GLI AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE
Usa annunciano per lunedì il blocco di tutti i porti iraniani | Premier Pakistan: "I negoziati non sono morti, c'è uno stallo"
Il vicepresidente Usa Vance, lasciando il tavolo di Islamabad: "Da Teheran manca un impegno esplicito a non dotarsi di armi nucleari". Tra i principali nodi irrisolti resta quello dell'attraversamento delle navi
trump iran tregua © Ansa
Al termine della sesta settimana di guerra in Iran, iniziata il 28 febbraio con un attacco Usa-Israele, al tavolo dei negoziati a Islamabad, in Pakistan, gli Stati Uniti "non hanno raggiunto un accordo" con Teheran. Lo ha affermato il vicepresidente americano J.D. Vance, presente durante le trattative durate circa 21 ore. Secondo Vance, "non c'è la promessa definitiva da parte dell'Iran riguardo all'abbandono dell'arma nucleare". Per la tv statale del regime degli Ayatollah, i negoziati sarebbero falliti a causa delle "richieste irragionevoli" di Washington. Tra i nodi da sciogliere, anche quello dell'attraversamento di Hormuz. E sull'argomento torna Trump su Truth: "Inizieremo a far saltare le mine nello Stretto". Teheran, intanto, schiera forze speciali lungo la costa meridionale per "contrastare qualsiasi possibile infiltrazione del nemico nel nostro territorio". Non è tardata ad arrivare la risposta dei Pasdaran: "Intrappoleremo i nemici nel vortice mortale di Hormuz".
Dopo aver annunciato il blocco dei porti iraniani da domani, il Comando centrale americano ha precisato che il passaggio dello stretto di Hormuz sarà autorizzato alle navi da e per porti non iraniani.
Gli Stati Uniti hanno annunciato il blocco di tutti i porti iraniani da domani alle 16 ora italiana. Il Comando Centrale americano ha annunciato che da domani alle 10, le 16 italiane, su ordine di Donald Trump "sarà applicato in modo imparziale un blocco nei confronti delle navi di tutte le nazioni che entrano nei porti e nelle aree costiere iraniane o ne escono, inclusi tutti i porti iraniani situati nel Golfo Arabico e nel Golfo dell'Oman"
Il Regno Unito non sarà coinvolto in un eventuale blocco di Hormuz. Lo riporta Sky News Uk citando un portavoce del governo. "Continuiamo a sostenere la libertà di navigazione e l'apertura dello Stretto di Hormuz, urgentemente necessaria per sostenere l'economia globale e il costo della vita in patria. Lo Stretto di Hormuz non deve essere soggetto a pedaggi", ha detto il portavoce. "Stiamo lavorando con urgenza con la Francia e altri partner per formare un'ampia coalizione a tutela della libertà di navigazione". Trump aveva dichiarato che Londra avrebbe inviato dragamine per contribuire alle operazioni di bonifica dello stretto.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è entrato domenica 12 aprile nel Libano meridionale per condurre una valutazione della situazione nei territori occupati da Israele. Lo scrive la Cnn citando un funzionario israeliano e una fonte a conoscenza della visita. È la prima volta che Netanyahu ha attraversato il confine con il Libano dall'inizio della guerra con l'Iran. Un blitz che avviene appena due giorni prima dei colloqui diretti previsti tra Israele e Libano a Washington. Netanyahu era accompagnato dal ministro della Difesa Israel Katz e dal capo di stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane, il tenente generale Eyal Zamir.
L'agenzia di stampa iraniana Fars ha riferito che due petroliere battenti bandiera pakistana hanno fatto inversione di rotta nello Stretto di Hormuz. Le petroliere si chiamano Khairpur e Shalamar, ha riferito l'agenzia di stampa.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ribadito che la sua minaccia di imporre dazi del 50% sulle merci provenienti dai Paesi che hanno venduto armi all'Iran era rivolta alla Cina. Trump ha dichiarato a Sunday Morning Futures di Fox News di aver ricevuto segnalazioni secondo cui la Cina avrebbe fornito all'Iran missili antiaerei "a spalla". Ha minimizzato la possibilità che la Cina fornisca armi a Teheran, ma ha affermato che, qualora ciò accadesse, le loro merci sarebbero soggette a dazi. "Dubito che lo farebbero, perché ho un rapporto con loro e penso che non lo farebbero, ma forse all'inizio ne hanno fatto un piccolo accenno", ha detto Trump. "Ma se li cogliamo sul fatto, si prendono un dazio del 50%".
