Grenfell Tower, nove anni fa il terribile incendio | Il padre di Marco Gottardi: "Quel giorno abbiamo vissuto tutto in diretta"
Dalle ceneri della tragedia è nato anche qualcosa di buono: una fondazione in ricordo di Marco e della sua fidanzata Gloria, entrambi vittime. "Ci aiuta a dare un senso alla nostra vita", ha detto Giannino Gottardi
di Giorgia Argiolas© Tgcom24
Sono passati nove anni dal terribile incendio della Grenfell Tower del 14 giugno 2017, in cui persero la vita 72 persone, tra cui due italiani: i giovani architetti veneti Marco Gottardi e Gloria Trevisan. Il rapporto del 2024 dell'inchiesta pubblica ha evidenziato le responsabilità di aziende private, ma anche di servizi di soccorso, politici locali e governi. Il processo, invece, non è ancora cominciato e ci vorranno anni prima che inizi. Eppure, dalle ceneri di questa tragedia è nato anche qualcosa di buono: la Fondazione Grenfellove Marco e Gloria, istituita, come si legge sul sito ufficiale, "con lo scopo di tramutare la tragedia in speranza, promuovendo l'istruzione dei giovani". "Ci aiuta a dare un senso alla nostra vita", ha dichiarato in un'intervista a Tgcom24 il padre di Marco, Giannino Gottardi.
Signor Gottardi, cosa ricorda di quel 14 giugno 2017?
Tutta una serie di particolari. Come, ad esempio, il fatto che io e mia moglie fossimo già alzati alle tre e mezza del mattino perché dovevamo andare in Sicilia e avevamo un aereo molto presto. Intorno alle quattro meno un quarto, mentre ero sotto la doccia, è arrivata mia moglie e mi ha detto che la mamma di Gloria, Emanuela, era in linea e ci chiedeva se fossimo al corrente che a Londra c'era un incendio nella Grenfell Tower, dove alloggiavano i ragazzi. Noi non ne sapevamo nulla. Allora ci siamo messi in contatto con Marco e, al telefono, la situazione sembrava "tranquilla". Nostro figlio ostentava una calma e una tranquillità irreali: anche riflettendoci successivamente, non si capiva bene se fosse consapevolezza o se lo facesse affinché noi non ci preoccupassimo e per tranquillizzare Gloria, che era un po' più agitata. Ci siamo telefonati più volte perché cadeva la linea, forse anche per quanto stava succedendo nella torre, il fuoco stava salendo. Richiamava Marco o richiamavamo noi. Intorno alle 3:08 orario di Londra, 4:08 ora italiana (l'incendio era iniziato qualche minuto prima dell'una ora inglese), si è interrotta l'ultima comunicazione e, poi, non c'è stato più modo di sentirci. Poco dopo, io e mia moglie abbiamo acceso il televisore e abbiamo visto in diretta quello che stava accadendo: la torre era praticamente una torcia e, a quel punto, ho preso consapevolezza che non c'era più nulla da fare. Abbiamo vissuto tutto live, tra l'altro: prima in diretta vocale e poi in diretta video. Di conseguenza, è stata una cosa molto pesante.
Siete mai andati sul posto?
Sì, tre volte. Due per parlare con la Metropolitan Police di Londra nell'ambito delle indagini e, una, due anni fa, per la cerimonia commemorativa che fanno ogni 14 giugno: la torre era stata rivestita con un telo chiaro, sul quale campeggiavano un grande cuore verde e la scritta (in inglese) "Per sempre nei nostri cuori" perché l'immagine della struttura a 24 piani annerita era veramente spettrale e tetra.
Tra l'altro, verrà costruito un memoriale sul posto...
