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Teheran: "In contatto con Beirut per garantire il rispetto della tregua". Alcune navi attraversano Hormuz
Sono cominciati i negoziati tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, in Pakistan: dopo una pausa per la cena, i colloqui sono ripresi e potrebbero durare tutta la notte. Polemiche tra Washington e Teheran sul presunto attraversamento di due imbarcazioni Usa nello Stretto di Hormuz per rimuovere le mine presenti nelle sue acque: gli Usa affermano che il passaggio è avvenuto, la Repubblica islamica nega "con forza". Sulla questione degli asset iraniani da scongelare, gli Stati Uniti negano di aver dato il proprio consenso. Proseguono intanto i bombardamenti israeliani in Libano: 10 morti nel sud del Paese. Teheran: "In contatto con Beirut per garantire il rispetto della tregua". Papa Leone ha rinnovato il suo appello contro la guerra: "Nel Regno di Dio non c'è spada né drone, né vendetta né ingiusto profitto".
Quando a Islamabad sono le 2.40 del mattino, i negoziati diretti trilaterali tra Stati Uniti e Iran, con la mediazione del Pakistan, sono ancora in corso. Lo riferisce un funzionario della Casa Bianca al seguito di JD Vance.
I pasdaran hanno minacciato di trattare "severamente" qualsiasi nave militare che transiti a Hormuz. Lo riporta la tv di stato iraniana, dopo che il Comando Centrale degli Stati Uniti ha confermato i report secondo cui due navi da guerra della marina Usa avevano attraversato lo Stretto per sminare l'area dalle mine posizionate da Teheran. "Qualsiasi tentativo da parte di navi militari di attraversare lo Stretto di Hormuz sarà trattato severamente. La marina delle Guardie rivoluzionarie ha piena autorità per gestire lo Stretto di Hormuz in modo intelligente". I pasdaran hanno poi aggiunto che il passaggio per lo Stretto sarebbe "concesso alle navi civili solo a determinate condizioni"
La Cina si appresterebbe a inviare sistemi di difesa aerea all'Iran nelle prossime settimane. Lo ha rivelato la Cnn citando fonti di intelligence. La Cina sarebbe in particolare pronta a inviare sistemi di difesa aerea portatili (MANPADS) e, per tentare di nascondere la provenienza, vorrebbe farle passare tramite un intermediario. Stuzzicato su questo tema, Trump ha risposto: "Se Pechino lo farà, avrà grossi problemi".
"Apriremo lo Stretto di Hormuz, anche se non lo usiamo, perché ci sono tanti Paesi nel mondo che invece lo usano e che sono o impauriti o deboli o tirchi. Posso dirvi con certezza che la Nato non ci ha aiutato". Lo ha detto Donald Trump in un punto stampa all'esterno della Casa Bianca.
"Vedremo cosa succede. Siamo nel pieno delle trattative con l'Iran. Vinceremo in ogni caso. Li abbiamo sconfitti militarmente, loro hanno piazzato un paio di mine nel mare. Stiamo negoziando, ma che raggiungiamo un accordo o meno non mi fa alcuna differenza". Lo ha detto Donald Trump incontrando la stampa all'esterno della Casa Bianca. "Il motivo è che abbiamo vinto, abbiamo sconfitto la loro flotta e la loro aviazione, abbiamo sconfitto i loro radar. I loro leader sono tutti morti".
Fonti pachistane riferiscono alla Cnn che il tono generale e l'esito dei colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad sarebbero sostanzialmente positivi, mentre persiste una situazione di stallo sul controllo dello Stretto di Hormuz.
Secondo quanto riporta l'agenzia iraniana Tasnim, quando a Islamabad è circa l'una di notte sarebbe iniziato un ulteriore round negoziale tra Iran e Usa. Secondo i media di Teheran, potrebbe essere "l'ultima oppotunità" per raggiungere una qualche forma di accordo o terreno comune con Washington, a causa delle "elevate richieste" della Casa Bianca.
L'esercito iraniano ha negato "con forza" quanto affermato dagli Stati Uniti secondo cui due navi americane avrebbero attraversato lo Stretto di Hormuz. Lo ha detto il portavoce del Quartier Generale Centrale Khatam al-Anbiya dell'esercito iraniano ad Al Jazeera. "L'affermazione del comandante del CENTCOM riguardo all'avvicinamento e all'ingresso di navi americane nello Stretto di Hormuz viene negata con forza", ha dichiarato il portavoce. L'iniziativa per il passaggio e il movimento di qualsiasi nave è nelle mani delle Forze Armate della Repubblica Islamica dell'Iran", ha aggiunto.
L'Iran "voleva strangolarci e ora combatte per sopravvivere". Lo ha detto il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, in un messaggio video registrato per la stampa. "Volevano strangolarci, ma ora li stiamo strangolando noi. Ora combattono per sopravvivere", ha affermato. "Stanno implorando un cessate il fuoco" e sono in "crescente difficoltà per venire incontro alle necessità dei cittadini: l'Iran non è piùà lo stesso".
Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth ha confermato su X, ripostando un messaggio del comando militare americano per il Medio Oriente (Centcom), che due navi statunitensi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz. Una prima volta dall'inizio della guerra. "La USS Frank E. Peterson (DDG 121) e la USS Michael Murphy (DDG 112) hanno attraversato lo Stretto di Hormuz e hanno operato nel Golfo Arabico nell'ambito di una missione più ampia volta a garantire che lo stretto sia completamente libero dalle mine navali precedentemente collocate dal corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica iraniana", ha riferito Hegseth. L'agenzia iraniana Tasnim, invece, ha indicato che un alto responsabile della sicurezza iraniana ha smentito il passaggio delle navi americane, definendo tali affermazioni irrealistiche, aggiungendo che una delle imbarcazioni è stata costretta a fare marcia indietro e a cambiare rotta.
Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ha detto di temere una situazione di recessione. In un appuntamento a Castellanza, in provincia di Como, Giorgetti ha parlato al Tg3 Lombardia spiegando che, in merito al Patto di stabilità, "la risposta della Commissione europea la conosciamo, la sappiamo benissimo: solo in presenza di grave recessione. Temo che, se la situazione continuerà così sul fronte dell'energia e degli oli combustibili, la recessione arriverà. Temo".
Gli Stati Uniti hanno garantito al Libano che Israele non bombarderà Beirut fino al prossimo 14 aprile, data prevista per l'inizio dei colloqui a Washington. Lo ha riferito una fonte ufficiale libanese all'emittente televisiva saudita Al Hadath. Una notizia che arriva proprio in un giorno in cui, dopo diversi raid a tappeto su Beirut e altre città, l'Idf avrebbe ucciso almeno 18 persone e ferendone 9, di cui 5 gravi.
Gli Stati Uniti avrebbero acconsentito a "sbloccare gli asset iraniani congelati" durante la prima giornata dei colloqui con l'Iran a Islamabad, in Pakistan. Lo riferisce l'emittente araba Al Jazeera, citando fonti vicine al negoziato. Il rilascio degli asset congelati in Qatar e in altre banche straniere compare tra le richieste avanzate dall'Iran nella sua proposta da 10 punti per mettere fine al conflitto con Usa e Israele.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha comunicato di aver iniziato in mattinata a "creare le condizioni" affinché i cacciatorpediniere della Marina statunitense USS Frank E. Peterson e USS Michael Murphy avviassero le operazioni di sminamento nello Stretto di Hormuz, con l'obiettivo di ripristinare un corridoio marittimo sicuro. Le due navi si trovano ora nel Golfo Persico "nell'ambito di una missione più ampia volta a garantire che lo stretto sia completamente libero dalle mine marine precedentemente posate" dai pasdaran.
Il primo ciclo di negoziati in Pakistan tra Iran e Stati Uniti è durato poco meno di due ore. Lo ha sostenuto l'emittente araba Al Jazeera, secondo cui c'è stata una pausa per la cena prima della ripresa dei colloqui. Entrambe le parti sarebbero partite da posizioni massimaliste, ma a quanto trapelato sono stati compiuti alcuni progressi sulle questioni degli attacchi israeliani in Libano, dello sblocco degli asset di cui l'Iran ha urgente bisogno, dello Stretto di Hormuz e di diversi altri punti. Secondo Cnn, i colloqui dovrebbero protrarsi fino a notte fonda e potrebbero proseguire fino a domenica.
"Lo shock dell'offerta che sta impattando ora il mercato petrolifero è di rare proporzioni. Dallo Stretto di Hormuz transita il 27% del commercio marittimo di petrolio, che equivale a circa il 18-19% della produzione globale. Nel caso di un protrarsi dello shock, i problemi di offerta potrebbero raggiungere l'Europa nel giro di 4-6 settimane. Ma lo shock potrebbe essere esacerbato se gli Houthi chiudessero lo stretto di Bab al-Mandeb, dando un colpo all'offerta da 6-7 milioni di barili al giorno". È l'allarme di François Rimeu, senior strategist di Crédit Mutuel AM. "È molto difficile fare previsioni nel corso di eventi di questo tipo a causa della volatilità di varie dichiarazioni, che alimentano forti cali seguiti da altrettanto forti recuperi. L'incoerenza delle comunicazioni di Donald Trump si aggiunge all'instabilità".
La crisi, ha puntualizzato Rimeu, non riguarda solo le materie prime energetiche: "Lo stretto di Hormuz è un passaggio strategico per molte materie prime, tra cui alcuni componenti necessari per la produzione di fertilizzanti (il 30% dell'export di ammoniaca e il 45% dell'export di zolfo). È quindi probabile che, se protratta, questa crisi porti a un ulteriore aumento dei prezzi alimentari, come avvenuto nel 2022. Anche una quota significativa di alluminio (9%) transita dallo stretto, con possibili conseguenze simili per certi settori (trasporti, transizione energetica, alimentare). Da Hormuz passa poi il 40% della produzione mondiale di elio, elemento necessario per la produzione di fibre ottiche e semiconduttori".
La delegazione iraniana è arrivata al tavolo negoziale vestita di nero, in segno di lutto per la morte della Guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, e delle altre vittime della guerra. Lo scrive Reuters, citando fonti presenti ai colloqui. I membri della delegazione portavano con sé scarpe e borse appartenenti ad alcune delle studentesse uccise durante il bombardamento di una scuola femminile, colpita nelle prime ore del conflitto. "Si sono registrati sbalzi d'umore da entrambe le parti e l'atmosfera è stata altalenante durante l'incontro", ha detto una fonte pachistana.
Due siti di tracciamento marittimo - MarineTraffic e VesselFinder - hanno registrato nel pomeriggio la presenza di una nave registrata "US Gov vessel 112" a poche miglia dall'uscita dello Stretto di Hormuz. Il nome della nave non è stato reso pubblico, ma si tratterebbe della USS Michael Murphy, cacciatorpediniere classe "Arleigh Burke" solitamente impiegata per scortare portaerei.
La questione del presunto attraversamento dello stretto da parte di navi americane è diventata un vero e proprio giallo. Gli iraniani negano fermamente, sostenendo di aver intercettato le navi prima dell'attraversamento e di aver ottenuto che invertissero la rotta. Tre media americani - Axios, Wall Street Journal e Bloomberg - avrebbero invece verificato indipendentemente l'effettiva navigazione di almeno due navi statunitensi, se non tre.