"I colloqui non sono falliti. Siamo in una fase di stallo", ha dichirato Shehbaz Sharif, il primo ministro pachistano che ha ospitato i negoziati ieri a Islamabad. Sharif ha spiegato la situazione del dialogo tra Usa e Iran intervenendo al programma Face the Nation della Cbs.
Le Guardie rivoluzionarie iraniane, i Pasdaran, hanno minacciato di intrappolare i nemici nel "vortice mortale" dello Stretto di Hormuz. I guardiani hanno pieno controllo dello Stretto, punto nevralgico per il traffico marittimo. "Tutto il traffico è sotto il pieno controllo delle forze armate, il nemico sarà intrappolato in un vortice mortale nello Stretto se farà la mossa sbagliata".
"La Gran Bretagna e un paio di altri Paesi stanno inviando dei dragamine", nello Stretto di Hormuz. Lo ha detto Donald Trump in un'intervista a Fox News.
Il presidente americano, Donald Trump, ha affermato che l'Iran non ha il diritto di controllare quali navi attraversano lo Stretto di Hormuz. Il tycoon ha, inoltre, detto che tutte le navi devono avere un passaggio sicuro, e non solo alcune. "Non permetteremo all'Iran di guadagnare vendendo petrolio a chi gli piace e a chi non gli piace, o qualsiasi altra cosa". "O tutto o niente, e così sia", ha affermato Trump. Il blocco sarà simile a quello attuato dagli Stati Uniti nei confronti del Venezuela, sebbene su scala più ampia, ha detto il tycoon, suggerendo che, di conseguenze, un maggior numero di petroliere arriverà negli Stati Uniti per acquistare petrolio.
Le autorità iraniane avrebbero dispiegato le forze speciali della Marina lungo la costa meridionale del Paese, dopo il fallimento dei negoziati di pace con gli Usa e dopo che Donald Trump ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz. Lo riferiscono i media statali dell'Iran, ripresi dal Wall Street Journal. L'agenzia Ssn ha pubblicato una serie di fotografie che ritraggono soldati schierati lungo la costa per "contrastare qualsiasi possibile infiltrazione del nemico nel nostro territorio".
Ali Akbar Velayati, consigliere della nuova Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, ha affidato ai social un messaggio di sfida lasciando intendere che Teheran non intende arretrare sul controllo dello stretto di Hormuz. Velayati ha affermato che "la chiave" della cruciale via d'acqua "è saldamente nelle nostre mani".
Il ministro degli Esteri dell'Oman, Badr Al-Busaidi, ha affermato che Stati Uniti e Iran devono proseguire i negoziati dopo che l'ultimo round di colloqui a Islamabad non ha portato a un accordo. "Esorto a prorogare il cessate il fuoco e a proseguire i colloqui", ha scritto su social media. Al-Busaidi ha esortato entrambe le parti a "fare concessioni dolorose", affermando che "questo non è nulla in confronto al dolore della sconfitta e della guerra".
"L'Iran ha promesso di aprire lo stretto di Hormuz e ha deliberatamente mancato di farlo. Ciò ha causato ansia, disagi e sofferenza a molte persone e a numerosi Paesi in tutto il mondo". Lo ha scritto Donald Trump su Truth. "Affermano di aver posizionato delle mine nelle acque, sebbene la loro marina e la maggior parte delle loro navi posamine siano state completamente distrutte. Potrebbero averlo fatto, ma quale armatore vorrebbe correre il rischio? Ne derivano un grande disonore e un danno permanente alla reputazione dell'Iran, nonché a quella di ciò che resta dei suoi 'leader'", ha scritto ancora il presidente americano. "Farebbero meglio ad avviare il processo per riaprire questa via d'acqua internazionale, e a farlo in fretta! Stanno violando ogni legge esistente". "Sono stato pienamente informato dal vice presidente JD Vance, dall'inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner in merito all'incontro svoltosi a Islamabad", ha poi precisato Trump ringraziando il Pakistan per aver ospitato i colloqui.
