Crescita ai massimi da vent’anni, ma lo shock energetico può presentare il conto
Per Eoin O’Callaghan di Wellington Management l’economia mondiale ha retto al caro energia, ma deficit pubblici, inflazione e consumi in affanno aumentano il rischio di una frenata
Financial stock exchange market display screen board on the street
Il prezzo dell’energia è raddoppiato quest’anno, eppure l’economia mondiale non ha frenato: ha accelerato. È il paradosso da cui parte Eoin O’Callaghan, macro strategist di Wellington Management. Secondo i suoi indicatori, la crescita nominale, cioè quella che include anche l’effetto dei prezzi, viaggia al 5-6% annuo. È il ritmo più alto degli ultimi vent’anni. A sostenerla sono state banche centrali e governi ancora generosi, gli investimenti nell’intelligenza artificiale e famiglie e imprese meno indebitate di quindici anni fa, quindi meno sensibili al costo del denaro. Anche il commercio mondiale cresce al passo più rapido da quindici anni. Il rovescio della medaglia è che proprio queste politiche hanno reso l’inflazione più alta e più persistente.
LO SCENARIO DI BASE: CRESCITA PIÙ LENTA MA SOLIDA
Per la fine dell’anno e l’inizio del 2027 Wellington si aspetta un rallentamento, con una crescita comunque in linea con la media di lungo periodo o poco sopra. Ai prezzi attuali del petrolio, lo shock energetico potrebbe togliere 1,5-2 punti percentuali alla crescita. Il mercato sconta in media rialzi dei tassi per un punto percentuale nei paesi del G10, il gruppo delle principali economie avanzate. O’Callaghan non è convinto che le banche centrali si spingeranno così in là. Finché la stretta resterà più debole dello shock, osserva, le politiche continueranno a spingere la crescita, ma anche i prezzi. Per gli asset rischiosi il contesto diventa meno favorevole rispetto agli ultimi trimestri, ma resta positivo.
IL VERO RISCHIO SONO I CONTI PUBBLICI
Gli scenari possibili però si moltiplicano, e quelli sfavorevoli diventano più probabili. Il primo fattore è la guerra con l’Iran: più dura, più cresce la bolletta energetica, che quest’anno potrebbe aggiungere fino a quattro punti all’inflazione complessiva. Molte banche centrali hanno avvertito che, con uno shock più forte, i rialzi potrebbero diventare più rapidi e frequenti.Il punto più delicato riguarda il debito. Il deficit medio del G10 si avvicina al 6% del PIL, un livello da periodo di crisi, non da economia in piena corsa. “Gli investitori potrebbero imporre quella stretta che le autorità economiche non vogliono attuare”, avverte O’Callaghan. Lo strumento è il premio a termine, cioè il rendimento extra che gli investitori chiedono per prestare a lungo. Da luglio spiega già circa metà del rialzo dei rendimenti nel G10. Francia, Regno Unito e Stati Uniti sono i paesi da tenere d’occhio. Con questi rendimenti, per stabilizzare il rapporto debito/PIL dovrebbero migliorare il saldo primario, cioè entrate meno spese al netto degli interessi, di tre o quattro punti. Un obiettivo che il clima politico attuale rende molto difficile.
WELLINGTON: CONSUMI E INTELLIGENZA ARTIFICIALE SOTTO OSSERVAZIONE
Finora le famiglie hanno continuato a spendere attingendo ai risparmi, nonostante una fiducia ai minimi storici. Se salari e occupazione non recupereranno entro fine anno, quel divario potrebbe chiudersi con un calo dei consumi. L’altro rischio è una frenata degli investimenti in AI, se le aspettative sui loro ritorni dovessero ridimensionarsi o se il dibattito su sicurezza e regole dovesse rallentarli.
NON TUTTI I MERCATI SONO UGUALI
Lo scenario positivo esiste: la fine delle interruzioni del petrolio dal Medio Oriente farebbe scendere rapidamente i prezzi, e un salto di produttività potrebbe compensare lo shock. Nel frattempo Wellington si aspetta che i mercati distinguano sempre di più tra paesi virtuosi e paesi fragili. Da luglio le vendite sui bond hanno colpito in modo quasi indiscriminato, ma l’energia pesa in modo diverso su chi la importa e su chi la esporta. A guadagnarci dovrebbero essere obbligazioni e valute di paesi con banche centrali credibili e conti in ordine, come Germania e Australia.
