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Trump: "Sto vincendo alla grande" | E poi attacca la stampa

La ripresa del dialogo di pace a Islamabad resta incerta. Dal Pakistan: "Iran disposto a partecipare"

20 Apr 2026 - 21:47
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Entrati nell'ottava settimana di guerra in Iran, gli Stati Uniti diffondono il video del sequestro della nave cargo iraniana che stava tentando di forzare il blocco nel Golfo dell'Oman e il Comando Centrale assicura: "L'imbarcazione resta sotto il nostro controllo". Dall'altra parte le forze armate di Teheran promettono di "rispondere presto" al sequestro. Intanto, il prezzo del petrolio torna a correre sui mercati: il Brent durante la giornata tocca i 96,94 dollari al barile. L'Italia si dice pronta a inviare due navi nello Stretto di Hormuz, in particolare il ministro della Difesa Guido Crosetto sottolinea che l'Italia vuole contribuire alla missione internazionale per mettere in sicurezza lo Stretto e "spera nel via libera dell'Onu", con una sottolineatura importante: "Per inviare le navi occorre la fine delle ostilità, perché nessuno vuole entrare in una guerra". Intanto, JD Vance dovrebbe partire per il Pakistan martedì mattina: lo riporta Cnn citando alcune fonti, secondo le quali i negoziati sono in programma per mercoledì. Mentre un alto funzionario iraniano ha riferito a Reuters che Teheran sta valutando positivamente la sua partecipazione a potenziali colloqui di pace con gli Stati Uniti, ma che non è stata ancora presa alcuna decisione definitiva. A proposito delle trattative, Donald Trump ha detto al New York Post: "I colloqui dovrebbero avere luogo. Presumo che a questo punto nessuno stia facendo giochetti". Il presidente Usa ha poi affermato su Truth: "Sto vincendo una guerra, e alla grande, le cose stanno andando benissimo, le nostre Forze Armate sono state straordinarie", attaccando le "fake news" per la loro copertura del conflitto.


"Trump, con l'imposizione del blocco e la violazione del cessate il fuoco, vuole trasformare, a suo avviso, questo tavolo di negoziato in un tavolo di resa o giustificare una nuova ondata di provocazioni belliche. Non accettiamo negoziati all'ombra della minaccia e nelle ultime due settimane ci siamo preparati per rivelare nuove carte sul campo di battaglia". Lo scrive su X il presidente del parlamento iraniano e negoziatore, Mohammad-Bagher Ghalibaf.


Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha detto al suo omologo pachistano Ishaq Dar che le "continue violazioni del cessate il fuoco" da parte degli Stati Uniti rappresentano un grave ostacolo alla prosecuzione del processo diplomatico, secondo quanto riportato in un comunicato del ministero degli Esteri iraniano citato da Reuters sul suo sito. Araghchi ha inoltre affermato, durante una telefonata con Dar, che l'Iran, valutando tutti gli aspetti della questione, deciderà come procedere.


Con l'Iran "è una delle guerre più importanti. Ho detto al Papa che non si può permettere all'Iran di avere un'arma nucleare perché la userebbero e milioni di persone morirebbero, inclusi italiani e cattolici nel mondo". Lo ha detto Donald Trump al New York Post, spiegando di avere due domande per il Pontefice: "Perché ritiene accettabile che l'Iran possieda un'arma nucleare e uccida 42mila manifestanti?", ha chiesto il presidente americano.


Le incertezze da parte iraniana legate ai negoziati con gli Usa sono frutto anche delle divisioni interne a Teheran, in particolare tra il presidente del Parlamento Mohammad-Bagher Ghalibaf e il comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc), il generale Ahmad Vahidi. L'apertura del fuoco da parte delle guardie rivoluzionarie islamiche contro le petroliere che cercavano di attraversar lo stretto di Hormuz, poche ore dopo che il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva dichiarato lo stretto aperto, è stato interpretato da funzionari statunitensi come la prova di una spaccatura Ghalibaf e Vahidi. "Pensavamo che stessero negoziando con le persone giuste, che avessero raggiunto un accordo su ciò che potevano annunciare", ha dichiarato un alto funzionario dell'amministrazione. "Ma quello che è successo è che la delegazione iraniana è tornata indietro e l'Irgc e quel genere di persone hanno detto 'oh, no, no. Voi non parlate a nome nostro'". "Ora c'è una vera spaccatura tra queste fazioni e non siamo sicuri di chi la spunterà. Speriamo che la squadra con cui abbiamo negoziato vinca", ha concluso il funzionario. Un secondo funzionario statunitense ha dichiarato ad Axios: "Non sappiamo chi sia al comando e nemmeno loro lo sanno. La questione dovrà essere chiarita".


"Sto vincendo una guerra, e di gran lunga, le cose vanno benissimo, il nostro esercito è stato fantastico e, se leggeste le notizie false, come il fallimentare New York Times, l'assolutamente orrendo e disgustoso Wall Street Journal, o il quasi defunto, fortunatamente, Washington Post, pensereste davvero che stiamo perdendo la guerra. Il nemico è confuso, perché riceve questi stessi "resoconti" dai media, eppure si rende conto che la sua Marina è stata completamente annientata, la sua Aeronautica è finita su piste di atterraggio buie, non ha equipaggiamento antimissile o antiaereo, i suoi ex leader sono per lo più spariti (questo è stato, oltre a tutto il resto, un cambio di regime!), e forse, cosa più importante di tutte, il blocco, che non toglieremo finché non ci sarà un "accordo", sta letteralmente distruggendo l'Iran. Stanno perdendo 500 milioni di dollari al giorno, una cifra insostenibile, anche nel breve periodo. I media anti-americani delle notizie false tifano per la vittoria dell'Iran, ma non succederà, perché sono io al comando! Proprio come queste persone anti-patriottiche hanno usato ogni goccia della loro limitata forza per combattermi alle elezioni, continuano a farlo con l'Iran. Il risultato sarà lo stesso: lo è già!". Lo scrive il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sul social di sua proprietà Truth. 


