Perché il petrolio resta fermo a 100 dollari al barile?
Anthony Willis, Senior Economist di Columbia Threadneedle Investments spiega perché la ripresa del traffico nello Stretto di Hormuz non determina un calo del costo dell’energia
oil pumps
Il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz è tornato all’85-90% dei livelli precedenti al conflitto, ma il petrolio resta intorno ai 100 dollari al barile. Il recupero dei flussi fisici non basta a raffreddare i prezzi: le catene di approvvigionamento sono ancora compromesse, mentre la ricostituzione delle scorte alimenta la domanda. “Il miglioramento dell’offerta è un segnale positivo, ma non equivale a un ritorno alla normalità”, osserva Anthony Willis, Senior Economist di Columbia Threadneedle Investments. I nuovi attacchi alle navi e la risposta militare statunitense di ottobre confermano che il rischio di interruzioni resta elevato.
HORMUZ, IL NODO GEOPOLITICO RESTA APERTO
La disputa tra Usa e Iran sul controllo del traffico nello Stretto è ancora aperta. L’aumento dei transiti indica una possibile normalizzazione, ma l’escalation militare e il rischio di nuove azioni statunitensi impediscono ai mercati di archiviare il premio geopolitico incorporato nei prezzi. “La ripresa dei flussi non elimina il rischio che nuove interruzioni compromettano nuovamente l’offerta”, sottolinea Willis. Anche la guerra tra Russia e Ucraina contribuisce all’incertezza: le indiscrezioni su una possibile tregua per le infrastrutture energetiche non sono state confermate da Mosca e non offrono, per ora, basi solide per attendersi un rapido aumento dell’offerta.
DIESEL SOTTO PRESSIONE, RAFFINERIE AL LIMITE
La criticità non riguarda soltanto il greggio, ma soprattutto la sua trasformazione in prodotti raffinati. Le raffinerie statunitensi lavorano vicino alla capacità massima, quelle europee dispongono di margini limitati, mentre in Russia l’utilizzo degli impianti è diminuito e in Medio Oriente la raffinazione risente del conflitto. Il risultato è un diesel molto più caro del petrolio. “Anche con un miglioramento dell’offerta di greggio, le strozzature nella raffinazione possono mantenere elevati i prezzi dei carburanti”, avverte l’economista.
I COSTI SI ESTENDONO OLTRE I CARBURANTI
Le conseguenze investono anche gas naturale liquefatto, zolfo, fertilizzanti e altri prodotti legati alla sicurezza delle rotte commerciali. Per gli Stati Uniti, il caro carburanti rappresenta inoltre una sfida economica e politica in vista delle elezioni di metà mandato: eventuali misure di sostegno ai consumatori difficilmente produrranno un calo significativo del diesel nel breve periodo.
NESSUNA RAPIDA SOLUZIONE ALL’ORIZZONTE
I negoziati potrebbero favorire una de-escalation, ma Teheran sembra intenzionata a resistere alla pressione economica senza concessioni sostanziali. Per Willis, il mercato deve quindi bilanciare segnali incoraggianti sul fronte dell’offerta con un premio per il rischio ancora consistente. La resilienza dell’economia globale offre elementi di fiducia, ma finché sicurezza delle rotte, capacità di raffinazione e tensioni geopolitiche resteranno irrisolte, una discesa duratura del petrolio dai 100 dollari al barile non sarà scontata.
