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Sconti estivi, un fallimento

Vendite stazionarie per l'abbigliamento

26 Lug 2004 - 09:42

Operazione saldi, un fallimento. Gli sconti e i ribassi di fine stagione non sono serviti a rilanciare le vendite dell'abbigliamento in queste ultime settimane. E non sono bastati a risollevare una stagione nera per i consumi. A tracciare un quadro davvero deludente per gli affari dei commercianti è il presidente di Federmoda-Confcommercio, Renato Borghi, che rivela come le vendite sotto-costo estive siano state un vero flop.

E così, ancora una volta, le aspettative degli operatori del settore sono rimaste inappagate, a guardare i primi dati disponibili.

"I saldi sono andati meglio rispetto alla piena stagione, ai mesi cioè di aprile, maggio e giugno che si sono chiusi con una flessione del 5% dei ricavi" spiega Borghi interpellato in merito. "Tuttavia le aspettative dovute alla consistenza degli stock di magazzino, rimasti in gran parte pieni proprio per la debole domanda manifestasi fino a giugno, sono state deluse". Rispetto allo scorso anno, "che già non è stato entusiasmante", continua il presidente di Federmoda, i ricavi sono cresciuti del 2%. Un dato che incorpora però il tasso di inflazione che nel settore dell'abbigliamento è stato di circa il 2,1%.

I CONSUMI CONTINUANO A STAGNARE

"La situazione è di stabilità, ma ci attendevamo qualcosa di più, una liberazione di risorse che non c'è stata". Le previsioni del settore avevano infatti stimato un incremento del 5-10%, "almeno per recuperare quello che si era perso a maggio-giugno".

Neanche i saldi, quindi, sono riusciti a invertire la rotta tutta negativa imboccata a maggio, mese in cui l'Istat ha rilevato un calo complessivo dei consumi del 3,2%, diffuso a tutti i prodotti, ma più accentuato proprio nei settori dell'abbigliamento (meno 4,3%) e delle calzature (meno 4,4%), fiori all'occhiello del made in Italy.

"Se il reddito non sarà sostenuto e la fiducia dei consumatori continuerà a mantenersi a bassi livelli per l'incertezza economica e politica" conclude Borghi "è difficile prevedere una ripresa nell'immediato". Solo se saranno confermati i dati sugli ordinativi che arrivano dal mondo industriale "sarà forse possibile una ripresa nell'autunno-inverno".

I CONSUMATORI: L'OPERAZIONE SALDI NON E' UNA FORMULA MAGICA

Flop annunciato, quello dei saldi, secondo Vincendo Donvito, presidente dell'associazione dei consumatori Aduc. "Credere che i saldi siano una sorta di formula magica che di per sè possa attirare più acquirenti, è un'aspettativa di tempi ormai andati" si legge in una nota. "Il consumatore è sempre più consapevole. Inoltre il potere d'acquisto dei salari è sempre inferiore, e la contemporaneità tra vacanze e saldi non gioca certo a vantaggio dei secondi".

"Per i commercianti come sempre le colpe sono altrove" aggiunge l'Aduc. "E la categoria, invece di cercare di adeguarsi, ingegnandosi, alla nuova situazione, ha deciso di peggiorarla ulteriormente. Niente di nuovo: purtroppo i commercianti, e le loro associazioni di categoria, non hanno mai visto oltre il loro naso, e non è un caso che generalmente chi si salva è la grande distribuzione, perchè decide e si muove con mentalità più industriale che commerciale. Non solo, ma si tace su un altro dei fattori determinanti nel calo dei consumi: la mancata liberalizzazione del settore".

LIBERALIZZAZIONE DEL SETTORE ANCORA LONTANA

"L'amministrazione locale, regionale e nazionale" continua Donvito "ha abbandonato il settore a se stesso, senza dare attuazione alla legge Bersani, oppure, quando lo ha fatto, ha riproposto i tradizionali modelli limitanti con autorizzazioni, orari, regole che, con l'apparente tendenza a migliorare e garantire il settore, hanno poi finito per ingabbiarlo in se stesso, ai limiti della sopravvivenza. Una liberalizzazione che, per esempio, come è successo di recente nella vicina Germania, dovrebbe portare all'abolizione dei saldi e dei divieti delle vendite sottocosto e alla libera decisione di ogni commerciante di vendere quanto e come crede. Altrimenti al prossimo appuntamento sentiremo sempre le stesse cose, e di mercato si continuerà a parlarne solo nei libri didattici".