"L'accordo che stiamo stringendo con l'Iran sarà molto migliore del Jcpoa, comunemente noto come 'Accordo sul nucleare iraniano', redatto da Barack Hussein Obama e da Sleepy Joe Biden, uno dei peggiori accordi mai conclusi in materia di sicurezza del nostro Paese": lo ha scritto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sul suo profilo di Truth Social. Trump ha anche fatto riferimento allo scongelamento di beni iraniani e ai trasferimenti finanziari passati, suggerendo che qualsiasi accordo sotto la sua Amministrazione sarebbe diverso per struttura e risultati; secondo la Cnn l'Amministrazione Trump sta valutando lo "scongelamento" di 20 miliardi di dollari di beni iraniani, una cifra di gran lunga superiore a quella approvata da Obama nell'ambito dell'accordo del 2015. "Era una strada sicura verso un'arma nucleare, cosa che non accadrà, e non può accadere, con l'accordo su cui stiamo lavorando. Inoltre, centinaia di miliardi di dollari sono stati versati all'Iran. Se non avessi annullato quell'accordo, le armi nucleari sarebbero state usate contro Israele e in tutto il Medio Oriente, comprese le nostre preziose basi militari statunitensi", ha concluso.


"Non sono sotto pressione per fare un accordo" con l'Iran anche se "accadrà in tempi relativamente brevi". Lo afferma Donald Trump attaccando i democratici "traditori" che "stanno facendo il possibile per indebolire la nostra forte posizione nei confronti dell'Iran".


La tv libanese al Manar, gestita da Hezbollah, denuncia numerose violazioni della tregua da parte di Israele, "che ha compiuto diversi raid aerei" bombardando località nel sud del Libano "anche a colpi di artiglieria". Mentre i droni avrebbero sorvolato Beirut e la valle della Bekaa. Sarebbero state bombardate anche le cittadine di Shamaa, Qusayr, Deir Siryan, affermano i corrispondenti dell'emittente.


"Il rispetto degli impegni è la logica che giustifica qualsiasi tipo di dialogo. Oltre alla profonda e storica diffidenza dell'Iran nei confronti del comportamento e dell'operato del governo statunitense, l'approccio non costruttivo e contraddittorio dei funzionari americani negli ultimi giorni lancia un messaggio amaro: cercano la resa dell'Iran. Il popolo iraniano non si piegherà alla coercizione". Lo ha affermato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, in un messaggio su X scritto in inglese e in persiano.


La delegazione iraniana prevede di andare a Islamabad martedì per avviare i colloqui con gli Stati Uniti. Lo riporta il New York Times citando due fonti iraniane, secondo le quali per Teheran sarà presente il presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf.


A Donald Trump piacerebbe prendere parte alle trattative con l'Iran di persona, ma non pensa che sia necessario. Rispondendo a chi gli chiedeva se i combattimenti riprenderanno subito in caso non ci fosse un'intesa, Trump ha detto: "Se non ci sarà l'accordo, me lo aspetto".


JD Vance partirà più tardi nel corso della giornata di oggi per riprendere le trattative con l'Iran in Pakistan, che inizieranno martedì. Lo ha detto Donald Trump all'agenzia Bloomberg, ribadendo che la scadenza del cessate il fuoco è mercoledì sera, ora di Washington. "Non ho intenzione di farmi mettere fretta nel concludere un accordo. Abbiamo tutto il tempo del mondo", ha messo in evidenza Trump.


Donald Trump ribadisce che non intende togliere il blocco Usa a Hormuz fino a quando non ci sarà un accordo. "Vogliono che lo apra. Vogliono disperatamente che lo apra, ma non lo farò fino a quando un accordo non sarà firmato", ha aggiunto il presidente.


Donald Trump ha detto all'agenzia Bloomberg che un'estensione del cessate il fuoco con l'Iran è "altamente improbabile" se non sarà firmato un accordo. Il cessate il fuoco scade mercoledì, ha messo in evidenza Trump.


JD Vance dovrebbe partire per il Pakistan martedì mattina. Lo riporta Cnn citando alcune fonti, secondo le quali i negoziati sono in programma per mercoledì. La Casa Bianca ha riferito a Cnn che non ci sono comunicazioni ufficiali sulla tempistica. "Ci aspettiamo che la delegazione si metta presto in viaggio, ma non è chiaro quando".


Un alto funzionario iraniano ha riferito a Reuters che Teheran sta valutando positivamente la sua partecipazione a potenziali colloqui di pace con gli Stati Uniti, ma che non è stata ancora presa alcuna decisione definitiva. Il funzionario iraniano ha affermato che il Pakistan, in veste di mediatore, sta compiendo sforzi positivi per porre fine al blocco statunitense e garantire la partecipazione dell'Iran ai colloqui.


C'è stato un colloquio telefonico tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il suo omologo pachistano Ishaq Dar. Lo hanno riportato le agenzie di stampa della Repubblica islamica, senza per il momento rivelarne i contenuti. La telefonata arriva comunque in un contesto di incertezza riguardo a un ciclo di negoziati tra Iran e Stati Uniti che dovrebbe svolgersi proprio nella capitale pachistana, Islamabad.