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La Casa Bianca ha confermato che il vicepresidente americano JD Vance e altri funzionari statunitensi si incontreranno di persona con la delegazione iraniana nel corso dei colloqui di Islamabad. La Casa Bianca inoltre ha fornito un elenco dei funzionari statunitensi coinvolti nei negoziati per porre fine alla guerra con l'Iran tra cui, oltre al vicepresidente JD Vance, l'inviato speciale Steve Witkoff e Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump. Sono inoltre presenti Andrew Baker, consigliere per la sicurezza nazionale del vicepresidente, e Michael Vance, consigliere speciale del vicepresidente per gli affari asiatici.
Il primo ministro libanese, Nawaf Salam, ha annunciato il rinvio di un suo imminente viaggio negli Stati Uniti e alle Nazioni Unite, a causa della "necessità di rimanere" a Beirut. "Alla luce dell'attuale situazione interna, ho deciso di posticipare il mio viaggio alle Nazioni Unite e negli Stati Uniti, in modo da poter continuare a supervisionare il lavoro del governo qui a Beirut", ha scritto in un post su X.
I negoziati tra le delegazioni di Stati Uniti e Iran attualmente in corso a Islamabad potrebbero essere prolungati di un altro giorno. Lo hanno riferito i media della repubblica islamica. Dopo le consultazioni iniziali, i colloqui tra le due delegazioni sono passati da questioni generali a discussioni dettagliate e tecniche, ha riferito l'agenzia di stampa Tasnim. Sebbene i negoziati fossero programmati per durare una sola giornata, potrebbero essere estesi a domenica per proseguire le discussioni a livello di esperti, secondo quanto riportato.
Lo riferisce l'Irna. 'Coinvolte commissioni specialistiche delle due parti' I colloqui tra Iran e Stati Uniti, iniziati questo pomeriggio a livello politico, sono entrati ora in una nuova fase che coinvolge tecnici ed esperti, con la partecipazione delle commissioni specialistiche delle due parti: lo ha riportato l'agenzia iraniana Irna. I colloqui proseguono e le due parti hanno sottolineato la necessità di continuare le riunioni tecniche per finalizzare le questioni ancora in sospeso. Durante i negoziati, l'Iran ha insistito su un cessate il fuoco totale in Libano. Gli Stati Uniti hanno inoltre accettato di avviare studi tecnici sull'attuazione dei meccanismi per il rilascio dei beni iraniani; tuttavia, le due parti hanno concordato che la questione richiede discussioni più precise a livello di esperti, ha aggiunto Irna.
Gli Stati Uniti non avrebbero ricevuto "alcuna minaccia" contro le navi della Marina Usa che hanno attraversato lo Stretto di Hormuz da parte dell'Iran. Lo scrive Baral Ravid, giornalista di Axios, in un post su X in cui cita un alto funzionario statunitense. La fonte ha anche smentito gli avvertimenti che secondo i media iraniani sarebbero stati inviati a Washington, per mettere in guardia contro possibili impatti negativi sui negoziati di pace in corso in Pakistan.
La tv di stato iraniana nega le notizie provenienti da fonti statunitensi secondo cui navi della Marina Usa hanno attraversato le acque dello Stretto di Hormuz per la prima volta da inizio guerra: lo riporta Iran International. La tv di stato ha spiegato che è stato lanciato un avvertimento a una nave militare americana che sarebbe stata attaccata entro 30 minuti se avesse varcato lo stretto, riferisce su X il chief national security reporter della Reuters, Phil Stewart, sostenendo che il vascello si è ritirato dopo l'avvertimento, stando ad un alto funzionario militare iraniano che ha parlato alla tv di stato iraniana.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, avrebbe "istruito e fatto pressione" sul premier israeliano, Benjamin Netanyahu, per "rallentare o almeno sospendere" gli attacchi contro Beirut, e avviare interlocuzioni con il governo del Libano. Lo riferisce il quotidiano Haaretz.
Secondo una fonte pakistana, si stanno svolgendo colloqui trilaterali faccia a faccia a Islamabad tra il vicepresidente statunitense JD Vance, l'inviato Usa per il Medio Oriente Steve Witkoff, il cognato di Trump Jared Kushner, il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il capo dell'esercito pakistano. Lo riporta Al Arabiya citando la Reuters. Se confermati, secondo la Cnn, sarebbero i primi colloqui diretti tra Usa e Iran dalla fondazione della Repubblica islamica.
Le autorità iraniane hanno smentito il passaggio di navi militari statunitensi attraverso lo Stretto di Hormuz. Un alto funzionario militare di Teheran ha detto all'emittente pubblica Irib che nessuna nave militare Usa ha attraversato lo Stretto. Poco fa, fonti anonime hanno detto al portale di informazione Axios che diverse navi della Marina statunitense hanno attraversato Hormuz.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l'esercito americano ha iniziato a liberare lo stretto di Hormuz e che tutte le navi iraniane posamine sono state affondate. "Stiamo ora iniziando il processo di bonifica dello stretto di Hormuz", ha scritto Trump in un post sui social media.
Lo afferma un membro della delegazione iraniana per i negoziati, citato da Fars. "È chiaro che non c'è fiducia negli Stati Uniti, tuttavia i negoziatori iraniani sono cauti e non si lasceranno ingannare nei colloqui": lo ha dichiarato sabato un membro della delegazione iraniana ai colloqui Iran-Usa in Pakistan, Mohammad Marandi. "Se l'altra parte non rispetterà i propri impegni, l'Iran continuerà a mantenere il controllo dello Stretto di Hormuz", ha aggiunto. "Il più grande risultato dell'Iran nell'attuale guerra con Stati Uniti e Israele è stato il rafforzamento della sovranità del Paese sullo Stretto di Hormuz come mai negli ultimi 100 anni", ha aggiunto Mohammad Marandi, consigliere del governo iraniano, citato da Fars.
