GLI AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE
Trump: "Accordo con l'Iran, intesa su quasi tutti i punti" | Ma da Teheran arrivano smentite: "Fake news per i mercati" | Idf: colpito il quartier generale dei Pasdaran
"Colloqui molto buoni" ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti su Truth. Intanto le Borse volano
Sono trascorse quattro settimane dall'inizio del conflitto tra Israele e Stati Uniti contro l'Iran. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato di aver raggiunto un accordo sui punti principali con l'Iran, parlando con i giornalisti prima della partenza per Memphis. Lo stesso Trump ha inoltre annunciato una pausa di cinque giorni negli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane, collegando la decisione a contatti definiti "positivi e produttivi" e a discussioni in corso per una possibile risoluzione del conflitto. Teheran ha però respinto questa ricostruzione, negando qualsiasi negoziato, diretto o indiretto, e interpretando la mossa come una "ritirata" da parte americana. Il ministero degli Esteri iraniano ha ribadito che non ci sarà alcun dialogo prima del raggiungimento degli obiettivi militari. Nel frattempo, sul terreno, proseguono i raid di Israele e le risposte iraniane, mentre i mercati energetici reagiscono con un calo dei prezzi di petrolio e gas, segnale di una possibile, anche se fragile, de-escalation. In particolare, l'aeronautica israeliana ha dichiarato che, durante una serie di attacchi a Teheran, ha colpito il "quartier generale principale della sicurezza" dei Pasdaran.
Il vicepresidente statunitense J.D. Vance e gli inviati del presidente Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, dovrebbero incontrare funzionari iraniani a Islamabad già questa settimana. Lo ha dichiarato un funzionario pakistano a Reuters. Secondo lui, il vertice si terrà dopo un colloquio tra il presidente Donald Trump e il capo dell'esercito pakistano, il generale Asim Munir.
Ci sono almeno una decina di mine sottomarine disseminate nello Stretto di Hormuz. Lo riporta Cbs citando alcuni funzionari americani, secondo le quali le mine dispiegate sono di fabbricazione iraniana Maham 3 e Maham 7.
"Oggi ho parlato con Trump. Lui ritiene che ci sia la possibilità di sfruttare i grandi successi dell'Idf e dell'esercito statunitense per realizzare gli obiettivi di guerra previsti dall'accordo, un accordo che tutelerà i nostri interessi vitali. Allo stesso tempo, continuiamo ad attaccare sia l'Iran che il Libano. Stiamo annientando il programma missilistico e nucleare e continuiamo a infliggere gravi danni a Hezbollah. Solo pochi giorni fa abbiamo eliminato altri due scienziati nucleari e la mano è ancora tesa. Tuteleremo i nostri interessi vitali in qualsiasi situazione". Lo ha dichiarato Benjamin Netanyahu in un video.
Un funzionario israeliano ha affermato che Washington ha fissato il 9 aprile come data obiettivo per la fine della guerra, lasciando circa 21 giorni per la prosecuzione dei combattimenti e dei negoziati. Lo riporta la testata israeliana Ynet, aggiungendo che il funzionario ha affermato che i colloqui tra Iran e Stati Uniti dovrebbero svolgersi entro la fine di questa settimana in Pakistan e che Washington non ha aggiornato Israele sui contatti con il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf. La fine della guerra entro tale data potrebbe consentire a Trump di visitare Israele nel giorno dell'Indipendenza, che quest'anno si celebra il 22 aprile, per ricevere il Premio Israele, ha concluso il funzionario.
Il vicepresidente americano JD Vance ha parlato con il premier israeliano Benyamin Netanyahu del tentativo di avviare trattative fra Stati Uniti e Iran. I due hanno discusso le "componenti di un possibile accordo per mettere fine alla guerra in Iran": lo riporta Axios citando alcune fonti.
E' finalmente approdata nelle acque di Cipro la Dragon, cacciatorpediniere lanciamissili della Royal Navy che il governo di Keir Starmer aveva promesso d'inviare oltre due settimane fa per rafforzare la difesa della base britannica di Akrotiri, presa di mira da un drone il 2 marzo scorso sullo sfondo della rappresaglia dell'Iran agli attacchi subiti da Usa e Israele. Lo ha annunciato alla Camera dei Comuni il ministro della Difesa, John Healey. Il ritardo nella partenza dell'unità navale dall'Inghilterra aveva innescato polemiche politiche nel Regno Unito contro l'esecutivo laburista, in particolare dalle opposizioni di destra. Healey ha affermato che la Dragon è da oggi "operativa nel Mediterraneo orientale", in azioni "difensive" coordinate con le forze della Raf e della Royal Navy che nelle ultime settimane hanno già compiuto in totale "900 ore di volo" a protezione di alleati quali "Cipro, Giordania, Bahrein, Qatar ed Emirati Arabi Uniti". Il ministro ha precisato che la presenza di jet militari britannici nella regione è ora la più elevata "da 15 anni a questa parte" e che finora sono stati inviati in zona "500 effettivi in più" dai ranghi dell'aeronautica militare del Regno. La tutela di Cipro, ha aggiunto, è svolta in collaborazione con Paesi Nato "come Usa, Francia e Grecia".
