Financialounge.com

Amundi indica come sbloccare il potenziale di rialzo dei titoli azionari giapponesi

Secondo la casa d’investimento, in un contesto di elevata incertezza geopolitica e di forte rischio di concentrazione negli Stati Uniti, il Giappone sta emergendo come un’opportunità chiave per gli investitori globali

20 Mar 2026 - 11:05

Per decenni le performance del mercato azionario giapponese hanno sofferto per un basso return-on-equity (ROE), bilanci sovradimensionati e diffuse partecipazioni incrociate. Ma ora sembra essere a un punto di svolta strutturale grazie a riforme coordinate della governance e al sostegno politico derivante sia dalla Abenomics che dal programma di politica economica del Primo Ministro giapponese Sanae Takaichi. Un trend strutturale che sta spingendo le aziende a cedere attività non core, restituire capitale in eccesso e rendere più rigorosa l’allocazione del capitale. Contemporaneamente, la reflazione, l’aumento dei salari e i tassi più elevati stanno ripristinando il potere di determinazione dei prezzi e la redditività.

LA DINAMICA STRUTTURALE STA CREANDO OPPORTUNITÀ
“Non si può escludere una certa volatilità nei mercati azionari giapponesi nel breve termine a causa della normalizzazione dei tassi di interesse e del rischio politico ma è evidente come la dinamica strutturale, guidata dalla riforma della corporate governance, stia creando opportunità. In particolare nell’universo delle aziende giapponesi a media e piccola capitalizzazione, i cui sconti di valutazione rispetto alle large cap dovrebbero offrire un potenziale di rialzo a mano a mano che le riforme si consolidano” ha commentato Vincent Mortier Group CIO, Amundi.

FOCUS SU SMALL E MID CAP, BANCHE E SETTORI INDUSTRIALI
E’ vero che il rally sia stato finora guidato dalle valutazioni, tuttavia la combinazione dell’aumento dei ROE, dell’accelerazione dei programmi di riacquisto di azioni e della distribuzione dei dividendi e di una maggiore disciplina di capitale dovrebbe sostenere un re-rating più duraturo, in particolare tra le azioni small e mid, le banche e i settori industriali. Gli investitori internazionali hanno cominciato a crederci: nel 2025, i loro acquisti netti sulle borse di Tokyo e Nagoya sono ammontati a 5.400 miliardi di yen (35 miliardi di dollari), 35 volte il livello del 2024. La dinamica è ulteriormente accelerata all’inizio del 2026, sostenuta dalla vittoria di Takaichi, con acquisti netti record pari a 3.900 miliardi di yen in sole sei settimane.

UN’OPPORTUNITÀ CHIAVE PER GLI INVESTITORI GLOBALI
“La domanda dovrebbe continuare anche alla luce della contenuta esposizione complessiva sull’azionario giapponese. Considerando che la tendenza del dollaro USA sembra strutturalmente più debole e che l’esigenza di diversificazione globale continua a rafforzarsi in un contesto di elevata incertezza geopolitica mentre aumenta in misura significativa il rischio di concentrazione negli Stati Uniti, il Giappone sta emergendo come un’opportunità chiave per gli investitori globali” tengono a sottolineare gli esperti di Amundi.

UN CONTESTO ECONOMICO DOMESTICO FAVOREVOLE
A favorire questo nuovo trend strutturale favorevole all’equity Japan, è il contesto economico che vede l’economia del Sol Levante emergere da decenni di deflazione secolare. Una crescita nominale del PIL più robusta e un regime di tassi di interesse più ‘normale’ creano un contesto sostanzialmente più favorevole per la redditività aziendale.

POSSIBILE UNA RIPARTENZA DURATURA
“La situazione per le azioni giapponesi stavolta sembra essere quella giusta per una ripartenza duratura. Dalla politica è arrivato l’input per un’integrazione disciplinata e su larga scala di attivismo fiscale, politiche di sicurezza e strategie tecnologiche. L’uscita dalla deflazione, sia sul piano economico che su quello psicologico, consente al Paese di ampliare la capacità produttiva anziché imporre politiche di austerità mentre, al contempo, si sta riposizionando come un punto di ancoraggio strategico nella regione indo-pacifica. I vincoli sociali sono gestiti attraverso la tecnologia, segnando un cambiamento strutturale e non ciclico” concludono i manager di Amundi.