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Coronavirus, la testimonianza di un italiano tornato da Mauritius: "E' stato un incubo"

"Vacanza alle ortiche e un gran danno emotivo", racconta il milanese che ha scelto il rimpatrio rifiutando lʼopzione quarantena sullʼisola

"E' stato un incubo. E' stata una presa di posizione assolutamente non di buon senso. Vacanza di una settimana per i miei 60 anni buttata alle ortiche, festeggiati praticamente in aereo, con le mie figlie in lacrime. Un gran danno emotivo". E' la testimonianza di un milanese rientrato da Mauritius con 40 connazionali che hanno scelto di tornare in Italia dopo aver rifiutato l'opzione della quarantena disposta dalle autorità locali per l'allarme coronavirus.

"Sono emotivamente distrutto, arrabbiato; un gran dispiacere. Ho visto scene di pianto, di urla, di disperazione perché non sapevamo che fine avremmo fatto. Devo ringraziare il comandante dell'Alitalia, che ha saputo gestire la situazione, a fronte di una zero ospitalità locale", racconta.

 

"Non so neanche con chi devo prendermela per quello che è successo. Mi piacerebbe che ora, non so chi, qualcuno facesse un gesto nei nostri confronti. E mi auguro di non perdere i miei soldi, sarebbe una beffa tremenda - aggiunge -. Ci hanno fatto solo scendere in un corridoio di approccio all'aeroporto; siamo stati seduti per terra, non ci hanno neanche fatto accedere ai bagni, al bar; solo tempo dopo ci hanno dato dei tramezzini con dell'acqua".

 

"C'erano bimbi piccoli, una di un anno e mezzo che, povera stella, non aveva neanche i pannolini di ricambio, e che è diventata la mascotte del gruppo; isolati per ore, le notizie rimbalzavano ed in pratica siamo stati sull'aereo per più di 24 ore, avremmo fatto il giro del mondo. Ad un certo punto, colpo di scena, le autorità locali hanno chiesto chi fosse della Lombardia e del Veneto e che dovevamo rimanere a bordo. Abbiamo capito che la vacanza sarebbe saltata. Nessuno di noi ha fatto il furbo, facendo finta di non essere di tale provenienza e provando quindi a scendere".

 

"Ciò che è successo, e ce ne siamo accorti solo dopo un paio di ore di attesa prima di poterci imbarcare, è alquanto strano e da un punto di vista microbiologico, assurdo - afferma invece uno dei passeggeri, diversi dei quali con indosso le mascherine, rientrati dalla vacanza a Mauritius e che hanno viaggiato con i 40 connazionali lombardi e veneti - perché se sono dei passeggeri che l'Italia ha lasciato uscire, vuol dire che non sono dei passeggeri contagiati e quindi avevano tutto il diritto di poter sbarcare. Ed invece li hanno sottoposti ad una specie di "ricatto": o scendete e state in quarantena o ve ne tornate, creando un clima di paura pure tra di noi. Molti passeggeri, infatti, che stavano a Mauritius e che dovevano tornare a casa, hanno preferito non prendere questo aereo".

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