di guerra: lo rivela la Cnn citando due funzionari statunitensi a conoscenza delle operazioni.
Gli Stati Uniti "hanno impiegato una serie di mezzi aerei, navali e spaziali non solo per continuare a colpire la capacità dell'Iran di attaccare le navi mercantili nello Stretto, ma anche per respingere contemporaneamente ondate di attacchi con droni mentre conducevano le rischiose operazioni di scorta alle navi che trasportavano milioni di barili di petrolio", hanno affermato i funzionari.
La Cnn ha identificato le specifiche navi commerciali in entrata e in uscita che martedì hanno attraversato lo Stretto: si tratta di navi battenti bandiera di vari paesi stranieri, dall'Arabia Saudita alla Francia.
Il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Mohamed bin Zayed Al Nahyan, ha ricevuto una telefonata dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. I due leader hanno discusso degli ultimi sviluppi in Medio Oriente, secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa statale emiratina Wam, senza fornire dettagli sui combattimenti in corso tra Stati Uniti e Iran. Al centro del colloquio ci sono stati anche i "modi per rafforzare ulteriormente i rapporti" tra i due Paesi, a sostegno dei loro "interessi reciproci", ha riferito Wam. Nelle prime sei settimane di guerra, l'Iran ha colpito gli Emirati più di ogni altro Paese del Golfo con attacchi di rappresaglia, lanciando contro quelli che ha definito "asset statunitensi" oltre 530 missili balistici, decine di missili da crociera e circa 2.200 droni, riporta Al Jazeera.
Nella notte le difese aeree del Kuwait hanno intercettato attacchi con missili e droni provenienti dall'Iran. Sul suo profilo X, l'esercito ha rassicurato che qualsiasi suono di esplosione udito è il risultato dei sistemi di difesa aerea che intercettano minacce in arrivo.
L'iran ha fatto sapere di aver preso di mira basi statunitensi negli Emirati Arabi Uniti e in Kuwait: "Questa mattina l'esercito ha colpito con missili e droni i sistemi di comunicazione satellitare, i depositi di equipaggiamento e gli hangar dei caccia nella base aerea di Ahmad al-Jaber in Kuwait e quella di presso la base aerea di Al Minhad negli Emirati Arabi Uniti", recita il comunicato citato dalla tv di Stato.
Quando gli Stati Uniti hanno lanciato la loro offensiva contro l'Iran sei mesi fa, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth aveva promesso un colpo rapido e decisivo che avrebbe evitato un lungo e protratto conflitto. Ora, invece, sta silenziosamente estendendo il dispiegamento delle truppe, un segnale che il conflitto potrebbe protrarsi fino al prossimo anno. Lo scrive il Wall Street Journal, citando fonti a conoscenza dei fatti. Si tratta, spiega il quotidiano, di una strategia militare a lungo termine, concepita per offrire al presidente Trump diverse opzioni in vista della guerra. Questa strategia, con il dispiegamento di 19 navi da guerra, unità di difesa aerea, squadroni di caccia e paracadutisti nella regione, scrive ancora il quotidiano, sta mettendo a dura prova i militari e le loro famiglie.
"Stiamo vincendo" in Iran: "controlliamo lo Stretto di Hormuz. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump alla Casa Bianca, dove sta ospitando i candidati repubblicani alle elezioni Usa di metà mandato.
