Cade in Borsa il titolo della Banca Popolare Italiana dopo le dimissioni rassegnate venerdì sera dall'amministratore delegato Gianpiero Fiorani. La Bpi alla fine della giornata lascia sul terreno quasi il 3,36% a 8,29 euro, mentre il Cda si è già riunito nel weekend per prendere atto della decisione del banchiere e cominciare a lavorare per definire il nuovo management dell'istituto di credito.
Forti gli scambi sul titolo: sono passati di mano infatti 8,7 milioni di pezzi. Oltre alle dimissioni dell'ex numero uno su Bpi hanno pesato le voci a proposito di problemi di patrimonializzazione. Voci peraltro smentite seccamente dall'istituto in una nota. A penalizzare le quotazioni di Bpi sono inoltre stati i realizzi, dopo che il titolo aveva guadagnato molto nei giorni scorsi sulle attese per la cessione della quota in Antonveneta ad Abn.
Il Consiglio d'amministrazione della Banca Popolare Italiana si era riunito il giorno dopo le dimissioni di Fiorani per prendere atto della decisione del banchiere e per definire le strategie sul futuro della banca.
Nell'incontro alla sede centrale di Lodi, i consiglieri avrebbero quindi registrato la mossa del banchiere, rimandando eventuali decisioni sulla sua successione. Facendo un passo indietro, dopo che dai pm milanesi gli era piombata una nuova accusa particolarmente spiacevole per la sua immagine (quella di aver mentito ai magistrati sulla sua situazione patrimoniale), Fiorani ha comunque reso più agevole il passaggio verso una nuova gestione dell'istituto. A Lodi si ostenta tranquillità e si fa notare come la decisione dell'ex ad, benchè sofferta, sia stata presa nell'interesse della banca.
Secondo alcune fonti il consiglio di Bpi punta ora alla nomina di un direttore generale esterno fornito di deleghe, per dare così un'immagine di discontinuità, e in questa ottica certo la presenza di Fiorani nel board (la sospensione da parte del gip di Milano scadeva il prossimo 2 ottobre) poteva creare qualche imbarazzo.
Per il momento tuttavia la decisione sul nuovo direttore generale è ancora da definire, sebbene circolino già dei nomi sulla stampa. In particolare non avrebbe alcuna consistenza, spiegano alcune fonti, il nome di Rainer Masera, già alla guida del San Paolo-Imi e con un passato in Banca d'Italia. Il candidato ideale, riferiscono alcuni osservatori, è comunque un manager di esperienza, rispettato dalla comunità finanziaria e magari con un passato in istituti popolari.
BPI: DA CACCIATRICE A PREDA?
Il compito del nuovo management tuttavia non sarà facile. Malgrado la prossima cessione della quota in Antonveneta sopirà i dubbi sui coefficienti patrimoniali (la quota vale infatti due miliardi, mentre è più difficile un calcolo sulla plusvalenza), la Bpi rischia di dover passare dal ruolo di cacciatore alla quale l'aveva abituata Fiorani negli ultimi anni attraverso spregiudicate acquisizioni, a quella di preda. Secondo gli analisti infatti la liquidità in pancia alla Popolare e la sua forte rete territoriale fanno gola a molti, anche se vengono sottolineati i rischi derivanti da irregolarità che potrebbero venire fuori in una due diligence.
I DUBBI DELLA MAGISTRATURA
Inoltre le indagini della magistratura potrebbero portare ad altre forti ripercussioni: i vari filoni dell'inchiesta mirano ad accertare proprio la reale consistenza dei due pilastri (cessione minorities e aumento capitale) su cui si è fondata la strategia di Fiorani per poter scalare Antonveneta. La cessione delle partecipazioni di minoranza per un miliardo a vari istituti stranieri e a Emilio Gnutti è sospettata come fittizia, mentre sull'aumento di capitale da 1,5 miliardi si stanno compiendo verifiche per accertare con quali fondi i soci hanno sottoscritto le azioni. Se dovesse essere appurato che a finanziare i grandi soci, in primis Stefano Ricucci, fosse stata la stessa Bpi, allora potrebbe ravvisarsi un acquisto di azioni proprie in mancanza di una delibera assembleare.
Finora la Borsa aveva premiato il titolo grazie alle aspettative sulla cessione della quota. Dall'inizio del mese il guadagno è stato quasi del 9%. Ma all'indomani dell'addio il titolo perde pesantemente. L'uscita di Fiorani rischia d'altra parte di far crollare quel sistema di alleanze e partecipazioni incrociate che era stato uno dei punti di forza e dei maggiori fattori di crescita della ex Lodi. Il consolidato asse con Emilio Gnutti (che secondo alcuni osservatori era stato uno dei fattori determinanti a lanciare Fiorani alla conquista di Antonveneta) e con il mondo bresciano, quello con la Jp Morgan attraverso la Hopa, con la Unipol di Consorte e poi i legami allacciati con il mondo emergente degli immobiliaristi, da Stefano Ricucci (ormai uno dei grandi soci della Bpi) a Danilo Coppola.
