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Telemaco Signorini a Padova

Raffronto con la pittura europea

22 Nov 2009 - 13:18

TELEMACO SIGNORINI E LA PITTURA IN EUROPA

Signorini, artista decisamente internazionale, emerge dalla grande mostra “Telemaco Signorini e la pittura in Europa” in programma a Palazzo Zabarella fino al 31 gennaio 2010.

La Fondazione Bano e la Fondazione Antonveneta, che per questa grande impresa culturale hanno unite le forze, hanno affidato questo nuovo, importante capitolo dell’attività espositiva di Palazzo Zabarella a un autorevole Comitato Scientifico composto dai maggiori studiosi della pittura italiana del XIX secolo.
Alla Mostra, il Presidente della Repubblica ha voluto conferire il suo Alto Patronato.

La loro scelta è stata quella di proporre i massimi capolavori dell’artista toscano (ben oltre 100 le opere esposte, un album di prestatori internazionale che allinea anche il parigino Museo d’Orsay, che per l’occasione presta il famoso quadro di Degas L’Absinthe, l’Hermitage di San Pietroburgo e il Pushkin di Mosca) vis a vis con quelli di altri grandi maestri della pittura europea del momento, da Degas a Tissot, Decamps, Troyon, Toulouse-Lautrec, Corot, Courbet, Rousseau, Stevens, Sisley…

Un confronto affatto casuale ma attentamente mirato su assonanza di temi e di tempi, oltre che su reciproche frequentazioni e conoscenza.
Così i suoi “interni” si accompagneranno a quelli di Edgar Degas o Henri de Toulouse-Loutrec, le vie di numerose città italiane ma anche francesi o inglesi saranno raffrontate ad analoghi soggetti dipinti da Tissot. Esempi di un affascinante itinerario espositivo che documenterà l’intero percorso artistico di Signorini, presentando tutte le sue opere più significative e famose, arricchendolo di confronti forti, mirati, precisi, mai pretestuosi, con gli altri protagonisti della storia dell’arte in Europa negli ultimi decenni dell’Ottocento.
Ne emergerà la grandezza del fiorentino, unico, o quasi, tra i Macchiaioli a godere, già in vita, di un successo e di un mercato veramente internazionali.
A suo favore giocarono, oltre all’indubbia maestria, la frequentazione dell’ambiente inglese di Firenze, i numerosi soggiorni prima in Italia e poi in Francia e Inghilterra dove entra in contatto con un ambiente artistico in pieno fermento che certamente influenzò il suo stile.
Fine intellettuale, Signorini venne riconosciuto in Italia e in Europa anche per le sue qualità di critico militante, attento a ciò che accadeva nel mondo dell’arte ma anche nella società.
Di questa “attenzione al sociale”, per dirla con un linguaggio d’oggi, è emblema lo splendido, fortissimo olio scelto come “logo” della mostra. E’ la celeberrima “Alzaia” del 1864, dove tre giovani maschi sono raffigurati nello sforzo bruto di trascinare controcorrente, piegati dalla fatica, un naviglio che nel quadro non compare ma di cui si intuisce la resistenza oltre che l’esistenza.
All’adesione all’estetica naturalistica di Proudhon si può, ad esempio, ricondurre la sua forte attenzione per emarginati e reclusi, attenzione declinata in numerose opere tra cui quella “Sala delle agitate al san Bonifazio di Firenze” che susciterà l’ammirazione di Degas durante la visita allo studio di Telemaco nel 1875.
Impegnato nel sociale, certo, ma allo stesso tempo raffinato dandy, frequentatore assiduo dei salotti à la page, intellettualmente snob da dichiarare la sua preferenza per “l’imperfetto dell’ingegno” rispetto al “perfetto della mediocrità”.
Non gli mancarono i riconoscimenti ufficiali (compresa la nomina a giurato della Biennale Venezia del 1896) ma le sue affermazioni taglienti e caustiche gli crearono anche molti nemici, tanto che un redattore della “Rivista italiana”, parlando di lui, ebbe a scrivere che non vi era “nulla di sacro per quella bocca infernale dai bei denti d’ebano”.
Passioni, successi, incomprensioni, lotte che sembravano non scalfirlo. Una apparenza che, nel privato, lasciava il posto ad una irrequietezza, ad una sotterranea insoddisfazione, ad una solitudine mitigata solo dall’affetto per la piccola Nene, ispiratrice delle più poetiche opere della maturità.
Nel 1893 sente il bisogno di riflettere sulla vicenda macchiaiola di cui era stato assoluto protagonista e pubblica “Caricaturisti e caricaturati al Caffè Michelangelo”, un testo essenziale di critica e storia dell’arte declinate “a modo suo”, attraverso la chiave davvero inconsueta della caricatura. Tanto per non smentirsi.

