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Mercati emergenti: come cogliere le opportunità senza perdere di vista i rischi

Karin Kunrath, CIO di Raiffeisen Capital Management, avverte: i mercati emergenti hanno recentemente dimostrato una notevole resilienza, ma le differenze tra regioni, settori e classi di attivo sono notevoli

05 Ago 2026 - 12:27
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Nel secondo trimestre le azioni dei mercati emergenti hanno registrato, in parte, risultati nettamente migliori rispetto a molti mercati azionari sviluppati. Tuttavia, come fa osservare Karin Kunrath, Chief investment officer, Raiffeisen Capital Management, gran parte dei guadagni dell’indice è attribuibile a pochi titoli tecnologici asiatici come TSMC, Samsung Electronics e SK Hynix. Ne deriva che gli indici dei mercati emergenti risultano, nel loro insieme, meno forti di quanto non sia in realtà la situazione generale del mercato.

INDICI AZIONARI MOLTO CONCENTRATI
“Molti paesi, settori e classi di attivo hanno finora partecipato solo in misura limitata al movimento al rialzo evidenziando notevoli differenze in termini di performance” sottolinea  Kunrath“. Infatti, è vero che Taiwan e la Corea del Sud continuano a beneficiare del boom dell’intelligenza artificiale, ma ultimamente hanno accusato significative correzioni nei titoli del settore dei chip, caratterizzati da valutazioni elevate. Alcuni esportatori di materie prime sono avvantaggiati dalla transizione energetica mentre la riorganizzazione delle catene di approvvigionamento globali favorisce specifici mercati. Più in generale, emergono rischi fondamentali causati dalle tensioni geopolitiche, dalle fluttuazioni valutarie e dall’elevata concentrazione in titoli singoli di peso nell’indice.

UNA SELEZIONE OCULATA DI SINGOLI PAESI, SETTORI E SOCIETÀ
“L’azionario emerging market continua ad offrire buone opportunità di rendimento grazie alla crescita tecnologica, all’aumento della domanda interna e alla riorganizzazione delle catene di approvvigionamento. Tuttavia la dipendenza da pochi grandi titoli tecnologici costituisce un rischio crescente. Le recenti correzioni dei corsi dei titoli coreani del settore dei chip dimostrano che nemmeno le tendenze forti a lungo termine proteggono da battute d’arresto temporanee, quando le aspettative sono molto elevate o gli investitori decidono di realizzare i profitti. Un’ampia diversificazione, con una selezione oculata di singoli paesi, settori e società, rimane pertanto fondamentale” argomenta la CIO di Raiffeisen Capital Management.

LE OBBLIGAZIONI DEI PAESI EMERGENTI
La quale osserva invece una dinamica più cauta sui mercati obbligazionari dei paesi emergenti. Il motivo? L’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato statunitensi. Il conflitto in Medio Oriente e la crisi dello Stretto di Hormuz hanno inizialmente determinato un aumento dei premi di rischio, un rialzo dei rendimenti (e un calo dei prezzi, che si muovono in direzione opposta ai rendimenti), soprattutto nei paesi fortemente dipendenti dalle importazioni di energia. Successivamente, le speranze di una distensione e di una parziale normalizzazione delle rotte di trasporto hanno riportato la situazione in una condizione meno tesa.

LA RESILIENZA DEL DEBITO EMERGENTE IN VALUTA LOCALE
I premi di rischio si sono contratti per le obbligazioni in valuta forte, emesse per lo più in dollari statunitensi o in euro. A trarne vantaggio sono stati in particolare gli emittenti con rendimenti più elevati e che in precedenza avevano subito forti pressioni. Il debito emergente in valuta locale ha invece accusato meno oscillazioni grazie al contesto plasmato negli ultimi anni da molte banche centrali dei paesi emergenti che hanno contrastato l’inflazione in modo tempestivo e deciso. Il carry (i proventi da interessi correnti) continua a rappresentare un importante contributo al rendimento.

FOCUS SULL’ANDAMENTO DEL DOLLARO STATUNITENSE
“Resta tuttavia fondamentale distinguere tra Stati solidi con una politica monetaria credibile e paesi più vulnerabili caratterizzati da un elevato indebitamento, una valuta debole o instabilità politica” specifica la CIO di Raiffeisen Capital Management che aggiunge: “Per gli investitori in euro, inoltre, l’andamento del dollaro statunitense riveste un ruolo importante, poiché può influenzare in modo significativo la performance degli investimenti internazionali nei mercati emergenti”.