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Crimini di guerra in Bosnia, Karadzic condannato in appello allʼergastolo

Il leader dei serbi era stato condannato in primo grado nel marzo 2016 a 40 anni di reclusione per genocidio e crimini contro lʼumanità durante lʼassedio di Sarajevo e il massacro di Srebrenica

Il tribunale penale internazionale de L'Aja, in appello, ha condannato all'ergastolo Radovan Karadzic. Al leader dei serbi di Bosnia, in primo grado, erano stati comminati 40 anni di carcere. Karadzic era accusato di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità perpetrati durante l'assedio di Sarajevo, il massacro di Srebrenica e le altre campagne di pulizia etnica contro i civili non serbi durante la guerra in Bosnia.

LʼAja, ergastolo a Radovan Karadzic, il boia di Srebrenica

L'ex presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina ha ascoltato immobile e imperturbabile la sentenza. L'esposizione da parte dei giudici de L'Aja è durata circa un'ora.

Condanna di primo grado "inadeguata" - Il Tribunale di appello ha concordato con la Procura nel ritenere che la condanna di primo grado sia stata "inadeguata" alla luce della gravità dei crimini compiuti da Karadzic. E che, pertanto, la pena inflitta tre anni fa sia "incomprensibile" e "ingiusta". La Corte di appello ha confermato le accuse al "boia di Srebrenica", ma ha ribadito che l'ex leader politico dei serbi di Bosnia non è responsabile di "genocidio" in altri sette Comuni bosniaci.

La latitanza - Karadzic è stato latitante dal 1996 al 2008 e nei suoi confronti fu emesso un mandato di cattura internazionale eccezionale. Il governo degli Stati Uniti aveva offerto una taglia di cinque milioni di dollari per la sua cattura e per quella del generale serbo-bosniaco Ratko Mladic. Dal 1999, il leader dei serbi in Bosnia elaborò una falsa identità, fingendosi un esperto di medicina alternativa. Con tale qualifica lavorò in una clinica privata di Belgrado con il falso nome di Dragan David Dabic. Per un decennio riuscì, grazie anche all'aiuto di molti complici, a sfuggire alla giustizia. Venne arrestato a Belgrado il 21 luglio 2008.

Gli episodi storici citati nella sentenza - Tra gli atti di pulizia etnica citati dai giudici nella sentenza di condanna, spiccano i più efferati e celebri della guerra in Bosnia, combattuta dal 1992 al 1995 (all'interno del più vasto conflitto che interessò la Jugoslavia dal 1991 al 2001): l'assedio di Sarajevo e il massacro di Srebrenica.

Il primo è passato alla storia come il più lungo assedio della storia bellica della fine del XX secolo, protrattosi dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996. Le forze del governo bosniaco, che aveva dichiarato l'indipendenza dalla Jugoslavia, si scontrarono con l'Armata Popolare Jugoslava e le forze serbo-bosniache Vrs, che miravano a distruggere il neoindipendente stato della Bosnia ed Erzegovina e a instaurare la Repubblica. Si stima che durante l'assedio le vittime siano state più di 12mila e i feriti oltre 50mila, l'85% dei quali tra i civili.

Il massacro di Srebrenica si svolse invece nel luglio 1995. Oltre ottomila bosniaci musulmani furono massacrati dall'esercito repubblicano guidato dal generale Ratko Mladic, con l'appoggio del gruppo paramilitare degli "Scorpioni". Il genocidio fu uno dei più efferati della storia contemporanea: i maschi dai 12 ai 77 anni furono separati dalle donne, dai bambini e dagli anziani, apparentemente per essere interrogati; in realtà vennero uccisi e sepolti in fosse comuni.

Le madri di Srebrenica si abbracciano dopo la condanna - Le madri di Srebrenica, che a Potocari, il cimitero-memoriale alle porte della cittadina martire, hanno seguito il pronunciamento della sentenza, hanno salutato con soddisfazione e grande emozione la condanna all'ergastolo di Radovan Karadzic: sono uscite per strada e si sono abbracciate con le lacrime agli occhi.

Karadzic: "La sentenza non ha alcun legame con giustizia" - Per l'ex leader serbo, secondo quanto riferito dal suo avvocato, la sentenza invece "non ha alcun legame con la giustizia". L'avvocato Goran Petronjevic, definendo "politica" la sentenza, non ha escluso una richiesta di revisione del processo alla luce di elementi e dettagli che non sarebbero finora emersi.

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