Le forze di difesa israeliane (Idf) hanno annunciato di avere eliminato diversi combattenti di Hezbollah durante un'operazione nel complesso dell'ospedale di Bint Jbeil, nel Sud del Libano. In un comunicato pubblicato su Telegram, le forze israeliane hanno fatto sapere di avere identificato diversi terroristi nella struttura nel corso dell'ultima settimana, impegnati in attività di sorveglianza e anche utilizzando talvolta le finestre per sparare ai soldati delle Idf. I militari israeliani, prosegue la nota, hanno neutralizzato la minaccia. In aggiunta, altri 20 combattenti sono stati eliminati con attacchi di precisione, sempre nel complesso ospedaliero. Durante l'operazione, le Idf hanno scoperto un deposito di armi all'interno della struttura.
"Inizieremo a distruggere le mine che gli iraniani hanno posato nello Stretto. Qualsiasi iraniano che spari contro di noi o contro imbarcazioni pacifiche verrà fatto saltare in aria!". Lo ha scritto Donald Trump su Truth.
Il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ha pregato sul Monte del Tempio e in un video diffuso dal sito ha affermato: "Oggi mi sento il padrone di casa, continuo a sollecitare il primo ministro a fare sempre di più. Dobbiamo andare ancora oltre, sempre più in alto". Lo scrive il Times of Israel. In base a un accordo consolidato, gli ebrei possono visitare il complesso, ma non pregarvi, poiché è amministrato dal Waqf giordano, un ente religioso musulmano. Ben Gvir rivendica da tempo il diritto di preghiera per gli ebrei sul sito e sue precedenti visite hanno suscitato aspre condanne nel mondo arabo.
Una bimba di circa un anno e mezzo di età è stata uccisa mercoledì scorso in un raid israeliano su un villaggio del sud del Libano. Il bombardamento dell'Idf è avvenuto proprio mentre veniva celebrato il funerale del padre. Lo riporta Reuters, secondo cui in quello stesso raid sarebbero stati uccisi altri tre membri della famiglia, che si era riunita per celebrare il rito sicuri che il cessate il fuoco concordato da Israele, Usa e Iran fosse valido anche per il Libano. In quelle ore, invece, bombardamenti a tappeto in diverse aree del Paese hanno provocato oltre 350 vittime.
Dopo il nulla di fatto a Islamabad, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il presidente russo Vladimir Putin si sono sentiti telefonicamente per gli auguri per la Pasqua ortodossa ma anche per fare il punto della situazione. Pezeshkian, secondo quanto riferisce l'agenzia russa Tass, avrebbe "valutato positivamente i colloqui con gli Usa" e ha ringraziato il Cremlino per "gli aiuti umanitari forniti al popolo iraniano". Putin si sarebbe invece detto disponibile per fungere da mediatore negli sforzi per "raggiungere una pace giusta e duratura in Medio Oriente".
"La sospensione del dialogo tra Iran e Stati Uniti ci preoccupa. Il nostro appello è che si possa riprendere un'altra tornata per cercare di sbloccare la situazione, continuare con il cessato del fuoco e liberare lo Stretto di Hormuz, che è un nodo fondamentale anche per la nostra economia". Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
Il capo di Stato maggiore Eyal Zamir ha ordinato alle forze di difesa israeliane (Idf) di passare a uno stato di allerta rafforzata a seguito del mancato raggiungimento di un accordo ai colloqui di pace in Pakistan tra i rappresentanti di Stati Uniti e Iran. Lo riferisce il sito web di informazione israeliano Ynet, aggiungendo che Zamir ha anche ordinato alle Forze armate di prepararsi alla possibilità di un ritorno al conflitto armato con Teheran in tempi brevi.
