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Iraq, gli Usa bombardano postazioni Isis
Obama: "Non è una nuova guerra"

Dopo l'ok del presidente Usa, i caccia statunitensi hanno attaccato le forze curde che difendono Erbil, nel Nord del Paese

- Dopo l'annuncio, nella notte, di Barack Obama di aver autorizzato bombardamenti mirati sull'Iraq per combattere gli jihadisti dell'Isis, sono iniziati i raid. Il Pentagono ha fatto sapere che i primi bombardamenti sono avvenuti nei pressi della città di Erbil, nel Nord del Paese, "in un'area vicino alla quale si trova del personale americano", ha aggiunto un portavoce. Altri raid americani sono avvenuti vicino Erbil, nel Kurdistan iracheno.

    Fonti hanno confermato a Cbs News che un drone americano ha colpito parte dell'artiglieria che l'Isis (Stato islamico) utilizza per sparare contro le forze curde che difendono Erbil. Non è chiaro ancora quanti jiahidisti siano morti nell'attacco. La notizia dei nuovi raid e' stata poi confermata dal Pentagono. "I raid hanno permesso di eliminare dei terroristi", ha detto il portavoce John Kirby.

    I raid Usa contro le postazioni dell'Isis in Iraq sono partiti alle 6.45 del mattino ora di Washington (le 12.45 in Italia): lo ha reso noto il portavoce del Pentagono, John Kirby, spiegando come i due bombardieri FA 18 hanno sganciato due bombe da oltre 226 chilogrammi. "Gli Stati Uniti continueranno ad agire contro i militanti dell'Isis ogni volta che il personale e gli impianti americani saranno minacciati", ha quindi aggiunto Kirby.

    Nella notte l'annuncio di Obama: "Autorizzati raid" - "Ho autorizzato bombardamenti aerei mirati in Iraq per colpire i terroristi e proteggere il personale americano. Ho autorizzato anche il lancio di aiuti umanitari a favore della popolazione irachena in difficoltà", ha annunciato nella notte il presidente Usa, Barack Obama. "L'America interviene per aiutare le minoranze, ma non permetteremo che gli Usa siano trascinati in un'altra guerra in Iraq".

    Fermare il genocidio di cristiani - "Quando le vite dei cittadini americani sono a rischio, noi agiamo. Questa è la mia responsabilità come comandante supremo", aveva proseguito il presidente Usa riferendosi al personale Usa in Iraq. "A inizio settimana un iracheno ha gridato al mondo: 'nessuno viene ad aiutarci'. Ebbene, oggi l'America viene ad aiutare. Quando abbiamo le capacità uniche per aiutare ad evitare un massacro, credo che gli Stati Uniti non possano chiudere un occhio. Ma anche se sosteniamo gli iracheni nella loro lotta ai terroristi, le truppe americane non torneranno a combattere in Iraq".

    Londra: "Non parteciperemo a intervento militare in Iraq" - Passo indietro del governo britannico. Lo ha annunciato una portavoce di Downing Street. "Apprezziamo l'intenzione di Washington di fornire aiuti agli iracheni che si trovano in condizioni disperate e stanno cercando di fuggire dai terroristi dell'Isis", ha detto la portavoce, "ma la Gran Bretagna non sta pianificando nessun'azione militare".

    Mogherini: "L'Italia sostiene Obama" - L'Italia sottolinea come sia necessario "proteggere i civili iracheni e in particolare cristiani e yazidi perseguitati da Isis e sostenere lo sforzo delle milizie curde Peshmerga per fermare l'avanzata di Isis". Lo ha detto il ministro degli Esteri Federica Mogherini, aggiungendo: "Per questo condividiamo la scelta del presidente americano Barack Obama di intervenire".

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