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Dopo il raggiungimento dell'accordo che prevede "la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso il Libano", Stati Uniti e Iran si preparano a siglare il memorandum venerdì 19 giugno al Burgenstock hotel di Lucerna, in Svizzera, come ha riferito il Governo svizzero. L'accordo è già stato firmato dalle parti digitalmente nella giornata di lunedì. Nel frattempo il vicepresidente Usa J.D. Vance ha dichiarato a Fox News che il presidente degli Stati Uniti potrebbe rendere pubblico l'accordo prima della firma di venerdì. Per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz, il sindacato marittimo iraniano ha dichiarato che il passaggio non tornerà mai alle condizioni precedenti al conflitto. Intanto, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato: "La continuazione dell'occupazione israeliana del territorio libanese è una violazione del memorandum d'intesa" tra Iran e Usa, sottolineando che la fine della guerra in Iran e in Libano è interconnessa. Qualsiasi attacco israeliano al Libano d'ora in poi "non sarà mai accettato", ha aggiunto. Mentre, secondo la Procura federale tedesca, Hamas stava preparando un attentato concreto in Europa, stando a quanto emerso dalle indagini su una presunta rete di supporto logistico legata all'organizzazione palestinese.
L'Iran potrà ottenere "benefici concreti" dall'accordo raggiunto con Washington, a patto che modifichi la propria condotta sul piano della sicurezza regionale. Lo ha affermato in un'intervista a Fox News JD Vance, riassumendo nuovamente i punti centrali dell'intesa: l'Iran non dovrà sviluppare armi nucleari, lo Stretto di Hormuz dovrà restare aperto alla navigazione internazionale e Teheran potrà accedere a "vantaggi economici e politici" se rispetterà gli impegni assunti. Secondo il vicepresidente, tali benefici dipenderanno soprattutto dalla cessazione del sostegno a gruppi armati considerati terroristici dagli Stati Uniti, su tutti gli Houthi ed Hezbollah. Ma anche dall'abbandono di qualsiasi tentativo di ricostruire un programma per armamenti nucleari. In caso contrario, ha aggiunto, l'Iran non riceverà alcuna concessione.
Il regime iraniano "non firmerà un accordo nucleare definitivo con gli Stati Uniti a meno che Israele non si ritiri dal Libano". Lo riporta Reuters sul proprio sito, citando l'ufficio stampa di Hezbollah, che afferma di aver ricevuto rassicurazioni sul tema da parte di Teheran. Secondo la milizia sciita, inoltre, il ritiro dell'Idf sarebbe una conseguenza e non una condizione preliminare per l'avvio del secondo round di colloqui fra Usa e Iran, in seguito alla firma del memorandum d'intesa fra i due Paesi previsto per venerdì a Lucerna.
La prossima fase dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, mediati dal Pakistan, sarà "più difficile". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri cinese Wang Yi al suo omologo pakistano Ishaq Dar in una conversazione telefonica, avvenuta prima della prevista firma, venerdì, di un memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra. Anche il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite "dovrebbe svolgere un ruolo più importante", ha aggiunto, nel raggiungimento di un accordo finale, secondo quanto riportato in una dichiarazione del ministero degli esteri di Pechino.
Il viceministro degli Esteri iraniano ha affermato che il blocco navale statunitense è stato revocato. "Il blocco è stato revocato prima della firma ufficiale", ha dichiarato Majid Takht-Ravanchi, citato dal sito web del governo iraniano, che ha sottolineato come la fine del blocco fosse uno dei punti cruciali sollevati dall'Iran per raggiungere un accordo. Teheran e Washington hanno annunciato ieri di aver raggiunto un accordo quadro per porre fine alla guerra scatenata dall'attacco israelo-americano del 28 febbraio.
Israele ha chiesto agli Stati Uniti di visionare il memorandum d'Intesa con l'Iran, ma la richiesta è stata respinta dagli Usa. Lo riporta Channel 12, evidenziando che al momento Israele non conosce ancora tutti i dettagli dell'intesa che dovrebbe essere firmata questo venerdì a Lucerna.
Il testo dell'accordo fra Iran e Stati Uniti sarà firmato venerdì a Burgenstock, vicino a Lucerna: lo riferisce il Governo svizzero. La cerimonia di firma del protocollo d'intesa fra Usa e Iran si terrà in un hotel di lusso situato sul Burgenstock, montagna che domina il Lago di Lucerna, difficilmente accessibile e dunque facilmente adattabile ai dovuti protocolli di sicurezza richiesti. Il ministero degli Esteri svizzero ha precisato all'Afp che il luogo "è stato proposto dai mediatori pachistani e qatarioti, nonché dagli Usa e dall'Iran".
"È di vitale importanza che lo Stretto di Hormuz sia mantenuto aperto con un transito libero e ininterrotto com'era prima della guerra". Lo ha affermato il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan. "Con la chiusura dello Stretto di Hormuz il mondo ha visto che non si tratta solo di una questione regionale ma globale", ha aggiunto il capo della diplomazia di Ankara, durante una conferenza stampa congiunta con l'omologo russo, Serghei Lavrov, a Mosca trasmessa dalla tv di Stato Trt.
Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, intervenendo oggi alla cerimonia di posa della pietra di un nuovo insediamento a sud di Hebron, ha annunciato di avere annullato alcuni elementi degli 'Accordi di Hebron'. L'intesa fu siglata nel 1997 da Netanyahu e Arafat nell'ambito degli Accordi di Oslo, creando la divisione della città in Area H-1 (circa l'80%) sotto il controllo palestinese, e Area H-2 sotto controllo israeliano, dove si trova anche la Tomba dei Patriarchi. L'annullamento implica che i poteri di pianificazione e costruzione nell'insediamento ebraico di Hebron e nella Tomba dei Patriarchi, non saranno più gestiti dal municipio di Hebron, ma torneranno sotto la piena gestione di Israele. ''Per molti anni è rimasta in vigore una delle clausole più assurde degli Accordi di Oslo, in cui i poteri relativi all'insediamento ebraico di Hebron dipendevano dal comune di Hebron, noto per il suo atteggiamento ostile'', ha dichiarato Smotrich.
Donald Trump ha espresso chiaramente la sua frustrazione nei confronti del premier israeliano Benjamin Netanyahu, dichiarando ai giornalisti al G7 a Evian che quest'ultimo deve essere "più responsabile nei confronti del Libano". "Senza di me non esisterebbe Israele, perché nessun altro presidente era disposto a fare quello che ho fatto io", ha affermato Trump, citato da Cnn, rispondendo a una domanda sulla sua eventuale frustrazione nei confronti di Netanyahu. "Ho avuto un ottimo rapporto con Bibi, ma ora Bibi deve essere più responsabile nei confronti del Libano", ha aggiunto, riferendosi al primo ministro israeliano.
"Ora sull'Iran si passa alla seconda fase": lo ha detto Donald Trump parlando dal G7 di Evian e affermando di non credere "che ci sarà un cambiamento di regime in Iran".
Almeno cinque navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz superando la zona del blocco marittimo statunitense. Lo riporta "Press Tv", emittente di proprietà della televisione di Stato iraniana "Irib", secondo cui il giorno dopo l'annuncio dell'accordo tra Teheran e Washington hanno attraversato lo Stretto almeno tre petroliere iraniane e due navi da carico con merci essenziali. La notizia non è stata al momento confermata dai media internazionali
Il viceministro degli Esteri iraniano Majid Takht-Ravanchi ha affermato che il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance e il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf parteciperanno alla firma del memorandum d'intesa tra Teheran e Washington che si terrà venerdì a Ginevra, in Svizzera. Lo riporta Iran International.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che i prossimi negoziati tra Stati Uniti e Iran saranno suddivisi in due fasi. La prima fase riguarderà questioni come lo status dello Stretto di Hormuz, il blocco navale statunitense e la ricostruzione dopo i bombardamenti israelo-americani delle infrastrutture iraniane, ha affermato, citato da Al Jazeera. Una fase successiva dei negoziati tratterà la questione del nucleare e l'allentamento delle sanzioni, che saranno risolte in un accordo finale, ha aggiunto.
La Procura federale tedesca ritiene che Hamas stesse preparando un attentato concreto in Europa, secondo quanto emerso dalle indagini su una presunta rete di supporto logistico legata all'organizzazione palestinese. Durante la conferenza stampa annuale dell'ufficio del procuratore generale a Karlsruhe, il procuratore federale Jens Rommel ha rivelato che presso uno degli indagati è stato sequestrato un video di rivendicazione già pronto per la diffusione. Secondo gli investigatori, il materiale annunciava un attentato previsto in prossimità del secondo anniversario dell'attacco di Hamas contro Israele, avvenuto il 7 ottobre 2023, facendo quindi riferimento a un possibile attacco intorno al 7 ottobre 2025. Negli ultimi mesi la Procura federale ha disposto l'arresto di nove presunti sostenitori di Hamas. Gli indagati sono accusati di essere stati coinvolti, almeno dall'estate del 2025, nel trasporto e nello stoccaggio di armi e munizioni per conto dell'organizzazione. I primi tre arresti nell'ambito dell'inchiesta erano stati effettuati il primo ottobre 2025, pochi giorni prima della ricorrenza dell'attacco in Israele.
"La continuazione dell'occupazione israeliana del territorio libanese è una violazione del memorandum d'intesa" tra Iran e Usa. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, sottolineando che la fine della guerra in Iran e in Libano è interconnessa. Qualsiasi attacco israeliano al Libano d'ora in poi "non sarà mai accettato", ha aggiunto, citato da Al Jazeera.