L'aeronautica israeliana ha dichiarato che, poco fa, durante una serie di attacchi a Teheran, ha colpito il "quartier generale principale della sicurezza" dei Pasdaran. L'Idf afferma che il quartier generale era integrato in "infrastrutture civili" e veniva utilizzato dalle Guardie Rivoluzionarie per "sincronizzare le unità regionali responsabili del mantenimento dell'ordine del regime e della sicurezza interna", tra cui la forza paramilitare Basij.
Il governo britannico di Keir Starmer ha convocato al Foreign Office l'ambasciatore dell'Iran a Londra per elevare una protesta formale contro "le attività destabilizzanti" e di spionaggio attribuite a Teheran nel Regno Unito. La convocazione segue il recente arresto di un cittadino iraniano, accusato di tentata intrusione assieme a una donna nella base navale di Faslane, dove sono di stanza i sottomarini nucleari della Royal Navy. Mentre non riguarda l'incendio a Londra di quattro ambulanze appartenenti a un'organizzazione ebraica, la cui rivendicazione da parte di una sedicente sigla pro-Iran non è stata finora confermata. Secondo un comunicato del ministero degli Esteri britannico, la nota di protesta consegnata all'ambasciatore Seyed Ali Mousavi fa riferimento nello specifico alla tentata intrusione di Falslane come all'ultimo di una serie di episodi analoghi rinfacciati alle "azioni sconsiderate e destabilizzanti" di Teheran e dei suoi apparati in territorio britannico. L'intrusione, si legge nel comunicato, ha portato all'arresto e all'incriminazione di un cittadino iraniano e di una cittadina britannico-iraniana, accusati di violazione del National Security Act "in base al sospetto di aver fornito assistenza a un servizio d'intelligence straniero". "Questo governo - ha commentato una portavoce del Foreign Office dopo la convocazione del diplomatico - prenderà tutte le misure necessarie a proteggere il popolo britannico, incluso rendendo pubbliche le azioni sconsiderate e destabilizzanti condotte dall'Iran sul nostro territorio o all'estero".
"Stavolta l'Iran fa sul serio" con i negoziati. Lo ha detto Donald Trump parlando durante un evento a Memphis, in Tennessee. "Tutta la mia vita è stata un negoziato e con l'Iran abbiamo negoziato a lungo, ma stavolta l'Iran fa sul serio", ha dichiarato il presidente americano, precisando che i colloqui si sono svolti "la notte scorsa e quella prima". In una tavola rotonda sulla sicurezza, Trump è tornato a parlare dell'Iran: "Abbiamo avuto buoni colloqui" con Teheran, ha detto, ribadendo che "non può avere l'atomica". "Abbiamo distrutto il regime iraniano, non ci minaccia più", ha proseguito, sottolineando che gli Stati Uniti "hanno ucciso tutti i leader dell'Iran". "Ho messo in pausa gli attacchi contro le centrali elettriche dell'Iran. Mi auguro di non doverlo fare", ha continuato, concludendo: "Spero che troveremo un accordo".
"Il nostro popolo esige una punizione completa e severa per gli aggressori. Tutti i funzionari sostengono fermamente il loro leader e il loro popolo fino al raggiungimento di questo obiettivo. Non si sono tenuti negoziati con gli Stati Uniti. Notizie false vengono utilizzate per manipolare i mercati finanziari e petroliferi e per uscire dal pantano in cui sono intrappolati Stati Uniti e Israele". Lo scrive su X il presidente del parlamento iraniano Mohammad-Bagher Ghalibaf, smentendo che siano in corso negoziati con gli Stati Uniti e che lui stesso sia coinvolto nei colloqui.
Le Forze di difesa israeliane (Idf) chiedono l'evacuazione immediata di diversi quartieri nella periferia sud di Beirut, la cosiddetta Dahiyeh, considerata roccaforte del movimento sciita Hezbollah. In un avviso diffuso sui canali ufficiali, l'esercito israeliano invita i residenti ad abbandonare alcune aree specifiche della capitale libanese, tra cui Haret Hreik, Ghobeiry, Burj al Barajneh, Hadath, Laylaki e Tahouitat al Ghadir, quartieri densamente popolati e considerati tra i principali centri operativi e logistici di Hezbollah. La Dahiyeh - che in arabo significa "periferia" - è un'area urbana a sud di Beirut che comprende diversi sobborghi a maggioranza sciita ed è storicamente il cuore politico e militare di Hezbollah, gia' colpita in passato da raid israeliani durante precedenti conflitti. L'ordine di evacuazione arriva mentre l'esercito israeliano afferma di "proseguire le operazioni contro infrastrutture militari" del gruppo, in un contesto di intensificazione degli attacchi tra Israele e Hezbollah lungo il fronte libanese. Il messaggio delle Idf sottolinea che l'esercito "non intende colpire i civili", invitando la popolazione a lasciare immediatamente le aree indicate per motivi di sicurezza, mentre proseguono i bombardamenti nella periferia sud della capitale.