L'Iran deride gli Stati Uniti dopo il fallimento dei colloqui di pace a Islamabad. "Gli Stati Uniti hanno fatto volare il loro vicepresidente dall'altra parte del mondo, fino a Islamabad. Ventuno ore di colloqui. Hanno chiesto tutto ciò che non sono riusciti a ottenere con la guerra. L'Iran ha detto un GRANDE NO. I colloqui sono finiti. Lo Stretto è ancora chiuso. E il vicepresidente sta tornando a casa a mani vuote", si legge in un post su X dell'ambasciata iraniana in Ghana, in cui si fa riferimento al numero due dell'amministrazione statunitense, JD Vance, che ha guidato la delegazione statunitense in Pakistan. "Solo la parola dell'Iran. Di nuovo. Non hanno più alcuna opzione per salvare la faccia". Dopo lo stop nei colloqui di pace, l'Iran ha intensificato la sua offensiva digitale, utilizzando i social media per deridere la delegazione statunitense. Dall'inizio dei bombardamenti di Usa e Israele, le ambasciate iraniane in tutto il mondo hanno utilizzato i loro account per rilanciare commenti estremamente sarcastici contro i rivali del loro Paese.
"Faccio appello alle parti in conflitto a cessare il fuoco e a ricercare con urgenza una soluzione pacifica". Così Papa Leone XIV al termine della recita del Regina Coeli affacciato dalla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano su piazza San Pietro.
Gli Stati Uniti "non sono riusciti a guadagnarsi la fiducia dell'Iran", a dispetto della "buona volontà" e delle "proposte costruttive" avanzate dai rappresentanti di Teheran. Lo ha detto il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, dopo che i colloqui con gli Usa in Pakistan si sono conclusi senza un accordo per mettere fine alla guerra. "Ora gli Stati Uniti hanno compreso i principi dell'Iran, e devono decidere se possono guadagnarsi la nostra fiducia", ha aggiunto, secondo quanto riferisce l'emittente statale Press Tv.
L'Iran si sta impegnando per ripristinare le sue infrastrutture di raffinazione e distribuzione danneggiate, riportandole a circa il 70-80% della capacità preesistente nei prossimi due mesi. Lo ha dichiarato il viceministro del Petrolio, Mohammad Sadegh Azimifar, come riporta Al Jazeera. Parlando all'agenzia di stampa Snn, Azimifar ha affermato che le raffinerie, le condotte di trasmissione, i depositi di petrolio e gli impianti di rifornimento per aerei iraniani sono stati "ripetutamente attaccati in tutte le parti del Paese". Sono state dispiegate squadre per rimuovere i detriti e sostituire le attrezzature danneggiate, anche presso una raffineria sull'isola di Lavan, ha aggiunto Azimifar. I funzionari prevedono di riavviare le operazioni in una parte della raffineria entro i prossimi 10 giorni.
La riapertura dello Stretto di Hormuz, la scorta iraniana di 408 chilogrammi di uranio altamente arricchito e la richiesta di Teheran di sbloccare circa 27 miliardi di dollari di fondi congelati all'estero sono stati i punti critici che hanno fatto deragliare i colloqui tra le delegazioni di Stati Uniti e Iran a Islamabad, secondo il quotidiano statunitense New York Times, che cita due funzionari iraniani a conoscenza della questione. Secondo le fonti, la delegazione guidata dal vicepresidente degli Stati Uniti James David Vance ha chiesto la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz al traffico marittimo, mentre Teheran ha rifiutato di rinunciare a questa leva strategica prima di un'intesa di pace definitiva. Per quanto riguarda il nucleare, gli Usa insistono perché l'Iran consegni o venda la sua intera scorta di uranio altamente arricchito: un nodo su cui non è stato trovato alcun compromesso. Infine, resta irrisolta la richiesta iraniana di sbloccare circa 27 miliardi di dollari di fondi congelati all'estero e di ottenere risarcimenti per i danni subiti durante i bombardamenti, una condizioni respinte da Washington.
La mancata svolta nei negoziati per un accordo tra Usa e Iran, con i colloqui di Islamabad dati per falliti, "è deludente": lo ha dichiarato il ministro della Salute britannico, Wes Streeting, intervistato da Sky News. "È ovviamente deludente non aver ancora visto una svolta nei negoziati e la fine di questa guerra in Iran in modo duraturo", sono state le sue parole. "Ma, come sempre nella diplomazia, si fallisce finché non si ha successo. Quindi, anche se questi colloqui potrebbero non essersi conclusi con successo, ciò non significa che non abbia senso continuare a provarci", ha aggiunto.
