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Credito privato europeo: cosa rivela lo studio di Goldman Sachs Asset Management

Due le conclusioni principali: gli eventi riflettono l'evoluzione del contesto macroeconomico e della disciplina di sottoscrizione e lo stress si è concentrato in segmenti specifici

12 Mar 2026 - 14:28

Uno studio che ha analizzato gli eventi di credito negli ultimi 10 anni in Europa esaminando 150 aziende, per un controvalore di finanziamenti di leveraged boyout (LBO) per un totale di 38 miliardi di dollari, che sono state soggette a eventi creditizi dal 2017. Lo ha condotto Goldman Sachs Asset Management per individuare i modelli ricorrenti nel profilo delle aziende più propense a essere rilevate dai finanziatori (società più piccole attive in settori ciclici).

L’IMPORTANZA DELL’ESPERIENZA
Un paper che sottolinea l’importanza dell’esperienza, di una disciplina rigorosa nell’underwriting e di una costruzione attenta del portafoglio quando si investe in questa asset class. Tenendo in considerazione che, dall’analisi dei modelli temporali e dei vintage year firmata da GS Asset Management, emerge che gli eventi di credito in Europa riflettono un contesto macroeconomico in evoluzione e la disciplina di underwriting: non sono infatti né casuali né distribuiti in modo uniforme. “Gli LBO completati nel 2017-2018 sono stati finora i più vulnerabili. Hanno dovuto fare i conti con repentini cambi di paradigma a seguito della pandemia da COVID, del brusco aumento dell’inflazione e dal conseguente forte incremento dei tassi, del conflitto Russia/Ucraina e di un contesto tariffario in evoluzione” fanno sapere Patrick Badaro, Managing director, European Direct Lending e Juliana Hadas, Portfolio solutions for Alternatives Capital Formation di Goldman Sachs Asset Management.

LE OPERAZIONI DELL’ANNATA 2021
Le operazioni dell’annata 2021 hanno invece registrato la traiettoria più ripida nel numero di eventi di credito nei primi tre anni. Si tratta di operazioni che si sono rivelate particolarmente vulnerabili dal momento che i prestiti sono stati strutturati per un contesto di tassi molto diverso da quello in cui i debitori si sono rapidamente trovati. Il brusco rialzo dei tassi di interesse ha preso in contropiede molti debitori prima che avessero il tempo di far crescere l’EBITDA a sufficienza da compensare i maggiori costi del debito.

LE OPERAZIONI 2023-2025
Per quanto riguarda le operazioni 2023-2025, è vero che non sono ancora abbastanza mature da mostrare eventi di default significativi. Tuttavia, Badaro e Hadas non escludono di vedere nel tempo più eventi di stress nelle attività di questo segmento temporale. Il motivo? Sia l’ammontare di capitale che i gestori hanno investito in questo periodo e sia un possibile percorso di riduzione dei tassi più lento di quanto in alcuni casi fosse stato previsto in fase di underwriting. Queste operazioni, aggiungono nella loro analisi i due manager di GS Asset Management, hanno peraltro presentato spread più contenuti, offrendo agli investitori una compensazione minore per il rischio di credito.

STRESS CONCENTRATO IN SPECIFICI SEGMENTI
Un’altra importante conclusione a cui giunge lo studio è che lo stress risulta concentrato in specifici segmenti più vulnerabili alle sfide macroeconomiche. Nel complesso, i dati indicano sacche di stress concentrate, tra le aziende più piccole e nei settori ciclici, piuttosto che l’imminenza di una crisi sistemica. I settori consumer, retail, industriale e manifatturiero rappresentano infatti oltre il 50% di tutti gli eventi di credito in Europa dal 2017. Dal momento che ci si aspetta eventi di stress su livelli elevati rispetto all’ultimo decennio, sarà cruciale, più di quanto non sia stato in passato, la selezione dei gestori in questa asset class. Disciplina negli investimenti, cultura di gestione del rischio e capacità di workout sono elementi critici in un asset class fondata sulla preservazione del capitale.

TRAIETTORIE DIVERGENTI PER LE SINGOLE AZIENDE
“Per quanto il contesto macroeconomico possa essere favorevole, non tutti i debitori avranno vita facile. I nostri economisti prevedono una crescita reale del PIL in Europa tra l’1,0% e l’1,3% nei prossimi tre anni, con un’inflazione intorno all’1,8-2% su base annualizzata. Negli Stati Uniti, la crescita reale del PIL dovrebbe ritornare al 2,1% annuo, poco sopra l’inflazione. Si tratta di aspettative di crescita costruttive, ma con le traiettorie delle singole aziende che potrebbero divergere in modo anche significativo in funzione della sensibilità all’inflazione e al grado di esposizione a temi e settori di mercato vulnerabili a discontinuità derivanti da tendenze secolari di lungo periodo” concludono i due manager di Goldman Sachs Asset Management.