Flotilla, trasferiti a Bengasi i due italiani fermati in Libia: "Trattati come clandestini"
I due italiani, Domenico Centrone e Dina Alberizia, sono stati arrestati durante le trattative con il generale Haftar: saranno espulsi
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Sarebbero stati arrestati e trasferiti a Bengasi come "immigrati clandestini" i due italiani che facevano parte del gruppo di terra della Global Sumud Flotilla fermato dalle autorità libiche a Sirte. Si tratterebbe di Domenico Centrone, 33enne pugliese di Molfetta, e Dina Alberizia, 67enne pensionata di Asti. I due sono stati accusati di ingresso illegale nel Paese e trasferiti nella città costiera, dove dovrebbero essere processati per direttissima ed espulsi.
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Da sinistra Giuseppina Branca e Dina Alberizia, piemontesi, e il pugliese Domenico Centrone
Il fermo dei due italiani durante le trattative
Centrone e Alberizia avrebbero fatto parte del gruppo di dieci persone ammanettate a un checkpoint dalle autorità locali mentre tentavano di negoziare il passaggio del Global Sumud Land Convoy, la carovana umanitaria che ha l'obiettivo di raggiungere Gaza via terra attraverso l'Egitto. Per una settimana infatti, nonostante gli accordi già presi prima di partire, il convoglio era stato bloccato intorno a Sirte prima di entrare nella parte orientale della Libia. La città di Bengasi si trova proprio al confine tra l'area occidentale controllata dal Governo di unità nazionale di Tripoli e la Cirenaica orientale, sotto l'influenza dell'Esercito nazionale libico guidato dal feldmaresciallo Khalifa Haftar.
Il convoglio umanitario e l'opposizione di Haftar
La Farnesina, attraverso l'Unità di crisi, ha avviato verifiche sul caso e segue gli sviluppi. Al momento non risultano comunicazioni ufficiali da parte delle autorità della Libia orientale sulle ragioni del fermo o sullo status giuridico degli attivisti. Il convoglio è composto da una trentina di mezzi, tra cui cinque pullman su cui viaggiano oltre 300 operatori umanitari. Ma anche quindici ambulanze e dieci camion per il trasporto di case mobili e beni di prima necessità. Sarebbe proprio Haftar a negare il passaggio del convoglio, prima portando le trattative allo stallo e poi fermando i dieci attivisti impegnati nei negoziati.
