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Crisi: un quarto dei cittadini europei è a rischio povertà

La disoccupazione è una delle cause principali, ma favorire l'inserimento nel mondo del lavoro di chi è povero potrebbe non essere sufficiente

- Il governo croato ha varato una misura che prevede la cancellazione dei debiti per i cittadini più poveri. Membro dell'Unione europea dal luglio del 2013, la Croazia proverà, aiutando le persone in gravi difficoltà economiche, a contrastare così la diffusione della povertà, una piaga che coinvolge direttamente milioni di cittadini europei.

Crisi: un quarto dei cittadini europei è a rischio povertà

Non tutti potranno beneficiarne: hanno diritto alla cancellazione del debito solo i cittadini con debiti inferiori ai 4.500 euro, i cui conti in banca sono stati congelati da oltre dodici mesi e che non risultano in possesso di particolari beni. Inoltre il reddito dell’intero nucleo familiare non dovrà necessariamente superare i 330 euro mensili mentre quello di ogni singolo componente non dovrà essere inferiore ai 162 euro al mese. La cancellazione dei debiti, il cui costo è stato stimato da Zagabria in circa 40 milioni di euro, riguarderà così 60 mila persone: il 1,4% della popolazione complessiva.

In vigore dal 2 febbraio, la misura varata dal governo croato potrebbe diventare uno strumento efficace per aiutare i cittadini con maggiori difficoltà economiche e contrastare le diffusione della povertà, che nell'Unione europea (la Croazia, ricordiamo, è uno degli Stati membri) riguarda direttamente milioni di persone.

Nel 2013, secondo i più recenti dati Eurostat, i cittadini dell'UE a rischio povertà o esclusione sociale erano 122,6 milioni (il 24,5% del totale): in leggera diminuzione rispetto all'anno precedente (24,8%), ma in aumento in un confronto con il 2008 (23,8%).

Di fatto, dall'inizio della crisi economica ad oggi, la povertà e l’esclusione sociale sono aumentate sensibilmente soprattutto in quei Paesi maggiormente coinvolti come la Grecia (dal 28,1 al 35,7%), l'Irlanda (dal 23,7 al 30% nel 2012), la Spagna (dal 24,5 al 27,3%) e l'Italia (dal 25,3 al 28,4%). Nel 2013, il 28,4% della popolazione italiana era a rischio povertà o esclusione sociale (17 milioni e 330 mila).

Le cose vanno meglio laddove la crisi economica ha avuto effetti meno 'duri': in Paesi come la Germania, ad esempio, soltanto due cittadini su dieci (il 20,3%) vivevano nel 2013 in condizioni di grave deprivazione materiale o di bassa intensità di lavoro.

A giudicare dai dati appena citati, l'Unione europea ha ancora (molto) da fare per conseguire uno degli obiettivi fissati nella strategia Europa 2020. Quello che punta a far uscire dalla povertà e dall'esclusione sociale almeno 20 milioni di persone nell'arco di dieci anni.

Come? Favorendo, ad esempio, il loro inserimento nel mercato del lavoro (del resto, ha osservato Bruxelles, la disoccupazione è la causa principale di povertà per la popolazione in età lavorativa). Tuttavia trovare un impiego potrebbe non essere sufficiente, ha ammesso la Commissione europea: complice la polarizzazione delle retribuzioni, dovuta in modo particolare all'aumento del lavoro a tempo parziale, ottenere un posto di lavoro aiuta ad uscire dalla povertà solo nella metà dei casi.

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