Flotilla, la delegazione italiana denuncia: "Il convoglio in Libia è sotto attacco" | Attivisti potranno rientrare in Italia
Due italiani sarebbero stati fermati in Libia con l’accusa di ingresso illegale. Gli attivisti sgomberati dal campo di Sirte rimpatrieranno nelle prossime ore
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Gli attivisti del convoglio di terra della Global Sumud Flotilla fermato dalle autorità libiche a Sirte in Libia, e successivamente sgomberati dal campo, torneranno in Italia. Le forze del generale Haftar, con cui da giorni erano in corso trattative, li avrebbero lasciati liberi di rimpatriare con voli di linea. Tra loro ci sarebbero anche 7 italiani. Non è chiaro se questa concessione valga anche per Domenico Centrone, 33enne pugliese di Molfetta, e Dina Alberizia, 67enne pensionata di Asti. I due, fermati e accusati di ingresso illegale nel Paese, sono stati trasferiti nella città costiera, dove dovrebbero essere processati per direttissima ed espulsi. Nel frattempo arrivano i primi commenti dalla delegazione italiana, secondo cui il convoglio sarebbe stato attaccato e gli attivisti picchiati.
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Da sinistra Giuseppina Branca e Dina Alberizia, piemontesi, e il pugliese Domenico Centrone
Convoglio attaccato
"Il convoglio di Terra è attualmente sotto attacco. A quanto riferito, veicoli non identificati stanno speronando le tende e le persone vengono picchiate e trascinate con la forza all'interno di auto e autobus", ha dichiarato la delegazione italiana della Global Sumud Flotilla. "Uomini e donne vengono aggrediti violentemente e costretti ad abbandonare il sito - aggiunge il movimento -. Sebbene non sia chiaro chi ci sia dietro gli attacchi, stiamo ricevendo segnalazioni secondo cui sarebbero perpetrati dalle forze di sicurezza legate alle autorità della Libia occidentale".
Secondo quanto apprende LaPresse, il convoglio sarebbe stato attaccato nella zona ovest della Libia. "Siamo stati attaccate dalle forze libiche dell'ovest nel nostro accampamento", è la denuncia lanciata da Sara Suriani, attivista italiana della spedizione. "Alle 18.30 all'accampamento in cui eravamo in presidio ad attendere il rilascio di compagne e compagni, abbiamo visto arrivare delle camionette nere di militari. Erano tutti a volto coperto. Prima due, poi quattro, poi altre ancora. Ci siamo radunati tutti nella moschea, ma i militari hanno iniziato a intimarci violentemente di sgomberare l'area, salire sui pullman e andare via. Hanno iniziato a lanciare le tende per sgomberarle", racconta ancora Suriani, che entra poi nei dettagli: "Ci urlavano di andare anche se chiedevamo solo di prendere i nostri effetti personali. C'è stato caos".
"Due compagne italiane erano rimaste nella moschea, ma non ci è stato permesso di tornare indietro a cercarle", sottolinea l'attivista, che poi spiega come "abbiamo ripreso i contatti con loro e verificato che siano nell'altro bus" in viaggio. "Un ragazzo dell'organizzazione è privo di sensi e si ipotizza trauma cranico perché colpito da un pugno", denuncia ancora Suriani, spiegando come "la moschea, in cui alcune donne erano rimaste, è stata alla fine sgomberata col gas. Alcune donne sono state strattonate, colpite alla schiena. Una presa per il collo, una trascinata per i piedi fuori". "Il tutto è durato sino alle 20.30 circa", spiega, chiarendo che attualmente "tutti e 7 i componenti della delegazione italiana che erano ancora rimasti in Libia stanno bene, mentre noi siamo in pullman preceduti e seguiti dalle camionette militari". "Non ci è stato detto dove ci stiano portando ma abbiamo saputo dal console che siamo diretti a Misurata per il rimpatrio", conclude.
Il fermo dei due italiani durante le trattative
Centrone e Alberizia avrebbero fatto parte del gruppo di dieci persone ammanettate a un checkpoint dalle autorità locali mentre tentavano di negoziare il passaggio del Global Sumud Land Convoy, la carovana umanitaria che ha l'obiettivo di raggiungere Gaza via terra attraverso l'Egitto. Per una settimana infatti, nonostante gli accordi già presi prima di partire, il convoglio era stato bloccato intorno a Sirte prima di entrare nella parte orientale della Libia. La città di Bengasi si trova proprio al confine tra l'area occidentale controllata dal Governo di unità nazionale di Tripoli e la Cirenaica orientale, sotto l'influenza dell'Esercito nazionale libico guidato dal feldmaresciallo Khalifa Haftar.
Il convoglio umanitario e l'opposizione di Haftar
La Farnesina, attraverso l'Unità di crisi, ha avviato verifiche sul caso e segue gli sviluppi. Al momento non risultano comunicazioni ufficiali da parte delle autorità della Libia orientale sulle ragioni del fermo o sullo status giuridico degli attivisti. Il convoglio è composto da una trentina di mezzi, tra cui cinque pullman su cui viaggiano oltre 300 operatori umanitari. Ma anche quindici ambulanze e dieci camion per il trasporto di case mobili e beni di prima necessità. Sarebbe proprio Haftar a negare il passaggio del convoglio, prima portando le trattative allo stallo e poi fermando i dieci attivisti impegnati nei negoziati.
Flotilla: "I sette italiani torneranno a casa domani"
Organizzatori della Global Sumud Flotilla riferiscono che i sette italiani fermati a Sirte ripartiranno da Tripoli via Istanbul, con arrivo all'aeroporto di Roma Fiumicino mercoledì 27 maggio alle 9:30.