Il sito di notizia israeliano Ynet scrive che, secondo un funzionario dello Stato ebraico, gli Usa avrebbero segnato il 9 aprile come data per la fine della guerra contro l'Iran.
Il premier britannico Keir Starmer ha accolto con cautela i colloqui tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra. "Noi, il Regno Unito, eravamo a conoscenza di ciò che stava accadendo", ha affermato, senza fornire ulteriori dettagli. Starmer ha chiesto una de-escalation, ma ha detto ai parlamentari britannici di non illudersi "che ci sarà necessariamente una rapida fine a tutto questo".
"Israele era a conoscenza del fatto che diversi Paesi stavano conducendo sforzi di mediazione per avviare colloqui tra Iran e Stati Uniti, ma è rimasto sorpreso" dalle dichiarazioni del presidente Donald Trump "secondo cui questi contatti stanno progredendo e apparentemente ci sarebbero già accordi su 15 punti". Lo ha detto un funzionario israeliano di alto livello, citato da Barak Ravid, giornalista del sito web d'informazione statunitense Axios.
L'Iran valuta l'introduzione di un nuovo "regime legale" nello Stretto di Hormuz, snodo strategico tra Golfo Persico e Oceano Indiano da cui transita circa il 20 per cento del commercio globale di petrolio e gas. Lo riferisce una fonte dei servizi di sicurezza iraniani citata dall'agenzia russa "Ria Novosti". "La situazione nello Stretto di Hormuz evolverà con l'istituzione di un nuovo regime legale", afferma la fonte, senza fornire dettagli sulle modalità o sui contenuti della proposta. L'iniziativa si inserisce nel contesto dello scontro in corso tra Iran, Stati Uniti e Israele e arriva dopo l'annuncio del presidente statunitense Donald Trump di una pausa di cinque giorni negli attacchi contro infrastrutture energetiche iraniane, motivata da "colloqui molto positivi e produttivi" tra le parti. Teheran continua pero' a negare qualsiasi negoziato. La stessa fonte definisce le dichiarazioni di Trump "propaganda" e ribadisce che l'Iran proseguirà le operazioni militari finché non otterrà"riparazioni e garanzie di non ripetizione dell'aggressione"
I paesi che stanno facendo da mediatori tra gli Usa e l'Iran stanno cercando di organizzare un incontro a Islamabad, con il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, e altri funzionari in rappresentanza di Teheran, nonché Steve Witkoff, Jared Kushner e forse il vicepresidente J. D. Vance in rappresentanza degli Stati Uniti, probabilmente entro la fine di questa settimana. Ne ha dato notizia il giornalista di Axios Barak Ravid su X, citando una fonte israeliana.
Le forze armate del Kuwait annunciano di aver intercettato e distrutto un missile balistico ostile entrato nello spazio aereo del Paese nelle ultime 24 ore, senza registrare vittime ne' danni materiali. Lo riferisce il portavoce del ministero della Difesa, colonnello Saud Abdulaziz al Atwan, precisando che il vettore è stato neutralizzato con successo dai sistemi di difesa aerea. L'episodio si inserisce nel quadro dell'escalation regionale legata al confronto tra Iran, Stati Uniti e Israele, che sta coinvolgendo anche i Paesi del Golfo. Il Kuwait, affacciato sul Golfo Persico a nord dell'Arabia Saudita e vicino all'Iraq, rappresenta un'area sensibile per la presenza di infrastrutture energetiche e assetti militari. Le autorità kuwaitiane ribadiscono che le forze armate "sono pienamente pronte a proteggere la sicurezza del Paese e a difendere la sua sovranità".
Il movimento sciita libanese Hezbollah annuncia attacchi contro obiettivi israeliani lungo il confine meridionale del Libano, mentre raid aerei colpiscono l'area di Beirut, in un contesto di escalation regionale. Il "Partito di Dio" afferma di aver lanciato "una salva di razzi" contro la caserma israeliana di Beit Hillel, nel nord di Israele, al confine con il Libano. Hezbollah riferisce inoltre di aver preso di mira "un concentramento di soldati dell'esercito israeliano" nella zona collinare di al Taratira, nei pressi della località di Maroun al Ras, villaggio libanese situato lungo la linea di demarcazione tra i due Paesi. Secondo una nota della "Resistenza islamica", l'attacco a Maroun al Ras è stato condotto con colpi di artiglieria contro posizioni israeliane nelle immediate vicinanze del confine. Parallelamente, il ministero della Salute libanese riferisce di una vittima in seguito a un raid israeliano che ha colpito un appartamento ad Hazmieh, sobborgo a est di Beirut, area residenziale a ridosso della capitale. Sul piano regionale, l'escalation coinvolge anche il fronte iraniano. Le forze armate di Teheran dichiarano di aver colpito con droni la base aerea israeliana di Tel Nof, nel centro di Israele.
