Da Fed, Bce e Bank of England attesi tassi fermi con orientamento restrittivo
BNY, in un commento di Geoff Yu, formula le sue previsioni per le decisioni imminenti delle tre banche centrali sottolineando che non è necessario un rialzo preventivo dei tassi in Eurozona
The US Federal Reserve building in Washington DC
Dal FOMC, il Federal Open Market Committee che renderà note questa sera le sue decisioni, non ci si aspettano sviluppi rilevanti da parte della Fed, con le aspettative di politica monetaria che rimangono invariate per il resto dell’anno, anche alla luce della guerra in Iran e dell’imminente fase di transizione alla guida della banca centrale. E’ l’indicazione del primo di tre commenti di Geoff Yu, EMEA Market Strategist di BNY, dedicati alle riunioni delle banche centrali di questa settimana sulle due sponde dell’Atlantico.
LA BCE NON DECIDERA’ UN RIALZO PREVENTIVO
Per quanto riguarda la BCE, secondo Yu la decisione della BCE è assolutamente “aperta”, ma non ci saranno voti sufficienti per far passare un rialzo. Diversi membri del Direttivo, pur affermando la necessità di utilizzare la politica monetaria per contrastare preventivamente i rischi di inflazione, non sono ancora pienamente favorevoli a un intervento ora. L’esperto di BNY non ritiene affatto necessario un aumento nell’Eurozona, alla luce della debolezza del quadro interno e dell’industria, anche se ci saranno membri del Direttivo che potrebbero spingere per un’azione anticipata, pur mantenendo la massima flessibilità.
ANCHE BANK OF ENGLAND DOVREBBE TENERE TASSI FERMI
Anche nel Regno Unito, è improbabile che la Bank of England modifichi i tassi, poiché i dati e le condizioni sottostanti non mostrano cambiamenti significativi rispetto a marzo. Yu osserva che le variazioni sequenziali dei prezzi sono più deboli rispetto a quelle dei Paesi dell’Eurozona e sembra che le imprese stiano, per il momento, evitando di trasferire l’aumento dei costi di produzione. Ma un mercato del lavoro solido e un indice PMI di aprile sorprendentemente robusto indicano che indica che il “contributo di compensazione” delle famiglie nei servizi, e di riflesso dei salari, potrebbe essere meno intenso del previsto.
