economia

Fiat produrrà la Panda a Pomigliano

09 Lug 2010 - 13:28
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Adesso è ufficiale: la Fiat riporta la produzione della Panda in Italia e precisamente a Pomigliano, ratificando di fatto l'accordo con i sindacati firmato il 15 giugno per salvare lo stabilimento. L'investimento per il Lingotto si aggira sui 700 milioni di euro: la macchina, che è tra le più vendute in Europa nel suo settore, al momento è prodotta in Polonia. No comment della Fiom, l'unica sigla sindacale ad essersi opposta all'accordo.

La decisione arriva dopo alcune settimane di incertezza per l'esito non entusiasmante del referendum tra i lavoratori (vittoria dei sì con poco più del 60%) sull'accordo separato firmato da Fim-Cisl, Uilm, Fismic e Ugl ma non dalla Fiom. L'importanza di questo passaggio è sottolineata dallo stesso amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, che ha deciso di scrivere una lettera ai dipendenti. Mentre il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, celebra l'evento come una "grande vittoria per il Mezzogiorno".

"Sono soddisfatto - spiega Sacconi in un'intervista alla Stampa - come credo lo debba essere ogni italiano di buona volontà. Questo investimento significa molto per l'Italia, perché in molti ora possono essere sollecitati a venire da noi, e per il Mezzogiorno. Che, col concorso di tutto il Paese, le istituzioni e il sistema della logistica, può diventare una piattaforma produttiva che guarda al Mediterraneo e alle sue economie emergenti".

La Fiat inoltre, aggiunge il ministro, "non ha cercato nell'incentivo pubblico la convenienza per questo investimento, l'ha cercato lì dove giustamente deve essere trovato. E la lettera aperta di Marchionne a tutti i dipendenti lo dice bene: la convenienza che cerca l'ad della Fiat per procedere col suo piano è nel rapporto coi lavoratori e le loro organizzazioni. E questo è lo specifico significato nel significato più generale".

Nella lettera Marchionne evidenzia la necessità di "invertire la crisi" e di "credere" nell'Italia. "Quello di cui ora c'è bisogno - dice il manager rivolto ai dipendenti - è un grande sforzo collettivo, una specie di patto sociale per condividere gli impegni, le responsabilità e i sacrifici in vista di un obiettivo che vada al di là della piccola visione personale. Questo è il momento di lasciare da parte gli interessi particolari e di guardare al bene comune, al Paese che vogliamo lasciare in eredità alle prossime generazioni. Oggi - conclude - è una di quelle occasioni che capitano una volta nella vita e che ci offre la possibilità di realizzare questa visione. Cerchiamo di non sprecarla".