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Iran-Usa, in corso i negoziati in Pakistan | Giallo sulla prima nave Usa a Hormuz: l'annuncio di Trump e la smentita di Teheran

Teheran: "In contatto con Beirut per garantire il rispetto della tregua". Alcune navi attraversano Hormuz

11 Apr 2026 - 23:46
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Sono cominciati i negoziati tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, in Pakistan: dopo una pausa per la cena, i colloqui sono ripresi e potrebbero durare tutta la notte. Polemiche tra Washington e Teheran sul presunto attraversamento di due imbarcazioni Usa nello Stretto di Hormuz per rimuovere le mine presenti nelle sue acque: gli Usa affermano che il passaggio è avvenuto, la Repubblica islamica nega "con forza". Sulla questione degli asset iraniani da scongelare, gli Stati Uniti negano di aver dato il proprio consenso. Proseguono intanto i bombardamenti israeliani in Libano: 10 morti nel sud del Paese. Teheran: "In contatto con Beirut per garantire il rispetto della tregua". Papa Leone ha rinnovato il suo appello contro la guerra: "Nel Regno di Dio non c'è spada né drone, né vendetta né ingiusto profitto".


Gli Stati Uniti avrebbero accettato di sbloccare gli asset iraniani congelati in Qatar e in altre banche straniere. Secondo indiscrezioni di stampa riportate dal Times of Israel, una fonte iraniana avrebbe accolto positivamente la decisione, aggiungendo che si tratta di un segnale di "serietà" nel quadro dei colloqui di pace tra Washington e Teheran che prendono il via oggi a Islamabad. Per il momento gli Usa non hanno confermato la notizia attraverso i canali ufficiali.


L'ex segretario di Stato Usa, John Kerry, ha sostenuto che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu nel corso degli anni ha sollecitato diverse amministrazioni presidenziali statunitensi a lanciare attacchi militari contro l'Iran, ma che solo Donald Trump ha ceduto a tali pressioni. Intervistato dall'emittente televisiva "Ms Now", Kerry ha dichiarato di aver partecipato in passato, nella veste di segretario di Stato, a numerosi incontri con Netanyahu, durante i quali il leader israeliano avrebbe sostenuto con insistenza la necessita' di un'azione militare diretta contro Teheran. Secondo Kerry, sia il presidente Barack Obama sia Joe Biden, così come George W. Bush, si sarebbero opposti a tale richiesta.


Il deputato di Hezbollah Hassan Fadlallah ha ribadito il rifiuto del suo gruppo, sostenuto dall'Iran, di negoziati diretti tra Libano e Israele, il giorno dopo che il presidente libanese aveva annunciato che tali colloqui si sarebbero tenuti la prossima settimana a Washington. Questa mossa rappresenta "una palese violazione del patto (nazionale), della costituzione e delle leggi libanesi... e aggrava le divisioni interne in un momento in cui il Libano ha più bisogno di solidarietà e unità interna per affrontare l'aggressione di Israele", ha dichiarato Fadlallah in un comunicato.


La nuova guida suprema dell'Iran, Mojtaba Khamenei, è ancora convalescente a seguito delle gravi ferite al volto e alle gambe riportate nell'attacco aereo che lo scorso 28 febbraio ha causato la morte del padre e predecessore, Ali Khamenei, dando inizio al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Lo riferiscono fonti vicine all'entourage della guida suprema iraniana citate dalla stampa britannica. A seguito dell'attacco missilistico contro il complesso della guida suprema a Teheran, Mojtaba Khamenei avrebbe subito una significativa menomazione fisica, inclusa una possibile amputazione o grave lesione a una gamba, oltre a danni permanenti al volto. Nonostante ciò, Khamenei, 56 anni, sarebbe pienamente cosciente, e continuerebbe a partecipare alle riunioni con alti funzionari tramite collegamenti audio e a contribuire alle decisioni strategiche, comprese quelle relative al conflitto e ai negoziati con Washington.


La delegazione iraniana guidata dal presidente del parlamento iraniano, Mohammad Baqer Ghalibaf, e alla presenza del ministro degli Esteri Abbas Araqchi, ha incontrato il primo ministro pakistano Shahbaz Sharif. Lo riporta Ynet citando i media iraniani. L'agenzia di stampa iraniana Tasnim ha affermato che la delegazione discuterà della "violazione degli impegni da parte degli Stati Uniti" e deciderà in seguito se avviare o meno i negoziati.