C'è stato un lungo dibattito sul tenere in piedi o meno la torre per preservare la memoria. Io, e poi l'idea è stata condivisa da mia moglie e dai ragazzi che sono parte del Consiglio di Amministrazione della fondazione che abbiamo creato, sono sempre stato favorevole all'abbattimento per semplicissimi motivi. Innanzitutto, per rispetto di chi ci abita attorno: se un edificio viene tenuto in piedi per mantenere viva la memoria, non deve restare coperto, si deve vedere, altrimenti non ha senso, e tenere quella struttura in vista avrebbe voluto dire che i residenti si sarebbero svegliati la mattina, avrebbero aperto la finestra e visto uno scheletro nero. In secondo luogo, per tenerla in piedi, la struttura avrebbe dovuto essere messa in sicurezza e si sarebbero spesi tantissimi soldi. In conclusione, ritengo che si possa ricordare una tragedia anche con qualcosa di bello e non macabro. Come fondazione, abbiamo parlato con i componenti della commissione per il dopo torre e con lo studio di professionisti che è stato selezionato per progettare il memoriale e abbiamo presentato una nostra idea: piantumare 72 piante nel perimetro dello spazio che si creerà una volta abbattuto l'edificio perché l'albero è simbolo del green, dell'ecologia, del futuro, del pulito. Poi, andando verso il centro della superficie, porre 72 steli di marmo bianco a base quadrata di altezza variabile e proporzionale all'età della persona con una targhetta ciascuno con nome, cognome e anni. Vorremmo anche un'immensa fontana o una grande cascata perché l'acqua è l'elemento che vince il fuoco. Abbiamo, inoltre, proposto di costruire un edificio polivalente in uno degli angoli del grande spazio che si creerà con una parte adibita a museo del ricordo, un'altra a luogo di incontro e con un auditorium dove organizzare dei corsi sulla sicurezza per professionisti - tendenzialmente ingegneri e architetti - perché la sensibilità e l'approccio al corso effettuato in un luogo del genere metterebbe nella condizione i partecipanti di essere molto più attenti e partire da un episodio che mostra cosa accade se non si applicano i criteri base sulla sicurezza.
Non solo il dolore ma anche l'attesa, dopo tutti questi anni non avete ancora avuto giustizia...
Questo capitolo è abbastanza articolato e complesso. Fin dall'inizio del 2018, ci era stato detto che il procedimento sarebbe stato molto lungo. Difficilmente il processo inizierà prima del 2028. Chiaramente, è una cosa molto pesante, perché rimane aperto anche questo aspetto. Però, preferisco una giustizia lenta, ma che vada fino in fondo, piuttosto che un po' più frettolosa, ma che non sia completa ed esaustiva. Anche se non giustifico e accetto completamente i tempi lunghi.
Avete deciso che non vi costituirete parte civile...
© Fondazione Grenfellove
Marco Gottardi e Gloria Trevisan con Giannino Gottardi e Daniela Burigotto
Sì, la nostra è una presa di posizione molto netta. Costituirsi parte civile, in maniera attiva, e andare alle udienze sarebbe una cosa molto pesante per me e ancora di più per mia moglie. Sarebbe straziante. Ci sono oltre 900 persone che hanno subito dei danni, da chi ha perso un familiare a chi è dovuto evacuare dalla torre fino a chi lo ha dovuto fare da edifici limitrofi per questioni di sicurezza. Non è il caso di vedere tanta gente e noi stessi parlare dei propri figli, mogli, mariti o nonni defunti dalla mattina al pomeriggio per diversi giorni. Chiaramente, è ovvio che qualora venissimo chiamati per deporre ci andremo, ma non per nostra iniziativa.
Avete trasformato il dolore in speranza con la Fondazione Grenfellove… Ce ne può parlare?
Ho proposto l'idea della fondazione a mia moglie e ai tanti amici dei ragazzi i giorni successivi alla tragedia. Abbiamo pensato a qualcosa che potesse rimanere nel tempo, anche dopo di noi, e ricordare la storia di Marco e Gloria, non solo come vittime, ma come due ragazzi che ce l'avevano fatta con la loro applicazione, la loro bravura, la loro determinazione, in maniera assolutamente autonoma, che avevano trovato lavoro come architetti a meno di due mesi dal loro trasferimento a Londra e che abitavano in un appartamento favoloso nella Grenfell Tower. Infatti, quando andiamo nelle scuole o nelle università a incontrare gli studenti, parliamo proprio di questo, pur partendo dalla tragedia. Tra gli scopi principali della fondazione, oltre a quello di mantenere viva la memoria dei ragazzi, c'è quello di sensibilizzare le coscienze su concetti quali la sicurezza, in particolare degli edifici, e la tutela dell'ambiente e del territorio, che erano due temi molto cari a Marco e Gloria. Inoltre, sosteniamo concretamente l'istruzione tramite l'erogazione di borse di studio e la fornitura di strumenti didattici. Per quanto riguarda le borse di studio, ne eroghiamo due all'anno all'Istituto superiore per geometri frequentato da Marco; due al Liceo artistico di Padova frequentato da Gloria, e tre, una per ogni sessione di esame, all'Università Iuav di Venezia. Per quanto riguarda invece gli strumenti didattici, abbiamo iniziato con la fornitura di attrezzatura standard, da computer, fissi o portatili, a stampanti, proiettori, reti Wifi, mentre da qualche anno doniamo aule dotate di apparecchiature multisensoriali che vanno a stimolare i sensi dei bambini e dei ragazzi e che sono particolarmente utili per i diversamente abili, in particolare per i ragazzi autistici. Ne abbiamo già donate tre: una a San Stino di Livenza (Venezia), dove abitiamo noi e abitava Marco, una a San Giorgio delle Pertiche (Padova), dove ha vissuto gran parte della propria vita Gloria, e la terza a San Donà di Piave (Venezia), dove Marco ha fatto gli studi superiori e mia moglie lavorava in un istituto comprensivo. Quest'ultima cosa ci rende orgogliosi.