Gli iraniani "dovrebbero esserci" a Islamabad, "avevamo concordato di esserci, anche se loro dicono di no. E vedremo se ci saranno o meno. Se non ci saranno, va bene lo stesso". Lo ha detto Donald Trump in un'intervista a Pbs.


Se il cessate il fuoco dovesse scadere martedì "allora inizieranno a esplodere molte bombe". Lo ha detto Donald Trump a Pbs rispondendo a chi gli chiedeva cosa succederà se scadrà il cessate il fuoco.


Gli impatti economici del conflitto in Medio Oriente, con riferimento a mercati agricoli, catene del valore e fertilizzanti, sono stati tra i temi della riunione dei ministri delle Finanze e dei governatori delle Banche centrali del G20, a margine dei lavori di Fmi/Banca mondiale. In una nota diffusa oggi, il Tesoro Usa, alla presidenza del gruppo nel 2026, ha riferito che nell'incontro del 16 aprile molti partecipanti hanno sottolineato l'importanza di tutelare la supply chain "di cibo e fertilizzanti, in particolare ai Paesi a basso reddito e vulnerabili, astenendosi dall'imporre divieti o restrizioni all'export di fertilizzanti".


"I colloqui dovrebbero avere luogo. Presumo che a questo punto nessuno stia facendo giochetti". Lo ha detto Donald Trump al New York Post in merito alle trattative fra Iran e Stati Uniti. JD Vance, Steve Witkoff e Jared Kushner "stanno andando, arriveranno nella serata di Islamabad", ha aggiunto Trump, ribadendo la sua disponibilità a incontrare la leadership iraniana qualora si presentasse l'opportunità. "Non ho alcun problema a incontrarli", ha detto.


"Il blocco è molto potente, molto forte. Perdono 500 milioni di dollari al giorno finché il blocco è in vigore. Lo controlliamo noi, non lo controllano loro": così Donald Trump a The Hill riferendosi al blocco marittimo americano sulle navi iraniane. Il tycoon ha smentito la notizia, pubblicata da Reuters citando una fonte pachistana, secondo la quale il presidente Usa starebbe valutando il consiglio del capo dell'esercito pakistano, Asim Munir, sul fatto che il blocco americano dei porti iraniani rappresenta un ostacolo per i negoziati. "Non mi ha detto nulla", ha dichiarato il presidente.


La delegazione americana guidata da JD Vance è in rotta verso il Pakistan e dovrebbe atterrare fra qualche ora. Lo ha detto Donald Trump al New York Post.


In un'intervista all'Afp, il deputato di Hezbollah Hassan Fadlallah ha assicurato che il movimento sciita libanese "abbatterà la linea gialla attraverso la resistenza". "Qualsiasi zona cuscinetto o linea difensiva istituita dall'esercito israeliano sarà abbattuta", ha affermato Fadlallah, precisando che "nessuno in Libano sarà in grado di disarmare la resistenza". In merito al nuovo round di negoziati diretti con Israele, previsti per giovedì, il parlamentare di Hezbollah ha invitato il presidente libanese Joseph Aoun a "rinunciare a nuovi colloqui con Tel Aviv".


L'Iran ha riaperto i due principali aeroporti civili di Teheran, gli scali Imam Khomeini e Mehrabad: lo ha dichiarato in un comunicato citato dall'Isna l'autorità aeronautica del Paese, dopo le chiusure causate dalla guerra con gli Stati Uniti e Israele. La nota aggiunge che, "a partire da sabato", saranno possibili voli passeggeri da 10 aeroporti in tutto l'Iran. 


Il secondo incontro tra l'ambasciatore israeliano e l'ambasciatore libanese dovrebbe tenersi a Washington, negli Stati Uniti, giovedì. Lo riporta Ynet.


L'Iraq si appresta a riprendere le esportazioni di petrolio da Kirkuk entro pochi giorni attraverso l'oleodotto che culmina al porto turco di Ceyhan. Lo riferisce l'agenzia di stampa irachena Shafaq, citando una fonte della societa' statale North Oil Company secondo cui i team tecnici hanno completato il collegamento di tutte le stazioni di pompaggio secondarie connesse agli impianti K1 e AT1. Mentre il primo è uno dei principali snodi strategici della rete petrolifera del nord dell'Iraq, il secondo supporta le operazioni di pompaggio e migliora la flessibilità del sistema. La fonte ha spiegato che i tecnici sono pronti per la fase di prova e preparati ad affrontare qualsiasi problematica durante le operazioni iniziali. 


Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha criticato il suo segretario all'Energia, Chris Wright, che ieri, in un'intervista alla Cnn, aveva dichiarato che il prezzo della benzina potrebbe non scendere sotto i tre dollari al gallone prima del 2027. "No, penso che si sbagli. Completamente", ha detto Trump in una breve intervista telefonica con "The Hill". Alla domanda su quando i prezzi scenderanno, il presidente ha risposto: "Non appena questo finirà", riferendosi al conflitto con l'Iran. Wright aveva affermato che un simile calo del prezzo della benzina "potrebbe non avvenire fino all'anno prossimo", pur precisando che i prezzi hanno probabilmente raggiunto il picco e inizieranno a scendere, in particolare con una risoluzione del conflitto. Le dichiarazioni di Wright rappresentano un netto cambio di posizione rispetto a quanto detto dallo stesso segretario il 8 marzo scorso, quando aveva assicurato che nel "caso peggiore" si trattava di "una questione di settimane, non di mesi". Anche Trump ha mostrato posizioni oscillanti sull'argomento: il 12 aprile aveva risposto "spero di si'" a chi gli chiedeva se i prezzi del petrolio sarebbero scesi prima delle elezioni di meta' mandato, mentre due giorni dopo aveva assicurato che la benzina sarebbe scesa "molto presto e di molto". 