Anche la delegazione di Teheran inviata a Islamabad per i colloqui con gli Usa ha lasciato il Pakistan dopo che i negoziati sono stati dati per falliti. Lo riferisce l'agenzia iraniana Mehr.
Il vice primo ministro del Pakistan, Ishaq Dar, ha esortato Stati Uniti e Iran a rispettare il cessate il fuoco di due settimane concordato dai due Paesi nonostante il fallimento dei colloqui a Islamabad, sottolineando che è "imperativo" che le parti mantengano i propri impegni. "Ci auguriamo che le due parti continuino con uno spirito positivo per raggiungere una pace duratura e la prosperità per l'intera regione e oltre", ha detto il vicepremier. Dar ha aggiunto che il Pakistan continuerà a "svolgere il proprio ruolo nel facilitare il dialogo e il confronto" tra Teheran e Washington "nei prossimi giorni". Il vicepremier ha inoltre espresso "gratitudine" a entrambe le parti per aver riconosciuto gli sforzi di Islamabad nel contribuire al cessate il fuoco, ribadendo l'auspicio che il negoziato prosegua con un "atteggiamento costruttivo" verso una soluzione stabile.
Il portavoce del ministero degli Esteri dell'Iran, Esmaeil Baghaei, ha ridimensionato le aspettative sull'esito dei negoziati con gli Stati Uniti, dopo le dichiarazioni del vicepresidente James David Vance in merito al mancato accordo dopo i colloqui ospitati dal Pakistan. Baghaei ha detto nel corso di una conferenza stampa che le due parti hanno "raggiunto un'intesa su una serie di questioni", pur mantenendo "divergenze su due o tre temi importanti". "Questi negoziati si sono svolti dopo 40 giorni di guerra imposta e in un clima di sfiducia e sospetto. È naturale che fin dall'inizio non ci si aspettasse di raggiungere un accordo in un solo incontro," ha dichiarato il funzionario. "Nessuno si aspettava questo". In precedenza, Baghaei aveva affermato che l'esito dei colloqui sarebbe dipeso dalla "serietà e buona fede della controparte" e dal riconoscimento dei diritti e degli interessi legittimi dell'Iran.
La delegazione statunitense guidata dal vicepresidente degli Stati Uniti James David Vance ha lasciato il Pakistan senza raggiungere un accordo con l'Iran dopo circa 21 ore di negoziati. In una breve conferenza stampa tenuta prima di lasciare il Paese, Vance si è limitato a riferire che Teheran ha rifiutato le condizioni poste da Washington. Fonti vicine alla delegazione iraniana, citate dall'agenzia di stampa Fars, hanno invece sostenuto che gli Stati Uniti cercassero "un pretesto" per abbandonare il tavolo delle trattative, e abbiano posto "richieste eccessive". Tra i principali nodi irrisolti figurano lo Stretto di Hormuz, il programma nucleare iraniano e altre questioni strategiche. Teheran, secondo le stesse fonti, non avrebbe in programma un nuovo round di colloqui nell'immediato. Nonostante il fallimento dei colloqui, comunque, Vance ha sottolineato che il canale negoziale aperto dal Pakistan resta aperto. Un elemento chiave rimane proprio il ruolo di Islamabad, che continua a fungere da mediatore tra le parti. Il presidente Donald Trump, invece, si è limitato a commentare che il raggiungimento o meno di un accordo con Teheran "non fa differenza", sostenendo che gli Stati Uniti "hanno già vinto": parole che secondo alcuni analisti lascerebbero intendere una volontà di disimpegno dal confronto negoziale diretto.
Le "richieste irragionevoli" degli Stati Uniti hanno fatto fallire i negoziati. È la versione della Tv di Stato iraniana riguardo al fallimento dei colloqui in Pakistan, secondo quanto riporta Al Jazeera.
Gli Stati Uniti "non hanno raggiunto un accordo" con l'Iran. Lo afferma il vicepresidente americano J.D. Vance. Secondo Vance, "non c'è la promessa definitiva da parte dell'Iran riguardo all'abbandono dell'arma nucleare". Vance ha annunciato che tornerà negli Stati Uniti dopo aver presentato all'Iran "un'offerta finale e la migliore possibile".
