Deficit, niente sconti dall'Unione
La sentenza della Corte europea
Niente sconti a Francia e Germania per il deficit eccessivo. La decisione che l'Ecofin aveva preso di congelare la procedura contro i due colossi europei per aver sforato la soglia del 3% nel rapporto deficit/Pil, prevista nel Patto di stabilità, sarà annullata. A deciderlo è stata una sentenza della Corte di giustizia europea. Era stata la Commissione europea a fare ricorso alla Corte di Lussemburgo contro l'Ecofin a questo riguardo.
Una vera e propria doccia fredda per i due Paesi dell'area euro, che si ritrovano così a dover mettere in atto quanto previsto dal trattato di Maastricht nel caso in cui i bilanci degli Stati membri non rispettino i parametri fissati. E un antefatto che appare preoccupante anche per l'Italia, che rischia quest'anno di superare la fatidica soglia del 3% fissato per restare all'interno dell'Unione.
La decisione dell'Ecofin sui due casi di Francia e Germania risale al 25 novembre scorso quando, sotto la presidenza di turno italiana, il Consiglio dei ministri economici dell'Unione decide di sospendere la procedura per deficit eccessivo nei confronti di Francia e Germania, respingendo le raccomandazioni proposte dalla Commissione sulla base dell'articolo 104.9 del Trattato.
Anzichè le raccomandazioni previste dal Trattato nell'ambito della procedura di sorveglianza anti-deficit, che obbligano lo stato membro che persiste con un disavanzo superiore al 3% del Pil, a prendere in un periodo di tempo determinato e precise misure precise per riportare il suo deficit sotto questa soglia, l'Ecofin adotta una "conclusione" del Consiglio, riservandosi di agire sulla base dell'articolo 104.9 nel caso in cui Francia e Germania non rispettino gli impegni politici. La decisione viene assunta con i voti contrari di Spagna, Olanda, Austria e Finlandia.
La Commissione Ue ritiene però che la decisione dell'Ecofin non abbia basi legali coerenti con il Trattato, in quanto le richieste a Francia e Germania vengono assunte al di fuori della procedura giuridica prevista, rendendole così non vincolanti. In gennaio, a maggioranza, il collegio decide di presentare ricorso alla Corte, chiedendo ai giudici di annullare la decisione del Consiglio.
Il 13 febbraio la Corte decide di esaminare il ricorso con procedura accelerata, perchè la "controversia deve essere risolta nel più breve tempo possibile, nell'interesse del buon funzionamento dell'Unione monetaria ed economica". L'udienza si era svolta il 28 aprile scorso.
