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Invesco: dopo l’accordo Usa-Iran, la sfida passa alle banche centrali

Secondo l’analisi di Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco, le aspettative di inflazione fanno aumentare le possibilità di una fase di restrizione monetaria da parte delle banche centrali

15 Giu 2026 - 14:37
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The US Federal Reserve building in Washington DC

The US Federal Reserve building in Washington DC

L’accordo tra Washington e Teheran per riaprire lo stretto di Hormuz ed estendere il cessate il fuoco è stato siglato ed il blocco navale degli Stati Uniti sullo stretto viene revocato.  “L’equilibrio delle dinamiche macro si modifica, lo shock dei mesi passati alla fiducia di consumatori ed imprese può infatti riassorbirsi e favorire una nuova fase di ripresa ciclica a livello globale” fa sapere Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco. Intanto, prosegue Simoncelli, si riaffaccia il rischio di una potenziale fase di restrizione monetaria da parte delle banche centrali.

USA-IRAN, I TERMINI DELL’ACCORDO
Il Consiglio Supremo di sicurezza nazionale iraniano ha dichiarato in un comunicato che il testo del memorandum d'intesa è stato finalizzato. La firma verrà ufficializzata venerdì in Svizzera. Oltre la graduale riapertura di Hormuz, l’accordo prevede l’impegno dell’Iran a togliere le mine e ad astenersi dal far pagare un pedaggio alle navi in transito durante la proroga del cessate il fuoco di 60 giorni. Gli Stati Uniti concederanno all'Iran un'esenzione per vendere petrolio durante il periodo.

IL PREZZO DEL PETROLIO
La ripresa di flusso commerciale ad Hormuz ha implicazioni immediate sul prezzo del petrolio. Queste si uniscono ad alcuni elementi che il mercato sta iniziando a scontare come l’erosione delle scorte strategiche più lenta del previsto. A questo si aggiungono i nuovi equilibri che si vanno formando tra i produttori del Golfo dopo l’uscita degli Emirati Uniti dall’OPEC. Secondo l’analisi di Invesco, al netto di un prossimo periodo in cui il mercato richiederà una fase di aggiustamento, la probabilità di un ribasso nel prezzo del petrolio sostanziale aumenta e allo stesso modo il rischio di stagflazione diminuisce.

LE ASPETTATIVE DI INFLAZIONE
L’analisi spiega che l’equilibrio delle dinamiche macro si modifica e che si riaffaccia il rischio di una potenziale fase di restrizione monetaria da parte delle banche centrali. Inoltre, secondo Invesco, l’evidenza di un rialzo del tasso d’inflazione nei prossimi mesi è sempre più confermata. “Quello che è ora al centro dell’attenzione delle banche centrali sono le aspettative d’inflazione di lungo periodo che si formano nella percezione dei consumatori. Ad esempio, la settimana scorsa, negli Stati Uniti, il dato elaborato dall’Università del Michigan sulle aspettative d’inflazione a 5-10 anni è salito al 3.9%” esamina Luca Simoncelli di Invesco.

IL RIALZO DELLA BCE
La BCE ha portato un primo rialzo ai tassi come largamente atteso. Un rialzo che sembra di carattere preventivo o di assicurazione rispetto ad eventuali scenari avversi sul prezzo del petrolio. La decisione è stata unanime e la comunicazione sottolinea un approccio non predefinito ma dipendente dai dati. Le proiezioni economiche pubblicate hanno un chiaro elemento restrittivo sottostante. La presidentessa Christine Lagarde, comunque, ha comunicato maggiore flessibilità nelle tempistiche dei rialzi lasciando intravedere una prima pausa già nella prossima riunione di luglio.

LA DECISIONE DELLA FED
Domani inizia la riunione della Fed per la prima volta sotto la guida del nuovo presidente Kevin Warsh. “La Fed manterrà i tassi invariati e alzerà l’asticella alla precedente previsione che suggeriva tagli in arrivo. Anche il comunicato ufficiale dovrebbe variare rimuovendo i riferimenti ad aggiuntivi tagli. La linea strategica del primo meeting Fed a guida Warsh dovrebbe essere per una ricerca di credibilità che possa ancorare le attese di inflazione. La Fed, quindi, comunica prontezza a reagire qualora ce ne fosse bisogno, ma che in questa fase lasci trasparire una tendenza di base attendista con la possibilità di tassi fermi nel medio periodo” conclude Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco. In settimana anche la Bank of Japan potrebbe alzare i tassi mentre non sono attesi cambiamenti nei tassi dalla Bank of England.