Financialounge.com

Proteggere gli oceani: perché Etica Sgr si oppone all’estrazione mineraria dai fondali marini

Le profondità marine rappresentano uno dei pochissimi ecosistemi incontaminati rimasti e aprirlo allo sfruttamento senza una visione d’insieme comporterebbe un pericolo elevato. Etica Sgr ha sottoscritto lo statement internazionale che chiede ai governi di fermarsi

09 Set 2026 - 12:40
SeguiLogo Tgcom24suSeguici su
fondale marino

fondale marino

Proteggere gli oceani e impegnarsi a non procedere con l’estrazione in acque profonde (deep seabed mining) fino a quando i rischi ambientali, sociali ed economici non saranno stati compresi a fondo e le alternative ai minerali di acque profonde non saranno state completamente esplorate. È quanto chiedono ai governi le istituzioni finanziarie firmatarie del Global Financial Institutions Statement to Governments on Deep Seabed Mining, coordinato dalla Finance for Biodiversity Foundation. Si tratta di un Investor Statement rivolto all’Autorità Internazionale dei Fondali Marini (ISA), sottoscritto nel 2023 da Etica Sgr, da sempre impegnata a dare voce a questioni legate alla protezione e al rispetto della biodiversità nel mondo finanziario. Lo statement conta oggi oltre 40 istituzioni finanziarie firmatarie, che rappresentano insieme più di 3,9 trilioni di euro di asset in gestione.

UNO DEI POCHISSIMI ECOSISTEMI INCONTAMINATI
Le profondità marine sono uno dei pochissimi ecosistemi incontaminati rimasti e aprirlo allo sfruttamento senza una visione d’insieme comporterebbe un pericolo elevato. Come afferma Aldo Bonati, Stewardship and ESG Networks Manager di Etica: “L’attuale situazione climatica impone la massima cautela rispetto all’estrazione di minerali dai fondali oceanici oltre i 200 metri di profondità, che rappresentano oltre il 95% della biosfera del pianeta. In coerenza con l’impegno assunto da Etica nel 2020 a sostegno del Finance for Biodiversity Pledge e con gli obiettivi della nostra Strategia sulla Biodiversità, riteniamo prematuro avviare un’attività con impatti ambientali e climatici potenzialmente così rilevanti. Crediamo sia prioritario perseguire soluzioni basate sulla riduzione dei consumi, sull’efficienza nell’uso delle risorse e sui principi dell’economia circolare. Per questo, è importante continuare a promuovere attività di advocacy e sensibilizzazione nei confronti di istituzioni e regolatori”.

IL TRATTATO PER LA PROTEZIONE DELL’ALTO MARE
Nel luglio 2023 le Nazioni Unite hanno approvato il Trattato per la protezione dell’alto mare che è entrato ufficialmente in vigore il 17 gennaio 2026: per la prima volta esiste un quadro giuridico vincolante per la governance dei due terzi dell’oceano che si trovano al di fuori delle giurisdizioni nazionali. Il Trattato offre un quadro globale utile per il raggiungimento degli obiettivi internazionali sulla biodiversità. Tra questi spicca l’impegno a proteggere almeno il 30% delle aree terrestri e marine entro il 2030, come previsto dall’Accordo Kunming-Montreal sulla biodiversità: un traguardo ancora lontano, se si considera che oggi è tutelato poco più dell’1% dell’alto mare. Anche perché, mentre gli Stati che lo ratificano si impegnano a rispettarlo come norma internazionale, non vi è alcun obbligo per gli altri Paesi che scelgono di non aderire.

PERCHÉ IL DEEP SEABED MINING È UN RISCHIO ANCHE FINANZIARIO
Ma perché il deep seabed mining è un rischio anche finanziario? Nella sessione del Consiglio dell’ISA tenutasi a Kingston dal 13 al 24 luglio 2026 l’Autorità non è riuscita ancora una volta a finalizzare il codice minerario, l’insieme di regole che dovrebbe disciplinare lo sfruttamento commerciale dei fondali profondi. Proprio mentre erano in corso quei lavori, il WWF ha pubblicato una guida rivolta al settore finanziario che, anche mettendo tra parentesi gli impatti ambientali, definisce l’estrazione mineraria dai fondali marini un business troppo incerto per generare rendimenti credibili e, pertanto, semplicemente troppo rischioso per un investitore. La maggior parte delle esplorazioni riguarda i noduli polimetallici, ricchi di nichel, rame, manganese e cobalto. Ma nichel e cobalto soffrono oggi un eccesso di offerta che ha reso i prezzi molto volatili, mentre rame e manganese sono abbondanti anche nei giacimenti terrestri, dove l’estrazione costa molto meno. Le terre rare, infine, sono presenti nei fondali in quantità limitate e la loro separazione è particolarmente complessa.

L’IMPEGNO DI ETICA SGR
Sempre più spesso si riconosce la perdita di biodiversità come un fattore di rischio, non solo per l’ambiente, ma anche a livello finanziario, in quanto rappresenta una minaccia per interi settori dell’economia e quindi qualcosa di cui l’investitore deve tener conto quando decide di investire in determinate aziende. Etica Sgr sostiene questa tesi e ricorda come oggi, secondo il WWF, siano 82 le società finanziarie — per circa 24mila miliardi di euro di asset gestiti — che hanno adottato una policy o espresso preoccupazioni sull’estrazione mineraria dai fondali marini. Di queste, 39 ne escludono il finanziamento.