A due giorni dalla scadenza del cessate il fuoco con l'Iran e con l'incertezza che circonda la ripresa dei colloqui tra Teheran e gli Usa in Pakistan, Donald Trump trascorrerà un lunedì defilato, alla Casa Bianca. Il presidente predilige comunicare sul suo social media Truth quindi il fatto che non abbia, per il momento, nessun evento con i media non cambia molto. Tuttavia, di solito il tycoon si concede anche alle domande dei giornalisti. L'unica occasione nella sua agenda di oggi potrebbe essere la firma di ordine esecutivi, alle 15 ora locale (le 21 in Italia), che per ora è chiusa alla stampa.


La Presidenza di Cipro ha convocato per domani una videoconferenza informale dei Ministri dei Trasporti in risposta all'evolversi della situazione in Medio Oriente e al suo impatto diretto sui mercati energetici e sul settore dei trasporti europeo. "Sebbene le conseguenze complete rimangano incerte, è chiaro che le interruzioni alle infrastrutture energetiche, allo spazio aereo e alla logistica globale avranno effetti duraturi, anche se la situazione dovesse stabilizzarsi - afferma un funzionario della presidenza cipriota -. Per questo motivo, fin dall'inizio, la Presidenza ha posto la resilienza energetica e dei trasporti in cima all'agenda, con iniziative mirate incentrate su tre priorità: un forte coordinamento a livello Ue, la riduzione della dipendenza esterna dai combustibili fossili e l'attuazione di misure concrete e attuabili". "Lo scambio di opinioni precede la presentazione del prossimo pacchetto di strumenti della Commissione e contribuirà a definire proposte rapide e pratiche, che confluiranno nelle discussioni dei leader previste per la fine di questa settimana. L'attenzione sarà focalizzata sulla garanzia dell'approvvigionamento di carburante, sulla preservazione della connettività in tutte le modalità di trasporto e sull'evitare risposte nazionali frammentate o scoordinate", precisa il funzionario. "Sebbene l'Ue non stia affrontando carenze di carburante, l'aumento dei prezzi, che incide in particolare sul settore dell'aviazione, continua a esercitare pressione sul comparto. Le misure già adottate dagli Stati membri sottolineano la necessità di un approccio coordinato, proporzionato e compatibile con il mercato unico dell'Ue", conclude.


I Paesi Bassi si preparano a varare un pacchetto da quasi un miliardo di euro per sostenere famiglie e imprese di fronte all'impennata dei prezzi dell'energia. Il governo guidato da Rob Jetten ha disposto l'aumento dell'indennità di viaggio per gli spostamenti casa-lavoro, che salirà di due centesimi al chilometro, fino a 0,25 euro. Previsti inoltre il dimezzamento della tassa di circolazione per i veicoli con targa grigia - spesso utilizzati da piccoli imprenditori per le consegne - e l'azzeramento del bollo per i camion. Sul piano sociale, vengono stanziati 195 milioni aggiuntivi a favore delle famiglie più vulnerabili attraverso il Fondo d'emergenza energetica. Altri 180 milioni rafforzeranno il Fondo per il riscaldamento, destinato a finanziare interventi di isolamento termico e di efficientamento energetico. Sostegni mirati sono previsti anche per i settori produttivi: 25 milioni di euro ciascuno andranno alla pesca e all'agricoltura, con l'obiettivo di ridurre la dipendenza da combustibili fossili e fertilizzanti. Il pacchetto include anche una revisione di alcune agevolazioni fiscali: sarà abolito il credito d'imposta per le nuove imprese e ridimensionato il regime per gli investimenti su piccola scala. È inoltre allo studio un incentivo per favorire la transizione delle famiglie a reddito medio-basso verso la mobilità elettrica. Per finanziare parte degli interventi, il governo prevede un aumento contenuto delle accise sugli alcolici a partire dal prossimo anno, in linea con l'adeguamento all'inflazione. Il Parlamento esaminerà mercoledì i piani del governo, che dovrebbero ottenere il via libera della maggioranza.


Il ministro dell'Interno del Pakistan, Mohsin Naqvi, ha aggiornato oggi l'ambasciatore dell'Iran, Reza Amiri Moghaddam, sui preparativi per i prossimi colloqui di pace di Islamabad, durante un incontro tenutosi nella capitale. Il ministero riferisce che entrambi hanno sottolineato la necessità di una soluzione sostenibile attraverso i canali diplomatici per ridurre le tensioni regionali. L'incontro è avvenuto poche ore dopo che Naqvi aveva informato l'incaricata d'affari Usa Natalie Baker presso l'Ambasciata degli Stati Uniti sui preparativi per i colloqui. Naqvi faceva parte di una delegazione guidata dal capo dell'esercito, il feldmaresciallo Asim Munir, che la scorsa settimana si è recata a Teheran per portare avanti il processo di pace. Secondo quanto riportato, l'ambasciatore iraniano ha apprezzato il ruolo positivo e costruttivo del Pakistan nell'allentamento delle tensioni.


