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Neuberger Berman: “Crisi Iran, siamo preoccupati ma rimaniamo costruttivi”

Il Co-CIO, Multi-Asset Strategies della casa d’investimento resta fiducioso sui mercati e sulla crescita economica nel medio termine e continua a leggere i momenti di debolezza pronunciata come occasioni per aumentare l’esposizione

13 Mar 2026 - 12:07

Uno shock geopolitico importante come quello scatenato dall’attacco congiunto di USA e Israele all’Iran che si somma a un mercato del lavoro statunitense inaspettatamente in difficoltà è una sfida reale. Jeff Blazek, CFA, Co-CIO, Multi-Asset Strategies di Neuberger Berman, non la sta affatto sottovalutando ma preferisce mantenere un atteggiamento costruttivo.

LO SCENARIO PIÙ PROBABILE
“Al momento lo scenario più probabile è quello di un aumento contenuto ma duraturo dei prezzi energetici, un aggiustamento che l'economia globale può assorbire, piuttosto che una crisi profonda che interrompa il ciclo di crescita. Rispetto ad un mese fa, il margine di sicurezza si è ridotto ma non si è esaurito. A sostenerlo ci sono due fattori: la disponibilità dell'Amministrazione americana a usare la forza militare per proteggere i traffici attraverso lo Stretto di Hormuz, e l'interesse strategico più ampio a mantenerne la stabilità” spiega Blazek.

FIDUCIOSI SUI MERCATI E SULLA CRESCITA ECONOMICA A MEDIO TERMINE
Tuttavia, ammette il manager, le cose cambierebbero in modo sostanziale qualora i prossimi dati sul lavoro statunitense confermassero un peggioramento prolungato perché disegnerebbe un quadro d’insieme combinato tra rischio di inflazione e rischio di rallentamento economico determinando, inevitabilmente, anche un cambiamento nel suo posizionamento di portafoglio. “Restiamo fiduciosi sui mercati e sulla crescita economica nel medio termine, e continueremo a leggere i momenti di debolezza pronunciata, non come un motivo per ridurre l'esposizione, ma come potenziali occasioni per aumentarla” sottolinea il manager di Neuberger Berman.

LO SCENARIO CHE PREOCCUPA DI PIÙ
Blazek, nella sua analisi ha delineato quattro scenari possibili. In tre di essi, incluso un eventuale cambio di regime in Iran, le conseguenze potrebbero risultare gestibili sul piano della crescita globale. A preoccupare è il quarto scenario quello in cui si dovesse configurara un conflitto prolungato ed intenso, con un'interruzione dei flussi petroliferi che si estende per diversi mesi. Uno scenario, seguito con la massima attenzione ma al contempo ritenuto al momento non probabile, nel quale sarebbe possibile una correzione marcata dei mercati azionari, con effetti che potrebbero cambiare in modo sostanziale le tesi di investimento del manager di Neuberger Berman.

LA FORZA DEL DOLLARO
Nonostante le turbolenze di questa fase, e la gravità di quanto stia accadendo,  i mercati azionari globali hanno retto meglio del previsto. In particolare Wall Street, che ha registrato una tenuta sorprendente, considerando che le azioni americane erano già care prima del conflitto. E’ probabile che gli investitori alla ricerca di riparo dall'incertezza, abbiano preferito spostarsi verso gli asset statunitensi, alla luce della maggiore dipendenza di Europa e Asia dalle importazioni energetiche, che ne accentua la vulnerabilità e rafforza ulteriormente l'attrattiva degli Stati Uniti come destinazione difensiva. Ma forse ha giocato anche la forza del dollaro statunitense, praticamente l'unica moneta a guadagnare terreno mentre l'oro, che ha accusato un calo iniziale, ha ritrovato solo in un secondo momento il suo ruolo di bene rifugio.

RIALZO BRUSCO DEI RENDIMENTI DEI TITOLI DI STATO
A sorpresa, invece, i rendimenti dei titoli di Stato sono saliti bruscamente per riflettere sia le maggiori aspettative di inflazione sia tassi reali più alti. “I mercati obbligazionari stanno oggi scontando un'inflazione strutturalmente più elevata. I rendimenti salgono in Europa e negli Stati Uniti con i mercati che arrivano addirittura a ipotizzare futuri rialzi dei tassi da parte della BCE” specifica Blazek secondo il quale se la preoccupazione principale resta lo shock energetico generato dal conflitto, anche la debolezza emergente del mercato del lavoro negli Stati Uniti costituisce un secondo fronte critico.

FOCUS SULL’OCCUPAZIONE STATUNITENSE
Entrambi gli sviluppi sono preoccupanti. “Eppure, né presi singolarmente né considerati complessivamente, questi fattori hanno ancora modificato il nostro scenario di base, sebbene abbiano il potenziale per farlo. Resta il fatto che se il prezzo del petrolio si mantenesse stabilmente vicino o al di sopra dei 100 dollari al barile per diversi mesi, sarebbe necessario rivedere in modo significativo le nostre tesi di investimento. Senza trascurare, nel frattempo, l’evoluzione dei dati deboli sull'occupazione statunitense” conclude il Co-CIO, Multi-Asset Strategies di Neuberger Berman.