Gli Stati Uniti hanno iniziato venerdì 20 marzo a rilasciare petrolio dalla riserva strategica. Lo ha annunciato il segretario all'Energia, Chris Wright, intervenendo oggi, 24 marzo, a CERAWeek, la principale conferenza annuale del settore petrolifero e del gas, a Houston. Wright ha previsto che il rilascio delle riserve di emergenza -- annunciato questo mese per allentare le pressioni sull'offerta globale -- raggiungerà fino a 1,5 milioni di barili al giorno. Il segretario ha cercato di illustrare alle compagnie energetiche, molte delle quali hanno subito gravi interruzioni operative nelle ultime settimane a causa della guerra, le ragioni del conflitto con l'Iran. "E' un conflitto che semplicemente non potevamo rimandare", ha dichiarato Wright. "Ci sono interruzioni a breve termine in questo momento, ma per porre fine a un problema che dura da decenni e portare a un mondo molto più pacifico".
Sarebbe il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, il funzionario della Repubblica islamica con cui gli Stati Uniti starebbero negoziando. E' quanto riferisce il sito web d'informazione Ynet, citando valutazioni israeliane. Le indiscrezioni arrivano dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato oggi che gli Stati Uniti stanno trattando con una "persona di alto livello" del regime iraniano nel tentativo di porre fine alla guerra, ma non con la nuova guida suprema, Mojtaba Khamenei. Interrogato dall'emittente Cnn su chi sia l'interlocutore iraniano, Trump ha risposto: "Una persona di alto livello. Non dimentichiamo che abbiamo eliminato la leadership nella fase uno, nella fase due e in gran parte nella fase tre. Ma stiamo trattando con un uomo che ritengo sia il più rispettato".
© Afp
Mohammad Bagher Ghalibaf
Donald Trump ha sostenuto, parlando con i giornalisti prima di partire per Memphis, che in Iran è in corso un cambio di regime. Il presidente ha poi ribadito che gli Stati Uniti e Israele "hanno eliminato la leadership" di Teheran.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha minimizzato oggi, 23 marzo, la decisione di allentare le sanzioni su alcune riserve di petrolio iraniano, sostenendo che la misura mira ad aumentare le forniture in un momento di crisi energetica e che non farà "alcuna differenza" sull'andamento della guerra. "Voglio semplicemente avere più petrolio possibile nel sistema", ha dichiarato Trump alla Cnn, che lo aveva incalzato ricordando le sue precedenti critiche all'ex presidente Barack Obama per aver inviato denaro a Teheran nell'ambito dell'accordo sul nucleare.
Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno "colpito un terrorista della Forza Quds del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (Irgc, i pasdaran iraniani) a Beirut, in Libano". Lo riferiscono le stesse Idf in una nota su Telegram. La Forza Quds si occupa delle operazioni esterne e di intelligence dei pasdaran.
Lo Stretto di Hormuz riaprirà molto presto "se questo funziona". Lo ha detto Donald Trump riferendosi a un possibile accordo con l'Iran. "C'è una vera possibilità di raggiungere un accordo ma non garantisco nulla", ha aggiunto il presidente aprendo alla possibilità che lo Hormuz sia controllato in modo congiunto, "forse da me" e da chiunque è l'ayatollah.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha indicato che intende comunque chiedere 200 miliardi di dollari di finanziamenti per il Pentagono, anche se ha segnalato l'intenzione di porre fine alla guerra con l'Iran. "E' bello averli, è sempre bello averli, il mondo è molto infiammato", ha dichiarato in merito alla rete televisiva Cnn, aggiungendo che "sono i democratici, in gran parte, a infiammarlo". La richiesta si preannuncia però di difficile approvazione. I leader repubblicani al Congresso non ritengono di avere i voti sufficienti per finanziare la guerra nemmeno all'interno del proprio partito, in assenza di piani più dettagliati da parte della Casa Bianca. Lo riferiscono più persone coinvolte nelle discussioni preliminari, citate dalla stessa Cnn. In precedenza, nella giornata di oggi, 23 marzo, Trump aveva scritto su Truth che Stati Uniti e Iran "hanno avuto, negli ultimi due giorni, conversazioni molto buone e produttive riguardo a una risoluzione completa e totale delle ostilità in Medio Oriente".
Donald Trump ha detto che l'Iran ha accettato di non avere l'arma nucleare. Parlando con i giornalisti prima di partire per Memphis il presidente ha inoltre precisato che è stato trovato l'accordo con Teheran su 15 punti, tra i quali appunto l'arma atomica.
Gli Stati Uniti stanno parlando con la "persona più importante" in Iran, ma non è la Guida suprema. Lo ha detto Donald Trump.