La delegazione iraniana è arrivata all'hotel Serena di Islamabad. Lo scrive il Teheran Times su X che pubblica un video dell'arrivo. L'agenzia di stampa iraniana Isna riferisce che la delegazione iraniana incontrerà il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif. Sharif e i funzionari del suo governo stanno mediando i colloqui per il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti a Islamabad.


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Quando il Papa dice che Gesù è un Dio che rifiuta la guerra e che nessuno può usarlo per giustificare la guerra fa "certamente" un riferimento all'attualità. Lo ha detto il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi, in un'intervista a La Repubblica. "Penso a tutti coloro che utilizzano il nome di Dio, che è un nome di pace, per altri fini. Sono parole che nascono dalla Scrittura, dalla Parola di Dio, e dalla storia della Chiesa: in occasione della prima guerra mondiale Papa Benedetto XV denunciò la inutile strage indicando così di pregare per la pace e non per la vittoria" ha osservato. "Il Papa è sicuramente anti violenza, anti guerra, è contro chi pensa che si possano risolvere l conflitti tornando allo strumento della guerra. Il mondo fa esattamente il contrarlo, si arma e costringe ad armarsi, il Papa parla contro ogni tentazione, dei potenti come di ognuno di noi di pensare che con la forza risolvo i miei problemi e trovo la sicurezza. È esattamente il contrario" ha aggiunto riferendosi al presunto ruolo di anti Trump attribuito al Santo Padre. La tregua tra Iran e Usa, ha proseguito Zuppi, "è la dimostrazione che si può parlare e che i problemi si risolvono parlando e che più lo si fa e prima lo si fa e meglio è. Ci auguriamo che quell'esercizio che ha portato alla tregua porti anche a risolvere le cause del conflitto. Il dialogo non è facile, lo so bene, ma è sempre possibile. La comunità internazionale e gli organismi sovranazionali servono per questo". Quanto a Israele, altro luogo dove c'è chi usa la Bibbia per giustificare la guerra, per Zuppi "la Chiesa non rinuncerà al dialogo e non accetterà mai che le scelte di qualcuno possano giustificare fenomeni di antisemitismo. In questo dialogo, credo, si debba arrivare a una chiara condanna della bestemmia che è uccidere l'immagine di Dio nel fratello. E un impegno che chiama a un lavoro comune".


L'Iran non è ancora in grado di riaprire completamente lo Stretto di Hormuz al traffico commerciale perché non riesce a localizzare tutte le mine navali posate nelle scorse settimane e non dispone di adeguate capacità per rimuoverle rapidamente, secondo funzionari statunitensi citati dal quotidiano New York Times. Le mine, collocate con piccole imbarcazioni dopo l'inizio della guerra con Stati Uniti e Israele, hanno causato l'arresto quasi totale del traffico di petroliere e navi commerciali, contribuendo all'aumento dei prezzi dell'energia e offrendo a Teheran un'importante leva strategica. L'Iran avrebbe mantenuto aperto solo un corridoio limitato, consentendo il transito alle navi disposte a pagare un pedaggio. Secondo le autorità statunitensi, parte delle mine sarebbe stata posata senza una mappatura precisa o in modo tale da potersi spostare con le correnti, complicando ulteriormente le operazioni di bonifica. Anche per le potenze militari avanzate, la rimozione di mine navali è generalmente più complessa della loro posa. La questione potrebbe influenzare i colloqui di pace previsti oggi in Pakistan tra la delegazione iraniana e quella statunitense guidata dal vicepresidente James David Vance. Il presidente Donald Trump ha indicato la riapertura "completa, immediata e sicura" dello stretto come una condizione per consolidare la tregua di due settimane annunciata nei giorni scorsi.