Le forze di difesa israeliane (Idf) hanno colpito più di 200 obiettivi legati al movimento sciita filo-iraniano di Hezbollah in Libano nel corso delle ultime 24 ore. Lo hanno fatto sapere in una nota, aggiungendo che l'Aeronautica israeliana continua a colpire le infrastrutture del gruppo nel Sud del Libano.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha confermato l'avvio dei negoziati tra Usa e Iran a Islamabad, sottolineando al contempo che i flussi energetici globali stanno subendo aggiustamenti in favore della prima potenza mondiale per effetto delle tensioni nello Stretto di Hormuz. In un'intervista telefonica all'emittente televisiva NewsNation, Trump ha definito l'Iran una "nazione in fallimento", ma ha detto di aspettarsi una riapertura del passaggio strategico in tempi relativamente brevi, mentre i mercati stanno già ricorrendo a rotte alternative per limitare l'impatto dell'instabilità. Trump ha inoltre avvertito che Washington è pronta a modificare il proprio approccio nel caso in cui i colloqui falliscano. "Siamo pronti ad agire", ha dichiarato.
"Diverse navi" della Marina statunitense hanno attraversato in queste ore lo Stretto di Hormuz: lo indica su X Barack Ravid, giornalista di Axios, citando un funzionario Usa. Il movimento, aggiunge, "non è stato coordinato con l'Iran", ed è la prima volta che una mossa di questo tipo avviene dall'inizio della guerra.
"Stiamo ora avviando il processo di bonifica dello Stretto di Hormuz, come favore ai Paesi di tutto il mondo, tra cui Cina, Giappone, Corea del Sud, Francia, Germania e molti altri. Incredibilmente, loro non hanno il coraggio né la volontà di svolgere questo compito autonomamente". Lo ha scritto Donald Trump su Truth tornando ad attaccare gli alleati degli Stati Uniti.
Le sirene di allarme sono scattate nell'Ovest della Galilea a causa del lancio di missili dal Libano da parte del movimento sciita filo-iraniano di Hezbollah. Lo riferisce il Times of Israel. L'allarme è scattato a Nahariya e nelle città vicine.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha sentito al telefono il principe ereditario dell'Arabia Saudita, Mohammed bin Salman, con il quale ha discusso della situazione in Medio Oriente. "Ho ribadito il mio sostegno al cessate il fuoco, che deve essere pienamente rispettato ed esteso senza indugio al Libano. Abbiamo discusso della necessità di ripristinare al più presto una navigazione pienamente libera e sicura nello stretto di Hormuz", ha scritto Macron su X. "Mentre si sono appena aperte discussioni a Islamabad, abbiamo concordato di mantenere stretti contatti per contribuire alla de-escalation, alla libertà di navigazione e alla conclusione di un accordo che garantisca una pace e una sicurezza durature nella regione", ha aggiunto.
Alcune navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz in concomitanza con l'avvio dei negoziati tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, secondo dati di tracciamento marittimo esaminati dall'emittente televisiva statunitense Cnn. Tra i transiti registrati figurano soprattutto petroliere e cargo cinesi. Due grandi petroliere con capacità di circa 300mila tonnellate ciascuna hanno attraversato lo Stretto navigando vicino alle coste iraniane, mentre una nave per il trasporto di gas naturale liquefatto battente bandiera del Botswana è riuscita a raggiungere il Golfo dell'Oman dopo un primo tentativo fallito il giorno precedente. Il traffico resta tuttavia molto ridotto rispetto ai livelli ordinari, pari a circa 100 imbarcazioni al giorno.
I negoziati a Islamabad fra Iran e Usa con la mediazione del Pakistan sono ufficialmente iniziati. Ne danno notizia la Cbs con la sua corrispondente sul posto e News Nation tramite un post X di Kellie Meyer, corrispondente per la Casa Bianca, dove la giornalista afferma di aver "parlato con il presidente Trump" che ha confermato la notizia.
"Un numero enorme di petroliere completamente vuote, alcune delle più grandi al mondo, si stanno dirigendo proprio ora verso gli Stati Uniti per caricarsi del petrolio (e del gas!) migliore e più 'dolce' del mondo. Abbiamo più petrolio di quanto ne abbiano le due maggiori economie petrolifere al mondo messe insieme, e di qualità superiore. Vi stiamo aspettando. Tempi di consegna rapidi!". Lo scrive su Truth Donald Trump, firmandosi "Presidente DJT".
La delegazione dell'Iran ai colloqui odierni di Islamabad ha trasmesso le proprie richieste e le proprie "linee rosse" primo ministro pachistano Shehbaz Sharif nel corso della riunione di oggi. Lo ha riferito da Islamabad un giornalista della televisione di Stato iraniana, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa Reuters. Le "linee rosse" indicate da Teheran comprendono lo stretto di Hormuz, il pagamento di riparazioni di guerra, il rilascio degli asset iraniani congelati e un cessate il fuoco esteso all'intera regione.
Il ministero della Salute libanese ha dichiarato che dieci persone, tra cui tre operatori dei servizi di emergenza, sono state uccise oggi da raid israeliani nel sud del Libano, mentre i media statali hanno riportato incursioni in oltre una dozzina di località. Il ministero ha affermato che tre attacchi mortali hanno colpito località nel distretto di Nabatiyeh e provocato la morte, tra gli altri, di un membro della protezione civile libanese e due paramedici del Comitato sanitario islamico affiliato a Hezbollah, denunciando quello che ha definito un attacco "sistematico" di Israele contro gli operatori dei servizi di emergenza.
