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Brasile, fine del braccio di ferro: il presidente del tribunale decide che Lula resti in carcere

Lʼex presidente non sarà scarcerato come invece aveva deciso un giudice di Porto Alegre accogliendo il ricordo di tre deputati del Partito dei Lavoratori

Brasile, fine del braccio di ferro: il presidente del tribunale decide che Lula resti in carcere

Lula resta in carcere. Lo ha deciso il presidente del tribunale federale regionale di Porto Alegre, Carlos Thompson Flores. Arriva così la parola fine al braccio di ferro giudiziario tra Rogerio Favreto, giudice dello stesso tribunale, che nel pomeriggio di domenica aveva ordinato di liberare l'ex presidente, e il magistrato "anticorruzione" Joao Pedro Gebran Neto, che aveva invece stoppato la scarcerazione.

L'ultimo tentativo di Favreto: "Se non sarà scarcerato, oltraggio alla giustizia" - Nella tarda serata di domenica Favreto aveva ripetuto l'ordinanza del pomeriggio, dando un'ora di tempo alla polizia per liberare Lula, rinchiuso da aprile a Curitiba per scontare una pena di 12 anni per corruzione e riciclaggio. Per il giudice infatti la sua decisione non poteva essere "subordinata in alcun modo" all'autorità di Joao Pedro Gebran Neto.

Favreto e il ricorso per la scarcerazione di Lula: "Carcerazione viola suoi diritti politici" - Rogerio Favreto è lo stesso giudice che aveva confermato la condanna a 12 anni di Lula: di turno questa domenica, aveva accolto un ricorso presentato venerdì da tre deputati del Partito dei Lavoratori (Pt), ordinando la scarcerazione dell'ex presidente. Secondo Favreto, il fatto che Lula si trovi rinchiuso in una cella della polizia a Curitiba rappresenta una violazione dei suoi diritti politici, giacché é "precandidato" del suo partito per le elezioni del prossimo ottobre.

Lo stop del pm Moro: "Favreto incompetente sul caso" - Domenica pomeriggio i tre deputati che avevano presentato il ricorso si erano immediatamente presentati a Curitiba per chiedere la liberazione di Lula, ma la polizia si era rifiutata a procedere, su istruzioni del pm simbolo delle inchieste anticorruzione, Sergio Moro. Malgrado sia in vacanza all'estero, il pm aveva infatti dichiarato che il magistrato di Porto Alegre risultava "del tutto incompetente" per occuparsi del caso, e si era opposto alla scarcerazione dell'ex presidente.

L'intervento del magistrato Neto, sospesa la scarcerazione - Mentre la tensione politica cresceva nei media e suoi social, però, era intervenuto Joao Pedro Gebran Neto, il magistrato federale responsabile delle inchieste anticorruzione, e in particolare di quella per la quale è stato condannato Lula, che aveva bloccato l'ordine di scarcerazione.

In una breve ordinanza, Gebran Neto aveva disposto che "per evitare maggiori confusioni", e tenendo conto che la decisione di Favreto potesse essere rivista dal giudice competente nel caso, cioè lui stesso, la polizia di Curitiba doveva "astenersi da qualsiasi azione che modifichi la sentenza collegiale" del tribunale di Porto Alegre, che ha confermato in secondo grado la colpevolezza di Lula e ne ha disposto la carcerazione.

Formalmente, dunque, Gebran Neto non aveva respinto l'ordine di scarcerazione, ma lo aveva sospeso fino al momento in cui lui stesso non avesse preso una decisione, sottolineando però come esistessero già varie decisioni contrarie, adottate a livello regionale, federale e perfino dal Supremo Tribunale Federale (Stf).

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