Calo generalizzato dei prezzi dei carburanti in tutta Italia oggi con il prezzo medio del gasolio a 2,166 euro al litro (-1,4 centesimi) e la benzina 1,790 euro/litro (-0,3 cent). In autostrada il diesel costa 2,193 euro/litro (-0,8 cent), la verde 1,817 euro/litro (-0,6 cent). Lo afferma il Codacons, sulla base dei dati regionali Mimit, che ha però valutato il peso dei maggiori costi rispetto al periodo pre-conflitto: "Considerati i consumi medi giornalieri di carburanti solo sulla rete ordinaria - scrive l'associazione - gli italiani pagano oltre 148 milioni di euro in più a settimana per i propri rifornimenti. Secondo l'associazione, i petrolieri e l'intera filiera dei carburanti incassano circa 88 milioni di euro a settimana in più rispetto a due mesi fa; lo Stato attraverso Iva e accise circa 61 milioni di euro in più".


Il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, a capo della delegazione giunta in Pakistan per i colloqui di oggi con gli Stati Uniti, ha affermato che gli Usa devono riconoscere i diritti della Repubblica islamica se vogliono raggiungere un accordo che ponga fine al conflitto in corso nel Golfo. Secondo l'agenzia di stampa ufficiale Irna, il capo della delegazione iraniana ha dichiarato che Teheran partecipa ai negoziati in buona fede, pur ribadendo di non avere fiducia negli Stati Uniti. Ghalibaf ha inoltre accusato Washington di non aver rispettato gli impegni assunti nei precedenti negoziati tra i due Paesi, sottolineando la necessità di garanzie concrete per eventuali nuove intese.


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Il nuovo leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei si sta ancora riprendendo dalle gravi ferite a viso e gambe riportate nell'attacco aereo che uccise il padre all'inizio della guerra, secondo quanto riferito a Reuters, da tre persone vicine alla sua cerchia ristretta. Il volto di Khamenei è rimasto sfigurato nell'attacco al complesso della Guida Suprema nel centro di Teheran e ha riportato gravi ferite a una o entrambe le gambe, hanno affermato le tre fonti. Ciononostante, il 56enne si sta riprendendo dalle ferite e mantiene la lucidità mentale, secondo le fonti, che hanno chiesto l'anonimato. Khamenei partecipa a riunioni con alti funzionari tramite audioconferenza ed è coinvolto nel processo decisionale su questioni importanti, tra cui la guerra e i negoziati con Washington, hanno aggiunto due delle fonti. Reuters aggiunge di non essere stata in grado di verificarle in modo indipendente la notizia. Il luogo in cui si trova Khamenei, le sue condizioni di salute e la sua capacità di governare rimangono in gran parte un mistero per l'opinione pubblica, dato che non sono state pubblicate foto, video o registrazioni audio che lo ritraggano dall'attacco aereo e dalla sua successiva nomina a successore del padre l'8 marzo.


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Le delegazioni di Iran e Usa alloggeranno nella stessa imponente struttura, ma i protocolli prevedono che i funzionari delle due parti non si incrocino mai fisicamente nei corridoi: i mediatori pakistani faranno la spola da un'ala all'altra dell'hotel per recapitare messaggi, limare bozze e cercare di trasformare i monologhi incrociati in un vero dialogo. Nonostante gli sforzi titanici e la riuscita mediazione del premier pakistano Shehbaz Sharif, capace di strappare in extremis una tregua di due settimane poco prima della scadenza dell'ultimatum di Trump, l'atmosfera alla vigilia è tutt'altro che distesa. Con posizioni che sembrano ancora molto lontane: la delegazione Usa, guidata dal vicepresidente JD Vance e forte della presenza di figure come Steve Witkoff e Jared Kushner, chiede passi perentori sulla rinuncia all'arricchimento dell'uranio, lo smantellamento dello stoccaggio e lo stop al supporto delle milizie regionali. Quella iraniana, capitanata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, porta sul tavolo un piano in 10 punti che pretende la revoca totale delle sanzioni e il controllo di Hormuz. Senza considerare che a rendere l'aria ancora più pesante c'è il rebus Libano con Teheran che esige la fine delle ostilità israeliane contro Hezbollah per sedersi al tavolo mentre Tel Aviv rifiuta la tregua e continua ad attaccare sul fronte Nord. Gli analisti ritengono che i colloqui riflettano una seria apertura diplomatica, ma avvertono che l'esito rimane incerto.