TELEMACO SIGNORINI
E LA PITTURA IN EUROPA
Padova, Palazzo Zabarella
19 settembre 2009 – 31 gennaio 2010


Saggio di Fernando Mazzocca sulle opere presenti

1.G. Courbet, Autoritratto nella prigione di Sainte-Pélagie a Parigi, 1871-1872. olio su tela, cm. 92 x 72,5. Ornans, Musée Gustave Courbet
Courbet, che si è autoritratto in questa immagine assolutamente coinvolgente ed originalissima nella prigione  dove fu rinchiuso per sei mesi a causa della sua  complicità nella distruzione della colonna Vendôme durante i disordini  della Comune di Parigi, è sempre stato per Signorini l’ideale dell’artista impegnato a cui ispirarsi nell’affrontare temi di denuncia sociale.
2.Signorini, Acquaiola a La Spezia, 1861-1862. Olio su tela, cm. 60x118. Collezione privata
E’ uno dei capolavori della prima fase dell’artista, quella della sperimentazione della “macchia” realizzata durante un fondamentle viaggio nella natura  incontaminata e solare del golfo di La Spezia. Attraverso un contrasto esasperato di luci e ombre egli riesce a rendere l’atmosfera di una particolare ora del giorno affidata all’originale taglio panoramico dell’immagine e al  ritmo dinamico della composizione.
3.Signorini, Pascoli a Castiglioncello, 1861. Olio su tela, cm. 33 x 77. Collezione privata
Questo dipinto famosissimo, è una delle opere emblematiche di uno dei periodi d’oro dell’esperienza macchiaiola, quando i protagonisti del movimento, tra cui Fattori, Lega, ed appunto Signorini, si ritrovarono tutti, ospiti nella tenuta del loro sostenitore e critico Diego Martelli, nella solitudine dell’alta Maremma a Castiglioncello,  un luogo mitico dove crearono una pittura rivoluzionaria tutta basata, come in questo caso, sulla resa di effetti di luce “estremi”.
4.Signorini, L’artiglieria toscana a Montechiaro salutata dai francesi feriti a Solferino, 1860. Olio su tela, cm. 60 x 117. Collezione privata
Come gli altri Macchiaioli, Signorini, che era un fervente mazziniano, ha partecipato come volontario alla seconda guerra d’Indipendenza. Ha saputo restituire questa esperienza attraverso originali quadri di battaglie, come questo acquistato dalla casa reale, assolutamente unici per la scelta tematica, estranea ad ogni retorica, e per le soluzioni formali basate su straordinari giochi di luce e di ombre.
5. Jean-Baptiste Camille Corot, Paesaggio sul lago. Olio su tela, cm. 53 x 65,5. San Pietroburgo, Ermitage
Nel corso dei suoi frequenti soggiorni a Parigi, a partire dal 1861, Signorini ebbe modo di apprezzare la pittura di Corot, del quale frequentò lo studio. Paesaggi come questo, rivissuti nella memoria e interpretati come stati dell’animo, ebbero una decisiva influenza nel superamento dell’eccessivo realismo della prima fase della “macchia” verso una pittura sfumata e dalle valenze sentimentali.
6.Signorini, La luna di miele, 1862-1863. Olio su tela, cm 31 x 99. Collezione privata
Questo dipinto commovente, la cui suggestione è affidata al formato lungo e stretto, rappresenta una svolta rispetto alla sperimentazione della macchia, verso una pittura “impressionistica” caratterizzata da contrasti chiaroscurali più morbidi e soprattutto verso un nuovo sentimento del paesaggio rivissuto, nel filtro della memoria, come stato dell’animo.
7.Signorini, L’alzaia, 1864. Olio su tela, cm. 58,4 x 173,2. Collezione privata
Capolavoro assoluto dell’artista è l’opera con cui si chiude definitivamente la fase sperimentale della macchia. Non si tratta solo di un esempio di pittura di denuncia, ispirata a Courbet,   sul tema dello sfruttamento dei lavoratori e della ingiustizia sociale,  ma di una grandiosa metafora della vita umana, del dolore e della fatica di vivere. E’ un’immagine che conserva intatta la sua attualità e ci colpisce con la sua violenza  espressiva affidata al puro colore.
