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Egitto, Regeni forse vittima di gruppi paramilitari. Gentiloni: verità lontana

Il giovane arrestato prima o durante una manifestazione con centinaia di giovani. E rimane il mistero sui due sospettati fermati nella notte. Rilasciati i due sospetti fermati

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Sarebbe opera di gruppi paramilitari, l'arresto e il pestaggio mortale di Giulio Regeni, il ricercatore italiano trovato senza vita in un fosso nella zona desertica tra Il Cairo e Alessandria, nudo dalla cintola in giù. Il giovane sarebbe stato fermato durante una manifestazione insieme a centinaia di altri giovani per l'anniversario delle proteste di piazza Tahir. Ed è giallo sui due arresti per l'uccisione dell'italiano.

Secondo Repubblica, Giulio scompare tra le 20 e il 21 del 25 gennaio. E' possibile, dicono fonti dell'intelligence italiana, che Giulio abbia incontrato alcuni ragazzi pronti a manifestare. E che qualcuno, magari pezzi deviati dalla polizia egiziana, abbia deciso di punirli prima che scendessero in piazza.

Un obiettivo forse mirato. Giulio Regeni è infatti uno studioso dei movimenti di opposizione in Egitto. Ha contatti con i nemici del regime. Conosce i loro nomi e cognomi, le strategie, la rete. E molto probabilmente gli apparati di sicurezza egiziani erano a conoscenza di ciò. Giulio, forse si sarebbe rifiutato, durante un brutale interrogatorio, di rivelare quelle preziose fonti.

Mistero sui due arresti - L'indiscrezione che due sospettati vengono interrogati e poi fermati durante la notte per l'omicidio di Giulio rimane tale: nessuno, fino a tarda notte, lo conferma alle nostre forze di polizia. E il dubbio che si tratti solo di fumo negli occhi per guadagnare tempo da parte del "regime" di Al Sisi è molto forte.

Gentiloni: verità ancora lontana - "A quanto risulta dalle cose che ho sentito sia dall'ambasciata sia dagli investigatori italiani che stano cominciando a lavorare con le autorità egiziane, siamo lontani dal dire che questi arresti abbiano risolto o chiarito cosa sia successo. Credo che siamo lontani dalla verità". Lo dice il ministro degli esteri, Paolo Gentiloni, ricordando che l'Egitto deve fornire la massima collaborazione.