© Ansa
C'è una pista che ricostruisce l'arresto del 15enne italiano a Malta, accusato di reati gravissimi che vanno dal procurato allarme, associazione in organizzazioni criminali e detenzione e diffusione di materiale pedopornografico. E quella pista è la sua passione per i videogiochi. Flavio, questo il nome del 15enne, è stato arrestato dalle autorità maltesi lo scorso 25 maggio 2026, a seguito di un procurato allarme alla Lily of the Valley Secondary School di Mosta, la scuola frequentata dal ragazzo.
Il ricatto
"C'è una bomba nella scuola", è la voce che si diffonde tra i corridoi dell'istituto che in pochi minuti viene evacuato. Dopo poche ore, gli inquirenti comprendono che era un falso allarme, fortunatamente. Ma non lasciano correre. Ricostruiscono le vie di chi ha diffuso quella voce pericolosa e arrivano in pochi giorni al 15enne. Scattano le manette e la detenzione. Il ragazzino, sin dai primi istanti, si professa vittima di gruppi violenti che hanno esercitato la loro influenza attraverso una piattaforma di videogiochi online. L'esca perfetta, ricostruisce il Corriere della Sera, è uno di più noti videogame online pensato proprio per i bambini (ma che negli Usa, così come in sede di Commissione Europea, solleva molti dubbi sulla sicurezza degli utenti). I predatori inviano materiale pedopornografico, suprematista, nazista e immagini violenti sul telefono del minorenne attraverso la piattaforma di videogame. Ed è qui che scatta il ricatto. I video e le foto che ora sono sullo smartphone di Flavio possono essere letti come una o più prove di reato. Potremmo farlo sapere ai tuoi genitori o alla polizia, fa quello che ti diciamo, è la sintesi della minaccia dei predatori. E poi la richiesta: "Devi far scattare un allarme bomba nella tua scuola", pretendono. Il minorenne, spaventato, li asseconda. E qui inizia il calvario giudiziario di Flavio.
La dura detenzione
A denunciare il caso era stato il padre del ragazzino, detenuto con un trattamento paragonabile al nostro 41bis. "Mio figlio, un 15enne italiano, è in isolamento da 70 giorni nel carcere minorile Coors a Malta. È stato arrestato il 25 maggio scorso dalle autorità maltesi". In un'intervista all'Ansa, l'uomo aveva raccontato le condizioni di detenzione dell'adolescente, definite "allarmanti". "Nostro figlio – aveva detto - per 4 giorni è stato detenuto in isolamento presso la divisione 6 del carcere di Corradino per adulti, dove per il forte stress si è autolesionato. Trasferito presso il carcere minorile Coors ha trascorso 35 giorni chiuso 22 ore al giorno, costretto a mangiare in piedi e per 3 giorni a nutrirsi con le mani perché nessuno si è preoccupato di fornirgli delle posate". Il giovane, stando a fonti del dipartimento carcerario interpellate dall'ANSA, viene tenuto lontano dai coetanei nel penitenziario minorile per motivi di sicurezza "anche nei confronti degli altri detenuti". Nella giornata del 5 agosto, il 15enne ha incontrato nel penitenziario l'Ambasciatrice d'Italia a Malta, Valentina Setta, che ha constatato le condizioni di buona salute del ragazzo anche se separato dagli altri detenuti, ma non in regime di isolamento. Su istruzione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, l'Ambasciatrice ha sollevato in più occasioni il caso con le autorità locali e con il direttore del carcere. Ambasciata e la Farnesina si mantengono in costante contatto con i genitori del ragazzo, cui stanno fornendo ogni possibile assistenza consolare.
Negata la libertà vigilata
Al minorenne, da oltre 70 giorni in un carcere maltese, il tribunale locale ha negato la libertà su cauzione. Gli inquirenti sono convinti che il materiale ritrovato sui dispositivi elettronici del ragazzino siano la prova della sua affiliazione a un gruppo criminale internazionale, di matrice terroristica. Per questo, Malta sta gestendo il caso in collaborazione con Europol. La prossima udienza è fissata per il 19 agosto. Nel frattempo i genitori del 15enne sperano di tornare ad abbracciare il giovane fuori dal carcere.