8.Signorini, La sala delle agitate nell’ospedale di San Bonifazio, 1865. Olio su tela, cm. 66 x 59. Venezia, Galleria internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro
Un altro capolavoro assoluto, in una fase davvero magica del pittore. Questo dipinto, destinato a fare scandalo quando apparve, per la drammaticità del tema affrontato, la pazzia, per l’audace taglio prospettico e la violenza chiaroscurale, entusiasmò Degas. Mentre  il popolare drammaturgo italiano Giacosa scrisse che  “esercita le spaventose attrazioni dell’abisso”.
9.Edgar Degas, L’absinthe, 1875-1876. Olio su tela, cm. 92 x 68. Parigi, Musée d’Orsay
Questo dipinto leggendario, una delle grandi icone dell’Ottocento, venne presentato all’esposizione degli Impressionisti nel 1876. Ambientata nel terrace del caffè della “Nouvelle Athènes”, centro d’incontro dei pittori impressionisti, questa formidabile tranche de vie rappresenta attraverso un originale taglio prospettico tutta la tensione di un momento di solitudine e alienazione.
10.Signorini, Aspettando, 1867. Olio su tela, cm. 119 x 62. Collezione privata
Questo capolavoro davvero europeo, ispirato alla pittura d’interni olandese, ai raffinati  quadri mondani di  Stevens e Tissot, venne elogiato da Diego Martelli per “la maestria dell’artista” nel rendere “l’impressione generale che immediatamente vi fa concepire il chiuso di una stanza, quanto il particolare rilievo che mette al vero posto in cui devono stare tutti gli oggetti rappresentati”.
11.Signorini, Il novembre, 1870. Olio su tela, cm. 65 x 99. Venezia,  Galleria internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro
Ispirato da De Nittis e dalla pittura francese contemporanea, rappresenta un nuovo modo di rappresentare il paesaggio attraverso un punto di vista ribassato che conferisce alla composizione uno straordinario dinamismo. Rispetto alla natura solare, che domina nei dipinti eseguiti negli anni della macchia, l’atmosfera è cupa, tra le nuvole minacciose che solcano il cielo e gli effetti della luce riflessa nell’acqua presente nei solchi di fango della strada in primo piano.
12.Signorini, Villa fiorentina, 1874 circa. Olio su tela, cm. 64 x 116. Collezione privata
Questa veduta di grandi dimensioni ci impressiona per il taglio prospettico  e il nitore dell’immagine che hanno qualcosa di fotografico, come se Signorini intendesse sfidare in pittura il nuovo mezzo di riproduzione meccanica della realtà. L’assoluta precisione nella resa dei volumi, il perfetto controllo dei colori e della luce conferiscono a questa rappresentazione, dove ci colpisce l’assenza della figura umana, un valore quasi metafisico.
13.Giuseppe De Nittis, Una domenica a Londra, 1878. Olio su tela, cm. 120 x 80. Collezione privata
E’ una delle più suggestive vedute londinesi di De Nittis che, tra Parigi e la capitale inglese, si andava affermando come pittore della vita moderna, affrontando dunque gli stessi temi urbani che trattavano gli Impressionisti. Questa immagine di solitudine sospesa ha un taglio prospettico e un’intensità molto simili alle vedute scozzesi di Signorini.
14.Signorini, Kirkgate a Leight presso Edimburgo, 1882. Olio su tela, cm. 45,5 x 42. Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti
E’ la più bella e  celebre delle vedute di Edimburgo e dei suoi dintorni eseguite da Signorini durante i suoi  viaggi nella capitale scozzese  dove si recava spesso dopo essere stato a Parigi. Si tratta di un’immagine  emblematica, straordinariamente moderna. Infatti il paesaggio urbano appare dominato dalla grande scritta pubblicitaria da cui viene generata tutta la composizione.
15.Signorini, Il ghetto a Firenze, 1882. Olio su tela, cm. 95 x 65. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna
E’ una delle più belle e famose delle numerose vedute della vecchia Firenze popolare, destinata a scomparire,  eseguite da Signorini nel corso degli anni ottanta, molto richieste ed apprezzate anche dai collezionisti inglesi. In un lungo cannocchiale prospettico, dal taglio molto moderno, egli isola alcuni episodi della vita di strada e identifica i diversi tipi di un’umanità variegata.
16.Alfred Sisley, Al bordo della foresta a Fontainebleau, 1885. Olio su tela, cm. 60 x 73. Mosca, Museo Pushkin
Tra i protagonisti dell’Impressionismo francese, questo grande pittore di origine inglese ha elaborato un suo modo personalissimo di rappresentare la natura, risprodotta en plein air. Presenta  sorprendenti affinità con paesaggi molto simili ai suoi eseguiti negli stessi anni da Signorini. Qui le impressioni fermate  sul cielo dalla fitta trama dei rami degli alberi nella grande foresta ricorda gli sfondi degli uliveti dipinti dall’artista toscano.
17.Signorini, Fra gli ulivi a Settignano, 1885. Olio su tela, cm. 35 x 63. Collezione privata
E’ tra i molti capolavori realizzati tra gli  anni ottanta e novanta  a Settignano, nella campagna attorno a Firenze,  che fu uno dei luoghi dove Signorini, ormai sempre più inquieto, si rifugiava a cercare pace e ispirazione. Con pennellate vibranti e sensibilissime al variare della luce realizza in questo dipinto un’immagine essenziale, caratterizzata da uno straordinario equilibrio formale.
18.Signorini, Vegetazione ligure a Riomaggiore, 1890 circa. Olio su tela, cm. 58 x 90. Genova, Civica Galleria d’Arte Moderna (Raccolta Luigi Frugone)
E’ uno dei più suggestivi degli ultimi capolavori del Signorini paesaggista ambientati nelle Cinque Terre a Riomaggiore, dove egli si rifugiava ogni estate per ritrovare, a contatto con una natura incontaminata, nuove fonti di ispirazione. Lo straordinario e originalissimo taglio panoramico dell’immagine, dove il mare si intravede in lontanza, è realizzato attraverso una stesura pittorica stilizzata e modernissima che ricorda l’Impressionismo come la pittura giapponese.
19. Signorini, Bambini colti nel sonno, 1890-1896. Olio su cartone, cm. 49,5 x 40. Collezione privata
Commovente capolavoro, rappresenta un unicum nella produzione degli ultimi anni, quando Signorini sembra riflettere sulla pittura di  Degas e di Toulouse-Lautrec, cui questa immagine appare ispirata nell’originalità del taglio compositivo e nelle sorprendenti soluzioni cromatiche. Il dipinto era appartenuto alla famosa collezione torinese di Riccardo Gualino, dove le opere dei Macchiaioli erano accostate a quelle degli Impressionisti francesi.
20. Signorini, Il bagno penale a Portoferrario, 1888-1894. Olio su tela, cm. 56 x 80. Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti
Con questo dipinto caratterizzato da una sconcertante violenza visiva, che è stato accostato agli affreschi di Masaccio e ai dipinti di Van Gogh, Signorini ritornava, alla fine della sua carriera, agli scandalosi temi di denuncia sociale già affrontati negli anni sessanta, come L’alzaia e La sala delle agitate nell’ospedale di San Bonifazio. L’opera è il risultato di una lunga e meditata elaborazione protratta per oltre sei anni.


