DALLA FABBRICA ALLA SBARRA

Fiat-Fiom, battaglia lunga un anno

Dal referendum campano ai tribunali

16 Lug 2011 - 22:29
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 © Getty

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La storia della newco di Pomigliano, tra battaglie sindacali e poi anche giudiziarie, entra nel vivo a giugno di un anno fa. Ma tutto, in realtà, comincia il 21 aprile del 2010 quando, al Centro Congressi del Lingotto di Torino in occasione dell'Investor Day, la Fiat presenta il piano strategico 2010-2014 del gruppo. E una parte del piano è focalizzata in modo specifico sull'Italia: si chiama, infatti, "Fabbrica Italia" per sottolineare il fatto che le radici industriali del gruppo sono e rimarranno in Italia e queste radici saranno rafforzate.

Si parte da Pomigliano e si apre la trattativa con i sindacati. Il 15 giugno 2010 la Fiat sigla con Fim, Uilm, Fismic e Ugl, un accordo per produrre la Nuova Panda nello stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano d'Arco. Non lo sottoscrive, invece, la Fiom. L'obiettivo è quello di dare continuità produttiva allo stabilimento e a tutto il sistema della componentistica locale, offrendo così prospettive future ai dipendenti dell'impianto di Pomigliano. La Fiat ha programmato un investimento di 700 milioni di euro che permetterà l'avvio della produzione entro il 2011. A regime sono previste 270 mila vetture.

L'accordo introduce una clausola di responsabilità per il rispetto degli impegni assunti nell'accordo, prevedendo sanzioni alle organizzazioni sindacali (su riscossione delle deleghe e utilizzo dei permessi). Per i singoli lavoratori valgono le norme disciplinari del contratto. Sulla clausola di responsabilità si prevede una Commissione nazionale di raffreddamento o garanzia che, prima di ogni eventuale sanzione, esamina la questione.

Altro passaggio decisivo è il contratto di lavoro sottoscritto il 29 dicembre del 2010, che recepisce l'intesa di giugno ed consente di poter avviare le assunzioni dei 4.600 lavoratori della Fabbrica Italia Pomigliano. Aumenti retributivi, un nuovo inquadramento professionale, con l'esclusione dal sistema di rappresentanza dei sindacati non firmatari dell'intesa: sono questi i caposaldi del nuovo contratto dello stabilimento campano firmato dalla Fiat con Fim, Uilm, Ugl metalmeccanici, Fismic e l'Associazione dei quadri.

A non firmare e' la Fiom, che contro questo accordo presenta, il 18 aprile 2011, il ricorso al tribunale di Torino. La nascita delle newco, sostengono i metalmeccanici della Cgil, è finalizzata ad aggirare le leggi italiane ed europee in materia di trasferimento di impresa che prevedono la continuità dei contratti in essere. Il riferimento giuridico, nella fattispecie, è all'articolo 2112 del Codice Civile. Inoltre la Fiom intende accertare con questo ricorso l'antisindacalità contenuta negli accordi che la Fiom non ha sottoscritto che escludono, appunto, la rappresentanza delle sigle sindacali non firmatarie delle intese. Il giudice, alla fine, ha preso la decisione salomonica: ok all'accordo ma anche al rientro in fabbrica della Fiom.