Si preannuncia sconfitta per governo
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Quasi 35 milioni di spagnoli alle urne per rinnovare oltre ottomila sindaci, 68.400 consiglieri municipali e 824 deputati regionali in una consultazione locale stritolata fra crisi economica, disoccupazione, protesta sociale e dei giovani "indignados". I sondaggi, realizzati prima della comparsa degli indignados, davano il Psoe di Zapatero - che ha annunciato la non ricandidatura nel 2012 - vicino al tracollo, e la perdita di grandi feudi tradizionali.
L'impatto che l'esplosione della rivolta dei giovani potrà avere sulle urne è una incognita. I socialisti di Zapatero potrebbero perdere grandi feudi tradizionali, come la Castiglia-La Mancia e l'Estremadura, la seconda città del Paese, Barcellona, e la quarta, Siviglia. Sempre secondo i sondaggi si prevede uno tsunami azzurro, come il colore del Partido Popular (Pp) di Mariano Rajoy, sul Paese. Le consultazioni inoltre sono considerate un forte segnale di allarme per i socialisti a 10 mesi dalle cruciali politiche di marzo 2012.
Le piazze restano occupate dai giovani indignados
A Puerta del Sol, a Madrid, cuore e avanguardia del movimento "Democracia Real Ya!" e del "15 M", 25 mila persone a mezzanotte e un minuto di sabato hanno partecipato a un "urlo silenzioso" contro divieti e censure. L'accampamento della piazza del "Chilometro Zero" di Spagna non è stato smantellato, anzi ha continuato a consolidarsi, in un moltiplicarsi di attività e assemblee. I giovani indignados - ispirati all'appello "Indignatevi!" dell'anziano ex resistente francese Stephane Hessel - hanno organizzato una "Maratona della parola" sulla riforma della società spagnola. I giovani - e tanti meno giovani - in piazza da sei giorni denunciano la corruzione, la "collusione" fra politici e banchieri, il bipartitismo "tossico" socialisti-popolari (Psoe-Pp), la disoccupazione dilagante (al 44% fra i meno di 25 anni), l'assenza di prospettive di un futuro decente.
Decine di città coinvolte nella protesta
Il movimento si espande a macchia d'olio. In tutta la Spagna in decine di città le piazze sono presidiate dagli indignados. A Barcellona quasi 10mila in Plaza Catalunya, ribattezzata Plaza Tahrir, come la piazza-simbolo del Cairo. Sono occupate le piazze centrali di Valencia, Granada, Cordoba, Bilbao, Santiago, Saragozza, Caceres, e di molti altri centri più piccoli. Sociologi e politicologi, presi di sorpresa - come tutta la classe politica - da un movimento spontaneo, senza leader, autoconvocatosi su internet, portato dal rifiuto di una società del benessere da cui molti si sentono esclusi, continuamente irrigato dalle reti sociali, fanno paralleli con il Sessantotto francese, con la Primavera araba, ma non riescono a prevedere fin dove arriverà e che conseguenze avrà.
Proteste continueranno per altri 7 giorni
I manifestanti, che occupano la piazza della Puerta del Sol a Madrid, hanno deciso di prorogare di almeno una settimana la loro contestazione. La decisione del movimento che è stato ribattezzato degli 'indignados' è stata presa durante una votazione per alzata di mano.
Il movimento pronto ad "espatriare"
La rivolta spagnola, che ora inizia a piantare radici anche all'estero - ci sono state concentrazioni di "indignati" in Italia, Francia, Regno Unito, Germania, Belgio, Austria, Portogallo, ma anche a New York, Bogotà Buenos Aires, Città del Messico - evidenzia, confermano, una spaccatura fra la politica e una parte importante della popolazione. Un "vizio di funzionamento" della democrazia del XXI secolo.