"Abbiamo raggiunto un accordo sui punti principali con l'Iran". Lo ha detto Donald Trump parlando con i giornalisti prima di partire per Memphis. Negli ultimi due giorni, Usa e Iran hanno intrattenuto "colloqui molto buoni e produttivi su una risoluzione completa e totale delle nostre ostilità in Medio Oriente", ha aggiunto Trump. Uno scenario che ha spinto il tycoon a rinviare di cinque giorni tutti gli attacchi americane contro le infrastrutture energetiche di Teheran. L'Iran non ha commentato ufficialmente le dichiarazioni di Trump, ma l'agenzia di stampa semi-ufficiale Mehr ha smentito l'esistenza di un dialogo tra Teheran e Washington.
Downing Street accoglie con favore le "notizie di colloqui produttivi" tra Stati Uniti e Iran, dopo l'annuncio del presidente statunitense, Donald Trump, di rinviare gli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane a seguito di "conversazioni molto buone e produttive". "Qualsiasi notizia di colloqui produttivi è benvenuta" afferma un portavoce di Downing Street, ribadendo che una soluzione rapida del conflitto è "nell'interesse globale" e che lo Stretto di Hormuz "deve essere riaperto". Come ricorda l'emittente televisiva Sky News, Londra non conferma un coinvolgimento diretto nei negoziati, ma sottolinea che Starmer ha discusso con Trump della crisi e della necessità di "sviluppare un piano concreto" con gli alleati per garantire la sicurezza del traffico marittimo e "porre fine a questa crisi"
L'Iran vuole raggiungere un accordo e che questo potrebbe concretizzarsi "entro cinque giorni o meno". Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che in un'intervista telefonica concessa all'emittente Fox News ha aggiunto che ieri sera si sono svolti dei colloqui tra gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner e le loro controparti di Teheran. In precedenza lo stesso Trump aveva annunciato in un post su Truth l'avvio dei colloqui con le controparti iraniane e la cessazione degli attacchi contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane per un periodo di cinque giorni. "Sono lieto di annunciare che gli Stati Uniti d'America e l'Iran hanno avuto, negli ultimi due giorni, conversazioni molto positive e produttive riguardo a una risoluzione completa e totale delle nostre ostilità in Medio Oriente. Basandomi sul tono e sul tenore di queste conversazioni approfondite, dettagliate e costruttive, che continueranno per tutta la settimana, ho ordinato al dipartimento della Guerra di rinviare tutti gli attacchi militari contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane per un periodo di cinque giorni, subordinatamente al successo degli incontri e delle discussioni in corso", ha scritto Trump. Tuttavia, l'agenzia di stampa iraniana Fars, citando una fonte ufficiale, ha respinto l'affermazione di Trump, affermando che non ci sono state comunicazioni dirette o indirette con gli Stati Uniti. Anche altre agenzie di stampa di teheran hanno riportato notizie simili. "Non ci sono colloqui tra Teheran e Washington", ha affermato l'agenzia di stampa Mehr, citando il ministero degli Esteri iraniano, sostenendo che le dichiarazioni di Trump facciano parte di un tentativo "di ridurre i prezzi dell'energia".
Un possibile quadro d'accordo in discussione tra Usa e Iran prevede che questi ultimi consentano la riapertura dello Stretto di Hormuz, con gli Stati Uniti che si asterrebbero dall'attaccare le centrali elettriche iraniane. Un cessate il fuoco più ampio verrebbe perseguito in una seconda fase. Lo scrive il media israeliano Ynet, che cita funzionari israeliani per cui sono in corso intensi contatti tra Washington e Teheran, sia diretti che attraverso Qatar e Turchia, per un'intesa. Secondo queste fonti Israele non è rimasto sorpreso dall'annuncio di Trump di "colloqui produttivi" con l'Iran. L'Iran ha smentito che si siano svolti negoziati.
"Siamo fermamente intenzionati a raggiungere un accordo con l'Iran". Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in una telefonata a Joe Kernen della Cnbc. Parole che arrivano dopo l'annuncio di Trump secondo cui, a seguito di colloqui produttivi con le autorità di Teheran, avrebbe ordinato all'esercito di rinviare per cinque giorni gli attacchi contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane. Parlando con Kernen, il presidente Usa ha affermato che le discussioni con le autorità iraniane "sono state molto intense" e che resta "fiducioso che si possa raggiungere qualcosa di concreto". Kerner ha poi riferito che secondo Trump quanto sta accadendo in Iran può essere descritto come "un cambio di regime". Tutto ciò nonostante la smentita da Teheran riguardo possibili colloqui in corso con gli Usa.
Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno annunciato che stanno per colpire il ponte di Dlafy, nel Libano meridionale, suggerendo ai civili libanesi di spostarsi a nord del fiume Zahrani e "astenersi da qualunque spostamento verso sud, operazione che metterebbe seriamente in pericolo la vostra vita". In un messaggio su X, il portavoce in lingua araba delle Idf, Avichay Adraee, ha spiegato che, "a causa delle attività di Hezbollah e del trasferimento di terroristi nel sud del Libano sotto la copertura della popolazione civile, le Forze di difesa israeliane sono costrette a condurre attacchi estesi e mirati" contro il movimento sciita filo-iraniano. "Pertanto, al fine di impedire l'arrivo di rinforzi e armamenti, le Forze di difesa hanno intenzione di attaccare il ponte di Dlafy", ha sottolineato Adraee.