L'Iran tenterà di porre fine alla guerra con "integrità, saggezza e convenienza", preservando allo stesso tempo la dignità nazionale. Lo ha detto il presidente, Masoud Pezeshkian, citato dall'agenzia di stampa Irna. "Oggi ci stiamo sforzando di gestire queste difficili circostanze con prudenza, saggezza e preservando l'onore nazionale, in modo da poterci successivamente concentrare sulla ricostruzione e sulla risoluzione dei problemi attraverso una pianificazione precisa", ha dichiarato Pezeshkian, durante una visita a una sede dei vigili del fuoco, ai quali ha espresso gratitudine per le operazioni di assistenza e soccorso svolte durante la guerra. Riferendosi alle conseguenze economiche e sociali della guerra, Pezeshkian ha dichiarato: "E' naturale che dopo la conclusione delle ostilità, il Paese affronterà sfide nella ricostruzione, nella garanzia di risorse finanziarie e nel controllo del mercato. Queste sono realtà che richiedono una gestione meticolosa e la cooperazione dei cittadini", ha detto.


Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha visitato il ministero del Turismo e del patrimonio culturale e ha esortato a documentare in maniera rapida e dettagliata i danni della guerra ai siti storici del Paese. Lo riferisce l'agenzia di stampa iraniana Irna. Durante la visita, il presidente ha ricevuto un rapporto dettagliato che descrive l'entità dei danni inflitti ai siti storici e culturali del Paese a seguito degli attacchi di Stati Uniti e Israele. Sottolineando l'importanza di proteggere l'identità storica e culturale del Paese, Pezeshkian ha esortato a una più rapida documentazione dei danni, l'allocazione di fondi di emergenza e l'utilizzo di risorse sia nazionali che internazionali per il restauro di questi siti. Il presidente ha sottolineato il ruolo strategico del ministero nella salvaguardia dell'identità nazionale e nel rafforzamento della diplomazia culturale. Ha chiesto una maggiore coesione tra gli organi esecutivi, il coinvolgimento di esperti e una più rapida attuazione dei programmi di ricostruzione e sviluppo. Secondo l'ufficio locale dell'Unesco, dall'inizio della guerra (28 febbraio) in Iran sono stati colpiti circa 160 siti di valore storico, artistico e culturale.


L'Iran è disposto a partecipare al secondo round di colloqui con gli Stati Uniti. È quanto riferiscono due funzionari del Pakistan, secondo cui le autorità iraniane hanno espresso l'intenzione di inviare una delegazione per un secondo ciclo di colloqui a Islamabad questa settimana. I funzionari, che hanno parlato in forma anonima poiché non autorizzati a rilasciare dichiarazioni ai media, hanno affermato che vi è un cauto ottimismo sul fatto che le delegazioni sia dell'Iran che degli Stati Uniti possano recarsi a Islamabad. Le fonti hanno anche aggiunto che il Pakistan non renderà noti i dettagli sui piani di viaggio di entrambe le parti per motivi di sicurezza e hanno esortato i media a evitare speculazioni sulla tempistica dei colloqui, sottolineando che il processo rimane in evoluzione. 


L'Iran eseguirà "ogni azione necessaria" contro "l'esercito terrorista degli Stati Uniti, per assicurare la sicurezza delle famiglie e dei dipendenti sulle imbarcazioni attaccate". Lo ha dichiarato il portavoce del comando militare Khatam al Anbiya, Ebrahim Zolfaghari, accusando gli Usa di aver violato ulteriormente il cessate il fuoco compiendo azioni di "pirateria marittima". La dichiarazione arriva dopo l'annuncio di ieri del presidente Donald Trump che riferiva dell'attacco e del sequestro della nave iraniana Toska nel Mar dell'Oman da parte della Marina Usa. Riferendosi alla "aggressione" di militari statunitensi e al loro sbarco sulla nave, Zolfaghari ha dichiarato che le Forze armate iraniane erano pronte a intervenire "decisivamente contro l'aggressore", ma hanno ritardato l'operazione per non mettere a rischio la vita delle famiglie dell'equipaggio della nave. "Avvertiamo che le forze armate della Repubblica Islamica presto risponderanno e si vendicheranno contro questa pirateria armata da parte dell'esercito statunitense", ha sottolineato Zolfaghari. Secondo il Comando centrale statunitense (Centcom), l'imbarcazione - diretta al porto iraniano di Bandar Abbas - è stata intercettata dopo ripetuti avvertimenti nell'arco di sei ore per violazione del blocco. Il cacciatorpediniere Uss Spruance ha ordinato l'evacuazione della sala macchine e ha sparato alcuni colpi contro la nave, consentendo successivamente a un gruppo di fanti di marina di salire a bordo senza incontrare resistenza.


Teheran è in costante contatto con Russia e Cina riguardo al conflitto in corso. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, in un briefing con i giornalisti. "Siamo in costante contatto con Russia e Cina. Sarebbe vantaggioso per l'intera comunità internazionale se gli Stati Uniti e Israele fossero chiamati a rispondere del loro tradimento, che ha avuto enormi conseguenze", ha detto Baghaei. "E' possibile far si' che rispondano delle loro azioni sia nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sia all'interno dei Brics e dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco)", ha dichiarato il portavoce. 


La formazione del governo è un diritto del popolo iracheno "e i criminali contro l'umanità non devono interferire nei loro affari". Lo ha dichiarato il comandante della forza Quds del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica (Irgc, pasdaran), Sardar Qaani, riferendo di essersi recato a Baghdad per ringraziare le autorità religiose e politiche e il popolo dell'Iraq per il sostegno alla Repubblica islamica. "La formazione del governo è un loro diritto, l'Iraq è più grande di quanto altri, in particolare i criminali contro l'umanità, possano interferire nei loro affari", ha dichiarato Qaani. "La scelta del primo ministro si basa esclusivamente sulla decisione degli iracheni", ha ribadito.


