Le minacce di Trump all’Iran fanno salire oro e petrolio
Archiviata la questione Groenlandia, il presidente americano riapre il fronte iraniano e annuncia che “una grande flotta va in quella direzione”. Borse europee in rosso
Partenza debole per i listini europei nell'ultima seduta della settimana. Piazza Affari cede mezzo punto percentuale, mentre Francoforte e Parigi provano a contenere le perdite.
TRUMP MINACCIA L’IRAN
Dopo la tempesta in un bicchier d’acqua per la Groenlandia, Trump sposta immediatamente l’attenzione su un altro fronte geopolitico: l’Iran. Il presidente americano, di ritorno da Davos, è tornato a minacciare il regime dicendo che “abbiamo una grande flotta che va in quella direzione”. Le parole di Trump hanno alimentato le speculazioni su un possibile attacco, che nei giorni scorsi sarebbe stato rimandato proprio per la mancanza di supporto navale nell’area. Le voci hanno fatto salire il prezzo del petrolio, con il future marzo sul Wti guadagna lo 0,76% a 59,81 dollari al barile e il Brent di pari scadenza lo 0,75% a 64,54 dollari. Prosegue la corsa dell’oro verso i 5mila dollari l’oncia.
L’INTESA SULLA GROENLANDIA
Ieri a Wall Street seduta in rialzo dopo le parole di Trump, che ha detto che non imporrà dazi ai Paesi europei per questione della Groenlandia. Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha confermato l’accordo di massima, che prevederebbe la costruzione di basi americane, l’estensione dello scudo missilistico e lo sfruttamento, da parte americana, delle risorse naturali dell’isola artica. Nel frattempo, Washington porta avanti il progetto “Board of Peace” per la ricostruzione di Gaza, nonostante i principali Paesi europei (ultimo la Spagna) non abbiano partecipato.
INTEL GIÙ NELL’AFTER HOURS
Le azioni di Intel sono crollate fino al 14% nelle contrattazioni after-hours dopo le dichiarazioni del CEO Lip-Bu Tan, che ha diffuso prospettive deludenti e segnalato gravi criticità nei processi produttivi dell’azienda. Le stime per il primo trimestre, sia in termini di ricavi sia di utili, sono risultate nettamente inferiori alle aspettative di Wall Street. Intel prevede entrate comprese tra 11,7 e 12,7 miliardi di dollari, con utili sostanzialmente azzerati. Nel quarto trimestre, i ricavi sono scesi del 4,1% a 13,7 miliardi di dollari, mentre l’utile, al netto di alcune voci straordinarie, si è attestato a 15 centesimi per azione. Gli analisti si attendevano in media vendite per 13,4 miliardi di dollari e un utile di 9 centesimi per azione, secondo i dati Bloomberg.