"Sono passati ormai 24 giorni da quando l'Iran è senza accesso a Internet. Questo blackout, che dura da oltre 552 ore, è tra i più lunghi mai registrati in un Paese", ha dichiarato oggi NetBlocks, un'organizzazione che monitora e segnala interruzioni di Internet e censure online in tutto il mondo, in un messaggio pubblicato sul social network Mastodon. "La popolazione non ha ancora accesso a Internet, mentre le autorità mantengono una 'lista bianca' selettiva di coloro a cui è consentito l'accesso", ha aggiunto.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, è atterrato ad Ankara, dove tra poco avrà un primo incontro con il ministro dell'Industria e della Tecnologia turco, Mehmet Fatih Kacir. Si tratta del terzo confronto tra i due ministri in poco più di un anno, a conferma della continuità e della crescente intensità del dialogo industriale tra Italia e Turchia. In serata, presso l'ambasciata d'Italia ad Ankara, Urso incontrerà i rappresentanti della comunità imprenditoriale italo-turca, per un confronto che sarà dedicato alle prospettive di cooperazione e agli impatti del contesto geopolitico, con particolare riferimento alla crisi iraniana e alle sue conseguenze sui prezzi dell'energia, sugli scambi commerciali e sulle catene del valore.
Le Forze di difesa israeliane (Idf) "stanno attualmente conducendo attacchi su obiettivi del regime terrorista iraniano nel cuore di Teheran", la capitale della Repubblica islamica. Lo hanno riferito le stesse Idf in una nota su Telegram.
Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi hanno avuto un colloquio telefonico, "su iniziativa iraniana". Lo riferisce in una nota il ministero degli Esteri russo. Durante il colloquio "è stata discussa la situazione nella regione del Golfo Persico". Lavrov "ha sottolineato l'assoluta inaccettabilità degli attacchi statunitensi e israeliani contro le infrastrutture nucleari iraniane, inclusa la centrale nucleare di Bushehr, che creano rischi inammissibili per la sicurezza del personale russo e comportano conseguenze ambientali catastrofiche per tutti i Paesi della regione senza eccezioni", si legge. È stata quindi "espressa una preoccupazione reciproca per la pericolosa estensione del conflitto, provocato da Washington e Tel Aviv, alla regione del Mar Caspio".
L'agenzia di stampa iraniana Fars, citando una fonte, afferma che non ci sarebbero comunicazioni dirette o indirette con gli Stati Uniti dopo che Donald Trump ha parlato di negoziati "molto positivi". Fars, ripresa da Reuters on line, ha anche affermato che Trump ha fatto marcia indietro sull'idea di colpire le centrali elettriche iraniane dopo che l'Iran aveva minacciato di colpire a sua volta le centrali elettriche in tutto il Medio Oriente.
Dalla televisione di Stato iraniana è arrivata la prima reazione di Teheran alla decisione del presidente statunitense Donald Trump di mettere in stand-by per cinque giorni gli attacchi verso l'Iran. La tv, in risposta alla notizia, ha mostrato una scritta sullo schermo che recita: "Il presidente degli Stati Uniti fa marcia indietro dopo il fermo avvertimento dell'Iran".
Il prezzo del petrolio è in discesa con gli Stati Uniti che rinviano gli attacchi all'Iran dopo i colloqui definiti "molto buoni". Il wti scivola a 90 dollari (-8,7%) dopo che in mattinata ha toccato un massimo a 100,68 dollari. Anche il Brent ha messo la retromarcia portandosi a 104,5 dollari (-7%) dagli iniziali 113,7 dollari al barile.
È una svolta rapida e positiva quella che hanno preso le Borse europee dopo l'annuncio di Donald Trump che ha sospeso per cinque giorni gli attacchi all'Iran dopo "colloqui positivi". Francoforte avanza dell'1,5%, Parigi segna +1,19%, Madrid +1,22% e Milano gira a 2,45% con il Ftse Mib a 43.675 punti. Lo spread che ha raggiunto un massimo di 104 punti è scivolato a 84 punti base con il rendimento decennale italiano che scende al 3,8%.
Gli Stati Uniti rinviano gli attacchi all'Iran dopo colloqui "molto buoni e produttivi degli ultimi due giorni". Lo ha affermato il presidente americano, Donald Trump, su Truth. Lo stop dovrebbe durare cinque giorni.
La più grande portaerei al mondo ad aver partecipato alle operazioni belliche in Medio Oriente, la Uss Gerald R. Ford, è rientrata in una base navale a Creta, secondo quanto riferito da un fotografo dell'Afp. La nave, che a febbraio aveva fatto rifornimento di cibo, carburante e munizioni a Souda Bay, aveva segnalato un incendio nella lavanderia di bordo il 12 marzo scorso. Nel rogo erano rimasti feriti due membri dell'equipaggio. La portaerei aveva attraversato il canele di Suez sabato scorso. Nella base di Souda Bay è prevista una sosta durante la quale verranno riparati i danni causati dalle fiamme.