La biografia breve di Telemaco Signorini (Firenze 1835- 1901)  tratta dalla “Lettera informativa al Presidente della R. Accademia di Belle Arti” redatta dallo stesso Signorini nel 1892, pubblicata a suo tempo nell’ormai rara monografia di Enrico Somarè (E. Somarè, 1926, pp. 277-279), che, assieme ad altri due scritti autobiografici dell’artista (la “Cronologia autobiografica” e il “Sommario autobiografico”, anche essi in E. Somarè, 1926, pp. 267-271; 271-277), costituisce la base documentaria di tutte le biografie moderne.

LETTERA INFORMATIVA
Al Presidente della R. Accademia di Belle Arti in Firenze

Pregiatissimo signore,

Col diploma di socio onorario che ebbi l’onore di ricevere da codesta R. Accademia di Belle Arti, mi pervenne anche dalla S. V. la domanda di inviarle alcuni cenni biografici intorno al mio passato artistico. Eccole in brevi parole e per sommi capi, le mie origini, i miei studi e le mie principali produzioni.
Nell’anno 1835 da Giovanni Signorini pittore dell’ex Granduca di Toscana, e da Giustina Santoni possidente, nacqui in Firenze il 18 agosto. Nella mia prima giovinezza, per quanto avessi predilezione allo studio delle lettere piuttosto che a quello dell’arte, dovetti obbedire a mio padre e studiar la pittura.
Dopo gli elementi dell’arte fatti, non all’Accademia, ma sotto la direzione di mio padre, mi portai a Venezia coll’artista Vito d’Ancona e Federigo Maldarelli di Napoli. Là vi rimasi tutto l’anno 1856, studiai nei musei e nei canali, strinsi amicizia con Enrico Gamba e Federigo Leighton e vari altri stranieri.
Al mio ritorno in Firenze, ebbi i miei primi lavori rigettati dalla nostra Promotrice per eccessiva violenza di chiaroscuro e fui attaccato dai giornali come macchiajuolo.
Venuto il 1859, e fatta la campagna come artigliere, tornai e dipinsi soggetti militari che, non solo furono accettati alla Esposizione della nostra Promotrice, ma furono anche acquistati per la maggior parte, il più grande da S. A. R. il Principe di Carignano, il più piccolo dagli artisti di Milano che lo tennero nelle Sale del loro circolo.
Nel 1861 fui a Torino dove esposi il Ghetto di Venezia che fu il più sovversivo dei miei dipinti, per eccesso di chiaroscuro, e sollevò in Torino le più clamorose polemiche. Di lì passai a Parigi in compagnia degli artisti Cabianca e Banti. Vi conobbi Corot e Troyon, vi rimasi alcuni mesi e al mio ritorno, esposi alla prima Esposizione Nazionale che ebbe luogo in Firenze dove ebbi la medaglia per il mio quadro Un episodio della battaglia di Solferino.
Nel 1862 e 63 produssi molte marine in Liguria, inviandole alle Promotrici di Torino e Venezia e incominciai allora a scriver pei giornali facendo polemiche d’arte.
Nel 1864 feci un quadro dei miei più grandi con molte figure quasi al vero che tiravano una barca contro la corrente dell’Arno, L’Alzaia. Più tardi nel 1873, esposto alla Esposizione internazionale di Vienna mi fruttò la medaglia.

