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"Colloqui molto buoni": Trump ferma gli attacchi all'Iran per 5 giorni | Iran: il suo dietrofront dopo i nostri avvertimenti | Le Borse volano

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha detto che il suo Paese non intende negoziare una sospensione delle ostilità, ma una fine duratura del conflitto

23 Mar 2026 - 12:54
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Sono trascorse quattro settimane dall'inizio del conflitto tra Israele e Stati Uniti contro l'Iran. La chiusura al passaggio delle navi ad Hormuz preoccupa il destino delle economie globali ed è stata al centro di una telefonata tra il presidente degli Usa, Donald Trump, e il primo ministro britannico, Keir Starmer. I due leader hanno discusso della necessità di riaprire al più presto il passaggio al fine di riprendere il traffico marittimo globale. Nel frattempo diverse esplosioni sono state udite a Teheran in seguito al lancio di "un'ampia ondata di attacchi" israeliani. Il ministro degli Esteri iraniani, Abbas Araghchi, intervistato dall'agenzia di stampa giapponese Kyodo, che Teheran non intende negoziare una sospensione delle ostilità, ma una fine duratura del conflitto. Il ministro degli Esteri nipponico, Toshimitsu Motegi, ha indicato la possibilità di inviare le forze di autodifesa per le operazioni di sminamento nello Stretto di Hormuz, a condizione che venga raggiunto al più presto un cessate il fuoco. Dall'Iran arrivano nuove minacce. "Se colpiti, attaccheremo le strutture energetiche nemiche", hanno detto i Pasdaran. "Se saremo invasi, mineremo il Golfo Persico" ha affermato il Consiglio di Difesa iraniano. Male le borse asiatiche ed europee. Il Dipartimento di Stato americano ha emesso un avviso rivolto ai cittadini statunitensi residenti fuori dagli Stati Uniti: "Iran e proxy potrebbero colpirvi". "Colloqui molto buoni", il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ferma per cinque giorni gli attacchi all'Iran. Svolta per le Borse europee che recuperano terreno in seguito all'annuncio del tycoon e del calo di questa mattina. 


La più grande portaerei al mondo ad aver partecipato alle operazioni belliche in Medio Oriente, la Uss Gerald R. Ford, è rientrata in una base navale a Creta, secondo quanto riferito da un fotografo dell'Afp. La nave, che a febbraio aveva fatto rifornimento di cibo, carburante e munizioni a Souda Bay, aveva segnalato un incendio nella lavanderia di bordo il 12 marzo scorso. Nel rogo erano rimasti feriti due membri dell'equipaggio. La portaerei aveva attraversato il canele di Suez sabato scorso. Nella base di Souda Bay è prevista una sosta durante la quale verranno riparati i danni causati dalle fiamme. 


Il Dipartimento di Stato americano ha emesso un "avviso a livello mondiale" rivolto ai cittadini statunitensi residenti fuori dagli Stati Uniti - specialmente a coloro che si trovano in Medio Oriente - per invitarli ad adottare misure precauzionali nel contesto della guerra in corso con l'Iran. "I gruppi che sostengono l'Iran potrebbero prendere di mira altri interessi statunitensi all'estero o luoghi associati agli Stati Uniti e/o a cittadini americani in tutto il mondo". 
"I cittadini statunitensi all'estero devono seguire le indicazioni contenute negli avvisi di sicurezza emessi dalla più vicina ambasciata o consolato degli Stati Uniti - si legge nella nota pubblicata sul sito del Dipartimento di Stato -. Le chiusure periodiche dello spazio aereo potrebbero causare disagi ai viaggi. Le sedi diplomatiche statunitensi, anche al di fuori del Medio Oriente, sono state prese di mira". Il Dipartimento invita gli americani all'estero a registrarsi per ricevere gli ultimi avvisi di sicurezza e a seguire il canale del Dipartimento sugli avvisi di sicurezza.


Funzionari della sicurezza americani e israeliani hanno riferito al Washington Post che il nuovo leader Mojtaba Khamenei è "ferito, isolato e non risponde ai messaggi che gli vengono trasmessi". Secondo alcuni funzionari israeliani, il corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica e alcuni religiosi hanno rafforzato il loro controllo sull'Iran. Il sito di notizie Axios ha riportato sabato che la Cia statunitense, il Mossad israeliano e altri servizi di intelligence stanno lavorando per rintracciare Khamenei, che resta irreperibile da quando è stato eletto nuovo leader supremo dopo l'assassinio del padre. 