Il Dipartimento di Stato americano ha emesso un "avviso a livello mondiale" rivolto ai cittadini statunitensi residenti fuori dagli Stati Uniti - specialmente a coloro che si trovano in Medio Oriente - per invitarli ad adottare misure precauzionali nel contesto della guerra in corso con l'Iran. "I gruppi che sostengono l'Iran potrebbero prendere di mira altri interessi statunitensi all'estero o luoghi associati agli Stati Uniti e/o a cittadini americani in tutto il mondo".
"I cittadini statunitensi all'estero devono seguire le indicazioni contenute negli avvisi di sicurezza emessi dalla più vicina ambasciata o consolato degli Stati Uniti - si legge nella nota pubblicata sul sito del Dipartimento di Stato -. Le chiusure periodiche dello spazio aereo potrebbero causare disagi ai viaggi. Le sedi diplomatiche statunitensi, anche al di fuori del Medio Oriente, sono state prese di mira". Il Dipartimento invita gli americani all'estero a registrarsi per ricevere gli ultimi avvisi di sicurezza e a seguire il canale del Dipartimento sugli avvisi di sicurezza.
Funzionari della sicurezza americani e israeliani hanno riferito al Washington Post che il nuovo leader Mojtaba Khamenei è "ferito, isolato e non risponde ai messaggi che gli vengono trasmessi". Secondo alcuni funzionari israeliani, il corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica e alcuni religiosi hanno rafforzato il loro controllo sull'Iran. Il sito di notizie Axios ha riportato sabato che la Cia statunitense, il Mossad israeliano e altri servizi di intelligence stanno lavorando per rintracciare Khamenei, che resta irreperibile da quando è stato eletto nuovo leader supremo dopo l'assassinio del padre.
In base agli ultimi dati rilevati dall'Osservatorio sui prezzi dei carburanti del ministero delle Imprese e del Made in Italy, oggi il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,722 euro al litro per la benzina a 1,985 euro al litro per il gasolio. Lo ha reso noto il Mimit. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,788 euro al litro per la benzina e 2,055 euro al litro per il gasolio.
"Alla durezza di questo tempo di guerra, che ci coinvolge tutti, si aggiunge oggi anche quella di non poter celebrare degnamente e insieme la Pasqua. È una ferita che si aggiunge a tante altre inferte dal conflitto. Ma non dobbiamo lasciarci scoraggiare. Se non possiamo riunirci come vorremmo, non rinunciamo alla preghiera". Lo afferma il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, in merito alle modifiche alle funzioni di Pasqua in Terra Santa. Dal porporato arriva l'invito alla preghiera e l'iniziativa di un rosario per la pace il prossimo 28 marzo: "Desideriamo la pace, innanzitutto per i nostri cuori turbati. Solo la preghiera può donarla. Vi invito pertanto a unirvi in preghiera sabato prossimo, 28 marzo, recitando il rosario per implorare il dono della pace e della serenità, specialmente per quanti soffrono a causa del conflitto. Lo faremo con cuore umile, certi che la nostra preghiera, anche se fisicamente distanti, è capace di attingere alla forza dell'amore di Dio, che ci unisce in spirito di speranza e di fiducia".
L'emittente Al-Ahd ha indicato che un caccia statunitense è precipitato in Kuwait. Il velivolo sarebbe stato colpito e successivamente sarebbe precipitato.
Apertura negativa per tutte le principali Borse europee in scia alle tensioni che restano alte in Medio Oriente con i loro effetti sui mercati energetici. Francoforte cede il 2%, Londra l'1,46%, Parigi l'1,45%. In forte calo Madrid che cede l'1,8%, giù anche Amsterdam (-1,23%) e Zurigo (-1,62%).
Il Consiglio di Difesa dell'Iran ha minacciato di dispiegare mine navali in tutto il Golfo Persico nel caso in cui si verifichi un'invasione di terra. La dichiarazione arriva mentre a Teheran cresce la preoccupazione per il possibile arrivo dei Marines statunitensi nella regione. "Qualsiasi tentativo da parte del nemico di colpire le coste o le isole dell'Iran porterà, naturalmente e in conformità con la prassi militare consolidata, al dispiegamento di mine in tutte le rotte di accesso nel Golfo Persico e lungo le coste", ha dichiarato il Consiglio.
È un avvio di settimana di tensione quello delle Borse di Asia e Pacifico che si trovano ancora una volta sotto pressione per i timori di un'ulteriore escalation del conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran. L'ultimatum lanciata da Donald Trump a Teheran ha innescato una fuga generalizzata dagli asset rischiosi. Tokyo lascia il 3,48% e Seul il 6,5% con Giappone e Corea che, insieme all'India, sono considerati i Paesi più vulnerabili alle interruzioni delle forniture energetiche globali. Pesantissime anche Hong Kong (-4,16%), Shanghai (-3,6%) e Shenzhen (-4,19%). L'Europa è prevista in rosso, così come anche i future su Wall Street.
