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Covid, Miozzo (Cts): "Se gli altri Paesi riaprono le piste da sci è fallimento dell'Ue"

Il coordinatore del Comitato tecnico scientifico raccomanda la prudenza in vista dellʼorientamento sulle misure per il periodo natalizio che la Commissione presenterà settimana prossima

Cervinia, folla e polemiche per apertura stagione ai tempi del Covid-19

"Da denuncia", "E poi chiudono le scuole", "Distanziamento sociale? Ma di cosa stiamo parlando". Nella prima giornata di sci a Cervinia sono lo sdegno e il timore del Covid-19 a prevalere, almeno sui social. Duemila gli ingressi, in un comprensorio con piste innevate come a fine ottobre non si vedeva da anni. Ma quando su Facebook hanno iniziato a circolare le foto di lunghe code fuori dalla biglietteria, sono divampate le polemiche.

"Se aprono le piste sciistiche in altri Paesi dell'Ue allora è un fallimento del sistema europeo. Tutti devono essere prudenti, per il bene di tutta la popolazione e non dell'Italia". Lo ha detto Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico. Settimana prossima la Commissione europea, dopo un nuovo meeting tra i leader, renderà noto quale sarà l'orientamento dell'Unione sulle misure anti-Covid per le festività natalizie.

Berlino, con la cancelliera Angela Merkel, spinge per tenere chiusi gli impianti di tutta Europa almeno fino al 10 gennaio, ma il cancelliere austriaco Sebastian Kurz si è già detto contrario e spinge affinché ogni singolo Stato agisca in maniera autonoma.

 

Intanto il coordinatore del Cts Miozzo, intervistato su Radio Capital, ha sottolineato che in Italia "la curva epidemiologica è in lento declino, l'Rt sembra vicina alla soglia fatidica di 1, vuol dire che comunque siamo in una fase epidemica. Bisogna restare sotto l'1. Si vede la luce in fondo al tunnel, ma il tunnel èmolto lungo. Questa malattia è ancora molto presente sul territorio nazionale".

 

Un invito alla prudenza è stato lanciato dall'Intersindacale della Dirigenza medica, sanitaria e veterinaria sulle riaperture per le festività natalizie. I dati "mostrano segnali di rallentamento della crescita dell'epidemia, tuttavia le condizioni di sovraccarico del sistema ospedaliero, con occupazione delle terapie intensive e aree Covid  particolarmente elevata, impongono di non allentare le misure restrittive. Ricordiamo che nell'ultima settimana si sono contati oltre 200mila nuovi casi e 4.980 decessi mentre i ricoveri con sintomi sono attualmente più di 34mila".

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