Corea del Nord, pena di morte per chi guarda la tv sudcoreana o ascolta K-pop
Le sanzioni prevedono anche campi di rieducazione e umiliazione pubbliche. Ma chi ha i soldi per le tangenti può evitarle
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Umiliazioni pubbliche, condanne ai lavori forzati e, persino, pena di morte. La punizione che la Corea del Nord infligge a chi guarda la televisione sudcoreana o ascolta musica K-pop è severissima, soprattutto se si tratta di persone troppo povere per permettersi di pagare tangenti che eviterebbero loro sanzioni così gravi. A denunciare la situazione è Amnesty International, che spiega come da diverse testimonianze di cittadini fuggiti dal regime di Kim Jong-un emerga il "quadro di un sistema arbitrario e corrotto". Spesso sono gli adolescenti a fare le spese della repressione: alcuni giovani sorpresi ad ascoltare i Bts, band sudcoreana di fama mondiale, sono stati portati nei campi di rieducazione.
Nel 2025 Amnesty International ha svolto 25 interviste, 11 delle quali tra il 2019 e il 2020, con persone fuggite dalla Corea del Nord, nella maggior parte dei casi di età compresa tra 15 e 25 anni al momento della fuga. Nel 2020 l’introduzione della Legge contro il pensiero e la cultura reazionari ha aggravato ancora di più la situazione: da quel momento i contenuti sudcoreani vengono bollati come “ideologia corrotta che paralizza i sentimenti rivoluzionari del popolo”. La pena per chi ascolta musica K-pop, il genere sudcoreano che sta spopolando in tutto il mondo, o guarda programmi televisivi ideati a Seul è dai cinque ai 15 anni di lavoro forzato mentre per chi distribuisce grandi quantità di tali contenuti per organizzare visioni di gruppo si arriva persino alla pena di morte. Minacce che non dissuadono, però, i cittadini nordcoreani dal fruire dei prodotti di questo genere provenienti dalla Corea del Sud.
La violazione delle norme sulla cultura - hanno raccontato i testimoni - avviene abitualmente, ma sono le condizioni economiche e i contatti con le persone che contano a definire quali saranno le punizioni subite da chi infrange la legge. Una repressione che si intreccia a doppio filo con la corruzione: “Le autorità nordcoreane criminalizzano l’accesso all’informazione in violazione del diritto internazionale per poi permettere ai pubblici ufficiali di arricchirsi alle spese di coloro che temono di essere puniti", ha dichiarato Sarah Brooks, vicedirettrice per l’Asia di Amnesty. “La punizione inflitta a persone per il medesimo reato dipende interamente dal denaro. Chi non ha contanti, vende la sua abitazione per rimediare tra i 5 e 10mila dollari e lasciare i campi di rieducazione”, ha dichiarato Choi Suvin, fuggito nel 2019. Non vengono risparmiati neanche i giovanissimi: già alla fine degli anni Dieci del 2000, secondo un testimone, tre studenti delle scuole superiori erano stati condannati a lunghi periodi di lavori forzati perché le loro famiglie non erano state in grado di pagare tangenti.
Da decenni il governo nordcoreano impiega una forza di polizia specializzata nel reprimere la fruizione di contenuti informativi stranieri: si tratta del “Gruppo 109”, spiega l'Ong, che conduce ispezioni senza preavviso nelle abitazioni e controlli in strada in cui perquisiscono borse e telefoni cellulari. "Molte delle persone intervistate da Amnesty International hanno descritto un clima di paura permanente di subire irruzioni in casa, di essere arrestate arbitrariamente e di essere costrette ad assistere a esecuzioni in pubblico durante gli anni di scuola, nell’ambito di sessioni di educazione ideologica”, si legge in una nota di Amnesty.
Alla persecuzione individuale, infatti, si aggiunge un clima di paura collettiva incrementato dalle esecuzioni pubbliche volute dal regime. "Mettevano a morte le persone per farci il lavaggio del cervello ed educarci", racconta ancora Choi Suvin costretto ad assistere all'esecuzione di una persona accusata di aver distribuito contenuti informativi stranieri. Crudeltà che, anche in questo caso, non viene risparmiata ai più giovani: più volte le scuole - non solo superiori - hanno dovuto portare gli studenti ad assistere a un plotone d'esecuzione: in un caso, afferma Amnesty, una squadra di 10 fucilieri ha sparato circa 30 pallottole contro un condannato. A loro volta, anche le scuole sono teatro delle punizioni da infliggere a chi viola le leggi sulla cultura, guardando tv sudcoreana o ascoltando K-pop, diventando luoghi dove infliggere pubbliche umiliazioni.