Teheran non accetta il tentativo di separare Israele dagli Stati uniti nel quadro dei negoziati in corso e mette in guardia contro uno scenario in cui a Israele venga attribuita la colpa di un eventuale fallimento, mentre Washington venga sollevata dalle proprie responsabilità. Lo ha dichiarato all'agenzia Fars una fonte informata, facendo riferimento ai colloqui di Islamabad mediati dal Pakistan. Secondo la fonte, mentre dalla notte scorsa proseguono intense consultazioni diplomatiche per costringere gli Stati uniti a rispettare i propri impegni e alcune fonti parlano di avanzamenti in questa direzione, resta il rischio di un copione già visto.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che l'Iran entra nei negoziati con gli Stati uniti in Pakistan con una "totale sfiducia", a causa delle ripetute violazioni degli impegni da parte di Washington e di quelli che ha definito tradimenti nei confronti della diplomazia. Lo riferisce l'iraniana Press Tv, dando conto di una telefonata del capo della diplomazia di Teheran con il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul. Secondo Araghchi, la decisione di Teheran di accettare un cessate il fuoco come base per arrivare a una cessazione completa della guerra, al risarcimento dei danni subiti dall'Iran e all'accertamento delle responsabilità dei responsabili è stata un'azione responsabile.
Secondo quanto riportato dai media statali iraniani, la delegazione negoziale iraniana si è riunita presso la sede dei colloqui prima dell'incontro con gli Stati Uniti. Lo riporta Iran International. La televisione di stato iraniana aveva precedentemente affermato che la delegazione avrebbe incontrato il primo ministro pakistano per discutere una proposta di piano, mentre i dettagli di eventuali colloqui con gli Stati Uniti sarebbero stati definiti in seguito.
Gli Stati uniti non hanno accettato di sbloccare gli asset iraniani congelati. Lo ha dichiarato un funzionario della Casa bianca, smentendo quanto scritto in precedenza dall'agenzia di stampa Reuters, mentre a Islamabad sono arrivate le delegazioni statunitense e iraniana per trattare.
Il vicepresidente degli Stati Uniti, James David Vance, ha avuto un colloquio bilaterale con il primo ministro del Pakistan, Shahbaz Sharif, dopo essere arrivato a Islamabad per partecipare ai colloqui di pace con i rappresentanti dell'Iran. Lo ha fatto sapere la Casa Bianca. All'incontro hanno partecipato anche gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, oltre ai ministri degli Esteri e dell'Interno del Pakistan, rispettivamente Ishaq Dar e Mohsin Naqvi.
Gli Stati Uniti avrebbero accettato di sbloccare gli asset iraniani congelati in Qatar e in altre banche straniere. Secondo indiscrezioni di stampa riportate dal Times of Israel, una fonte iraniana avrebbe accolto positivamente la decisione, aggiungendo che si tratta di un segnale di "serietà" nel quadro dei colloqui di pace tra Washington e Teheran che prendono il via oggi a Islamabad. Per il momento gli Usa non hanno confermato la notizia attraverso i canali ufficiali.
L'ex segretario di Stato Usa, John Kerry, ha sostenuto che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu nel corso degli anni ha sollecitato diverse amministrazioni presidenziali statunitensi a lanciare attacchi militari contro l'Iran, ma che solo Donald Trump ha ceduto a tali pressioni. Intervistato dall'emittente televisiva "Ms Now", Kerry ha dichiarato di aver partecipato in passato, nella veste di segretario di Stato, a numerosi incontri con Netanyahu, durante i quali il leader israeliano avrebbe sostenuto con insistenza la necessita' di un'azione militare diretta contro Teheran. Secondo Kerry, sia il presidente Barack Obama sia Joe Biden, così come George W. Bush, si sarebbero opposti a tale richiesta.
Il deputato di Hezbollah Hassan Fadlallah ha ribadito il rifiuto del suo gruppo, sostenuto dall'Iran, di negoziati diretti tra Libano e Israele, il giorno dopo che il presidente libanese aveva annunciato che tali colloqui si sarebbero tenuti la prossima settimana a Washington. Questa mossa rappresenta "una palese violazione del patto (nazionale), della costituzione e delle leggi libanesi... e aggrava le divisioni interne in un momento in cui il Libano ha più bisogno di solidarietà e unità interna per affrontare l'aggressione di Israele", ha dichiarato Fadlallah in un comunicato.
La nuova guida suprema dell'Iran, Mojtaba Khamenei, è ancora convalescente a seguito delle gravi ferite al volto e alle gambe riportate nell'attacco aereo che lo scorso 28 febbraio ha causato la morte del padre e predecessore, Ali Khamenei, dando inizio al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Lo riferiscono fonti vicine all'entourage della guida suprema iraniana citate dalla stampa britannica. A seguito dell'attacco missilistico contro il complesso della guida suprema a Teheran, Mojtaba Khamenei avrebbe subito una significativa menomazione fisica, inclusa una possibile amputazione o grave lesione a una gamba, oltre a danni permanenti al volto. Nonostante ciò, Khamenei, 56 anni, sarebbe pienamente cosciente, e continuerebbe a partecipare alle riunioni con alti funzionari tramite collegamenti audio e a contribuire alle decisioni strategiche, comprese quelle relative al conflitto e ai negoziati con Washington.