Il presidente del Consiglio sovrano del Sudan, Abdel Fattah al Burhan, è arrivato a Gedda, in Arabia Saudita, dove ha in programma un incontro bilaterale con il principe ereditario Mohammed bin Salman, che lo ha accolto all'aeroporto internazionale della città. Lo riferisce l'emittente panaraba Al Arabiya


Il presidente del Libano, Joseph Aoun, ha ricevuto l'ambasciatore statunitense in Libano, Michael Issa, e i due hanno discusso della situazione nel Paese alla luce dei recenti sviluppi. Lo riferisce la presidenza libanese in un post su X, aggiungendo che i due hanno parlato anche dei contatti di Aoun con il presidente statunitense Donald Trump e il segretario di Stato Marco Rubio. Inoltre, i due hanno analizzato la situazione nel Paese dopo l'incontro che si è tenuto la scorsa settimana al dipartimento di Stato Usa, ed esaminato le modalità per mantenere il cessate il fuoco.


L'Ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad ha diramato un'allerta di livello 4 avvertendo i suoi funzionari che le milizie irachene filo-iraniane stanno "pianificando attacchi contro cittadini statunitensi e obiettivi in tutto l'Iraq". L'allerta di livello 4 è considerata grave, e le linee guida per i concittadini sono chiare: "Non recarsi in Iraq per nessun motivo. Se vi trovate lì, partite immediatamente". 


Il presidente cinese Xi Jinping ha avuto un colloquio telefonico con il principe ereditario dell'Arabia Saudita Mohammed bin Salman. Durante la telefonata il presidente cinese ha detto a bin Salman che "il normale traffico" attraverso lo Stretto di Hormuz "deve essere garantito" perché "è nell'interesse comune dei Paesi della regione e della comunità internazionale". Xi ha inoltre sottolineato nella telefonata con il principe saudita che la Cina "sostiene un cessate il fuoco immediato e completo".


Nonostante le dichiarazioni pubbliche di tono aggressivo, gli Stati Uniti e l’Iran hanno compiuto progressi verso un accordo dopo i colloqui del 12 aprile. Lo hanno riferito alcuni funzionari statunitensi al New York Times. L’arricchimento dell’uranio e lo Stretto di Hormuz rimangono punti controversi. Negli ultimi giorni, ha aggiunto Reuters, il capo dell'esercito pachistano ha continuato a parlare con il presidente americano Donald Trump insistendo sul fatto che il blocco navale statunitense sia "un ostacolo ai colloqui". Trump avrebbe detto che "avrebbe preso in considerazione il suo consiglio".


Nelle ultime ore una decina di imbarcazioni indiane avrebbero attraversato in sicurezza lo Stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato il governo di Nuova Delhi, specificando di essere continuamente in contatto con Teheran per garantire lo stesso trattamento ad altre imbarcazioni cargo indiane. 


L'Iran sta esaminando l'ultima proposta di pace inviata dagli Stati Uniti per il tramite del Pakistan. Lo ha confermato il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei. "La proposta degli Stati Uniti, che è stata trasmessa a Teheran durante la visita del comandante dell'esercito pakistano, è attualmente all'esame", ha detto citato dall'agenzia Isna. Baqaei non è voluto entrare nei particolari. "Non è possibile confermare le notizie riportate dai media riguardo ai dettagli", si è limitato a dire. "In nessuna fase dei negoziati, né in quelli attuali né in quelli precedenti, si è discusso del trasferimento delle scorte di uranio arricchito dell'Iran agli Stati Uniti o a qualsiasi altro Paese". Lo ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei, come riporta Iran International. "Così come il nostro suolo è sacro e importante per noi, anche l'uranio arricchito è importante per noi", ha aggiunto.


L'esercito israeliano (Idf) ha annunciato di aver colpito durante la notte una piattaforma di lancio "carica e pronta all'uso" a Qalaouiyah, nel distretto di Bint Jbeil, nel Libano meridionale, a nord della "zona cuscinetto" che intende istituire per prevenire una "minaccia immediata" contro gli insediamenti israeliani settentrionali.


Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha dichiarato che l'Iran non ha ancora deciso se partecipare al nuovo ciclo di colloqui con gli Stati Uniti.
"Fino a ora, non è previsto alcun incontro, poiché riteniamo che gli Stati Uniti non siano seriamente intenzionati a intraprendere un percorso diplomatico. Le autorità iraniane e il nostro team negoziale sono vigili sui complotti del nemico", ha dichiarato Baghaei, citato dall'agenzia Irna. "Non possiamo dimenticare la costosa esperienza che abbiamo avuto con gli Stati Uniti lo scorso anno, quando hanno attaccato l'Iran per due volte, tradendo al contempo gli impegni del dialogo. Tuttavia, gli Stati Uniti insistono nel ripetere il loro approccio irrazionale e irrealistico del passato. Ma questa volta l'Iran darà una risposta diversa", ha sottolineato Baghaei.


L'Iran ha condannato l'attacco a una nave iraniana nello stretto di Hormuz. "L'Iran condanna l'attacco Usa alla nave commerciale iraniana come atto di aggressione", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei. "Gli Stati Uniti hanno dimostrato una mancanza di serietà nel perseguire la diplomazia attraverso comportamenti contraddittori e ripetute violazioni del cessate il fuoco", ha aggiunto.


Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar ha definito "grave e vergognoso" il danneggiamento di un simbolo cristiano da parte di un soldato delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) nel sud del Libano, in un post pubblicato questa mattina su X. Le dichiarazioni di Sa'ar giungono dopo che l'Idf ha annunciato di aver avviato un'indagine su una foto diffusa sui social media che mostra un soldato israeliano apparentemente intento a colpire la testa di una statua di Gesù Cristo con un martello o un'ascia nel villaggio a maggioranza cristiana di Debel. "Questo gesto vergognoso è totalmente contrario ai nostri valori", ha affermato Sa'ar. "Israele è un Paese che rispetta le diverse religioni e i loro simboli sacri, e promuove la tolleranza e il rispetto reciproco tra le fedi. Ci scusiamo per questo incidente e con tutti i cristiani che si sono sentiti feriti", ha concluso Sa'ar.


Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, apre in un'intervista a Al Jazeera alla presenza iraniana ai colloqui a Islamabad ma a certe condizioni. L'Iran, afferma, ha deciso di proseguire i colloqui con gli Stati Uniti, ma ciò "non significa negoziare a qualsiasi costo" né accettare "qualsiasi approccio adottato dall'altra parte". L'Iran ha fissato delle linee rosse, e queste "devono essere rispettate", ha affermato. Alla domanda se l'Iran invierà una delegazione a Islamabad, Aziz ha risposto che dipende dal fatto che Teheran riceva o meno "segnali positivi".


Il presidente iraniano Pezeshkian tenta di allentare le tensioni dopo l'escalation del fine settimana tra Stati Uniti e Iran. "La guerra non è nell'interesse di nessuno e, pur resistendo alle minacce, ogni via razionale e diplomatica dovrebbe essere percorsa per ridurre le tensioni", ha affermato, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa statale Irna. Il presidente iraniano ha pero aggiunto che "la diffidenza verso il nemico e la vigilanza nelle interazioni sono una necessità innegabile".


La nuova Guida Suprema dell'Iran Mojtaba Khamenei ha riportato una lieve ferita alla gamba durante i raid aerei israelo-americani contro il suo complesso residenziale, secondo quanto riferito da un alto funzionario iraniano. Lo scrive Iran International. Azim Ebrahimpour ha dichiarato che Mojtaba Khamenei si trovava all'interno del complesso al momento dell'attacco ed è stato leggermente ferito dall'onda d'urto di un missile. Ha inoltre affermato che le notizie di altre ferite erano false e che le speculazioni sul suo stato di salute miravano a creare divisioni.


"Sono contento che ci arrivi anche l'opposizione. Mi auguro che ci sia l'egida dell'Onu, ma non mi formalizzerò se invece ci saranno 42 nazioni con un mandato e una forza multilaterale di pace. E non penso che, davanti a una missione internazionale, il Parlamento possa fare distinguo". Così il ministro della Difesa Guido Crosetto, in un'intervista al Corriere della Sera, parlando della missione per mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz. "L'Italia - ha sottolineato - che ha una delle migliori marine militari del mondo, potrebbe pensare ad assetti cacciamine. Da 20 giorni ho detto al capo della Difesa e della Marina di tenersi pronti con due navi. Ma per inviarle occorre la fine delle ostilità, perché nessuno vuole entrare in una guerra". Il ministro dice di non temere ritorsioni dagli Usa, dopo gli attacchi riservati a Trump dalla premier Meloni: "Qualcuno dei suoi collaboratori gli spiegherà la verità, quali sono le nostre regole d'ingaggio.Trump prenderà atto di aver dato un giudizio ingeneroso e affrettato sull'Italia" ha specificato Crosetto. Parlando del conflitto in Medio Oriente, poi, ha detto che, a suo parere, "se guardiamo lo scenario dal punto di vista nazionale, italiano o di qualsiasi altra nazione che sta subendo le conseguenze di questa guerra si è trattato di un grave errore". Parlando dell'Unifil, Crosetto ha ricordato di aver chiesto "più volte un cambio di passo e di regole con atti ufficiali, a maggiore protezione dei nostri militari". Ora, "Unifil è in ritardo per cambiare perché a dicembre finirà. E dovremo pensare come sostituirla. Perché un Libano che esplode è l'ennesimo problema per il mondo". In conclusione, tornando a parlare del rapporto con gli Usa, il ministro ha commentato così: "l'Italia è sempre stata disponibile alla cooperazione con gli Usa" e Sigonella "non ha pesato nulla: gli americani sono i primi a sapere quali siano le regole e a volerle rispettare".


In Iran è stata eseguita stamattina la condanna a morte su due persone accusate di far parte di una rete legata al Mossad, l'agenzia di spionaggio di Israele. Lo riporta l'agenzia di stampa iraniana Tasnim, legata ai Guardiani della rivoluzione, secondo cui i due sono stati condannati per avere ricevuto un addestramento specializzato, anche in materia di comunicazioni sicure, per aver coordinato l'individuazione di luoghi sensibili e per aver fabbricato proiettili esplosivi. Le due persone uccise, oltre a pianificare attacchi contro siti militari e pubblichi, avrebbero inviato video delle loro attività ai loro referenti in cambio di pagamenti in criptovaluta. Secondo quanto riporta Tasnim, "mentre era sotto sorveglianza da parte della sicurezza la rete ha ricevuto una nuova missione per attaccare due centri di servizio pubblico e militari a Teheran". Le condanne a morte sono state eseguite con impiccagione. L'agenzia di stampa iraniana Mizan, vicina alla magistratura iraniana, ha identificato gli uomini impiccati come Mohammad Masoum Shahi e Hamed Validi, accusati di aver appiccato il fuoco a degli edifici per conto dei servizi segreti israeliani Mossad. Un gruppo di opposizione iraniano in esilio aveva precedentemente rivendicato che i due uomini fossero propri membri e sostiene che le accuse a loro carico derivino da fatti avvenuti dopo che erano già stati arrestati. Il gruppo di opposizione Mujahedeen-e-Khalq (Mek) ha identificato Shahi come Nima Shahi. Il Mek ha affermato che gli uomini sono stati "sottoposti a interrogatori e torture" e condannati per un incidente avvenuto prima della loro detenzione. Questo porta a otto il numero totale dei membri del Mek uccisi per condanna a morte dall'inizio della guerra. Attivisti e gruppi per i diritti umani denunciano che l'Iran tiene regolarmente processi a porte chiuse in cui gli imputati non sono in grado di contestare le accuse a loro carico.


