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Argentina, cosa sono i tango bond

Dopo 15 anni saranno risarciti i risparmiatori italiani rimasti coinvolti nel default argentino. Ecco cosa era accaduto nel dicembre 2001

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-afp

Quasi 15 anni dopo la bancarotta, lo Stato argentino ha deciso di risarcire i risparmiatori italiani che avevano investito nei tango bond. Il governo di Buenos Aires, in un accordo bilaterale tra l'esecutivo e la task force delle banche, ha accettato di pagare in contanti il 150% del capitale per un controvalore di 1,35 miliardi di dollari.

Cosa sono - I tango bond sono i titoli di Stato dell'Argentina ed equivalgono ai Bot e Btp italiani. Chi acquista titoli di stato del debito pubblico diventa automaticamente creditore nei confronti dello Stato che è così obbligato a restituire a tuttu i risparmiatori il capitale investito e gli interessi previsti per quella somma di denaro.

Il defalut dell'Argentina -
Nel dicembre del 2001 il governo argentino ha dichiarato l'insolvenza. Oltre ai tanti risparmiatori argentini, nella bancarotta dello Stato sono rimasti coinvolti anche 450.000 cittadini italiani che avevano investito all'epoca circa 14.5 miliardi di dollari, pari a 12,8 miliardi di euro (considerando il cambio euro/dollaro di quell'anno). Ma chi ha venduto i tango bond agli italiani? Quasi sicuramente le banche, grazie ad alcuni suggerimenti commerciali che ne hanno proposto e stimolato l'acquisto.

Il ruolo delle banche - Sarebbe inverosimile pensare che gli italiani, poco prima del default argentino, abbiano spontaneamente pensato di investire nei tango bond. Sono stati evidentemente indirizzati da alcune banche del Paese. Ma cosa ci hanno guadagnato queste ultime? E' noto che molte operazioni di acquisto sono state effettuate attraverso il metodo della contropartita diretta, questo significa che i titoli sono stati venduti ai risparmiatori direttamente dalle banche che li detenevano, trasferendo loro il rischio d'insolvenza che si sarebbe concretizzato di lì a breve. In questo modo le banche hanno evitato che la crisi argentina gravasse sui loro bilanci mettendo però nei guai 450.000 risparmiatori italiani.