In base agli ultimi dati rilevati dall'Osservatorio sui prezzi dei carburanti del ministero delle Imprese e del Made in Italy, oggi il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,722 euro al litro per la benzina a 1,985 euro al litro per il gasolio. Lo ha reso noto il Mimit. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,788 euro al litro per la benzina e 2,055 euro al litro per il gasolio. 


"Alla durezza di questo tempo di guerra, che ci coinvolge tutti, si aggiunge oggi anche quella di non poter celebrare degnamente e insieme la Pasqua. È una ferita che si aggiunge a tante altre inferte dal conflitto. Ma non dobbiamo lasciarci scoraggiare. Se non possiamo riunirci come vorremmo, non rinunciamo alla preghiera". Lo afferma il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, in merito alle modifiche alle funzioni di Pasqua in Terra Santa. Dal porporato arriva l'invito alla preghiera e l'iniziativa di un rosario per la pace il prossimo 28 marzo: "Desideriamo la pace, innanzitutto per i nostri cuori turbati. Solo la preghiera può donarla. Vi invito pertanto a unirvi in preghiera sabato prossimo, 28 marzo, recitando il rosario per implorare il dono della pace e della serenità, specialmente per quanti soffrono a causa del conflitto. Lo faremo con cuore umile, certi che la nostra preghiera, anche se fisicamente distanti, è capace di attingere alla forza dell'amore di Dio, che ci unisce in spirito di speranza e di fiducia".


L'emittente Al-Ahd ha indicato che un caccia statunitense è precipitato in Kuwait. Il velivolo sarebbe stato colpito e successivamente sarebbe precipitato


Apertura negativa per tutte le principali Borse europee in scia alle tensioni che restano alte in Medio Oriente con i loro effetti sui mercati energetici. Francoforte cede il 2%, Londra l'1,46%, Parigi l'1,45%. In forte calo Madrid che cede l'1,8%, giù anche Amsterdam (-1,23%) e Zurigo (-1,62%). 


Il Consiglio di Difesa dell'Iran ha minacciato di dispiegare mine navali in tutto il Golfo Persico nel caso in cui si verifichi un'invasione di terra. La dichiarazione arriva mentre a Teheran cresce la preoccupazione per il possibile arrivo dei Marines statunitensi nella regione. "Qualsiasi tentativo da parte del nemico di colpire le coste o le isole dell'Iran porterà, naturalmente e in conformità con la prassi militare consolidata, al dispiegamento di mine in tutte le rotte di accesso nel Golfo Persico e lungo le coste", ha dichiarato il Consiglio. 


È un avvio di settimana di tensione quello delle Borse di Asia e Pacifico che si trovano ancora una volta sotto pressione per i timori di un'ulteriore escalation del conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran. L'ultimatum lanciata da Donald Trump a Teheran ha innescato una fuga generalizzata dagli asset rischiosi. Tokyo lascia il 3,48% e Seul il 6,5% con Giappone e Corea che, insieme all'India, sono considerati i Paesi più vulnerabili alle interruzioni delle forniture energetiche globali. Pesantissime anche Hong Kong (-4,16%), Shanghai (-3,6%) e Shenzhen (-4,19%). L'Europa è prevista in rosso, così come anche i future su Wall Street


L'Iran ha attaccato con missili e droni la base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita e la base della quinta flotta degli Stati Uniti in Bahrein, secondo un portavoce del quartier generale Khatam al Anbiya dei Guardiani della rivoluzione. Teheran ha affermato che presso la base Prince Sultan sarebbero stati schierati velivoli da ricognizione statunitensi e ha definito il sito un nodo chiave per il dispiegamento e le operazioni militari degli Stati Uniti. Separatamente, l'agenzia di stampa Al Masirah, vicina ai ribelli Houthi dello Yemen sostenuti dall'Iran, ha riferito che il gruppo avrebbe preso di mira con droni d'attacco Arash-2 un centro di Israel Aerospace Industries nei pressi della base aerea di Ben Gurion. 