La delegazione iraniana guidata dal presidente del parlamento iraniano, Mohammad Baqer Ghalibaf, e alla presenza del ministro degli Esteri Abbas Araqchi, ha incontrato il primo ministro pakistano Shahbaz Sharif. Lo riporta Ynet citando i media iraniani. L'agenzia di stampa iraniana Tasnim ha affermato che la delegazione discuterà della "violazione degli impegni da parte degli Stati Uniti" e deciderà in seguito se avviare o meno i negoziati.
La delegazione iraniana è arrivata all'hotel Serena di Islamabad. Lo scrive il Teheran Times su X che pubblica un video dell'arrivo. L'agenzia di stampa iraniana Isna riferisce che la delegazione iraniana incontrerà il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif. Sharif e i funzionari del suo governo stanno mediando i colloqui per il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti a Islamabad.
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Quando il Papa dice che Gesù è un Dio che rifiuta la guerra e che nessuno può usarlo per giustificare la guerra fa "certamente" un riferimento all'attualità. Lo ha detto il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi, in un'intervista a La Repubblica. "Penso a tutti coloro che utilizzano il nome di Dio, che è un nome di pace, per altri fini. Sono parole che nascono dalla Scrittura, dalla Parola di Dio, e dalla storia della Chiesa: in occasione della prima guerra mondiale Papa Benedetto XV denunciò la inutile strage indicando così di pregare per la pace e non per la vittoria" ha osservato. "Il Papa è sicuramente anti violenza, anti guerra, è contro chi pensa che si possano risolvere l conflitti tornando allo strumento della guerra. Il mondo fa esattamente il contrarlo, si arma e costringe ad armarsi, il Papa parla contro ogni tentazione, dei potenti come di ognuno di noi di pensare che con la forza risolvo i miei problemi e trovo la sicurezza. È esattamente il contrario" ha aggiunto riferendosi al presunto ruolo di anti Trump attribuito al Santo Padre. La tregua tra Iran e Usa, ha proseguito Zuppi, "è la dimostrazione che si può parlare e che i problemi si risolvono parlando e che più lo si fa e prima lo si fa e meglio è. Ci auguriamo che quell'esercizio che ha portato alla tregua porti anche a risolvere le cause del conflitto. Il dialogo non è facile, lo so bene, ma è sempre possibile. La comunità internazionale e gli organismi sovranazionali servono per questo". Quanto a Israele, altro luogo dove c'è chi usa la Bibbia per giustificare la guerra, per Zuppi "la Chiesa non rinuncerà al dialogo e non accetterà mai che le scelte di qualcuno possano giustificare fenomeni di antisemitismo. In questo dialogo, credo, si debba arrivare a una chiara condanna della bestemmia che è uccidere l'immagine di Dio nel fratello. E un impegno che chiama a un lavoro comune".
L'Iran non è ancora in grado di riaprire completamente lo Stretto di Hormuz al traffico commerciale perché non riesce a localizzare tutte le mine navali posate nelle scorse settimane e non dispone di adeguate capacità per rimuoverle rapidamente, secondo funzionari statunitensi citati dal quotidiano New York Times. Le mine, collocate con piccole imbarcazioni dopo l'inizio della guerra con Stati Uniti e Israele, hanno causato l'arresto quasi totale del traffico di petroliere e navi commerciali, contribuendo all'aumento dei prezzi dell'energia e offrendo a Teheran un'importante leva strategica. L'Iran avrebbe mantenuto aperto solo un corridoio limitato, consentendo il transito alle navi disposte a pagare un pedaggio. Secondo le autorità statunitensi, parte delle mine sarebbe stata posata senza una mappatura precisa o in modo tale da potersi spostare con le correnti, complicando ulteriormente le operazioni di bonifica. Anche per le potenze militari avanzate, la rimozione di mine navali è generalmente più complessa della loro posa. La questione potrebbe influenzare i colloqui di pace previsti oggi in Pakistan tra la delegazione iraniana e quella statunitense guidata dal vicepresidente James David Vance. Il presidente Donald Trump ha indicato la riapertura "completa, immediata e sicura" dello stretto come una condizione per consolidare la tregua di due settimane annunciata nei giorni scorsi.
Calo generalizzato dei prezzi dei carburanti in tutta Italia oggi con il prezzo medio del gasolio a 2,166 euro al litro (-1,4 centesimi) e la benzina 1,790 euro/litro (-0,3 cent). In autostrada il diesel costa 2,193 euro/litro (-0,8 cent), la verde 1,817 euro/litro (-0,6 cent). Lo afferma il Codacons, sulla base dei dati regionali Mimit, che ha però valutato il peso dei maggiori costi rispetto al periodo pre-conflitto: "Considerati i consumi medi giornalieri di carburanti solo sulla rete ordinaria - scrive l'associazione - gli italiani pagano oltre 148 milioni di euro in più a settimana per i propri rifornimenti. Secondo l'associazione, i petrolieri e l'intera filiera dei carburanti incassano circa 88 milioni di euro a settimana in più rispetto a due mesi fa; lo Stato attraverso Iva e accise circa 61 milioni di euro in più".
Il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, a capo della delegazione giunta in Pakistan per i colloqui di oggi con gli Stati Uniti, ha affermato che gli Usa devono riconoscere i diritti della Repubblica islamica se vogliono raggiungere un accordo che ponga fine al conflitto in corso nel Golfo. Secondo l'agenzia di stampa ufficiale Irna, il capo della delegazione iraniana ha dichiarato che Teheran partecipa ai negoziati in buona fede, pur ribadendo di non avere fiducia negli Stati Uniti. Ghalibaf ha inoltre accusato Washington di non aver rispettato gli impegni assunti nei precedenti negoziati tra i due Paesi, sottolineando la necessità di garanzie concrete per eventuali nuove intese.