Nel 1865 dipinsi, fra i molti altri quadri, il Manicomio che esposto a Torino, sollevò polemiche per i giornali.
Nel 1866 acquistò il Municipio di Torino un mio quadretto che feci quell’anno Un giorno di vento che è presentemente in quella Galleria Municipale.
Nel 1867 coll’amico Diego Martelli feci un giornale d’arte « Il Gazzettino delle arti del disegno » che visse un anno solo agitando il mondo artistico.
Nel 1868 e 69 lavorai molto in Siena dipingendo strade, piazze e feste paesane e feci molte incisioni all’acqua forte per libri di scienza e d’arte.
Nel 1870 fui invitato dal Prof. De Gubernatis alla Esposizione Nazionale di Parma per fare una rassegna di quella esposizione al suo giornale « La Rivista Europea » alla quale collaboravo da due anni. Fui intanto inviato a far parte del giurì di quella esposizione, insieme agli artisti Banti, Cecioni e Sorbi, e vi rimasi Segretario per preghiera di Cesare Correnti allora Ministro della Pubblica Istruzione. Al mio ritorno in Firenze, dipinsi al concorso di paesaggio alla nostra Promotrice, un quadro intitolato Novembre, ed ebbi il premio.
Passai quasi tutto il 1871 e 72 fra Roma e Napoli, lavorando insieme agli amici Cecioni e De Nittis. Alla Esposizione Nazionale di Milano, esposi alcuni piccoli studietti fatti a Vinci, patria di Leonardo.
Nel 1873-74 fui a Parigi dal De Nittis e fui a Londra con lui la prima volta, poi tornato a Parigi, rimasi vari mesi nella campagna di Seine et Marne a Combes-la-Ville in compagnia di Boldini e dipinsi in quella campagna per i negozianti Goupil e Reitlinger. Contemporaneamente corrispondevo con il « Giornale artistico » che il Cecioni faceva in Firenze insieme allo scultore Grita.
Nel 1875 fui a Ravenna e vi dipinsi diversi quadri fra i quali uno di Porta Adriana che esposto nel 1877 a Napoli, fu premiato e acquistato da Casa Reale. Oggi si vede esposto in Roma nella Galleria d’arte moderna.
Nel 1876 lavorai a Vinci in compagnia del Prof. Gustavo Uzielli, illustrai con acqueforti il suo libro scientifico su Leonardo. Fui segretario del Comizio artistico presieduto dal Conte Augusto De Gori contro l’accentramento di Roma.
Nel 1877 pubblicai un volume di sonetti artistici « Le 99 discussioni artistiche », poi fui a Napoli giurato a quella esposizione Nazionale.
Nel 1878 fui a Parigi alla esposizione internazionale e al ritorno rimasi alcuni mesi lavorando in Borgogna e in Svizzera, a Ginevra, a Losanna e a Berna.
Nel 1879 dipinsi il Ponte Vecchio di Firenze che nel 1880 esposi alla Esposizione Nazionale di Torino. Al Congresso artistico che ebbe luogo in quell’occasione, fui relatore al IV tema e sostenni le pensioni contro i concorsi che allora si facevano per complemento degli studi dell’arte. Tornai di nuovo a Parigi e Londra esponendo all’Accademy e al Grosvenor.
Tornato nel 1881 vendetti il mio quadro del Ponte Vecchio a un negoziante di Bath, poi coll’amico Giordano mi portai di nuovo a Parigi e Londra e di lì fui nella Contea di Somerset a Bath dove rimasi un mese lavorando con l’amico Cecchi per il negoziante Visart che m’aveva comprato il Ponte Vecchio. Di là, traversata l’Inghilterra, passai in Scozia e in Edimburgo, dove raggiunsi il Giordano, lavorai con lui moltissimo per le vie di quella città e a Leith e Glasgow e a North Berwick. Al mio ritorno esposi al Donatello diversi quadri miei.
Nel 1882 lavorai molto nel mercato vecchio e in Settignano dove detti consigli d’arte a Ruggero Focardi.
Nel 1883, fatto Professore alla nostra Accademia, rifiutai la onorificenza non volendo farmi solidale di quell’insegnamento d’arte al quale avevo sempre fatta pubblica opposizione. In quest’anno fui al Monte Amiata e lavorai molto a Piancastagnaio.
Nel 1884 tornai a Parigi e Londra e in questa città esposi pubblicamente e privatamente i miei lavori. Diverse marine dipinte a Riomaggiore esposi all’Accademy e al Grosvenor, e venti tele, rappresentanti tutte venti motivi tolti dal nostro vecchio mercato, esposi privatamente in Annover Square in casa di un tal sig. Lucas, e tutti ebbi la fortuna di venderli. In quest’anno medesimo esposi a Torino il Ghetto di Firenze, che dalla commissione governativa fu acquistato per la Galleria d’Arte Moderna in Roma.
Nel 1885 lavorai ad Arcola in Liguria, qui ebbi l’onore di ricevere da Napoli il diploma di socio corrispondente di quell’Accademia.
Nel 1886 lavorai molto a delle acqueforti del nostro mercato che tolsi da miei quadri e da miei studi. Ebbi li dolore di perdere in quest’anno l’amicissimo mio Adriano Cecioni e di lui scrissi al
« Fracassa » la biografia.
Nel 1887 presi a consigliare il bravo allievo del Cecioni, Giorgio Kienerk, ed esposi alla esposizione Nazionale di Venezia diversi lavori fra i quali un dipinto di Settignano rappresentante una Pioggia sui campi che anche questo fu scelto dalla giunta artistica presso il ministero dell’Istruzione.
Nel 1888 esposi a Bologna alcuni quadretti fra i quali ne ebbi uno venduto e fui fatto socio corrispondente di quell’Accademia. Esposi anche molti lavori in Livorno in una importante esposizione che ebbe luogo in quell’anno; di là fui a Portoferraio nell’Isola d’Elba dove mi ci trattenni due mesi lavorando moltissimo.
Nel 1889 ho presieduto in Firenze la commissione d’arte che ebbe l’incarico di inviare alla Esposizione internazionale di Parigi, i prodotti artistici del nostro paese. In questa occasione ebbi la fortuna di aver premiato e venduto un mio quadro ch’io vi aveva inviato, dipinto l’anno avanti all’Isola d’Elba.
Il 1890 ho passato dipingendo in montagna a Pietramala, il genere pastorizio di capre pecore e buoi.
E anche nel 1891 mentre sulla stessa montagna dipingevo un quadro che oggi esposto alla nostra Promotrice viene acquistato da Casa Reale, mi giunse la graditissima sua dove mi si partecipava l’onore che mi veniva fatto da codesta R. Accademia.
Oggi dunque 1892 contemporaneamente alla buona notizia all’acquisto del mio lavoro mi giunse il diploma di codesta Accademia, presso la quale la prego di farsi interprete dei miei più sentiti ringraziamenti.
Suo devotissimo

TELEMACO SIGNORINI

TELEMACO SIGNORINI
E LA PITTURA IN EUROPA
Padova, Palazzo Zabarella
19 settembre 2009 – 31 gennaio 2010

Orario Mostra
19 settembre 2009- 31 gennaio 2010

Ore 9.30-19.30
Chiuso il martedì non festivo

Per info
tel. 049.8753100

Per prenotazioni
Tel. 199.199.100

Biglietti

• Intero € 10,00

• Ridotto speciale € 8,00
(gruppi 15-30 pax, oltre i 65 anni d’età, soci Touring Club e FAI)

• Ridotto di legge € 5,00
(studenti dai 6 ai 26 anni, PadovaCard)

• Ingresso gratuito ai bambini fino ai 6 anni, ad un accompagnatore per ogni gruppo (15-30pax), 2 insegnanti per classe, accompagnatori di visitatori diversamente abili.

Visite guidate
• Gruppi (min. 15- max. 30 persone) € 100,00
• Scuole (max. 30 persone) € 60,00

Prenotazione
€ 1,00 a persona (obbligatoria per gruppi e scolaresche)


Orario uffici Segreteria Scientifica
Dal lunedì al venerdì: ore 9.00-13.00 e 14.00-17.30

Ufficio stampa: STUDIO ESSECI
via San Mattia 16, Padova
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via san Francesco 27
35121 Padova

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