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Canton Ticino, i lavoratori stranieri superano i locali: esplode lʼinsofferenza

I movimenti politici svizzeri che cavalcano la protesta rilanciano: "Prima gli svizzeri", in vista del referendum del 25 novembre

Il numero dei lavoratori stranieri nel Canton Ticino, in Svizzera, per la prima volta supera quello dei locali: 118.300, 65mila dei quali italiani, contro 117.500 indigeni (il 50,2% contro il 49,8%) secondo gli ultimi dati, riferiti al 2017. Un'invasione che a molti svizzeri non va giù. E così cresce l'insofferenza verso l' "invasione", in prossimità della scadenza elettorale del 25 novembre, quando nella Confederazione ci sarà un referendum sull'autodeterminazione.


Frontalieri italiani sotto attacco - I frontalieri italiani, che ogni giorno varcano il confine, sono il 27,5% del totale, gli altri sono stranieri residenti o domiciliati in territorio elvetico. Naturale quindi, sottolinea la "Stampa", che proprio i nostri connazionali siano il bersaglio preferito della propaganda politica di Lega ticinese e Unione democratica di centro, i due partiti che cavalcano lo scontento degli indigeni, convinti che gli stranieri sottraggano loro tante opportunità di lavoro.

"In realtà gli stranieri portano ricchezza e sviluppo - ribatte Eors Sebastiani, fondatore e vicepresidente dell'Associazione frontalieri Ticino -. Ma certamente questo sorpasso sarà nuovo materiale per la campagna 'prima i nostri' di Lega e Ucd. Per alcune prossime scadenze elettorali siamo preoccupati, si va verso l'ignoto. Però è certo che qui, senza lavoratori stranieri, l'economia si ferma".

Lavoro e "autodeterminazione" - Il 25 novembre gli svizzeri si pronunceranno sulla "autodeterminazione" e cioè sulla prevalenza del diritto elvetico su quello internazionale. Nel frattempo Roberta Pantani, vicesindaco leghista di Chiasso e deputata a Berna, ha dichiarato guerra al trattato di libera circolazione delle persone con la Ue che, accusa, "fa perdere posti di lavoro ai ticinesi a vantaggio degli altri" perché gli stranieri "costano meno". La Pantani vuole che prima il posto di lavoro venga offerto a uno svizzero e solo poi a uno straniero, in ottemperanza ai principi della campagna di iniziativa popolare "Prima i nostri" che in Ticino ha già vinto.

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