Saman Rezaei, presidente del sindacato della marina mercantile iraniana, ha detto che il sistema di transito nello Stretto di Hormuz "non tornerà mai alle condizioni precedenti alla guerra", anche una volta conclusa la crisi. In un'intervista all'emittente televisiva in lingua araba Al Jazeera, Rezaei ha affermato che il conflitto ha distrutto l'ordine esistente in quello che per secoli è stato un corridoio sicuro per il commercio marittimo, rendendo necessario un nuovo assetto e un ruolo più incisivo degli Stati costieri. Rezaei ha inoltre ricordato che la Federazione internazionale dei lavoratori dei trasporti stima che possano essere necessarie settimane o addirittura mesi per sbloccare le navi ferme all'imbocco dello stretto e completare i cambi degli equipaggi. A rallentare ulteriormente il processo contribuiranno i danni subiti durante la guerra da infrastrutture portuali, logistiche e legate al commercio e all'energia sulle due sponde del Golfo, che richiederanno ingenti investimenti e tempi lunghi per essere riparate e ricostruite.
Donald Trump potrebbe decidere di rendere pubblico l'accordo tra Washington e Teheran prima di venerdì. Lo ha detto il vicepresidente Usa J.D Vance a Fox News in vista della firma del memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran venerdì a Ginevra, durante una cerimonia alla presenza del capo negoziatore iraniano Mohammad-Bagher Ghalibaf. Il testo dell'accordo non è stato reso pubblico, ma funzionari della Casa Bianca hanno affermato che i dettagli completi saranno pubblicati nelle prossime 24-48 ore. Trump, Vance e Ghalibaf avrebbero già firmato l'accordo in modalità elettronica.
Donald Trump "in ritirata" sull'Iran. Il board editoriale del Wall Street Journal, che ha sempre difeso l'azione del presidente americano contro Teheran, critica l'accordo raggiunto. "È innegabile che Trump stia facendo marcia indietro sui suoi obiettivi principali» perché «la pressione politica interna è cresciuta e portare a termine l'impresa comporterebbe rischi militari maggiori", ha messo in evidenza il quotidiano Usa prevedendo che il cessate il fuoco di 60 giorni verrà rinnovato, "probabilmente molte volte". "Il rischio maggiore è che Trump consideri l'accordo come una partnership di fatto con il regime iraniano. Come Obama, potrebbe chiudere un occhio sulle violazioni per concludere un accordo definitivo o preservarlo una volta firmato. A farne le spese sarebbero gli iraniani, che Trump aveva promesso di aiutare", ha aggiunto il board editoriale del Wsj invitando il Congresso americano a esaminare qualsiasi accordo definitivo con l'Iran e respingerlo qualora dovesse sostenere il regime.
L'amministrazione Trump è pronta ad autorizzare la creazione di un fondo di investimento da 300 miliardi di dollari per l'Iran, a condizione che il Paese raggiunga un accordo definitivo per porre fine alla guerra, che includa un accordo sul nucleare. Lo rivela il Financial Times che cita un funzionario statunitense secondo il quale Washington avrebbe discusso la possibilità di un allentamento delle sanzioni e di "un ingente fondo da 300 miliardi di dollari per la ricostruzione del Paese". Gli incentivi sarebbero legati al rispetto da parte dell'Iran del memorandum d'intesa. La creazione del fondo sarebbe subordinata al raggiungimento di un accordo definitivo, parte integrante del memorandum d'intesa, e avverrebbe dopo una proroga di 60 giorni del cessate il fuoco, la riapertura dello Stretto di Hormuz e ulteriori negoziati su un accordo nucleare. Il fondo non proverrebbe da governi, ma sarebbe creato per le aziende interessate a investire nel Paese. La struttura e la gestione non sono state chiarite. Secondo il Financial Times "l'entità degli incentivi finanziari proposti dagli Stati Uniti all'Iran è stata un argomento controverso nei negoziati. È stata anche una delle questioni politicamente più delicate per Donald Trump, che non vuole essere visto come un sostenitore del regime islamico". Trump ha liquidato l'articolo come "fake news".
Secondo quanto riportato da Iranian Press Tv, almeno tre petroliere e due navi mercantili iraniane hanno attraversato lo Stretto di Hormuz dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato la revoca del blocco navale, nell'ambito dell'accordo firmato con l'Iran. Anche l'agenzia di stampa semi-ufficiale Fars ha segnalato movimenti simili, tra cui una superpetroliera diretta verso i porti iraniani. Lo scrive Al Jazeera.
"Il presidente Trump ha perso questa guerra": l'accordo con l'Iran è il "benvenuto ma porta con sé delle verità dure". Lo afferma il board editoriale del New York Times, sottolineando che gli Stati Uniti emergono dal conflitto "indeboliti militarmente, diplomaticamente ed economicamente e ne pagheranno le conseguenze strategiche per anni". I dettagli dell'accordo non sono ancora chiari ma Donald Trump sembra aver ottenuto "ben poco". "Per lui è un ridimensionamento umiliante come "punizione" per le sue colpe, Trump ha "accettato un accordo di pace che il mondo intero riconosce come una sconfitta per lui. È un passo indietro anche per l'America", ha messo in evidenza il board.