Stati Uniti e governo libanese hanno chiesto a Israele una "pausa" negli attacchi contro Hezbollah prima dell'avvio di negoziati diretti tra Israele e Libano, previsti martedì a Washington sotto l'egida del Dipartimento di Stato. Lo riporta Axios. La richiesta, avanzata tramite mediatori Usa, punta a favorire una de-escalation e a creare le condizioni per un possibile cessate il fuoco. Beirut propone di tornare alle intese del novembre 2024, limitando le operazioni israeliane alle sole minacce imminenti. Washington sostiene questa linea e sta facendo pressione su Israele perché accetti. Il premier Benjamin Netanyahu sta valutando la proposta, mentre fonti israeliane sottolineano che al momento "non c'è alcun cessate il fuoco", pur non escludendo una breve pausa tattica nei raid. Israele si dice disponibile a negoziare un accordo con il Libano, ma rifiuta l'ipotesi di discutere un cessate il fuoco con Hezbollah. I primi colloqui saranno guidati dagli ambasciatori dei due Paesi negli Stati Uniti e dovrebbero essere seguiti da negoziati più approfonditi. L'offensiva israeliana in Libano resta intanto un punto di tensione nei colloqui tra Stati Uniti e Iran, che accusa Israele di violare il cessate il fuoco, accusa respinta da Washington. In questo contesto, Usa, Israele e Libano mirano a evitare che Teheran influenzi gli sviluppi sul terreno a favore di Hezbollah. Il primo ministro libanese Nawaf Salam è atteso la prossima settimana a Washington per incontrare il segretario di Stato Marco Rubio, nella prima visita bilaterale di alto livello dall'insediamento dell'amministrazione Trump.


La delegazione iraniana a Islamabad, guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, incontrerà alle 13 ora locale (le 10 in Italia) il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif per discutere dei prossimi colloqui tra Iran e Stati Uniti volti a porre fine alla guerra. Secondo l'agenzia di stampa Tasnim, qualora le precondizioni poste dall'Iran venissero accettate dagli americani, i colloqui si terranno domenica pomeriggio presso l'hotel Serena di Islamabad. La delegazione ha incontrato in precedenza il comandante dello Stato Maggiore dell'Esercito pakistano, Asim Munir.


Le Forze di difesa israeliane hanno effettuato nuovi attacchi aerei contro le località di Toul e Jebchit, nel governatorato di Nabatieh, nel Libano meridionale. Lo riferisce l'emittente televisiva in lingua araba Al Jazeera. Al momento non vi è stata alcuna conferma ufficiale da parte delle forze armate israeliane. Sarebbero tre le vittime finora accertate.


Gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner sono arrivati a Islamabad in vista dei colloqui in programma tra le delegazioni di Stati Uniti e Iran, secondo fonti pachistane citate dall'emittente televisiva in lingua araba Al Jazeera. Witkoff e Kushner hanno preceduto Vance, atterrato poco dopo.


In vista dei colloqui le autorità pachistane hanno proclamato due giorni di festività e dispiegato circa 10mila agenti di sicurezza. I colloqui in programma, mediati dal Pakistan, si inseriscono in un contesto di forte tensione regionale e mirano a consolidare un fragile cessate il fuoco dopo settimane di conflitto e instabilità che hanno avuto ripercussioni anche sui mercati energetici globali. Il primo ministro Shehbaz Sharif ha definito i negoziati tra Usa e Iran "decisivi".


Secondo quanto riportato da Cnn, che cita tre fonti, per l'intelligence statunitense la Cina si sta preparando a fornire nuovi sistemi di difesa aerea all'Iran entro le prossime settimane. Per l'emittente le informazioni di intelligence dimostrano che Teheran potrebbe sfruttare la tregua nei combattimenti per ricostituire le scorte di sistemi d'arma. Due delle fonti hanno riferito alla Cnn che Pechino si avvarrebbe di un Paese terzo per far transitare le armi. Ma un portavoce dell'ambasciata cinese a Washington ha smentito: "La Cina non ha mai fornito armi a nessuna delle parti in conflitto: le informazioni in questione sono false". Sarebbe una mossa provocatoria, spiega Cnn, considerando che Pechino ha affermato di aver contribuito a mediare il fragile accordo di cessate il fuoco che ha sospeso la guerra tra Iran e Stati Uniti all'inizio di questa settimana. Il presidente Donald Trump ha inoltre in programma una visita in Cina all'inizio del mese prossimo per colloqui con il presidente cinese Xi Jinping.


Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che lo stretto di Hormuz sarà riaperto "abbastanza presto", con o senza la collaborazione dell'Iran. Rivolgendosi ai giornalisti a Washington, alla vigilia dei colloqui tra funzionari statunitensi e iraniani in Pakistan, Trump ha affermato che gli Stati Uniti "riapriranno il Golfo" e che altri Paesi sono "pronti ad aiutare". "Non sarà facile", ha detto Trump. "Direi questo: riusciremo a riaprire (lo stretto) abbastanza presto". Lo stretto di Hormuz è uno dei principali punti di transito del petrolio mondiale e qualsiasi interruzione del traffico marittimo ha effetti immediati sui prezzi dell'energia e sulla stabilità delle forniture globali. Il cessate il fuoco di due settimane con l'Iran, annunciato da Trump pochi giorni fa, non ha ancora portato alla riapertura dello Stretto a causa di divergenze interpretative in merito ai termini dell'intesa, e in particolare all'interruzione o meno delle operazioni militari israeliane in Libano.


L'Iran dispone ancora di migliaia di missili balistici e potrebbe riattivare parte dei suoi lanciatori recuperandoli da installazioni sotterranee, secondo valutazioni dell'intelligence statunitense citate tramite fonti informate dal quotidiano Wall Street Journal. Funzionari statunitensi e israeliani anonimi hanno riferito al quotidiano che oltre la metà dei lanciatori iraniani è stata distrutta, danneggiata o intrappolata sottoterra dai raid delle ultime settimane, ma molti potrebbero essere riparati o riportati in superficie in tempi relativamente brevi. Anche le scorte di missili della Repubblica islamica sarebbero state dimezzate nel corso della campagna bellica durata poco più di un mese, ma Teheran disporrebbe comunque di circa un migliaio di missili balistici a medio raggio sui circa 2.500 iniziali. Gli Stati Uniti stimano inoltre che l'Iran disponga oggi di meno della metà dei droni d'attacco unidirezionali posseduti all'inizio del conflitto, a causa dell'uso in combattimento e dei bombardamenti contro i siti produttivi. Teheran manterrebbe anche un numero limitato di missili da crociera potenzialmente impiegabili contro navi nel Golfo Persico o obiettivi militari statunitensi nella regione.


I colloqui tra Iran e Stati Uniti a Islamabad probabilmente subiranno un rinvio. Contrariamente a quanto riportato in precedenza i negoziati dovrebbero iniziare nel pomeriggio, secondo l'agenzia iraniana Tasnim. Secondo l'agenzia Mehr su X, le delegazioni iraniana e americana dovrebbero inizialmente tenere incontri separati con il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif. Una volta concluse queste prime formalità diplomatiche, inizierà la fase principale dei negoziati indiretti.


"Quale sarebbe un buon accordo? Nessuna arma nucleare, questo è il 99% della questione". Così il presidente degli Stati Uniti Donald Trump parlando con i giornalisti al suo arrivo in Virginia, dove è atteso per un evento, a poche ore dai colloqui con l'Iran previsti a Islamabad. "Vedremo come andrà a finire, vedremo come si evolverà la situazione", ha aggiunto.


"Abbiamo buona volontà, ma non ci fidiamo degli Usa". Lo ha detto Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, ai media statali iraniani al suo arrivo all'aeroporto di Islamabad per i colloqui con gli Stati Uniti. Ghalibaf ha aggiunto che se gli Stati Uniti sono "pronti per un accordo autentico", anche l'Iran potrebbe esserlo. "Purtroppo, la nostra esperienza di negoziazione con gli americani si è sempre conclusa con fallimenti e violazioni degli impegni", ha aggiunto.


La delegazione inviata dall'Iran a Islamabad per i colloqui con gli Stati Uniti conta in tutto 71 membri, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa iraniana Tasnim. Il gruppo comprende negoziatori principali, consulenti tecnici, rappresentanti dei media, oltre a personale diplomatico e di sicurezza. Il team negoziale è guidato dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e include il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, il governatore della banca centrale Abdolnaser Hemmati, il segretario del Consiglio supremo di difesa nazionale Ali Akbar Ahmadian, il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi e il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei.

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