Il nuovo leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei si sta ancora riprendendo dalle gravi ferite a viso e gambe riportate nell'attacco aereo che uccise il padre all'inizio della guerra, secondo quanto riferito a Reuters, da tre persone vicine alla sua cerchia ristretta. Il volto di Khamenei è rimasto sfigurato nell'attacco al complesso della Guida Suprema nel centro di Teheran e ha riportato gravi ferite a una o entrambe le gambe, hanno affermato le tre fonti. Ciononostante, il 56enne si sta riprendendo dalle ferite e mantiene la lucidità mentale, secondo le fonti, che hanno chiesto l'anonimato. Khamenei partecipa a riunioni con alti funzionari tramite audioconferenza ed è coinvolto nel processo decisionale su questioni importanti, tra cui la guerra e i negoziati con Washington, hanno aggiunto due delle fonti. Reuters aggiunge di non essere stata in grado di verificarle in modo indipendente la notizia. Il luogo in cui si trova Khamenei, le sue condizioni di salute e la sua capacità di governare rimangono in gran parte un mistero per l'opinione pubblica, dato che non sono state pubblicate foto, video o registrazioni audio che lo ritraggano dall'attacco aereo e dalla sua successiva nomina a successore del padre l'8 marzo.
Le delegazioni di Iran e Usa alloggeranno nella stessa imponente struttura, ma i protocolli prevedono che i funzionari delle due parti non si incrocino mai fisicamente nei corridoi: i mediatori pakistani faranno la spola da un'ala all'altra dell'hotel per recapitare messaggi, limare bozze e cercare di trasformare i monologhi incrociati in un vero dialogo. Nonostante gli sforzi titanici e la riuscita mediazione del premier pakistano Shehbaz Sharif, capace di strappare in extremis una tregua di due settimane poco prima della scadenza dell'ultimatum di Trump, l'atmosfera alla vigilia è tutt'altro che distesa. Con posizioni che sembrano ancora molto lontane: la delegazione Usa, guidata dal vicepresidente JD Vance e forte della presenza di figure come Steve Witkoff e Jared Kushner, chiede passi perentori sulla rinuncia all'arricchimento dell'uranio, lo smantellamento dello stoccaggio e lo stop al supporto delle milizie regionali. Quella iraniana, capitanata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, porta sul tavolo un piano in 10 punti che pretende la revoca totale delle sanzioni e il controllo di Hormuz. Senza considerare che a rendere l'aria ancora più pesante c'è il rebus Libano con Teheran che esige la fine delle ostilità israeliane contro Hezbollah per sedersi al tavolo mentre Tel Aviv rifiuta la tregua e continua ad attaccare sul fronte Nord. Gli analisti ritengono che i colloqui riflettano una seria apertura diplomatica, ma avvertono che l'esito rimane incerto.
Stati Uniti e governo libanese hanno chiesto a Israele una "pausa" negli attacchi contro Hezbollah prima dell'avvio di negoziati diretti tra Israele e Libano, previsti martedì a Washington sotto l'egida del Dipartimento di Stato. Lo riporta Axios. La richiesta, avanzata tramite mediatori Usa, punta a favorire una de-escalation e a creare le condizioni per un possibile cessate il fuoco. Beirut propone di tornare alle intese del novembre 2024, limitando le operazioni israeliane alle sole minacce imminenti. Washington sostiene questa linea e sta facendo pressione su Israele perché accetti. Il premier Benjamin Netanyahu sta valutando la proposta, mentre fonti israeliane sottolineano che al momento "non c'è alcun cessate il fuoco", pur non escludendo una breve pausa tattica nei raid. Israele si dice disponibile a negoziare un accordo con il Libano, ma rifiuta l'ipotesi di discutere un cessate il fuoco con Hezbollah. I primi colloqui saranno guidati dagli ambasciatori dei due Paesi negli Stati Uniti e dovrebbero essere seguiti da negoziati più approfonditi. L'offensiva israeliana in Libano resta intanto un punto di tensione nei colloqui tra Stati Uniti e Iran, che accusa Israele di violare il cessate il fuoco, accusa respinta da Washington. In questo contesto, Usa, Israele e Libano mirano a evitare che Teheran influenzi gli sviluppi sul terreno a favore di Hezbollah. Il primo ministro libanese Nawaf Salam è atteso la prossima settimana a Washington per incontrare il segretario di Stato Marco Rubio, nella prima visita bilaterale di alto livello dall'insediamento dell'amministrazione Trump.
La delegazione iraniana a Islamabad, guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, incontrerà alle 13 ora locale (le 10 in Italia) il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif per discutere dei prossimi colloqui tra Iran e Stati Uniti volti a porre fine alla guerra. Secondo l'agenzia di stampa Tasnim, qualora le precondizioni poste dall'Iran venissero accettate dagli americani, i colloqui si terranno domenica pomeriggio presso l'hotel Serena di Islamabad. La delegazione ha incontrato in precedenza il comandante dello Stato Maggiore dell'Esercito pakistano, Asim Munir.
Le Forze di difesa israeliane hanno effettuato nuovi attacchi aerei contro le località di Toul e Jebchit, nel governatorato di Nabatieh, nel Libano meridionale. Lo riferisce l'emittente televisiva in lingua araba Al Jazeera. Al momento non vi è stata alcuna conferma ufficiale da parte delle forze armate israeliane. Sarebbero tre le vittime finora accertate.
Gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner sono arrivati a Islamabad in vista dei colloqui in programma tra le delegazioni di Stati Uniti e Iran, secondo fonti pachistane citate dall'emittente televisiva in lingua araba Al Jazeera. Witkoff e Kushner hanno preceduto Vance, atterrato poco dopo.
