L'intervista

Coronavirus, la task force italiana in Armenia: "mascherine, temperature e ospedali anti-Covid come in Italia"

A Tgcom24 parla David Reti, medico di Arezzo, in missione nella capitale Yrevan: "Non ci sono percorsi separati per pazienti e malati ma la situazione sembra sotto controllo"

17 Lug 2020 - 13:09
Il medico italiano David Reti in Armenia © David Reti

Il medico italiano David Reti in Armenia © David Reti

“Non ho notato nessun tipo di cambiamento, non si respira una particolare aria di tensione”. Ad affermarlo è David Reti, medico aretino di 33 anni, partito per l’Armenia con la volontà di portare il suo aiuto negli ospedali della capitale, Yrevan, di uno degli Stati caucasici più colpiti dall’emergenza coronavirus. E sullo sfondo la continua tensione con l'Azerbaijan.

Lo scontro armeno-azero - Il virus non è l'unica fonte di tensione nel Paese. L’Armenia, storicamente in conflitto con lo Stato confinante dell’Azerbaijan, negli ultimi giorni ha visto il riemergere di tensioni lungo il confine. Gli attriti tra i due Stati nascono, nel corso degli anni ’90, a causa del controllo della regione azera di Nagorno-Karabakh, rivendicata dalla minoranza armena presente. "Mi avevano avvisato che la situazione al confine era critica già prima del mio arrivo” racconta Reti.

La missione accolta dal governo Conte - Il medico italiano è partito il 26 giugno con un team di undici esperti, di cui nove piemontesi, un toscano e un lombardo, dislocati in tre ospedali della capitale. La missione, sostenuta da Conte e dalla Protezione civile, ha avuto inizio dopo la richiesta inviata dal governo armeno al meccanismo di Protezione civile europea. “Qui tutto procede alla normalità - prosegue il medico - la gente esce di strada tranquillamente, sia di giorno che di notte, non ci sono particolari protocolli di sicurezza messe in atto dallo Stato”.

Il regolamento anti-contagio - Con circa 34.000 casi confermati e 620 decessi, l’Armenia ha attuato misure di contenimento del virus analoghe a quelle italiane durante il picco dell’epidemia. Non dissimili anche le norme igieniche emanate dal governo armeno: “Le persone indossano la mascherina e per le strade le pattuglie della polizia invitano i cittadini a mantenere le distanze di sicurezza”. Nei locali, come in Italia, viene poi misurata la temperatura. “Nell’hotel dove soggiorniamo il numero degli ospiti è inferiore rispetto alla capienza massima: non si verificano situazioni di assembramento” spiega Redi.

Le strutture sanitarie Covid in Armenia - Il Paese ha istituito ospedali pubblici dedicati esclusivamente a pazienti Covid, sette solo nella capitale: “Qui possono accedere unicamente pazienti che hanno fatto il tampone e che sono risultati positivi. I test vengono prescritti dal medico di medicina generale”.

Gli ospedali sono saturi - Seppur in Armenia “tendano a ricoverare quasi tutti i pazienti positivi, anche quando presentano forme più lievi, la capienza degli ospedali è buona” afferma il medico che aggiunge: “Al momento sono pieni, ma non ci sono situazioni di sovraffollamento al di fuori dei reparti, come può esser successo in Lombardia”. Non si è quindi registrata una crisi del sistema ospedaliero. Tuttavia la squadra di medici italiani in Armenia ha notificato alcune criticità sulla gestione dei pazienti Covid: “La differenza più importante rispetto al nostro sistema sanitario è la mancanza di percorsi all’interno dell’ospedale dedicati, prima che i pazienti Covid vengano spostati nei reparti adeguati e molto spesso gli infetti percorrono gli stessi corridoi degli operatori sanitari". 

Il trattamento terapeutico - Un'altra differenza rispetto al sistema italiano riguarda l’approccio terapeutico, se da una parte è in linea con le direttive dell’Organizzazione mondiale della sanità, dall’altro il dosaggio di alcuni farmaci è diverso. “Inoltre qui è previsto un abbondante uso della terapia antibiotica, mentre in Italia questo non c’è stato. La tendenza in Armenia è di usare l’antibiotico-terapia in profilassi, cosa che in Italia si è vista non esser molto efficace, ma anzi rischiosa per lo sviluppo di resistenze” conclude il medico.

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