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Il comando centrale degli Stati Uniti, Centcom, responsabile delle operazioni militari in Medio Oriente, ha riferito che le forze Usa hanno colpito un impianto di produzione di turbine nella provincia iraniana di Qom, ritenuto collegato allo sviluppo di droni e componenti aeronautici destinati ai Guardiani della Rivoluzione. Secondo quanto riferito dal comando in un messaggio diffuso sui social media, il sito produceva motori a turbina per droni d'attacco e parti per velivoli utilizzati dal corpo militare iraniano. Centcom ha diffuso immagini del sito prima e dopo l'attacco. 


Le Idf, le forze di difesa israeliane, hanno affermato di aver lanciato un'ondata di attacchi aerei "su vasta scala" a Teheran, prendendo di mira le infrastrutture del "regime del terrore" iraniano. La notizia è stata riportata dal Times of Israel. In precedenza, avevano aggiunto che diversi organi di sicurezza in Iran erano stati presi di mira tra cui una base militare utilizzata per l'addestramento dei soldati e lo stoccaggio di sistemi missilistici destinati a colpire aerei, un impianto di produzione e stoccaggio di armi del ministero della Difesa, un sito di produzione di armi dell'aeronautica militare delle Guardie Rivoluzionarie, il quartier generale del ministero dell'Intelligence iraniano e il quartier generale di emergenza delle Forze di Sicurezza interna. 


Il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica dell'Iran ha negato di aver minacciato attacchi contro impianti idrici di desalinizzazione nella regione del Golfo, e ha precisato che eventuali attacchi centrali elettriche da parte degli Stati Uniti o dei loro alleati verrebbe contrastato con ritorsioni mirate contro infrastrutture energetiche. In una nota, i Guardiani della rivoluzione hanno affermato di aver deciso che, "in caso di attacco alle centrali elettriche", l'Iran prenderà di mira "le centrali del regime occupante e dei Paesi della regione che forniscono energia alle basi americane", oltre a infrastrutture economiche e industriali legate agli Stati Uniti. "Se colpite l'elettricità, colpiremo l'elettricità'", si legge nel comunicato, che presenta la posizione iraniana come una misura di deterrenza volta a rispondere "allo stesso livello" a eventuali minacce. Washington "non conosce le nostre capacita' e le vedrà sul campo", prosegue la nota, che ribadisce la determinazione dei Guardiani della rivoluzione a reagire a qualsiasi attacco contro la Repubblica islamica.


Il ministero della Difesa saudita ha dichiarato di aver rilevato due missili balistici in arrivo nel proprio territorio. "Due missili balistici sono stati lanciati verso la regione di Riad, uno dei quali è stato intercettato e l'altro è caduto in una zona disabitata", ha scritto il dicastero dell'Arabia Saudita sui social media. 


Il ministro degli Esteri dell'Iran, Abbas Araghchi, ha detto che Teheran non intende negoziare una sospensione delle ostilità, ma una fine duratura del conflitto con Stati Uniti e Israele, e che la Repubblica islamica è pronta a facilitare il passaggio delle navi giapponesi nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il trasporto energetico globale. "Non abbiamo chiuso lo stretto, è aperto", ha affermato Araghchi in un'intervista telefonica all'agenzia di stampa giapponese Kyodo. Il ministro ha precisato che l'Iran ha imposto restrizioni solo alle imbarcazioni dei Paesi coinvolti negli attacchi contro la Repubblica islamica e che è disposto a garantire un transito sicuro ad altri Stati, tra cui il Giappone


L'esercito israeliano ha annunciato di aver lanciato "un'ampia ondata di attacchi" contro Teheran, dove le agenzie di stampa iraniane hanno segnalato diverse esplosioni. 


Il primo ministro britannico, Keir Starmer, e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si sono sentiti telefonicamente nella serata di domenica 22 marzo. Un portavoce di Downing Street ha dichiarato: "I due leader hanno discusso della situazione attuale in Medio Oriente e, in particolare, della necessità di riaprire lo Stretto di Hormuz per riprendere il traffico marittimo globale. Hanno concordato che la riapertura dello Stretto di Hormuz è essenziale per garantire la stabilità del mercato energetico globale. Hanno concordato di risentirsi presto". 

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