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Fine della tregua in Siria: bombe su Aleppo, 40 morti. Colpito anche convoglio umanitario

Dodici volontari sono rimasti uccisi nellʼattacco ai camion di aiuti e a un dispensario. LʼOnu attacca Assad: "Nessuno ha fatto più morti"

Fine della tregua in Siria: bombe su Aleppo, 40 morti. Colpito anche convoglio umanitario

Quaranta persone sono rimaste uccise nei bombardamenti su Aleppo e dintorni. Di queste, 12 sono i volontari di un convoglio umanitario. A darne notizia è l'Ondus, osservatorio per i diritti umani in Siria. Jan Egeland, coordinatore degli aiuti umanitari dell'ufficio dell'inviato dell'Onu per la Siria, ha detto che il convoglio è stato "bombardato". L'Onu ha sospeso gli aiuti in tutta la Siria. E Ban Ki-moon attacca Assad: "Nessuno ha fatto più morti"

Il convoglio colpito - I volontari colpiti sono quelli dell'organizzazione umanitaria Mezzaluna Rossa Siriana (Sarc). Nel raid areo sono stati bombardati 20 camion dell'Onu e della Sarc e anche un dispensario di quest'ultima a Urem al Kubra, a sud-ovest di Aleppo. Il portavoce dell'Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha), Jens Laerke, ha specificato che il convoglio di aiuti umanitari attaccato era stato sia autorizzato dal governo, sia notificato a tutte le parti in conflitto, compresi gli Stati Uniti e la Russia.

Fine della tregua - L'attacco mette una pietra tombale sulla tregua in Siria, che già durante la giornata sembrava avere le ore contate. Damasco aveva annunciato la "fine del regime di calma" e Mosca, suo alleato, aveva sostenuto la scelta del governo siriano, affermando che se i ribelli non rispettano il cessate il fuoco non ha senso che il governo lo rispetti unilateralmente. Le opposizioni in esilio avevano già detto nel pomeriggio che la "tregua era clinicamente morta".

La posizione degli Usa - La diplomazia, dopo l'annuncio di Damasco, si era subito messa in moto. Il Dipartimento di Stato americano aveva ricordato che l'accordo è stato sottoscritto da Mosca e Washington, assicurando che gli Usa sono pronti a lavorare con i russi per estendere la tregua e l'invio di aiuti umanitari. Sulla stessa lunghezza d'onda si era posto anche l'inviato speciale delle Nazioni Unite, Staffan De Mistura, affermando che solo Russia e Stati Uniti possono dichiarare terminata la tregua. Lunedì alle 19 (le 18 in Italia) scadeva la prima settimana di sospensione delle ostilità. E da lunedì Mosca e Washington avrebbero dovuto cominciare a bombardare in maniera congiunta posizioni dei "terroristi", i ribelli anti-Damasco giudicati non degni di partecipare a un eventuale negoziato politico.

Onu: "Aiuti umanitari sospesi" - In seguito all'attacco ai camion di aiuti dell'Onu, martedì a Ginevra il portavoce dell'Ocha ha annunciato che, "come misura di sicurezza immediata", l'organizzazione sospenderà i convogli umanitari in tutta la Siria. Laerke ha precisato che l'Onu "rimane comunque impegnato per fornire aiuti a tutti i siriani che li necessitano".

Ban Ki-moon attacca Assad: "Nessuno ha fatto più morti" - "Tanti gruppi hanno ucciso molti civili in Siria, ma nessuno ne ha uccisi di più del governo siriano, che continua a bombardare quartieri e torturare migliaia di detenuti": è l'attacco del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, al presidente Bashar al Assad, in apertura dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Croce Rossa non sospende l'invio di aiuti in Siria - Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha dichiarato che continuerà a lavorare per inviare aiuti umanitari alle popolazioni bisognose in Siria. "Non sospendiamo nessuna attività, continuiamo a lavorare", ha detto Pawel Krzysiek, portavoce del Cicr a Damasco. Smentite quindi le notizie secondo cui il Comitato avrebbe sospeso l'invio di aiuti, come disposto dall'Onu dopo i raid contro convogli umanitari nella regione di Aleppo.

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