© Fondazione Grenfellove
Per quanto riguarda il logo della fondazione, quest'ultimo raffigura un angelo creato con i simboli base dell'architettura, un cuore e sotto una torre, che è quella della tragedia. Il significato è che il bene vince sul male, o quantomeno questo è l'auspicio.
È stata anche scritta una fiaba su Marco e Gloria: "Il cavaliere e la principessa"...
Sì, è un'idea che è venuta a mia moglie, pensando che a nostro figlio, quando era piccolo, piaceva molto ascoltare le fiabe. L'ha scritta lei: nella storia il cavaliere è Marco e la principessa è Gloria. Il testo è stato rivisto da un mio carissimo amico di Roma, che faceva per mestiere il revisore di testi, il quale ha anche provveduto poi a realizzare la versione in inglese. La fiaba è stata infatti stampata in entrambe le lingue: ne abbiamo distribuite già 11mila copie.
La fondazione vi aiuta a convivere col dolore?
Sì, la fondazione ci aiuta a dare un senso alla nostra vita e a cercare di trarre dalla tragedia anche qualcosa di buono per gli altri e indirettamente per noi. Fare del bene aiuta a stare bene. Siamo molto impegnati, tra l'altro: partecipiamo a eventi, a convegni di professionisti, architetti, ingegneri, per portare la nostra testimonianza e ricordare cosa accade quando non si usano i principi base sulla sicurezza. E, come dicevo, incontriamo anche gli studenti e sono momenti molto belli.
Cosa fate il 14 giugno da quel 14 giugno?
Due anni fa siamo andati a Londra, anche se eravamo abbastanza restii per il timore di vivere una cerimonia pesante. Invece, è stata una bella commemorazione: si è svolta all'interno di una chiesa ed è stata un mix di funzione religiosa, di testimonianze di persone che hanno subito perdite e di gruppi multietnici che cantavano, suonavano e ballavano. Avevamo intenzione di andarci anche quest'anno, ma poi siamo stati subissati da troppi impegni, ci andremo sicuramente l'anno prossimo, perché sarà il decennale. Il 14 di quest'anno ci troveremo in una funzione religiosa con un gruppo abbastanza vasto di ragazzi e amici di Marco e Gloria, tra questi sicuramente i componenti del Consiglio di Amministrazione della fondazione, che tra l'altro è abbastanza snello: io sono il presidente, mia moglie è vicepresidente, e poi ci sono quattro ragazzi, tutti architetti e amici di Marco e Gloria, che ci danno una mano. Dopo la funzione, andremo a mangiare qualcosa tutti assieme.
Le chiedo, infine, un ricordo di Marco e Gloria.
Si sono conosciuti nel 2014 all'Università Iuav di Venezia, entrambi venivano dalla fine di un rapporto. È subito nato un grande amore. Insieme stavano veramente molto bene. Avevano sempre dato tante soddisfazioni alle proprie famiglie, nessun problema, nessuna preoccupazione. Non ho mai sentito i genitori di Gloria lamentarsi per la loro figlia e noi non abbiamo mai avuto modo di lamentarci di Marco, è sempre stato un ragazzo educato, tranquillo, studioso, determinato. Si sono laureati tutti e due nel 2016 e poi hanno deciso di andare insieme a Londra. Si sono organizzati in pienissima autonomia; una volta arrivati, hanno iniziato un corso intensivo di perfezionamento della lingua inglese, che già conoscevano bene e, dopo, hanno iniziato a mandare curricula per trovare subito un'occupazione. Sono stati assunti entrambi, in due studi diversi. Erano due ragazzi veramente bravi. Sarebbero dovuti venire la settimana dopo la tragedia per festeggiare il compleanno di Marco.
