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Tagli in vista per Sony-Bmg

Le due case taglieranno 2mila posti

16 Lug 2004 - 16:16

L'industria discografica è in affanno. La pirateria da un lato e il calo delle vendite dall'altro stanno mettendo in ginocchio anche le grandi case che, per contrastare questo trend, corrono ai ripari cercando di ottimizzare costi e risorse. In questo quadro a tinte fosche, che pare sempre più una "lotta alla sopravvivenza", anche la Sony ha deciso di dare una sforbiciata ai costi, tagliando soprattutto quelli relativi al personale.

Infatti, portata a termine la fusione con la Bmg, Bertelsmann Media Group, le due etichette taglieranno 2mila posti di lavoro, pari al 25% dei dipendenti complessivi. Un'operazione che, almeno, per la società europea non è nuova. La casa discografica controllata dal gruppo editoriale tedesco, infatti, già nel 2001 aveva tagliato 1.000 posti di lavoro mentre l'etichetta del colosso giapponese dell'elettronica farà un'analoga riduzione di personale per conseguire un risparmio di 100 milioni di dollari all'anno.

La notizia è stata anticipata dal quotidiano britannico Financial Times che ha specificato che i tempi sono davvero stretti. La ristrutturazione iniziera' la prossima settimana, dopo che sara' giunto il via libera alla fusione da parte dell'Antitrust europeo e americano. E la decisione della Comissione Ue arriverà il prossimo 20 luglio.

I due big sono fiduciosi. La formula della joint-venture paritetica sarebbe stata studiata proprio per facilitare l'approvazione da parte dell'autorità garante della concorrenza. Il presidente di Bmg, Rolf Schmidt-Holz sarà il presidente della nuova società mentre il numero uno di Sony Music, Andrew Lack, ricoprirà la carica di amministratore delegato. Alla prima scuderia appartengono tra gli altri artisti come Britney Spears, Norah Jones e Justin Timberlake (nonché i diritti sulle canzoni di Elvis Presley), alla seconda il "veterano" Bruce Springsteen e l'emergente Beyonce Knowles.

Il nuovo gruppo, che si chiamerà Sony-Bmg, potra' contare su un giro d'affari complessivo superiore a 8 miliardi di euro, con una quota di mercato del 25,1%. Dalla somma algebrica delle quote di mercato delle due etichette nascerà, così, la seconda casa discografica mondiale, di poco dietro Universal Music, controllata di Vivendi Universal.

Gli oneri straordinari derivanti dall'operazione, imputabili soprattutto ai costi per la riduzione dei dipendenti, sono stati stimati in 300-350 milioni di dollari.