In vista dei colloqui le autorità pachistane hanno proclamato due giorni di festività e dispiegato circa 10mila agenti di sicurezza. I colloqui in programma, mediati dal Pakistan, si inseriscono in un contesto di forte tensione regionale e mirano a consolidare un fragile cessate il fuoco dopo settimane di conflitto e instabilità che hanno avuto ripercussioni anche sui mercati energetici globali. Il primo ministro Shehbaz Sharif ha definito i negoziati tra Usa e Iran "decisivi".
Secondo quanto riportato da Cnn, che cita tre fonti, per l'intelligence statunitense la Cina si sta preparando a fornire nuovi sistemi di difesa aerea all'Iran entro le prossime settimane. Per l'emittente le informazioni di intelligence dimostrano che Teheran potrebbe sfruttare la tregua nei combattimenti per ricostituire le scorte di sistemi d'arma. Due delle fonti hanno riferito alla Cnn che Pechino si avvarrebbe di un Paese terzo per far transitare le armi. Ma un portavoce dell'ambasciata cinese a Washington ha smentito: "La Cina non ha mai fornito armi a nessuna delle parti in conflitto: le informazioni in questione sono false". Sarebbe una mossa provocatoria, spiega Cnn, considerando che Pechino ha affermato di aver contribuito a mediare il fragile accordo di cessate il fuoco che ha sospeso la guerra tra Iran e Stati Uniti all'inizio di questa settimana. Il presidente Donald Trump ha inoltre in programma una visita in Cina all'inizio del mese prossimo per colloqui con il presidente cinese Xi Jinping.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che lo stretto di Hormuz sarà riaperto "abbastanza presto", con o senza la collaborazione dell'Iran. Rivolgendosi ai giornalisti a Washington, alla vigilia dei colloqui tra funzionari statunitensi e iraniani in Pakistan, Trump ha affermato che gli Stati Uniti "riapriranno il Golfo" e che altri Paesi sono "pronti ad aiutare". "Non sarà facile", ha detto Trump. "Direi questo: riusciremo a riaprire (lo stretto) abbastanza presto". Lo stretto di Hormuz è uno dei principali punti di transito del petrolio mondiale e qualsiasi interruzione del traffico marittimo ha effetti immediati sui prezzi dell'energia e sulla stabilità delle forniture globali. Il cessate il fuoco di due settimane con l'Iran, annunciato da Trump pochi giorni fa, non ha ancora portato alla riapertura dello Stretto a causa di divergenze interpretative in merito ai termini dell'intesa, e in particolare all'interruzione o meno delle operazioni militari israeliane in Libano.
L'Iran dispone ancora di migliaia di missili balistici e potrebbe riattivare parte dei suoi lanciatori recuperandoli da installazioni sotterranee, secondo valutazioni dell'intelligence statunitense citate tramite fonti informate dal quotidiano Wall Street Journal. Funzionari statunitensi e israeliani anonimi hanno riferito al quotidiano che oltre la metà dei lanciatori iraniani è stata distrutta, danneggiata o intrappolata sottoterra dai raid delle ultime settimane, ma molti potrebbero essere riparati o riportati in superficie in tempi relativamente brevi. Anche le scorte di missili della Repubblica islamica sarebbero state dimezzate nel corso della campagna bellica durata poco più di un mese, ma Teheran disporrebbe comunque di circa un migliaio di missili balistici a medio raggio sui circa 2.500 iniziali. Gli Stati Uniti stimano inoltre che l'Iran disponga oggi di meno della metà dei droni d'attacco unidirezionali posseduti all'inizio del conflitto, a causa dell'uso in combattimento e dei bombardamenti contro i siti produttivi. Teheran manterrebbe anche un numero limitato di missili da crociera potenzialmente impiegabili contro navi nel Golfo Persico o obiettivi militari statunitensi nella regione.
I colloqui tra Iran e Stati Uniti a Islamabad probabilmente subiranno un rinvio. Contrariamente a quanto riportato in precedenza i negoziati dovrebbero iniziare nel pomeriggio, secondo l'agenzia iraniana Tasnim. Secondo l'agenzia Mehr su X, le delegazioni iraniana e americana dovrebbero inizialmente tenere incontri separati con il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif. Una volta concluse queste prime formalità diplomatiche, inizierà la fase principale dei negoziati indiretti.
"Quale sarebbe un buon accordo? Nessuna arma nucleare, questo è il 99% della questione". Così il presidente degli Stati Uniti Donald Trump parlando con i giornalisti al suo arrivo in Virginia, dove è atteso per un evento, a poche ore dai colloqui con l'Iran previsti a Islamabad. "Vedremo come andrà a finire, vedremo come si evolverà la situazione", ha aggiunto.
"Abbiamo buona volontà, ma non ci fidiamo degli Usa". Lo ha detto Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, ai media statali iraniani al suo arrivo all'aeroporto di Islamabad per i colloqui con gli Stati Uniti. Ghalibaf ha aggiunto che se gli Stati Uniti sono "pronti per un accordo autentico", anche l'Iran potrebbe esserlo. "Purtroppo, la nostra esperienza di negoziazione con gli americani si è sempre conclusa con fallimenti e violazioni degli impegni", ha aggiunto.
La delegazione inviata dall'Iran a Islamabad per i colloqui con gli Stati Uniti conta in tutto 71 membri, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa iraniana Tasnim. Il gruppo comprende negoziatori principali, consulenti tecnici, rappresentanti dei media, oltre a personale diplomatico e di sicurezza. Il team negoziale è guidato dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e include il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, il governatore della banca centrale Abdolnaser Hemmati, il segretario del Consiglio supremo di difesa nazionale Ali Akbar Ahmadian, il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi e il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei.