Quando il cibo incontra il design
Una scuola per diventare food designer
Anche l'occhio vuole la sua parte. Soprattutto quando si mangia. In una società legata all'immagine come quella odierna, il cibo non è più solo una forma d sostentamento. Creare e sfornare piatti prelibati è diventata un'arte che non serve più a soddisfare solo gusto e olfatto ma anche la vista. E così, a Torino, è nata una vera e propria scuola che insegna ai suoi allievi l'eterna arte del mangiar bene abbinata a quella moderna di costruire oggetti di culto.
Il nome per questo insolito mix è food design ed è un investimento su cui il Politecnico di Torino crede fermamente. Tanto che ha già svolto alcuni workshop per gli studenti di Disegno industriale della facoltà di Architettura. Una sorta di laurea per costruttori e inventori di cibi. Perché ormai creare piatti prelibati è un vero mix di diverse discipline.
Ad esempio le Pringles, le famose patatine, nascono non solo per stuzzicare il palato, ma per farlo il più a lungo possibile. A questo devono la loro forma, che si adatta perfettamente alla bocca, lasciando il sapore più a lungo. E a questo serve il famoso tubo, comodo e perfetto per non schiacciare il prodotto. Poco importa che la patatina, in fondo, non sia per nulla una patatina, ma il prodotto di una farina di patata compatta.
O ancora il Solero, granita che sostituisce il ghiaccio tritato con palline che si sciolgono in bocca, cambiando totalmente la percezione del gusto.
Ma non solo i grandi produttori sanno che un prodotto sarà vincente solo se saprà incuriosire il pubblico. Anche i ristoranti hanno lo stesso problema: i piatti non devono essere banali, la presentazione e la giusta sperimentazione nell'accostare i sapori contano come la preparazione.
E allora via al cyber egg, la zuppa pizza o all'ostrica virtuale, creazioni dei ristoranti più all'avanguardia nel food designer. Sperando che di virtuale, non abbiano anche il sapore.