L'Iran ha attaccato con missili e droni la base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita e la base della quinta flotta degli Stati Uniti in Bahrein, secondo un portavoce del quartier generale Khatam al Anbiya dei Guardiani della rivoluzione. Teheran ha affermato che presso la base Prince Sultan sarebbero stati schierati velivoli da ricognizione statunitensi e ha definito il sito un nodo chiave per il dispiegamento e le operazioni militari degli Stati Uniti. Separatamente, l'agenzia di stampa Al Masirah, vicina ai ribelli Houthi dello Yemen sostenuti dall'Iran, ha riferito che il gruppo avrebbe preso di mira con droni d'attacco Arash-2 un centro di Israel Aerospace Industries nei pressi della base aerea di Ben Gurion.
Il comando centrale degli Stati Uniti, Centcom, responsabile delle operazioni militari in Medio Oriente, ha riferito che le forze Usa hanno colpito un impianto di produzione di turbine nella provincia iraniana di Qom, ritenuto collegato allo sviluppo di droni e componenti aeronautici destinati ai Guardiani della Rivoluzione. Secondo quanto riferito dal comando in un messaggio diffuso sui social media, il sito produceva motori a turbina per droni d'attacco e parti per velivoli utilizzati dal corpo militare iraniano. Centcom ha diffuso immagini del sito prima e dopo l'attacco.
Le Idf, le forze di difesa israeliane, hanno affermato di aver lanciato un'ondata di attacchi aerei "su vasta scala" a Teheran, prendendo di mira le infrastrutture del "regime del terrore" iraniano. La notizia è stata riportata dal Times of Israel. In precedenza, avevano aggiunto che diversi organi di sicurezza in Iran erano stati presi di mira tra cui una base militare utilizzata per l'addestramento dei soldati e lo stoccaggio di sistemi missilistici destinati a colpire aerei, un impianto di produzione e stoccaggio di armi del ministero della Difesa, un sito di produzione di armi dell'aeronautica militare delle Guardie Rivoluzionarie, il quartier generale del ministero dell'Intelligence iraniano e il quartier generale di emergenza delle Forze di Sicurezza interna.
Il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica dell'Iran ha negato di aver minacciato attacchi contro impianti idrici di desalinizzazione nella regione del Golfo, e ha precisato che eventuali attacchi centrali elettriche da parte degli Stati Uniti o dei loro alleati verrebbe contrastato con ritorsioni mirate contro infrastrutture energetiche. In una nota, i Guardiani della rivoluzione hanno affermato di aver deciso che, "in caso di attacco alle centrali elettriche", l'Iran prenderà di mira "le centrali del regime occupante e dei Paesi della regione che forniscono energia alle basi americane", oltre a infrastrutture economiche e industriali legate agli Stati Uniti. "Se colpite l'elettricità, colpiremo l'elettricità'", si legge nel comunicato, che presenta la posizione iraniana come una misura di deterrenza volta a rispondere "allo stesso livello" a eventuali minacce. Washington "non conosce le nostre capacita' e le vedrà sul campo", prosegue la nota, che ribadisce la determinazione dei Guardiani della rivoluzione a reagire a qualsiasi attacco contro la Repubblica islamica.
Il ministero della Difesa saudita ha dichiarato di aver rilevato due missili balistici in arrivo nel proprio territorio. "Due missili balistici sono stati lanciati verso la regione di Riad, uno dei quali è stato intercettato e l'altro è caduto in una zona disabitata", ha scritto il dicastero dell'Arabia Saudita sui social media.
Il ministro degli Esteri dell'Iran, Abbas Araghchi, ha detto che Teheran non intende negoziare una sospensione delle ostilità, ma una fine duratura del conflitto con Stati Uniti e Israele, e che la Repubblica islamica è pronta a facilitare il passaggio delle navi giapponesi nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il trasporto energetico globale. "Non abbiamo chiuso lo stretto, è aperto", ha affermato Araghchi in un'intervista telefonica all'agenzia di stampa giapponese Kyodo. Il ministro ha precisato che l'Iran ha imposto restrizioni solo alle imbarcazioni dei Paesi coinvolti negli attacchi contro la Repubblica islamica e che è disposto a garantire un transito sicuro ad altri Stati, tra cui il Giappone.
L'esercito israeliano ha annunciato di aver lanciato "un'ampia ondata di attacchi" contro Teheran, dove le agenzie di stampa iraniane hanno segnalato diverse esplosioni.
Il primo ministro britannico, Keir Starmer, e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si sono sentiti telefonicamente nella serata di domenica 22 marzo. Un portavoce di Downing Street ha dichiarato: "I due leader hanno discusso della situazione attuale in Medio Oriente e, in particolare, della necessità di riaprire lo Stretto di Hormuz per riprendere il traffico marittimo globale. Hanno concordato che la riapertura dello Stretto di Hormuz è essenziale per garantire la stabilità del mercato energetico globale. Hanno concordato di risentirsi presto".