Le Forze di Difesa Israeliane hanno avvisato i civili libanesi di non tornare nei villaggi del Libano meridionale, nonostante la fragile tregua. "Durante l'accordo di cessate il fuoco, le Idf continuano a rimanere schierate nelle loro posizioni nel Libano meridionale a fronte della continua attività terroristica di Hezbollah", afferma il portavoce dell'esercito, il colonnello Avichay Adraee, in un post su X. Il militare ha elencato decine di villaggi in cui i civili non possono tornare. "Inoltre, non avvicinatevi alla zona del fiume Litani, a Wadi al-Salhani e a Saluki", aggiunge Adraee. Durante il cessate il fuoco, l'esercito ha affermato che continuerà a bonificare l'area attualmente sotto il suo controllo da infrastrutture, militanti e qualsiasi altra minaccia di Hezbollah. Inoltre, durante la notte, l'Idf afferma di avere attaccato un lanciarazzi "completamente armato e pronto al fuoco nella zona di Qalawiya, nel Libano meridionale, a nord della linea del fronte, per prevenire una minaccia diretta alle città israeliane settentrionali. Esso rappresentava una minaccia immediata per le forze Idf e per i cittadini israeliani ed è stato preso di mira per eliminare tale minaccia".


L'Iran ha lanciato droni contro alcune navi militari statunitensi in risposta alla cattura di una portacontainer di Teheran che stava cercando di forzare il blocco navale americano dello Stretto di Hormuz. Lo riferisce l'agenzia Tasnim, vicina ai pasdaran. Il dispaccio non contiene alcun dettaglio su obiettivi, portata dell'attacco ed eventuali danni inflitti.


Il petrolio continua la sua corsa questa mattina dopo il sequestro della nave iraniana nello stretto di Hormuz da parte degli americani. Il Brent avanza del 5,53% a 95,38 dollari al barile e il Wti guadagra il 6,19% a 89,04 dollari.


L'equipaggio della nave mercantile Touska, battente bandiera iraniana e intercettata domenica dalla Marina statunitense mentre tentava di rompere il blocco navale statunitense dei porti iraniani, ha ricevuto l'ordine di evacuare la sala macchine prima che il suo sistema di propulsione venisse danneggiato da diversi colpi di artiglieria, ha annunciato il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) su X. I Marines sono quindi saliti a bordo della nave, "che rimane sotto il controllo degli Stati Uniti", secondo la dichiarazione. Dall'inizio del blocco dei porti iraniani imposto dagli Stati Uniti il 13 aprile, "le forze statunitensi hanno respinto 25 navi mercantili o le hanno rimandate in un porto iraniano", ha dichiarato il Centcom.


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Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, afferma che le posizioni dell'Iran nei colloqui con gli Stati Uniti sono strettamente guidate dall'interesse e dalla sicurezza nazionale. Lo riporta Al Jazeera. Interrogato sulla possibilità che Teheran partecipi ai colloqui di Islamabad, Azizi ha affermato che "l'Iran agisce in base agli interessi nazionali" e farà tutto il necessario per "garantire gli interessi e la sicurezza del Paese". Ha poi inquadrato la partecipazione ai colloqui come un'estensione degli sforzi del paese sul campo di battaglia. "Consideriamo i negoziati in corso come la continuazione del campo di battaglia, e non vediamo altro che il campo di battaglia in questa situazione", ha affermato. Se si otterranno risultati che confermino quelli del campo di battaglia, allora anche l'arena negoziale sarà un'opportunità per noi. Ma non se gli americani intendono trasformarla in un campo di pretese eccessive, basate sul loro approccio intimidatorio".


Oltre 20 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz il 18 aprile, segnando il livello più alto dall'inizio del conflitto con l'Iran lo scorso primo marzo. È quanto emerge dai dati della società di analisi marittima Kpler esaminati dall'emittente televisiva in lingua araba Al Jazeera. Tra le imbarcazioni transitate, cinque trasportavano carichi provenienti dall'Iran, tra cui metalli e prodotti petroliferi. Tre erano navi per gas di petrolio liquefatto dirette verso Cina e India. Altre unità partite nello stesso giorno trasportavano prodotti da Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita.


L'Iran promette di "rispondere presto" al sequestro da parte degli Usa di una nave cargo che stava tentando di forzare il blocco nel Golfo dell'Oman. "Le forze armate della Repubblica islamica d'Iran reagiranno presto e adotteranno le misure di ritorsione contro quest'atto di pirateria armate e contro i militari americani", scrive su Telegram il portavoce dello Stato maggiore di Teheran accusando gli Usa di aver "violato il cessate il fuoco".


Il petrolio corre con la chiusura dello Stretto di Hormuz e il sequestro da parte degli Stati Uniti di una nave iraniana. Il Brent sale del 7,3% a 96,94 dollari al barile.

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